Cassazione e Agenzia delle Entrate possono mantenere orientamenti divergenti anche per anni. Dal caso attuale della cedolare secca ai precedenti su IVA, IRAP e immobili da demolire, analizziamo quando e come il Fisco cambia interpretazione.
Che cosa accade quando la Cassazione interpreta una norma tributaria in un determinato modo, magari con una serie di pronunce concordi, ma l’Agenzia delle Entrate continua a sostenere la tesi opposta? Le sentenze della Cassazione non vincolano in via generale l’Agenzia delle Entrate: anche in presenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, la prassi amministrativa può quindi restare invariata fino a un successivo intervento interpretativo, prolungando il contenzioso per i contribuenti.
Il problema non è affatto teorico.
Le sentenze della Corte di Cassazione producono effetti nel singolo giudizio e non determinano automaticamente un cambiamento della prassi amministrativa. Può quindi accadere che, anche dopo la formazione di un orientamento giurisprudenziale favorevole ai contribuenti, gli uffici continuino ad applicare l’interpretazione dell’Agenzia fino a un successivo intervento ufficiale.
Nel frattempo, il contribuente può essere costretto a continuare a difendere in giudizio una soluzione già accolta ripetutamente dalla Suprema Corte.
L’Amministrazione finanziaria si occupa, tra l’altro, di far applicare la legge in modo corretto. È giusto.
Ma si sa che le norme tributarie non brillano certo per chiarezza, e pertanto si rendono sempre necessarie una serie, più o meno lunga, di circolari, di
Si ha poi il contenzioso, con i suoi attuali tre gradi di giudizio.
Tutto ciò porta, in certi casi, ad una incertezza interpretativa e ad una soluzione definitiva sempre molto dilatata, nel tempo.
La Corte di Cassazione è l’ultimo baluardo offerto ai contribuenti, ma come è notorio le sue decisioni vincolano solo le parti in causa.
Accade sempre più spesso che una serie di sentenze della Cassazione, univoche o pressoché univoche , tratti la problematica di una certa situazione fiscale in un certo modo.
L’Amministrazione finanziaria in questi casi molto spesso ritarda ad adeguarsi. E’ successo nel passato e sta succedendo anche ora. A parere di chi scrive, in alcuni casi la resistenza al mutamento interpretativo appare influenzata anche dalle conseguenze di gettito.
E’ ben vero che una circolare interpretativa dell’Agenzia delle Entrate, anche se contiene direttive agli uffici affinché “vi si uniformino”, non vincola né il contribuente, né gli uffici subordinati, né i giudici (Cass. S.U. n. 23031/2007), ma è del tutto ovvio il suo rilevante effetto nella pratica.
Cassazione, Agenzia e contribuente
| Fonte | Chi vincola |
|---|---|
| Sentenza Cassazione sul singolo giudizio | Parti del processo |
| Orientamento consolidato Cassazione | Forte riferimento interpretativo, ma non automaticamente vincolante per tutti |
| Circolare Agenzia Entrate | Indirizza gli uffici, ma non vincola contribuente e giudice |
| Risoluzione Agenzia Entrate | Esprime la posizione amministrativa |
| Sezioni Unite | Rafforzano l’uniformità interpretativa |
| Norma di interpretazione autentica | Vincola secondo la relativa disciplina legislativa |
Cedolare secca alle imprese: Cassazione favorevole, Agenzia ancora contraria
Attualmente questa situazione (plurime univoche sentenze di Cassazione inascoltate da parte dell’Agenzia delle Entrate) sta iniziando ad accadere per la cedolare secca sulle locazioni abitative effettuate da privati nei confronti delle imprese, locazioni per foresterie o case per dipendenti. Si hanno tre sentenze della Corte di Cassazione (n. 12395/2024, n. 12076/2025 e 12079 del 7 maggio 2025), tutte con lo stesso orientamento, cioè per l’ammissione anche di questi casi alla cedolare secca, tenuto ovviamente conto di quanto prescrive la norma. L’agenzia delle Entrate si era sempre opposta a questa tesi.
Su questo tema a settembre, in occasione di un question time, il Ministro Giancarlo Giorgetti, nel confermare l’impostazione negativa data dalla Agenzia delle Entrate, ha rinviato la possibile diversa interpretazione ad una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Le quali normalmente intervengono in caso di interpretazioni difformi, che nel caso specifico non ci sono, oppure in presenza di “una questione di massima di particolare importanza” ( in campo civile, artt. 374 e 376 c.p.c.).
In buona sostanza, tre sentenze univoche non sono state ritenute sufficienti per far cambiare la interpretazione ufficiale.
Per il professionista, la questione pone oggi un problema concreto: l’esistenza di pronunce favorevoli della Cassazione non coincide necessariamente con l’accettazione amministrativa della soluzione. Il contribuente che sceglie di applicare la cedolare secca nelle fattispecie contestate dall’Agenzia deve quindi considerare anche il rischio di controllo e dell’eventuale contenzioso.
Quando l’Agenzia cambia orientamento dopo la Cassazione
Riportiamo qualche caso del passato relativamente a revirement da parte dell’Agenzia delle Entrate, con conseguenti inviti agli uffici ad adeguarsi a quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione.
Rimborso IVA per opere su beni di terzi: il revirement del 2025
Recentemente si ha il caso relativo alla questione del rimborso dell’eccedenza di IVA detraibile in caso di “realizzazione di opere su beni di terzi” (art. 30, comma 2, lett. c), del DPR n. 633/1972). A seguito della sentenza della Corte di Cassazione – Sezioni Unite, 14 maggio 2024, n. 13162, con la risoluzione n. 20/E del 26 marzo 2025 (di quasi un anno dopo) è stata superata la posizione della Risoluzione n. 179/E del 2005, che richiedeva che i beni fossero ammortizzabili “in senso contabile/reddituale” (cioè che il contribuente li iscrivesse fra le immobilizzazioni) anche se i beni erano di proprietà di terzi o sotto altro titolo diverso. Ora il rimborso IVA è dovuto per interventi su beni di terzi, purché ci sia un titolo giuridico che consenta la detenzione o disponibilità del bene per un periodo “apprezzabilmente lungo” e che il bene sia strumentale all’attività.
Fabbricati da demolire: anni di contenzioso prima del cambio di prassi
Il caso forse più emblematico, però, è stato quella della cessione degli immobili da abbattere, cessione considerate quali cessioni di terreni edificabili, e quindi rientranti nella previsione di cui all’art. 67 del TUIR, da parte della Agenzia delle Entrate. Tutto era nato, del tutto inaspettatamente, da una risposta ad una improvvida domanda di interpello (Risoluzione n. 396/E/2008). Non sono bastate innumerevoli sentenze della Cassazione, di cui vedremo appresso, e nemmeno una interrogazione parlamentare (interrogazione n. 50322 del 15 luglio 2014 dell’On.le Giulio Cesare Sottanelli) a far cambiare idea alla Agenzia delle Entrate. La risposta dell’allora sottosegretario On. Enrico Zanetti del 31 luglio 2014, oltre che confermare l’impostazione della Agenzia delle Entrate, aveva anche però manifestato una apertura per il futuro: “il Ministero si riserva di seguire i futuri sviluppi giurisprudenziali, monitorandone attentamente l’andamento “. Al momento della risposta le sentenze di Cassazione note, tutte contro la tesi ministeriale, erano 4 (n. 4150, n.15629, n.15639 e n. 15631, tutte del 2014) e invero una a favore della tesi della Agenza ( n. 7613/2014). Successivamente ci sono state altre 7 sentenze a favore dei contribuenti (n. 7599 e n.7853 del 2016, n. 4361, n.7714, n. 15920 e n. 19129 del 2017, come pure, ancorché relativa alle imposte indirette, la n. 10113/2017) e due sentenze contrarie (n. 12294 e 16983 del 2015).
Successivamente ci sono state 20 sentenze, tutte a favore della tesi dei contribuenti (in tutto, quindi 31 sentenze), ma la Risoluzione che invita gli Uffici a desistere si ha però solo nel 2020, con la Circolare n. 23/E del 29 luglio 2020, parecchi anni dopo. Ma l’importante è che ci sia stata, finalmente. Anche se la Cassazione e i precedenti gradi di giudizio sono stati intasati da questa questione, con correlate spese di difesa.
Altri casi di adeguamento dell’Agenzia alla giurisprudenza
- relativamente alla aliquota per l’imposta di registro da applicare al diritto di superficie su terreni agricoli (9% anziché 15%), dopo le sentenze di Cassazione n. 3641/2021 e 27293/2024, nel 2025 ecco la Risoluzione n, 23/E del 3 aprile 2025 che conferma l’aliquota del 9%;
- dopo la Cass. SS.UU. n. 9451/2016, l’Agenzia ha emanato la circolare n. 28/E del 2016, invitando gli uffici a non richiedere l’IRAP ai professionisti privi di autonoma organizzazione, adeguandosi al principio della Corte di Cassazione;
- Con la Circolare n. 9/E del 19 aprile 2009 l’Agenzia delle Entrate ha disposto l’abbandono del contenzioso pendente relativamente al trattamento da riservare ai contributi erogati a favore delle società di trasporto, per effetto di norma di interpretazione autentica :
- nel passato, relativamente al trattamento fiscale dell’indennità in capo alla ditta mandante, in rapporti di agenzia, l’Agenzia con la Circolare 42/E del 2007 ha cambiato la propria interpretazione resa nella Risoluzione 59/E del 9 aprile 2004, “in quanto non più sostenibile alla luce del recente e ormai consolidato orientamento della Cassazione”, con riferimento alle sentenze nn. 24973/2006 e 1910/2007;
I principali revirement richiamati
| Questione | Giurisprudenza | Successivo intervento Agenzia |
|---|---|---|
| Opere su beni di terzi e rimborso IVA | SS.UU. n. 13162/2024 | Ris. 20/E/2025 |
| Fabbricati da demolire | Lungo filone favorevole ai contribuenti | Circ. 23/E/2020 |
| Diritto di superficie su terreni agricoli | Cass. 3641/2021 e 27293/2024 | Ris. 23/E/2025 |
| IRAP professionisti | SS.UU. 9451/2016 | Circ. 28/E/2016 |
| Indennità rapporti di agenzia | Cass. 24973/2006 e 1910/2007 | Circ. 42/E/2007 |
Non tutte le sentenze hanno lo stesso peso
Il numero delle pronunce non è l’unico elemento da considerare.
Per valutare la solidità di un orientamento occorre verificare:
- continuità nel tempo;
- identità della questione giuridica;
- presenza di decisioni contrastanti;
- eventuale intervento delle Sezioni Unite;
- evoluzione normativa;
- eventuale mutamento della stessa giurisprudenza.
Una pluralità di sentenze conformi costituisce quindi un elemento molto significativo, ma la valutazione deve sempre riguardare la stabilità effettiva del principio affermato.
Quando la prassi resiste alla Cassazione: effetti per contribuenti e professionisti
La questione non riguarda quindi soltanto il rapporto teorico tra giurisprudenza e prassi amministrativa.
Quando un orientamento della Cassazione diventa progressivamente consolidato ma l’Agenzia delle Entrate mantiene una diversa interpretazione, il professionista si trova davanti a una scelta concreta: seguire la prassi amministrativa oppure sostenere in dichiarazione e, se necessario, in giudizio, la soluzione accolta dalla giurisprudenza.
In questi casi diventa essenziale:
- verificare se l’orientamento della Cassazione sia realmente consolidato;
- distinguere pronunce isolate e filoni giurisprudenziali stabili;
- controllare l’eventuale presenza di decisioni contrarie;
- verificare se siano intervenute Sezioni Unite;
- monitorare circolari, risoluzioni e risposte dell’Agenzia successive;
- valutare preventivamente rischio, costi e durata del possibile contenzioso.
Il problema, quindi, non è soltanto quando il Fisco cambierà interpretazione, ma anche come il contribuente e il professionista debbano comportarsi nel periodo intermedio, quando giurisprudenza e prassi continuano a indicare soluzioni differenti.
Giuseppe Rebecca
Mercoledì 26 agosto 2026
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📌 BOX OPERATIVO Cassazione e Agenzia Entrate
Cassazione favorevole e Agenzia contraria: cosa deve fare il professionista
Quando giurisprudenza e prassi divergono occorre verificare:
- numero delle pronunce favorevoli;
- continuità dell’orientamento;
- eventuali pronunce contrarie;
- presenza di Sezioni Unite;
- anno e normativa applicabile;
- posizione ufficiale dell’Agenzia;
- eventuali documenti di prassi successivi;
- rischio di controllo;
- valore economico della controversia;
- sostenibilità dell’eventuale contenzioso.
🔎 FOCUS TECNICO
La circolare dell’Agenzia non vincola il giudice
La prassi amministrativa svolge un ruolo fondamentale nell’attività degli uffici, ma non costituisce una fonte normativa e non impedisce al contribuente di sostenere una diversa interpretazione della legge davanti al giudice tributario.
✅ CONCLUSIONI OPERATIVE
Un orientamento consolidato della Cassazione non determina automaticamente il mutamento della prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Nel periodo che precede l’eventuale revirement amministrativo, il contribuente può quindi trovarsi a dover scegliere tra l’interpretazione degli uffici e quella accolta dalla giurisprudenza, valutando attentamente il rischio di accertamento e di contenzioso.
❓FAQ Cassazione e Agenzia Entrate
Una sentenza della Cassazione obbliga l’Agenzia delle Entrate a cambiare una circolare?
No. La decisione produce direttamente effetti nel giudizio in cui è pronunciata; un orientamento consolidato può però assumere grande rilievo interpretativo.
Le circolari dell’Agenzia vincolano il contribuente?
No.
Le circolari vincolano il giudice tributario?
No.
Se più sentenze della Cassazione sono favorevoli, posso ignorare la prassi dell’Agenzia?
La scelta va valutata caso per caso: l’orientamento giurisprudenziale può sostenere la posizione del contribuente, ma resta possibile un accertamento finché l’Amministrazione mantiene una diversa interpretazione.
Perché sono importanti le Sezioni Unite?
Intervengono, tra l’altro, per risolvere contrasti o questioni di particolare importanza e rafforzano l’uniformità interpretativa della giurisprudenza.
Esistono casi in cui l’Agenzia ha cambiato posizione dopo la Cassazione?
Sì. L’articolo ricorda, tra gli altri, rimborso IVA su beni di terzi, fabbricati da demolire, IRAP dei professionisti e diritto di superficie sui terreni agricoli.
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