Pozzo Dolce: da preziosa fonte d’acqua per la città assetata, al degrado più orrendo. Le tre piazze colorate come simbolo di una nuova vita


Acqua per una città assetata

Sono l’abbandono e il degrado ad accomunare da troppo tempo due luoghi così diversi come Piazza Sant’Antonio e Pozzo Dolce a Termoli. Il secondo molto più del primo. Due pezzi di città separati solo da una piccola strada, a loro modo iconici, che in questi giorni richiamano con comprensibile curiosità alla memoria il loro passato. Quello meno noto riguarda Pozzo Dolce, pur avendo assolto una funzione vitale per i termolesi: fornire per un certo periodo l’acqua che mancava alla popolazione.

Pozzo Dolce, come fonte dove attingere il prezioso liquido, ecco spiegato quel nome, anche per differenziarlo da un’altra cavità con l’acqua salmastra chiamata Pozzo salato situata nei pressi del Castello. Il Pozzo Dolce invece si trovava nella parte bassa di un lungo canalone disabitato digradante verso il mare. Ce lo mostra com’era nei primi anni del Novecento una foto scattata da Luigi Graziani, noto proprietario terriero e appassionato di fotografia. Poche le case, tutte nella parte più alta. Tra i fabbricati spicca un opificio con la ciminiera.







L’area di Pozzo Dolce in una foto della prima decade del Novecento scattata da Luigi Graziani

Quella di un’attività molitoria impiantata da un imprenditore originario di Ferrara, nome con cui è stato poi chiamato il Rione. Le acque reflue di lavorazione del molino venivano scaricate nel canalone, creando maleodoranti pozzanghere in cui sguazzavano, felicissimi, i maiali. Dell’inquinamento se ne è occupato una volta anche il Consiglio comunale, ma non si sa con quale risultato.

Anche per questo era un luogo poco frequentato, specie da quando, a partire dal 1883, l’acqua è cominciata ad arrivare più comodamente nei fontanini tramite l’Acquedotto dell’Eremita delle Ferrovie dello Stato. In precedenza giungeva con i carri-cisterna ferroviari. Altre fonti spontanee dove approvvigionarsi si trovavano a Rio Vivo e a Ponte sei voci. L’acqua potabile la si poteva anche acquistare in una rivendita nei pressi della Stazione.

Ma era a Pozzo Dolce, in virtù della vicinanza all’abitato, che la maggioranza della popolazione soddisfaceva le sue necessità. Abbandonata, la fonte si è andata riempendo di materiale vario. Ma col passare degli anni e il crescere della popolazione si era tornati a pensare ancora ad essa. Di qui nel 1905 la proposta del sindaco, il farmacista Francesco D’Andrea, di rimetterla in uso. Non si sa se questo poi sia avvenuto.

La sorgente che portava l’acqua a Pozzo Dolce si trovava più a monte, dalle parti di piazza Vittorio Veneto.  Il liquido emergeva una prima volta nel canalone per poi proseguire il suo percorso sottoterra e sfociare sulla spiaggia. Esattamente tra gli stabilimenti Panfilo e Lido Anna, segnandone con il rigagnolo l’arenile fino agli anni Sessanta.

Con l’aumento della popolazione e le prime abitazioni il Rione Ferrara comincia a prendere forma soprattutto nella parte più alta e meno impervia. Tra la fine dell’Ottocento e il nuovo secolo nasce anche qualche villino signorile, come quello dei Candela originari di Campomarino. Più tardi accanto a esso è edificato il molino degli imprenditori Bonserio Alterio (in seguito passato ai fratelli De Siena di Larino) prende il posto di quello immortalato nella foto di Graziani.

Negli anni Venti vi è stato il tentativo del Comune, presto abbandonato, di trasferire nella zona di Pozzo Dolce il mattatoio pubblico da un locale inadatto situato a ridosso del castello. Ben prima della costruzione della nuova chiesa di Sant’Antonio, qualche imprenditore locale ha anche immaginato di potervi costruire il fabbricato di un cinema.

Malgrado la presenza delle prime, modeste abitazioni sul margine sinistro del canalone, il luogo rimaneva in gran parte vuoto e abbandonato, finendo col diventare sempre più una discarica, soprattutto di materiale edile, ma non solo. Fino a quando i fuochi artificiali per la festa di San Basso sono stati accesi sul dirimpettaio colle disabitato di Santa Lucia, il pianoro che si era formato ha accolto quanti volevano assistere allo spettacolo pirotecnico.




Pozzo Dolce - Le foto storiche


Anni Cinquanta: Pozzo Dolce e Colle di Santa Lucia disabitato

Per Pozzo Dolce s’inizia a immaginare un diverso e più accettabile futuro nel momento in cui viene deciso di costruirvi la nuova chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. Si è a cavallo degli anni Sessata e Settanta quando il progetto firmato dall’architetto Antonio De Felice si concretizza. L’opera è interamente finanziata dallo Stato con 60 milioni di lire.

Restava, lasciata a sé stessa, la parte di Pozzo Dolce più vicina al mare. Per qualche tempo è usata come parcheggio al servizio del turismo balneare, ma più tardi, tra il 1979 e il 1982 diventa oggetto di un importante intervento di sistemazione. Anche questo progetto è firmato dall’arch. De Felice. Il nome che gli viene dato è tutto un programma: “Luogo d’incontro e di attrazione per tutti”.  




Pozzo Dolce - Le foto storiche


  1. La delibera del Consiglio comunale che approva il progetto per Pozzo Dolce

Previste tre autorimesse interrate e negozi con vetrine dal lato del lungomare. Al di sopra di questo manufatto tre piazze rotonde digradanti chiamate Piazza superiore, Piazza centrale, Piazza inferiore ciascuna con una propria funzione (solarium, gioco dei bimbi, intrattenimento). Vi è compreso anche un bar di servizio.

Con la costruzione di un breve tunnel su via Oliviero avviene la “cucitura” con il piazzale di Sant’Antonio, da dove parte un sinuoso percorso che scende in basso arricchito di piante e fiori e anche di una grossa statua. La protezione è fatta con staccionata di legno. Prima di arrivare alle tre piazze, ecco un’ampia balconata sulla spiaggia con la sua area di sosta.



Pozzo Dolce - Le foto storiche Pozzo Dolce - Le foto storiche


A sin. Il progetto di sistemazione di Pozzo Dolce. A destra la balconata dopo la realizzazione

Il costo preventivato di quest’opera di “risanamento e sistemazione” è di L. 203.500.000. Il complesso realizzato per alcuni anni ha assolto alla funzione per cui era sorto. Col passare del tempo e la perdita di attrattività ha iniziato a degradarsi per finire in rovina.

Come tutto questo sia potuto avvenire è un mistero ancora da scoprire. Peggio: come sia diventato rifugio per senzatetto e sbandati e teatro anche di un’orribile tragedia umana interroga tuttora le coscienze.

Il progetto illustrato dall’amministrazione comunale, alla definizione del quale ha collaborato la Soprintendenza ai beni ambientali del Molise, prevede la bonifica del luogo e il recupero dei manufatti, con particolare riguardo alle coloratissime tre piazze circolari, definite opera di «particolare pregio architettonico e compositivo».



Pozzo Dolce - Le foto storiche Pozzo Dolce - Le foto storiche


Alcune immagini durante i lavori scattate dall’architetto De Felice

Una volta realizzato si ripropone il problema del suo migliore utilizzo e della sua custodia al fine di evitare che si ripeta il già visto. Basterà per questo soltanto una «illuminazione più adeguata ed efficiente»?


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