Ex Ilva, AdI ricorre contro lo stop dell’area a caldo


Anche il gestore dell’ex Ilva porta davanti alla Cassazione il decreto che impone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato un ricorso straordinario contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che assegna novanta giorni per completare in sicurezza la sospensione degli impianti.

L’impugnazione, firmata dagli avvocati Luisa Torchia e Marco Annoni, segue quella depositata alla vigilia di Ferragosto da Ilva in amministrazione straordinaria. I ricorsi sono quindi due e riflettono le differenti posizioni delle società coinvolte: Ilva è proprietaria degli impianti, mentre Acciaierie d’Italia ne gestisce l’attività produttiva.

La richiesta rivolta alla Suprema Corte è di cassare il decreto reso noto il 27 luglio. L’impugnazione, tuttavia, non ne sospende automaticamente gli effetti. In assenza di un distinto provvedimento cautelare, resta in vigore il termine del 28 ottobre per completare le operazioni di fermata.

La contestazione di AdI parte dal confronto tra le decisioni adottate nei due gradi del procedimento promosso da un gruppo di cittadini di Taranto e dall’associazione Genitori Tarantini attraverso un’azione inibitoria collettiva.

Il Tribunale di Milano, con il decreto del 26 febbraio, aveva disapplicato parzialmente alcune prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nel 2025. Le criticità individuate riguardavano soprattutto l’assenza di tempi certi e ravvicinati per attuare studi, piani e interventi considerati necessari alla riduzione dei rischi ambientali e sanitari.

Il giudice aveva disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo a partire dal 24 agosto, ma aveva lasciato al gestore una strada per evitarla. Entro quella data Acciaierie d’Italia avrebbe potuto chiedere un’integrazione dell’Aia contenente tempi vincolanti e ragionevolmente brevi per realizzare gli interventi, impegnandosi ad applicarli tempestivamente.

Secondo la società, la Corte d’Appello avrebbe sostituito questa misura con un ordine completamente diverso. «Disponendo la sospensione immediata delle attività dell’area a caldo per profili del tutto diversi da quelli considerati dal decreto del Tribunale, ha integralmente sostituito la propria misura inibitoria a quella disposta dal Tribunale», si legge nel ricorso.

Per i legali, il nuovo decreto avrebbe fatto venir meno la possibilità di utilizzare il rimedio indicato in primo grado. Non sarebbe più sufficiente ottenere un’integrazione dell’autorizzazione con tempi certi: l’attività deve essere fermata e potrà riprendere soltanto al verificarsi delle condizioni indicate dalla Corte d’Appello.

Il collegio milanese ha infatti subordinato l’eventuale riavvio alla rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti e all’adozione delle misure necessarie per ricondurre le emissioni di PM10 e PM2,5 entro limiti di sicurezza, considerando lo scenario produttivo autorizzato di sei milioni di tonnellate annue.

AdI sostiene che, nonostante la formula della «parziale riforma», la Corte abbia adottato una misura radicalmente diversa sia nei presupposti sia negli effetti. Il Tribunale aveva concentrato il proprio intervento sui tempi di attuazione di alcune prescrizioni; il giudice del reclamo avrebbe invece individuato ulteriori carenze sostanziali dell’Aia e imposto direttamente risultati ambientali da conseguire prima della ripresa.

Da qui una delle questioni centrali affidate alla Cassazione: il rapporto tra potere giudiziario e competenza amministrativa. «La revisione delle prescrizioni autorizzative compete all’autorità amministrativa e non al giudice, il quale non può riformularne il contenuto sostanziale», sostengono gli avvocati.

La difesa non nega soltanto che il giudice potesse sostituire le proprie valutazioni a quelle dell’amministrazione. Contesta anche che l’amianto contenuto nei cowpers degli altiforni possa essere trattato come un’emissione industriale disciplinata dall’Aia.

I cowpers sono strutture impiegate per riscaldare l’aria immessa negli altiforni. Al loro interno l’amianto è utilizzato come materiale isolante. Secondo Acciaierie d’Italia, la sua gestione sarebbe regolata da una disciplina speciale, autonoma e distinta rispetto alla normativa sulle emissioni industriali. La presenza del materiale non potrebbe quindi essere ricondotta al perimetro dell’autorizzazione ambientale.

Si tratta, però, di una tesi difensiva sulla quale si misura una lettura opposta. La Corte d’Appello ha richiamato i principi fissati nel giugno 2024 dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-626/22. I giudici di Lussemburgo hanno affermato che nel rilascio e nel riesame dell’autorizzazione devono essere considerate le sostanze inquinanti scientificamente note come nocive collegate all’attività dell’impianto, comprese quelle non valutate nella procedura iniziale.

La Corte europea non ordinò direttamente la chiusura dello stabilimento, rimettendo al giudice italiano l’accertamento concreto. Stabilì tuttavia che, in presenza di minacce gravi e rilevanti per l’ambiente e la salute, i termini degli interventi non possono essere prorogati ripetutamente e l’attività deve essere sospesa.

La Cassazione dovrà innanzitutto valutare se il ricorso straordinario sia ammissibile. Il rimedio previsto dall’articolo 111 della Costituzione può essere utilizzato contro decreti e ordinanze soltanto quando possiedano carattere decisorio e definitivo, incidendo su diritti soggettivi senza essere altrimenti impugnabili.

Se supererà questo vaglio, la Suprema Corte esaminerà le dedotte violazioni di legge. Non sarà chiamata a ripetere gli accertamenti sulle emissioni, sull’amianto o sul rischio sanitario, ma a verificare la legittimità del procedimento e il rispetto dei confini tra giudice ordinario e amministrazione.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.