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- Il panorama della sicurezza informatica mostra meno allarmi complessivi, ma una crescita netta di malware su misura e accessi basati su credenziali valide.
- Il report di WatchGuard indica un calo del 79% degli attacchi online e un aumento del 2.065% del malware inedito, con quasi tutte le minacce isolate su un singolo dispositivo.
- Intelligenza artificiale, Malware-as-a-Service e automazione alimentano attacchi più selettivi, mentre difese multilivello, autenticazione forte e attenzione alle credenziali restano decisive.
Meno allarmi, meno campagne di massa, meno rumore nei registri dei firewall aziendali: a guardare i volumi complessivi, la prima metà del 2026 potrebbe sembrare un periodo di relativa calma per la sicurezza informatica.
Invece basta spostare l’attenzione dalla quantità degli attacchi alla loro “essenza” per trovare una realtà opposta, fatta di malware con codice costruito su misura e di ingressi con credenziali valide, con l’intelligenza artificiale tra gli strumenti che rendono possibile il cambio di passo.
Il Global Threat Report di WatchGuard
Il report semestrale di WatchGuard Technologies, società di Seattle specializzata in sicurezza per i managed service provider (le aziende che gestiscono l’infrastruttura informatica per conto dei clienti), è stato presentato il 22 settembre 2026 e fotografa la prima metà dell’anno. I dati provengono dalla threat intelligence raccolta, in forma anonima e aggregata, dai prodotti dell’azienda installati su reti ed endpoint, cioè computer e dispositivi degli utenti.
Il primo numero riguarda il volume: gli attacchi online sembrerebbero calati del 79%. Il secondo, però, va in direzione contraria, perché il malware mai rilevato prima sugli endpoint è cresciuto del 2.065% rispetto all’anno precedente. Il terzo aiuta a leggere gli altri due: quasi il 96% delle minacce individuate sugli endpoint è comparso su una sola macchina.
Trattandosi di dati di un fornitore di sicurezza, basati sulla sua base clienti, descrivono una porzione del panorama globale e vanno letti come indicatore di tendenza. La direzione, del resto, era già emersa nel report pubblicato a febbraio, che per il 2025 segnalava una crescita dei “nuovi” (o inediti) malware trimestre dopo trimestre, con un balzo del 1.548% tra il terzo e il quarto.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Un malware che compare su un solo computer è, di fatto, una variante costruita per quel bersaglio. Gli antivirus tradizionali riconoscono le minacce confrontandole con un archivio di firme già note, per cui un codice inedito ha molte più probabilità di passare inosservato.
Secondo WatchGuard, a rendere sostenibile questa personalizzazione su larga scala sono tre fattori combinati: il Malware-as-a-Service, che permette di noleggiare kit d’attacco pronti all’uso, l’automazione e gli strumenti basati sull’AI. Va chiarito un punto: il 2.065% si riferisce al malware inedito nel suo complesso, e l’intelligenza artificiale entra in gioco come spiegazione proposta dall’azienda, insieme agli altri due elementi.
Corey Nachreiner, Chief Information Security Officer di WatchGuard, ha osservato che il calo degli alert lascia intatta la pericolosità di chi attacca, che anzi sfrutta ogni mezzo disponibile per diventare più selettivo. Il passaggio, spiega, va dai payload riutilizzabili (la parte del codice che esegue l’azione dannosa) e dalle scansioni massicce a programmi cuciti sul singolo sistema, sondaggi lenti e diffusi e accessi con credenziali valide, capaci di aggirare le difese perimetrali.
Come difendersi dagli attacchi su misura
Le indicazioni del report sono rivolte soprattutto ad aziende e fornitori di servizi gestiti: difese a più livelli che uniscano prevenzione delle intrusioni, protezione avanzata degli endpoint, sicurezza delle identità e monitoraggio continuo.
A queste si aggiungono la correzione delle vulnerabilità datate, la sostituzione dei dispositivi perimetrali fuori supporto, l’autenticazione a più fattori e i controlli di accesso Zero Trust, modello in cui nessun utente o dispositivo viene considerato affidabile in partenza.
C’è poi una questione di metriche: contare gli alert racconta solo una parte della storia, e secondo WatchGuard serve misurare anche quanto gli attacchi siano estesi e variegati. Per chi usa il computer a casa o in un piccolo ufficio, il messaggio si traduce in poche abitudini: aggiornare sistemi e router, attivare la verifica in due passaggi sugli account importanti e custodire con cura le credenziali, diventate la chiave d’ingresso preferita da chi attacca.
FAQ
Perché calano i volumi complessivi, ma crescono le minacce più mirate e difficili da rilevare. Invece delle campagne massive, prevalgono malware su misura e accessi con credenziali valide.
L’AI aiuta a rendere più rapida e scalabile la personalizzazione dei malware. Insieme a Malware-as-a-Service e automazione, rende possibile colpire bersagli specifici con codice nuovo.
Perché è costruito per quel bersaglio e spesso sfugge agli antivirus, che riconoscono soprattutto minacce già note. Questo aumenta le possibilità che passi inosservato.
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