Transizione energetica e neutralità climatica sono parole vuote se non c’è un reale coinvolgimento delle persone. Per questo nascono le comunità climatiche, costituite da cittadini attivi e consapevoli, capaci di guidare e implementare interventi concreti per la creazione di futuri quartieri autosufficienti dal punto di vista energetico e orientati alla sostenibilità.
A farsi promotore di questo ambizioso obiettivo è il Comune di Cesena, capofila del progetto europeo ENERGY2ACT (Empowering climate communities for the energy transition).
Finanziato con oltre 6 milioni di euro dallo European Urban Initiative, conta nove partner tecnici pubblici e privati, tra cui ENEA e Università di Bologna.
L’obiettivo è abbattere le principali barriere che oggi rallentano il passaggio dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili e alla decarbonizzazione – frammentazione delle azioni, scarso interesse del settore privato, difficoltà di accesso agli incentivi e carenza di dati per prendere decisioni consapevoli. Per questo intende creare gruppi attivi e consapevoli, capaci di attuare interventi sostenibili per trasformare progressivamente l’intera città, partendo da un quartiere alla volta, fino al raggiungimento della neutralità climatica.
Per raggiungere questa finalità occorre «attivare le persone verso la transizione energetica, portando al centro la tematica dell’energia e di come rendere i comportamenti più sostenibili, anche in una logica non solo di consumare meno, ma consumare meglio», afferma Giovanni Fini, ingegnere e dirigente del Settore Tutela dell’Ambiente e del Territorio al Comune di Cesena.
La transizione energetica parte dai quartieri
Il progetto ENERGY2ACT, riguardante lo sviluppo di comunità climatiche, intende accelerare la transizione energetica a livello locale. Come spiega Fini, Cesena ha scelto un approccio mirato sul quartiere Vigne (e sulle aree connesse a nord e sud della stazione cittadina, dove vivono circa 2.500 persone), per definire un approccio metodologico comune che guidi processi di rigenerazione urbana sostenibili e inclusivi.
Energy2Act capitalizza strumenti e partecipazione avviati con il precedente progetto WeGenerate, trasformando la ricerca in interventi concreti (investimenti, attivazione comunitaria, one-stop shop nel quartiere).
Il quartiere Vigne come laboratorio di comunità climatica
A Cesena, il progetto inizialmente coinvolgerà il quartiere cittadino di Vigne e i suoi residenti mediante iniziative di sensibilizzazione attraverso esperienze aggregative o iniziative porta a porta.
Vigne comprende un nucleo storico INA-Casa, sorto negli anni Sessanta, e prime periferie. Da area di edilizia sociale con criticità, è diventata un quartiere misto, vicino al centro e alla stazione. A nord prevalgono residenti (anziani e giovani famiglie), a sud utenti di scuole superiori e mobilità (autostazione, facoltà). Si tratta di una comunità molto attiva, con associazioni e gruppi già mobilitati sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente.
Il quartiere è una base di partenza ideale, in quanto già direttamente coinvolto in WeGenerate, spiega Giulia Turci, architetto e referente per il Comune cesenate del progetto finanziato dal programma Horizon Europe. Con WeGenerate è stato generato un digital twin per la prestazione energetica degli edifici, che servirà come base per simulare gli interventi di rigenerazione energetica.
Gli obiettivi sono concreti e si intende realizzarli nel corso dei 42 mesi di durata di ENERGY2ACT, che mira ad attivare la cittadinanza sulla produzione energetica da fonti rinnovabili, non limitandosi a consumare meno, ma consumando meglio.
Il Comune agisce come facilitatore per supportare la riqualificazione degli edifici privati e per l’installazione di impianti di produzione energetica in aree pubbliche.
Comunità climatiche e comunità energetiche: quali differenze?
Ma da dove nascono le comunità climatiche e cosa le distingue dalle comunità di quartiere o dalle comunità energetiche?
La comunità climatica è la cornice che comprende anche la comunità energetica. Come chiarisce Fini, la comunità climatica è un concetto più ampio delle CER, puntando a stimolare una collaborazione tra cittadini, famiglie e imprese, come ad esempio la società locale Energia Corrente. La comunità climatica supera i vincoli della proprietà frazionata e della bassa propensione all’investimento, offrendo strumenti per dare titolarità alla comunità.
A questo proposito, il progetto introduce uno strumento ambizioso di moneta comunitaria per facilitare scambi tra euro, kWh risparmiati o prodotti, e ore di lavoro professionale accreditato.
Il coinvolgimento dei cittadini, chiave della transizione
L’elemento chiave per l’efficacia del progetto e l’avvio delle comunità climatiche è il coinvolgimento delle persone e delle aziende.
«Il partner di progetto che si occupa proprio della facilitazione e dell’attivazione della comunità, è andato in avanscoperta del quartiere nei mesi di marzo e maggio e ha iniziato un dialogo con le famiglie, con alcune associazioni di quartiere e con i negozianti», illustra Turci.
Da questi primi dialoghi si è arrivati poi a organizzare, lo scorso 4 luglio, un Caravan Event: un’iniziativa ricreativa che ha preso forma di un’autentica festa in piazza, nella cui occasione si è proseguito e approfondito meglio il dialogo con i cittadini, mappando le necessità e i desideri riguardo al futuro del quartiere.
Questi momenti di dialogo e disseminazione proseguiranno anche in autunno e successivamente, nel quartiere e nelle aree adiacenti, anche per coinvolgere le imprese sui temi dell’efficienza energetica, della produzione da fonti rinnovabili, degli incentivi e della condivisione dell’energia.
Fotovoltaico, CER e sportello unico
In parallelo, sono stati individuati degli interventi per attuare la transizione energetica del quartiere. A tal fine, le comunità energetiche rinnovabili sono essenziali per attivare lo scambio e la redditività. Il progetto supporta la costituzione di CER per gestire la produzione di energia. Sono previsti due impianti fotovoltaici principali, tra cui uno da 90 kWp sulla pensilina dei bus e un altro da 15 kWp sull’edificio dell’ex-Arcobaleno. I benefici saranno messi a disposizione della comunità cittadina e delle piccole e medie imprese locali.
Il Comune di Cesena testerà e dimostrerà l’efficacia dell’approccio ENERGY2ACT nel quartiere Vigne, che sarà il primo Acceleration Neighborhood del progetto.
A livello tecnico, il progetto al momento ha già lavorato in maniera consistente sul progetto di riqualificazione dell’ex Arcobaleno. «Quindi, abbiamo approvato il piano di fattibilità tecnico-economica come Comune e i prossimi passi saranno proprio la definizione della gara, cioè l’avvio della gara d’appalto per poi iniziare i lavori verso l’inizio del 2027», fanno sapere i due responsabili tecnici.
Elemento centrale del progetto è la creazione della One Stop Shop for Climate Communities, uno sportello unico per supportare i quartieri in tutte le fasi della transizione.
Sarà ospitato all’interno del circolo cittadino Arcobaleno, che sarà oggetto di riqualificazione energetica tale da trasformare il complesso in un edificio NZEB (Net Zero Energy Building).
Il piano di fattibilità tecnico-economica è stato approvato, con l’avvio della gara d’appalto previsto per arrivare all’inizio dei lavori verso l’inizio del 2027.
Un modello replicabile per città medio-piccole
Energy2Act propone un approccio fondato sulla dimensione del quartiere, accompagnando le comunità locali nel loro percorso di trasformazione in comunità climatiche, gruppi attivi e consapevoli, capaci di progettare e implementare interventi per la creazione di Positive Clean Energy Neighborhoods (PCENs), ovvero quartieri energeticamente autosufficienti e orientati alla sostenibilità.
Il successo di progetti di questa portata dipende dalla collaborazione con soggetti locali e istituzioni: insieme al Comune di Cesena sono attivi Università di Bologna, ENEA, Certimac, oltre a partner tecnici (tra questi R2M).
Per trasferire l’innovazione sul territorio e dare concretezza ai progetti, «la collaborazione è una condizione fondamentale», rileva Giulia Turci.
Giovanni Fini evidenzia che il progetto «rappresenta una sfida specifica per dinamizzare le comunità in città di medie dimensioni», dove le dinamiche di mercato differiscono da quelle delle grandi metropoli.
La scommessa è dinamizzare comunità in realtà medio-piccole con strumenti adatti alla scala, rendendo replicabili approcci e modelli.
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