Energia: nasce la task force dell’Ue, ma “niente aiuti a pioggia”


L’Europa torna a fare fronte comune sul mercato dell’energia, come nel 2022, ma questa volta vuole spingersi oltre. Oggi, durante la plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato il lancio di una nuova task force per mettere insieme la domanda di energia dei Paesi membri e affidare a un operatore di mercato il compito di comprare per conto di tutti.

Lo ha fatto partendo dai numeri di una crisi che, ha ammesso, potrebbe aggravarsi con l’arrivo dell’inverno: dalla fine di febbraio i prezzi del gas sono saliti del 140% e quelli del diesel sono raddoppiati, mentre i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più, “senza una sola molecola di energia aggiuntiva”, come si legge nel testo ufficiale del discorso diffuso dalla Commissione.

 

In questo articolo:

 

  • Ue, dal matchmaking a un operatore che compra per tutti
  • Riserve del G7, metano e raffinerie: le mosse sull’offerta
  • Niente aiuti a pioggia: la linea sui sostegni a famiglie e imprese
  • Reti ed elettrificazione, la risposta strutturale

 

Ue, dal matchmaking a un operatore che compra per tutti

Il cuore dell’annuncio è un cambio di passo rispetto allo strumento nato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “Lo abbiamo già fatto”, ha ricordato von der Leyen: “Quando la Russia ha cercato di ricattarci abbiamo riunito gli acquirenti europei, abbiamo messo in comune la domanda e contribuito a garantire le forniture di cui l’Europa aveva bisogno. È un modello che funziona, ma dobbiamo portarlo al livello successivo”. I

l riferimento è ad AggregateEU, il meccanismo avviato nell’aprile 2023 che, secondo i dati della Commissione, ha raccolto richieste per 90 miliardi di metri cubi di gas e ne ha abbinati 77 miliardi ai fornitori, e che dal luglio 2025 è confluito nella più ampia piattaforma europea per l’energia e le materie prime.

Finora, però, Bruxelles si è limitata a far incontrare compratori e venditori, lasciando alle singole imprese la firma dei contratti. Ora l’obiettivo dichiarato è diverso: “Vogliamo passare dal semplice matchmaking all’aggregazione della domanda e incaricare un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti per tutti noi”.

La presidente ha motivato la scelta con la frammentazione del lato della domanda, dovuta al fatto che ogni Stato membro ha un mix energetico differente. Il discorso non precisa chi sarà l’operatore, quali prodotti verranno acquistati né con quali tempi: dettagli che dovranno arrivare con il lavoro della task force.

Riserve del G7, metano e raffinerie: le mosse sull’offerta

L’iniziativa si inserisce in un pacchetto di interventi sul lato dell’offerta. Von der Leyen ha richiamato anzitutto l’accordo raggiunto la scorsa settimana dai Paesi del G7 per immettere sul mercato 100 milioni di barili di diesel e greggio, una misura che a suo giudizio «aiuterà a stabilizzare i prezzi globali». L’intesa, annunciata il 2 ottobre con una dichiarazione congiunta diffusa dall’Eliseo, prevede un rilascio distribuito su quattro mesi attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia, con priorità al diesel.

A questo si aggiungono due annunci. Il primo riguarda le regole europee sul metano: «Daremo flessibilità agli esportatori per un altro anno», ha detto la presidente, perché questo «evita costi aggiuntivi in un momento di crisi». Il secondo è l’avvio di un dialogo strategico sulle raffinerie europee, con l’obiettivo di ridurre i costi e di assicurare le forniture necessarie «anche per la difesa». Non a caso a presiederlo saranno insieme il commissario all’Energia Dan Jørgensen e quello alla Difesa Andrius Kubilius, a conferma di quanto la sicurezza energetica sia ormai considerata una questione di sicurezza in senso stretto.

Niente aiuti a pioggia: la linea sui sostegni a famiglie e imprese

Sul fronte della domanda Bruxelles esclude invece una risposta uguale per tutti. Von der Leyen lo ha spiegato con un esempio: in uno Stato membro il megawattora di elettricità costa circa 145 euro, perché il prezzo è determinato soprattutto dal gas, mentre in un altro ne costa 70, perché a fissarlo sono nucleare e rinnovabili. “Non esiste una soluzione valida per l’intera Unione”, ha osservato, e il compito della Commissione è dare ai governi strumenti e flessibilità.

È la logica di AccelerateEU, il piano presentato in aprile all’inizio della chiusura dello Stretto di Hormuz, e del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, che la presidente ha annunciato di voler prorogare. Quanto alle famiglie, il messaggio ai governi è netto: il sostegno deve essere mirato. “Non devono esserci aiuti a pioggia, perché farebbero aumentare la domanda, favorirebbero i redditi più alti e comporterebbero costi enormi». Il modello indicato è quello dei voucher energetici adottati in Francia e in Romania per i nuclei a basso reddito, definito “l’approccio giusto”.

Reti ed elettrificazione, la risposta strutturale

Le misure d’emergenza, tuttavia, non bastano. “Finché l’Europa dipenderà da petrolio e gas, la nostra prosperità resterà esposta a eventi che sfuggono al nostro controllo”, ha detto von der Leyen, aggiungendo che “quando importiamo combustibili fossili importiamo anche gli shock e le crisi che li accompagnano”. La presidente ha rivendicato le scelte compiute nel 2022: la quota di gas russo sulle importazioni europee è scesa dal 45% al 12% e sarà azzerata entro la fine del prossimo anno, mentre oltre il 70% dell’elettricità dell’Unione arriva oggi da fonti pulite e prodotte in casa, cioè rinnovabili e nucleare.

Il collo di bottiglia sono le infrastrutture. Lo scorso anno sono stati installati oltre 80 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, ma una quantità sei volte superiore è ancora in attesa di essere collegata alla rete. Da qui l’appello agli eurodeputati ad approvare il pacchetto sulle reti entro la fine dell’anno. L’altra gamba è l’uso dell’elettricità, che oggi copre meno di un quarto dei consumi finali di energia: il Piano d’azione per l’elettrificazione, presentato a luglio, punta a raddoppiare quella quota entro il 2040, portandola dal 23% al 46%, con un taglio stimato delle importazioni di fossili di 260 miliardi di euro l’anno. Le misure attuative, ha anticipato von der Leyen, arriveranno nei prossimi mesi.


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