l’istanza dei genitori per chiedere l’adeguamento microclimatico dei plessi


Ondate di calore intense e frequenti, anche nei mesi in cui i più piccoli – i bimbi che frequentano gli asili nido e le scuole dell’infanzia – sono ancora in classe. È una situazione che rischia di presentarsi sempre più spesso in futuro. E’ così che una mamma aretina, medico chirurgo, in qualità di portavoce di un comitato di genitori, ha scritto al sindaco di Arezzo Marcello Comanducci, al vicensindaco Gianfrancesco Gamurrini e all’assessore con delega ai servizi educativi Lucia Tanti, per chiedere, con urgenza, “l’adeguamento microclimatico dei servizi educativi 0-6 anni”. Ovvero asili nido e scuole dell’infanzia. E contemporaneamente ha dato il via ad una raccolta firme.

“L’esposizione al caldo estremo negli ambienti chiusi non è un semplice disagio – spiega Giulia Sadotti, promotrice dell’iniziativa -, ma un rischio clinico reale per la fascia 0-6 anni (disidratazione rapida, colpi di calore), causato dall’immaturità termoregolatoria dei piccoli. Un rischio grave, ma al 100 per cento prevedibile”. 

I sistemi attuali risulterebbero spesso sono inefficienti. “Tende e ventilatori (sistemi passivi) non bastano più di fronte alle attuali ondate di calore estive”. Da qui la richiesta dell’aretina, condivisa da molti genitori che hanno sottoscritto la petizione. “Chiediamo all’Amministrazione di avviare subito l’iter tecnico-amministrativo per eseguire i lavori durante le imminenti pause didattiche (a partire da quella natalizia), evitando disservizi alle famiglie e mettendo in sicurezza i plessi prima della prossima estate.

La raccolta firme è già stata sottoscritta da oltre 250 persone. 

Le richieste

Il testo della petizione spiega chiaramente di cosa avrebbero bisogno le strutture aretine. Si parla di “​Climatizzazione ed efficientamento energetico” tramite “installazione di impianti a pompa di calore ad alta efficienza e pannelli fotovoltaici negli edifici scolastici di pertinenza comunale, a partire dalle strutture dedicate alla prima infanzia (nidi, fascia 0-3 anni)”.  

Ma quando eseguire tali lavori? “Durante la pausa natalizia”, si legge nella petizione. “Ciò permetterà di azzerare qualsiasi interferenza con l’attività educativa e di garantire ambienti idonei e collaudati ben prima dell’arrivo del caldo estivo”.

Infine, nella lettera inviata agli amministratori, i genitori chiedono al Consiglio comunale di approvare “un atto di indirizzo che riconosca l’adeguamento microclimatico dei servizi 0-6 anni come intervento prioritario di salute pubblica, avviando da subito l’iter tecnico-amministrativo”.

Le famiglie lanciano dunque una sfida importante, di fronte alla quale l’amministrazione è chiamata a dare una risposta. Una sfida che, visto il cambiamento climatico, potrebbe caratterizzare gli anni a venire, non solo per termoregolare gli asili nido ma anche le altre strutture scolastiche e pubbliche. 

“Chiediamo al Comune di Arezzo – si legge nella missiva – un moto di orgoglio: vi invitiamo a intestarvi politicamente e istituzionalmente questa battaglia di civiltà. Siate l’Amministrazione che protegge i suoi cittadini più piccoli e fragili”.

Il testo della lettera al sindaco 

L’aumento della frequenza, dell’intensità e della durata delle ondate di calore è un dato ampiamente documentato e in progressivo peggioramento. I mesi di maggio, giugno, luglio e settembre (operativi per i servizi 0-6 anni) registrano regolarmente temperature medie e di picco incompatibili con il benessere termico all’interno di edifici scolastici sprovvisti di raffrescamento attivo. Le sole soluzioni passive (ombreggiamento, ventilazione naturale) risultano ormai del tutto insufficienti a fronte di temperature esterne che superano stabilmente i 30-35°. Non ci troviamo più di fronte a un'”anomalia stagionale”, ma a una condizione che esige una risposta strutturale.

Razionale fisiologico – La vulnerabilità biologica pediatrica
Dal punto di vista medico, l’esposizione a temperature elevate indoor non è definibile come un semplice “disagio” costituendo un rischio clinico severo per la popolazione infantile; questo è dettato da ragioni anatomo-fisiologiche incontrovertibili. Imaturità del centro termoregolatore: il sistema ipotalamico dei lattanti e dei bambini fino a 3 anni non è pienamente sviluppato e non reagisce efficacemente agli sbalzi termici. Rapporto superficie/massa corporea: un’area cutanea proporzionalmente maggiore rispetto al peso accelera pericolosamente l’assorbimento del calore ambientale. Minore efficienza di sudorazione: la limitata produzione di sudore riduce drasticamente la capacità di dissipare calore per evaporazione. Metabolismo basale elevato: i bambini producono più calore metabolico per
chilogrammo di peso rispetto agli adulti.  Dipendenza totale dai caregiver: I minori non sono in grado di gestire in autonomia l’idratazione, l’adeguamento dell’abbigliamento o lo spostamento verso zone più fresche.

Conseguenze
I rischi pediatrici diretti includono: disidratazione rapida, esaurimento da calore, alterazione del ritmo sonno-veglia (essenziale per il corretto sviluppo neurologico) e il rischio letale di colpo di calore. 
La potenziale gravità dei quadri clinici legati all’esposizione prolungata al caldo in bambini così piccoli impone a questa Amministrazione un cambio di paradigma. Anche un solo accesso al Pronto Soccorso pediatrico, originato da un malore termico contratto all’interno di una struttura educativa pubblica o convenzionata, deve essere considerato istituzionalmente e clinicamente inaccettabile. Questo perché si tratta di un evento avverso totalmente prevenibile attraverso un adeguamento impiantistico. A ciò si aggiunge l’imprescindibile tutela delle lavoratrici e dei lavoratori (D.Lgs. 81/2008) che impone temperature adeguate all’organismo umano nei luoghi di lavoro. Operare in aule con
temperature non controllate aumenta lo stress termico e il rischio di cali di attenzione per il personale educativo e ausiliario, compromettendo la sicurezza stessa dei minori affidati alla loro vigilanza.

Valutazione delle possibili criticità
A nostro avviso non sussistono ostacoli insormontabili, ma solo scelte di priorità politica. • Urgenza procedurale e interferenza con la didattica: È imperativo avviare l’iter amministrativo adesso. L’installazione di pompe di calore richiede interventi murari minimi. Attivando immediatamente le procedure di affidamento, i contratti di appalto
potranno vincolare le ditte ad agire esclusivamente nel periodo di sospensione delle attività coincidente con la prossima pausa natalizia (o, al limite, nei fine settimana), garantendo la messa in opera nei tempi utili per la primavera e con obbligo di ripristino e sanificazione dei locali entro il lunedì mattina, con zero disagi per la didattica e le famiglie.
• Vincoli di bilancio e pianificazione energetica: Il Comune è chiamato a farsi carico di una pianificazione energetica sostenibile e lungimirante. L’intervento non va considerato un “costo a fondo perduto”, ma un investimento strutturale di efficientamento. L’adozione di pompe di calore ad alta efficienza, abbinata all’integrazione con impianti fotovoltaici comunali, trasforma gli edifici in strutture a impatto zero nei mesi estivi, abbattendo permanentemente i costi di gestione.

• Obiezioni igienico-sanitarie (“I condizionatori fanno ammalare”): Si tratta di una credenza smentita dalla letteratura medica, la quale dimostra che le patologie virali/batteriche derivano dalla mancata manutenzione degli impianti, non dalla temperatura controllata. La criticità si azzera vincolando l’uso al rigoroso Protocollo Igienico-Sanitario: mantenimento della temperatura a 24-26° (mai inferiore a 24°), un’umidità relativa compresa tra il 40% e il 60%, flussi d’aria orientati in alto, ricambio d’aria programmato per la diluizione della CO2 e pulizia regolare dei filtri.

Richieste formali al consiglio comunale

Alla luce del razionale esposto, si richiede formalmente al Consiglio Comunale:

  1. L’approvazione urgente di un atto di indirizzo che riconosca l’adeguamento microclimatico dei servizi 0-6 anni come intervento prioritario di salute pubblica, avviando da subito l’iter tecnico-amministrativo.
  2. L’impegno a stanziare le risorse necessarie nel primo bilancio utile, programmando l’installazione delle pompe di calore a partire dagli Asili Nido auspicabilmente già nella pausa natalizia 2026, per poi passare in rapida successione alle Scuole dell’Infanzia.
  3. L’assunzione di un impegno formale affinché questo piano di transizione energetica e climatica, partendo dalla prima infanzia per ragioni di massima urgenza fisiologica, venga progressivamente e sistematicamente esteso a tutte le scuole primarie e secondarie del territorio comunale e agli edifici pubblici.
  4. L’adozione formale del Protocollo Igienico-Sanitario per la gestione corretta e sicura degli impianti in tutte le strutture comunali.
    Chiediamo al Comune di Arezzo un moto di orgoglio: vi invitiamo a intestarvi politicamente e istituzionalmente questa battaglia di civiltà. Siate l’Amministrazione che protegge i suoi cittadini più piccoli e fragili, trasformando Arezzo in un modello virtuoso di edilizia scolastica adattata ai cambiamenti climatici.

In fede,
Dr.ssa Giulia Sadotti
Cittadina, madre e Medico Chirurgo – Portavoce del comitato promotore e dei cittadini firmatari


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