A pagare non sarà l’amministrazione, ma i cittadini


Claudio Foti


Il consigliere comunale torna a contestare l’attendibilità dei bilanci dopo la sentenza che ha respinto l’opposizione dell’Ente a un decreto ingiuntivo da oltre 234mila euro

  02 settembre 2026 15:40

«Non è una mannaia che cade sull’amministrazione. È una mannaia che rischia di cadere sui cittadini». Il consigliere comunale Claudio Foti interviene con toni durissimi, riportando al centro del dibattito politico una questione che sostiene di sollevare da anni: l’attendibilità e la veridicità della rappresentazione dei conti del Comune dopo la chiusura del dissesto e, in particolare, il peso reale del contenzioso accumulato dall’Ente.

A riaccendere lo scontro sono gli stessi atti comunali. Banca Sistema – spiega Foti – aveva ottenuto nei confronti del Comune il decreto ingiuntivo n. 26/2023 per 234.047,99 euro, oltre interessi e spese. Il Comune aveva presentato opposizione, ma la determina comunale n. 247 del 27 agosto 2026 dà atto che il Tribunale ordinario di Catanzaro, con la sentenza n. 1485/2026, ha rigettato l’opposizione e confermato il decreto ingiuntivo.

Ed è proprio su questo punto che Foti concentra la propria critica.

«Quando per anni ho parlato della necessità di una gestione rigorosa – afferma il consigliere – dicevo esattamente questo. I contenziosi non scompaiono perché si rinviano, né diventano meno pesanti perché vengono spostati più avanti nel tempo. Prima o poi arrivano a scadenza. E quando arrivano, il problema non è di chi occupa temporaneamente una poltrona: il problema diventa dei cittadini che devono sostenere il peso delle scelte compiute».

La questione assume un rilievo ancora maggiore alla luce della ricognizione delle cause legali utilizzata in occasione della salvaguardia degli equilibri di bilancio. La controversia con Banca Sistema risultava ancora classificata con una probabilità di soccombenza del 30%, con un accantonamento di 70.214,10 euro a fronte di un valore di causa di 234.047,99 euro.

Una rappresentazione che Foti considera emblematica di un problema più ampio.

«Da tempo – sostiene – denuncio che bisogna fare finalmente chiarezza sulla massa complessiva del contenzioso e sulla sua reale incidenza sui conti. Non basta riportare numeri in un prospetto. Bisogna capire quali cause sono realmente a rischio, quali sono già compromesse, quali possono generare debiti e soprattutto quando questi elementi diventano conoscibili dall’Ente».

La stessa documentazione segnala inoltre una differenza tra il fondo rischi risultante dal rendiconto 2025, pari a 460.913 euro, e quello risultante dalla successiva ricognizione, pari a 410.542,35 euro. La nota integrativa trasmessa alla Corte dei conti pone proprio il problema della compatibilità di tale riduzione con il peggioramento di alcune posizioni giudiziarie di importo rilevante.

Per Foti è questo il nodo politico che non può più essere eluso: «Se la fotografia del contenzioso è sottodimensionata, anche la fotografia dei conti rischia di esserlo. E allora bisogna accertare fino in fondo se il rendiconto 2025 e gli atti successivi abbiano rappresentato in maniera completa, veritiera e prudente la situazione dell’Ente. Non è una disputa tra maggioranza e opposizione: qui si parla della tenuta finanziaria del Comune».

Il consigliere insiste soprattutto sulla strategia adottata negli anni nei confronti delle pretese creditorie.

«Le opposizioni ai decreti ingiuntivi sono strumenti previsti dalla legge e possono essere assolutamente necessarie quando esistono solide ragioni giuridiche. Ma – osserva Foti – quando il contenzioso diventa sistematicamente il modo per rinviare nel tempo un problema, bisogna domandarsi quale sia il risultato finale e quanto costi quella scelta alla collettività. Non si può procrastinare all’infinito ciò che, quando diventa certo, qualcuno dovrà comunque pagare».

Nel caso Banca Sistema resta peraltro centrale un interrogativo temporale: quando il Comune ha avuto effettiva conoscenza della sentenza sfavorevole? La determina di agosto liquida, infatti, il saldo al legale incaricato facendo riferimento a una fattura datata 8 giugno 2026, mentre la ricognizione del contenzioso risale al 27 luglio. La nota indirizzata alla magistratura contabile chiede proprio di verificare la data di deposito della sentenza e quella della sua effettiva conoscenza da parte degli uffici comunali.

«È questa la risposta che serve – prosegue Foti –: chi sapeva, cosa sapeva e da quando? Se al momento della ricognizione l’esito del giudizio era già noto o conoscibile, allora bisognerà spiegare perché quella causa continuasse ad essere rappresentata con un rischio del 30%. E bisognerà capire quali conseguenze tutto questo produce sugli equilibri dichiarati».

Il giudizio politico del consigliere è ancora più severo.

«Dopo il dissesto era stata tracciata una strada: prudenza, risanamento, controllo della spesa, attenzione maniacale ai conti. Qualcuno ha deciso di imboccare un altro percorso. Oggi cominciamo a vedere i risultati. Questo accade quando alla cultura del buon padre di famiglia si sostituisce la convinzione che basti andare avanti comunque, rinviando i problemi e confidando che il conto arrivi più tardi».

E conclude con un attacco diretto al modello politico-amministrativo della maggioranza: «Un’amministrazione non può essere assorbita dagli equilibri politici, dagli incarichi e dalla conservazione delle posizioni mentre sotto il profilo finanziario continuano ad accumularsi interrogativi. La poltrona dura cinque anni, i debiti molto di più. E sono i cittadini a pagarli. Gli impegni assunti con gli elettori parlavano di tutt’altro modello di amministrazione. Rigore, trasparenza e responsabilità non sono slogan da utilizzare in campagna elettorale: sono il minimo indispensabile quando si amministrano soldi che appartengono alla comunità».

 



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