Sanità digitale, intervista a Gilberto Bonutti di Imprivata



Con Gilberto Bonutti, Regional Sales Manager & Head of Italy di Imprivata, analizziamo lo sviluppo della sanità digitale e l’apporto dell’intelligenza artificiale. Il focus è la gestione delle identità digitali e degli accessi (IAM), un pilastro fondamentale nel percorso di trasformazione digitale della sanità per bilanciare la sicurezza dei dati e l’efficienza clinica.

– Complexity management: con l’esplosione di app cloud, IoT e strumenti di AI, il numero di accessi per i clinici è schizzato alle stelle. Come può una piattaforma IAM centralizzata governare questa complessità senza frammentare la gestione della sicurezza?

Una piattaforma IAM centralizzata offre un modo coerente di gestire gli accessi su applicazioni cloud, dispositivi connessi, strumenti di intelligenza artificiale e sistemi legacy. Con policy comuni, permessi basati sul ruolo e una visibilità centralizzata, le strutture sanitarie riducono la frammentazione della sicurezza e garantiscono ai clinici l’accesso appropriato in base a ruolo e contesto.

Registrare ogni singolo tentativo di accesso ai sistemi informatici e raccogliere tutti questi dati in un unico archivio centrale e sicuro permettono inoltre di rispondere rapidamente agli audit, con informazioni aggregate su quando, come e da dove un utente ha effettuato l’accesso, e di revocare in modo immediato gli accessi quando una persona lascia l’organizzazione. Per questo, in Imprivata, ci concentriamo anche su ciò che accade dopo la verifica iniziale dell’identità, tracciando ogni accesso a workstation, ogni autenticazione all’EHR, ogni passaggio di dispositivo condiviso e ogni accesso a dati del paziente nel corso di un turno.

– Innovazione vs. protezione: come si integrano le identità digitali per fare in modo che l’adozione della nuova AI clinica acceleri l’innovazione tecnologica degli ospedali, anziché creare nuove criticità per la privacy dei pazienti?

Stabilendo identità digitali affidabili per ogni utente, sistema e agente di AI, gli ospedali possono garantire che le entità giuste abbiano il giusto livello di accesso ai dati sensibili e ai flussi di lavoro clinici. Una solida governance delle identità, l’accesso basato sul principio del privilegio minimo e una visibilità continua contribuiscono a proteggere la privacy dei pazienti, consentendo al tempo stesso alle organizzazioni di scalare l’AI in sicurezza man mano che il suo ruolo in ambito sanitario evolve.

Inoltre soluzioni come l’analisi comportamentale e il risk signaling basati su intelligenza artificiale aiutano a rilevare e valutare potenziali minacce durante i tentativi di accesso, con una risposta adattiva e automatizzata che riduce gli accessi non autorizzati quasi in tempo reale. Questo vale anche per gli accessi impropri alle cartelle cliniche da parte di medici o addetti non autorizzati, non solo per gli attacchi esterni. In questo modo l’AI viene adottata in ambito clinico con fiducia, su basi di identità affidabili e senza che la sicurezza rallenti l’apporto che il digitale porta con sé.

Sanità digitale

Sanità digitale al servizio dei cittadini

– Flussi di lavoro in mobilità: i clinici si spostano di continuo tra postazioni e dispositivi condivisi. Come si evita che l’autenticazione continua diventi un ostacolo operativo, spingendo il personale a ricorrere a “scorciatoie” poco sicure per far prima?

L’autenticazione va progettata attorno alla realtà del lavoro clinico, fatta di postazioni condivise, dispositivi mobili e continui spostamenti tra i pazienti. Cambio rapido di utente, autenticazione di prossimità e riautenticazione nei momenti opportuni mantengono la sicurezza senza rallentamenti che spingerebbero a condividere le credenziali o a usare scorciatoie insicure. Il personale clinico si muove costantemente tra postazioni condivise, dispositivi mobili e sistemi, e ogni attrito aggiunto incide direttamente sull’assistenza. Nel corso di un turno l’autenticazione può ripetersi centinaia di volte, per questo la gestione delle identità e degli accessi deve accompagnare il flusso di lavoro e non interromperlo.

– Progettazione dell’autenticazione: un’autenticazione mal progettata è un rischio sia per la sicurezza sia per l’efficienza. Quali criteri utilizzate per costruire un’esperienza di login che si adatti in modo nativo ai ritmi frenetici dei reparti ospedalieri?

Un’esperienza di login ben progettata deve essere rapida, intuitiva e in linea con i ritmi e il contesto dell’assistenza. I criteri principali sono: ridurre al minimo gli accessi ripetuti, supportare i flussi di lavoro condivisi, adattare i requisiti di autenticazione al livello di rischio e offrire ai clinici un accesso sicuro alle applicazioni di cui hanno bisogno con meno interruzioni possibile. In pratica significa un’autenticazione passwordless sensibile al contesto, con più opzioni di autenticatori e combinazioni tra loro, così che ogni struttura possa rispondere alle proprie esigenze di sicurezza e conformità. L’obiettivo è che il personale dedichi la propria attenzione al paziente, non alla procedura di accesso.

Sanità digitale

Sicurezza e privacy sono fondamentali per abilitare la moderna sanità digitale.

– Soluzioni chiave (passwordless e SSO): quali tecnologie concrete, come il single sign-on (SSO) clinico o l’accesso senza password, si stanno dimostrando più efficaci nell’eliminare l’attrito su dispositivi mobili e kiosk condivisi?

Il single sign-on clinico riduce la necessità di ricordare e digitare più password, consentendo un accesso sicuro alle applicazioni necessarie per la cura del paziente. Basta appoggiare un dito su un lettore di impronte o passare un badge per accedere subito alla propria sessione. I metodi passwordless, come badge, biometria o altri autenticatori forti, rendono l’accesso più veloce su postazioni condivise e dispositivi mobili e migliorano l’affidabilità dell’identità. Tra le opzioni ci sono biometria, badge di prossimità, passkey FIDO2 e smartphone come token. Sui dispositivi mobili condivisi, la gestione degli accessi consente inoltre un’esperienza personalizzata e flussi di ritiro e riconsegna del dispositivo sicuri e rapidi.

– Zero Trust nella pratica: oltre al software, quali buone pratiche organizzative suggerite alle strutture sanitarie per implementare un modello Zero Trust invisibile al clinico ma impenetrabile per gli hacker?

Un approccio Zero Trust concreto unisce autenticazione forte dell’identità tramite Multi-Factor Authentication, gestione dei privilegi minimi, controllo dello stato di sicurezza dei dispositivi e monitoraggio continuo, oltre ovviamente a una risposta tempestiva alle anomalie. Sul piano organizzativo, le strutture dovrebbero definire una responsabilità chiara per le decisioni di accesso, rivedere periodicamente i permessi, formare il personale e progettare i controlli attorno ai flussi clinici, in modo che la sicurezza sia integrata nella cura e non percepita come un ostacolo.

Il perimetro da considerare è ampio, dal momento che anche il rischio legato a terze parti va contenuto con accesso a privilegio minimo, registrazione delle sessioni e policy Zero Trust. Lo stesso principio vale per gli utenti da remoto, che possono accedere senza attriti anche fuori dalla rete dell’ospedale, ma senza compromessi sulla sicurezza.


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