Meta ha raggiunto negli Stati Uniti un accordo destinato a segnare un punto di svolta nel rapporto tra grandi piattaforme digitali e tutela dei minori. Il proprietario di Facebook e Instagram pagherà fino a 17,1 miliardi di dollari nell’ambito di un accordo con una coalizione di Stati americani che accusava l’azienda di aver progettato alcune funzioni dei propri social per favorire un utilizzo compulsivo da parte di bambini e adolescenti.
L’accordo, che deve ancora essere approvato dal tribunale, chiude un processo federale iniziato il 18 agosto in California e nasce dalle accuse presentate da una coalizione di Stati. Secondo le autorità americane, Meta avrebbe sfruttato consapevolmente meccanismi psicologici per aumentare il tempo trascorso dagli utenti sulle proprie piattaforme, minimizzando al tempo stesso i rischi per la salute e il benessere dei più giovani.
Meta, dal canto suo, non ammette responsabilità né violazioni di legge. L’azienda presenta l’intesa come un nuovo quadro di protezione per gli adolescenti e sottolinea la necessità che misure analoghe vengano adottate anche dagli altri grandi social, in particolare TikTok e YouTube.
La novità più significativa riguarda il tempo di utilizzo. Per gli utenti con meno di 18 anni sarà introdotto un limite predefinito di due ore al giorno, cumulativo tra Facebook e Instagram. Una volta raggiunto il limite, l’accesso alle piattaforme sarà bloccato. Il limite potrà essere modificato soltanto con il permesso di un genitore.
Non si tratta quindi di due ore per ciascuna applicazione: il tempo trascorso su Facebook e Instagram verrà sommato.
Sono previste inoltre notifiche periodiche per interrompere l’utilizzo continuativo: gli adolescenti riceveranno un avviso dopo 15 minuti consecutivi di utilizzo e ulteriori richiami al raggiungimento dei 60 e dei 90 minuti. L’obiettivo dichiarato è interrompere il meccanismo dello scrolling senza fine.
Per gli under 18 arriverà anche una vera e propria modalità notturna. Facebook e Instagram saranno bloccati automaticamente tra mezzanotte e le 6 del mattino. Durante queste ore i ragazzi non potranno utilizzare normalmente i social, visualizzare i contenuti, pubblicare post o accedere a Feed, Stories, Reels ed Explore. Anche in questo caso il blocco potrà essere rimosso con l’autorizzazione di un genitore.
Se altre grandi piattaforme aderiranno allo stesso schema, le restrizioni potrebbero diventare ancora più severe: il periodo di blocco notturno potrebbe essere esteso dalle 22 alle 7 e il limite giornaliero potrebbe scendere a un’ora.
Un’altra misura riguarda l’utilizzo dei social durante le ore scolastiche. Meta dovrà disattivare di default le notifiche push per gli utenti minorenni tra le 8 e le 15 nei giorni di scuola. Restano escluse alcune comunicazioni considerate essenziali, come i messaggi diretti e gli avvisi relativi alla sicurezza dell’account.
L’obiettivo è ridurre le interruzioni provocate dai social durante le lezioni e limitare il richiamo continuo dell’attenzione degli adolescenti verso lo smartphone.
L’accordo prevede anche un rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età.
Meta dovrà migliorare gli strumenti utilizzati per identificare gli utenti minorenni e impedire ai bambini che non hanno l’età minima di accedere alle piattaforme.
Sono inoltre previsti nuovi strumenti per i genitori, compresi maggiori controlli sull’attività dei figli e notifiche relative a determinati comportamenti o modifiche alle impostazioni di protezione.
La stretta non riguarda soltanto il tempo trascorso sulle piattaforme.
Per gli utenti under 18 Meta dovrà, tra le altre cose, nascondere i numeri dei “like” e delle reazioni e vietare determinati filtri legati alla chirurgia estetica e all’aspetto fisico. Sono previste inoltre maggiori protezioni contro contenuti relativi a bullismo, disturbi alimentari, suicidio e autolesionismo.
Gli adolescenti potranno inoltre scegliere un feed non personalizzato, cioè un flusso di contenuti che non utilizza i sistemi algoritmici di raccomandazione per selezionare ciò che mostra loro.
L’accusa: un modello di business costruito sulla dipendenza
Alla base della causa c’è un’accusa molto pesante: secondo gli Stati americani, Meta avrebbe progettato intenzionalmente alcune caratteristiche di Facebook e Instagram per mantenere bambini e adolescenti il più a lungo possibile sulle piattaforme.
Durante il processo sono emerse anche testimonianze di ex dipendenti e documenti interni relativi ai rischi per i giovani utenti. Tra i testimoni più importanti c’è stato Arturo Béjar, ex ingegnere di Meta che si occupava della sicurezza degli utenti e che aveva segnalato internamente problemi legati agli effetti di Instagram sugli adolescenti.
Per questo alcuni osservatori hanno definito il caso il possibile “momento Big Tobacco” dei social media: il paragone è con le grandi cause che negli Stati Uniti hanno messo sotto accusa l’industria del tabacco e il modo in cui avrebbe per anni minimizzato i rischi dei propri prodotti.
Sul piano finanziario, l’accordo può arrivare a circa 17,1 miliardi di dollari, distribuiti agli Stati nell’arco di dieci anni.
Una parte, circa il 70%, è prevista indipendentemente dall’adesione delle altre piattaforme. Il restante 30% è invece legato alla partecipazione di TikTok e YouTube, che dovrebbero introdurre misure analoghe e versare a loro volta una quota economica.
Il meccanismo è pensato per andare oltre Meta: l’obiettivo degli Stati è infatti creare uno standard comune per la protezione degli adolescenti sulle principali piattaforme social.
Meta evita il processo fino alla sentenza
L’accordo consente a Meta di evitare il proseguimento di un processo che avrebbe potuto diventare estremamente rischioso per l’azienda, sia sul piano economico sia su quello reputazionale.
Le autorità avevano ipotizzato danni potenzialmente enormi qualora le accuse fossero state accolte. La definizione transattiva consente invece a Meta di conoscere in anticipo il costo dell’accordo e di evitare un lungo confronto giudiziario.
Anche il fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg non sarà quindi chiamato a testimoniare nell’ambito di questo procedimento.
Una svolta per i social?
Il valore dell’accordo va però oltre i miliardi di dollari.
Per la prima volta una delle principali piattaforme social viene obbligata, attraverso un accordo con le autorità pubbliche, a intervenire direttamente su alcune delle caratteristiche fondamentali del proprio prodotto: tempo di utilizzo, notifiche, algoritmi, modalità di raccomandazione, verifica dell’età e strumenti di confronto sociale.
È proprio questo l’aspetto più importante della vicenda. Per anni il dibattito sulla protezione dei minori online è stato concentrato soprattutto sulle responsabilità delle famiglie e sull’educazione digitale. Ora le autorità americane spostano una parte significativa della responsabilità direttamente sulle piattaforme.
Meta ha accettato di mantenere la maggior parte delle nuove misure per 10 anni, mentre alcune delle restrizioni iniziali sul tempo di utilizzo e sulla modalità notturna partiranno con un impegno di cinque anni e potranno diventare più severe se anche le altre grandi piattaforme aderiranno all’accordo. Un auditor indipendente verificherà inoltre il rispetto degli obblighi.
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