Le sorti della scuola media “Luigi Pietrobono” di via Puccini sono precipitate in un insidioso limbo giudiziario-amministrativo, una terra di nessuno in cui diritto fallimentare e inerzia burocratica rischiano di “soffocare” il diritto allo studio.
A poche settimane dalla riapertura dei cancelli per il nuovo anno scolastico, il plesso di via Puccini somiglia a un’equazione irrisolvibile: da un lato il contenzioso pendente con la curatela fallimentare proprietaria dell’immobile, dall’altro una macchina municipale paralizzata dai propri ingranaggi. Un corto circuito istituzionale che rischia di trasformare un’ordinaria vertenza manutentiva in “emergenza” sociale, lasciando nell’incertezza docenti, genitori e centinaia di ragazzi che ancora non sanno dove siederanno al banco a settembre.
A rompere l’indugio e a cercare di mettere dei punti fermi è stata la dirigente dell’Istituto Comprensivo Frosinone 2, la professoressa Mara Bufalini, che con una nota dal peso specifico importante si è rivolta all’amministrazione con l’obiettivo di sbloccare in qualche modo l’impasse, sempre se possibile. L’atto formale, spedito con il timbro dell’urgenza, è stato recapitato ai vertici del Municipio: al sindaco Riccardo Mastrangeli, all’assessore ai lavori pubblici, manutenzioni e patrimonio Angelo Retrosi, all’assessore alla pubblica struzione Mario Grieco, al responsabile dell’Ufficio Legale, avvocato Marina Giannetti, al dirigente del settore lavori pubblici, manutenzioni e patrimonio, ingegnere Ivano Petrillo, e al responsabile del servizio prevenzione e protezione, ingegnere Mario Pacitto.
Richiamando le norme sulla tutela della salute, la preside chiarisce: «In qualità di Dirigente Scolastica dell’Istituto comprensivo Frosinone 2, con la presente richiedo la convocazione urgente di un tavolo tecnico congiunto per affrontare la grave situazione inerente all’edificio scolastico del plesso Pietrobono e le condizioni di manutenzione dei plessi scolastici afferenti a questo istituto comprensivo». La ricostruzione tracciata dalla scuola ripercorre mesi di stallo nei corridoi comunali. Nella missiva, la professoressa Bufalini accende i riflettori su criticità non più tollerabili, ricordando che «presso il plesso scolastico Pietrobono in particolare si riscontrano da tempo criticità relative a interventi di manutenzione già formalmente segnalati e non più rinviabili». Ma cos’è che frena gli interventi? La risposta formale ricevuta per vie ufficiose evidenzia un paradosso burocratico: «La mancata esecuzione dei lavori, come da contatti telefonici, risulterebbe bloccata a causa della procedura giudiziaria che ha individuato una curatela fallimentare quale proprietaria dell’immobile». Il nodo gordiano è tutto qui: inseritasi la curatela nella titolarità del bene, le manutenzioni si sono arrestate nel timore del Comune di effettuare spese su un bene in procedura concorsuale. La preside denunzia i rischi del congelamento: «Tale stallo rischia di compromettere la sicurezza e la regolare continuità delle attività didattiche». Servono perizie e una strategia condivisa per superare l’impasse prima che sia tardi.
Per sbloccare la situazione prima delle lezioni, il capo d’istituto detta i tempi del confronto. Nel documento rileva che «è necessario individuare tempestivamente una soluzione giuridico-amministrativa e tecnica per intervenire in modo efficace e tempestivo a tutela della sicurezza degli alunni e dei lavoratori». Da qui l’invito formale: «Propongo la convocazione del tavolo tecnico per il giorno lunedì 31 agosto 2026 alle ore 12 presso il plesso scolastico di via Puccini». L’ordine del giorno indica di «esaminare lo stato dell’arte del quadro manutentivo e delle segnalazioni pendenti relative all’immobile scolastico Pietrobono» e «definire, con il supporto dell’Ufficio Legale e del Dirigente Tecnico, la strategia giuridico-amministrativa idonea a superare lo stallo generato dalla curatela fallimentare».
La visione della dirigenza spazia, tuttavia, oltre la “Pietrobono”, sapendo che le fragilità strutturali interessano l’intero patrimonio dell’Istituto Comprensivo Frosinone 2. La preside chiede al tavolo di «esaminare lo stato dell’arte del quadro manutentivo e delle segnalazioni pendenti relative agli altri plessi afferenti questo istituto comprensivo» per «programmare un piano d’intervento urgente per l’esecuzione immediata delle opere indifferibili a tutela della sicurezza e della continuità scolastica». L’appello si chiude, poi, così: «Qualora vi fossero sovrapposizioni di impegni, Vi chiedo di indicare una data alternativa con la massima sollecitudine».
Se sul fronte scolastico la strada è tracciata, all’interno della macchina comunale la matassa si fa ingarbugliata. Qualora il contenzioso pendente prendesse una piega negativa e l’amministrazione risultasse soccombente di fronte alla curatela, il Comune dovrebbe sgomberare la struttura o trasferire d’urgenza gli studenti. Ma qui emerge l’inghippo procedurale: il settore Lavori Pubblici e Patrimonio non può muovere un solo dito, né intervenire su eventuali altri edifici (peraltro già individuati nell’ex Istituto Beata Maria De Mattias di via Monteverdi) che possano ospitare gli alunni della “Pietrobono” in caso di soccombenza in giudizio, senza aver prima ricevuto un input specifico e formale dagli altri settori municipali. I tecnici del settore patrimonio e lavori pubblici non hanno, infatti, alcuna autonomia per destinare un immobile vuoto ad uso scolastico o avviare perizie di rifunzionalizzazione senza che la Pubblica Istruzione, di concerto con Giunta e Ufficio Legale, abbia deliberato l’indirizzo politico, certificato il fabbisogno aule e formalizzato la richiesta d’intervento. Senza questo passaggio, il settore tecnico resta paralizzato. L’assessore Grieco ha sempre rassicurato che non ci saranno, in alcun caso, problemi, e che il Comune sarà pronto a rispondere ad ogni esigenza e a rispondere a qualsiasi scenario.
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