ENEA definisce gli edifici di riferimento nelle 6 zone climatiche


Conoscere davvero il patrimonio edilizio italiano, andando oltre
i numeri complessivi per comprendere come sono fatti gli edifici,
dove si trovano, quanto sono efficienti e quali impianti
utilizzano.

Da questa esigenza è nata la nuova metodologia sviluppata da
ENEA, che ha integrato diverse banche dati nazionali per costruire
una rappresentazione più dettagliata del patrimonio
edilizio residenziale italiano
e individuare modelli di
edificio rappresentativi delle diverse zone climatiche.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Energy and
Buildings
, mette in relazione dati ISTAT, informazioni
contenute nel SIAPE e altre fonti tecniche ENEA,
arrivando a descrivere circa 12 milioni di edifici
residenziali
e oltre 31 milioni di unità
abitative
.

Sono nati così gli Edifici di Riferimento, o
Reference Buildings: modelli rappresentativi delle
principali configurazioni presenti sul territorio, costruiti
tenendo conto non soltanto della tipologia edilizia, ma anche del
periodo di costruzione, della zona climatica, delle caratteristiche
dell’involucro e dei sistemi impiantistici.

L’obiettivo è trasformare una grande quantità di informazioni
oggi distribuite tra archivi differenti in una base conoscitiva
utilizzabile per simulazioni energetiche, analisi
territoriali e strategie di riqualificazione del patrimonio
esistente.

Patrimonio edilizio italiano: Enea intregra i dati per
descrivere lo stock residenziale

La difficoltà non sta nella mancanza di informazioni. Geometria,
epoca di costruzione, numero di piani, consistenza delle unità
immobiliari, caratteristiche dell’involucro e tipologia degli
impianti sono dati già disponibili, ma provengono da fonti nate per
finalità differenti e non sempre immediatamente confrontabili.

Per ricostruire le caratteristiche dimensionali e tipologiche
dello stock, ENEA ha utilizzato principalmente i dati del
Censimento della popolazione e delle abitazioni
ISTAT
, integrandoli con quelli contenuti nel
SIAPE, Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione
Energetica
, e con ulteriori informazioni tecniche relative
alle prestazioni dell’involucro edilizio.

Il SIAPE, in particolare, mette a disposizione nello studio
oltre 5 milioni di attestati di prestazione
energetica
, emessi tra la fine del 2015 e la metà del
2024, dai quali è possibile ricavare informazioni sulle
caratteristiche energetiche degli edifici, sui sistemi
impiantistici e sui servizi presenti.

Il valore del lavoro sta quindi nella possibilità di mettere in
relazione informazioni che, considerate separatamente, descrivono
soltanto singoli aspetti del patrimonio edilizio. L’integrazione
consente invece di associare alla forma, all’età e alla
localizzazione degli edifici anche le loro caratteristiche
energetiche e impiantistiche.

Edifici di Riferimento ENEA: cosa sono e come vengono definiti

Gli Edifici di Riferimento non coincidono con
singoli fabbricati reali scelti come campione, ma sono
configurazioni costruite combinando le caratteristiche che
ricorrono con maggiore frequenza nello stock residenziale.

La metodologia considera il periodo di costruzione, la zona
climatica, il numero di piani e di unità abitative, la superficie
utile, le prestazioni termiche dell’involucro, i sistemi di
climatizzazione e gli altri servizi energetici presenti.

In questo modo, la lettura statistica dello stock viene tradotta
in modelli che possono essere utilizzati nelle simulazioni
energetiche
. Su uno stesso edificio di riferimento è
possibile, ad esempio, valutare cosa accade modificando le
prestazioni dell’involucro, sostituendo il generatore oppure
introducendo una diversa soluzione impiantistica.

L’utilità cresce quando l’analisi passa dal singolo fabbricato a
una scala territoriale più ampia: invece di modellare
individualmente milioni di edifici, è possibile lavorare su
configurazioni rappresentative delle diverse componenti del
patrimonio nazionale.

Patrimonio residenziale e 6 zone climatiche: come cambiano le
tipologie edilizie

L’integrazione delle diverse fonti consente di leggere anche
come cambia la composizione dello stock edilizio lungo le sei zone
climatiche italiane.

La configurazione più ricorrente è quella dell’edificio
a due piani con una sola unità immobiliare
, che mantiene
un peso rilevante in tutte le aree considerate. Subito dopo, però,
emergono differenze territoriali che incidono anche sul
comportamento energetico degli edifici.

Nelle zone climatiche comprese tra A e C
risulta più frequente la presenza di edifici monopiano con una sola
abitazione, mentre nelle zone D, E e F cresce il
peso delle costruzioni sviluppate su più livelli e con più unità
immobiliari. La differenza tipologica ha naturalmente effetti
diretti sui fabbisogni energetici e, di conseguenza, anche sulla
scelta degli interventi di riqualificazione.

A questo quadro si aggiunge un altro elemento significativo:
secondo i dati richiamati da ENEA, circa il 65% del
patrimonio immobiliare italiano
è stato costruito prima
dell’introduzione delle prime normative energetiche. Una quota che
aiuta a spiegare perché il tema della riqualificazione dello stock
esistente resti centrale nelle politiche di efficienza
energetica.

Impianti negli edifici: caldaie, pompe di calore e
teleriscaldamento nelle diverse zone climatiche

Lo studio mette in relazione anche l’età degli edifici con i
sistemi impiantistici maggiormente diffusi.

Negli immobili costruiti prima del 1980 resta prevalente il
ricorso alle caldaie tradizionali, mentre negli edifici più recenti
aumenta la presenza di tecnologie più efficienti.

Tra queste assumono maggiore rilievo le pompe di
calore
, soprattutto negli edifici di nuova costruzione e
nelle zone climatiche A e B, mentre il
teleriscaldamento mostra una presenza più
significativa negli edifici recenti della zona F.

I dati confermano ancora una volta come il patrimonio edilizio
nazionale non possa essere letto attraverso un unico modello:
caratteristiche costruttive, periodo di realizzazione, clima e
tecnologie impiantistiche si combinano in modo diverso e producono
fabbisogni energetici differenti.

SIAPE e prestazione energetica: il ruolo dell’APE nel profilo degli
edifici

Un passaggio centrale della metodologia riguarda il contributo
del SIAPE, Sistema Informativo sugli Attestati di
Prestazione Energetica
.

Il sistema raccoglie una grande quantità di informazioni sugli
edifici e sui relativi impianti e, nello studio ENEA, consente di
associare ai dati geometrici e costruttivi anche quelli relativi
alle prestazioni energetiche e ai servizi presenti.

L’incrocio tra queste informazioni permette così di costruire
modelli più aderenti allo stock reale e di utilizzarli per analisi
territoriali, simulazioni e scenari di intervento.

Il collegamento con la
nuova EPBD

Il lavoro ENEA si inserisce nel quadro definito dalla
Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica
nell’edilizia
, che attribuisce sempre maggiore importanza
alla disponibilità e alla qualità delle informazioni sul patrimonio
costruito.

La decarbonizzazione degli edifici richiede infatti non soltanto
obiettivi normativi e strumenti incentivanti, ma anche una
conoscenza più articolata dello stock nazionale, delle sue
prestazioni e delle differenze territoriali.

In questo contesto assume rilievo anche l’EU Building
Stock Observatory
, il sistema europeo destinato a
raccogliere e rendere confrontabili i dati sul patrimonio edilizio
dei diversi Stati membri.

La metodologia sviluppata da ENEA interviene proprio su questo
passaggio, mettendo in relazione dati che descrivono aspetti
diversi dello stesso patrimonio e trasformandoli in una base
conoscitiva utile per leggere meglio lo stock esistente e
programmare gli interventi di riqualificazione
energetica
.

Riqualificazione energetica: l’importanza di edifici differenziati
per zone climatiche

Il valore operativo degli Edifici di
Riferimento
emerge soprattutto quando si passa dalla
descrizione dello stock alla valutazione degli interventi.

Un edificio monofamiliare in zona climatica B ha caratteristiche
molto diverse da quelle di un edificio plurifamiliare in zona F,
non soltanto per il clima ma anche per geometria, involucro,
periodo di costruzione e dotazione impiantistica.

Per questo motivo, strategie di riqualificazione costruite su
modelli troppo uniformi rischiano di restituire indicazioni poco
aderenti alle condizioni reali.

La disponibilità di Reference Buildings differenziati
per caratteristiche costruttive e zona climatica
consente
invece di simulare scenari più rappresentativi e di valutare con
maggiore precisione l’efficacia degli interventi sulle diverse
categorie di edifici.

Il passaggio è rilevante anche a scala territoriale, perché
permette di trasferire l’analisi dal singolo immobile a gruppi
omogenei di edifici e di costruire valutazioni più utili alla
programmazione energetica.

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