Consiglio ministri Ambiente Ue 12 ottobre, le richieste di Wwf


Ai ministri dell’Ambiente Ue che si riuniscono lunedì 12 ottobre Wwf lancia un messaggio chiaro: la transizione ecologica è una leva fondamentale per la competitività europea, ma i tentativi di indebolire le politiche ambientali dell’Unione europea rischiano di compromettere gli investimenti e rallentare la decarbonizzazione. In particolare, un rallentamento del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) rischierebbe di ridurre gli incentivi a investire nelle tecnologie pulite e le risorse disponibili per la transizione industriale.

Secondo un recente sondaggio condotto da Wwf e GlobeScan su 350 alti dirigenti d’azienda, il 91% degli intervistati ritiene che la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e sostenibile dal punto di vista ambientale rafforzi la competitività a lungo termine dell’Ue, mentre il 55% afferma che i recenti sforzi di “semplificazione” dell’Unione hanno avuto un impatto negativo o misto sulla propria attività. Questi risultati dimostrano che Bruxelles dovrebbe proseguire sulla strada di un’azione decisa a favore del clima e della natura. Soprattutto, le imprese chiedono norme ambientali stabili e prevedibili che consentano investimenti, innovazione e pianificazione a lungo termine, anziché la riapertura e la revisione delle leggi.

I vantaggi del sistema Ets

L’Ets è lo strumento chiave dell’Ue per ridurre le emissioni industriali e stimolare gli investimenti nelle tecnologie pulite. Un prezzo forte e prevedibile per l’inquinamento è essenziale per rendere economicamente vantaggiosi l’acciaio pulito, i prodotti chimici verdi e la produzione industriale elettrificata, mentre i proventi dell’Ets costituiscono una fonte fondamentale di finanziamento per la transizione.

In un momento in cui l’Europa deve affrontare impatti climatici crescenti e un fabbisogno di investimenti sempre maggiore, l’attuale proposta della Commissione di indebolire l’Ets aumenterebbe le emissioni, minerebbe la certezza degli investimenti e ridurrebbe i proventi disponibili per la decarbonizzazione industriale e l’azione per il clima. Un’analisi dell’Ufficio centrale di Pianificazione olandese stima che le modifiche proposte dalla Commissione potrebbero comportare 2,9 miliardi di tonnellate di emissioni in più entro il 2050.

Oltretutto, questa scelta prolungherebbe gli effetti dannosi dei combustibili fossili sulla natura e sulla vita delle persone, anziché accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e l’elettrificazione, che andrebbe a beneficio sia del clima che della natura.

Protezione della natura e competitività

La natura è una componente fondamentale dell’infrastruttura economica europea. Gli ecosistemi sani sono alla base della disponibilità idrica, della produzione alimentare, della resilienza climatica e della stabilità delle catene di approvvigionamento. Eppure, la normativa europea in materia di natura, a partire dalle direttive Uccelli e Habitat e dalla direttiva quadro sulle acque, è oggetto di tentativi di indebolimento, basati sulla premessa fuorviante che la protezione della natura e la competitività siano in contrasto tra loro.

Questi sviluppi hanno anche implicazioni negative per la credibilità e la leadership dell’Ue nei negoziati internazionali. Poiché l’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal delle Nazioni unite è in ritardo, la Cop17 della Convenzione sulla Biodiversità (Cbd) per l’Unione europea rappresenta una occasione cruciale di dimostrare la propria leadership e promuovere azioni urgenti volte ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, attuando e finanziando al contempo le proprie leggi sulla natura a livello interno.

Richieste Wwf ai ministri dell’Ambiente Ue: il sistema Ets

Sulla revisione dell’Ets, l’associazione ambientalista chiede di mantenere il sistema in linea con l’obiettivo climatico europeo per il 2040. Il volume massimo di emissioni previsto dal sistema (tetto alle emissioni) dovrebbe continuare a diminuire a un ritmo coerente con l’obiettivo climatico per il 2040 recentemente concordato. Un’analisi dell’Öko-Institut dimostra che il mantenimento dell’attuale tasso di riduzione (fattore di riduzione lineare) è necessario per allineare l’Ets agli obiettivi climatici dell’Ue.

Pertanto, il fattore di riduzione lineare del 4,4% dovrebbe rimanere in vigore fino al 2036. Indebolire questa traiettoria consentirebbe miliardi di tonnellate di emissioni aggiuntive e sposterebbe l’onere del raggiungimento dell’obiettivo del 2040 su altri settori quali i trasporti, l’edilizia e l’agricoltura, ritardando la decarbonizzazione industriale attraverso l’indebolimento del segnale del prezzo del carbonio.

Wwf chiede poi di utilizzare i proventi dell’Ets per accelerare la decarbonizzazione industriale. Dal 2013, l’Ets ha generato oltre 270 miliardi di euro di proventi: questi fondi potrebbero essere destinati all’azione per il clima, in aggiunta alla spesa nazionale già prevista in materia. Dovrebbero essere utilizzati per finanziare tecnologie pulite e una transizione equa per i lavoratori e le comunità.

In un momento di ristrettezze nei bilanci pubblici, i proventi dell’Ets possono contribuire a colmare il divario di investimenti in Europa, apportando al contempo benefici tangibili per i cittadini e per l’azione per il clima. Il 72% degli europei ritiene infatti che i maggiori responsabili delle emissioni, o coloro che non riescono a ridurle, debbano pagare per l’inquinamento che causano.

L’Ets dovrebbe premiare le riduzioni effettive delle emissioni nell’Unione europea, non creare nuove opportunità di compensazione e ritardare gli incentivi a ridurre l’inquinamento alla fonte. Nello specifico, i crediti internazionali indebolirebbero gli incentivi a investire nella decarbonizzazione all’interno dell’Europa, dirottando i fondi all’estero.

Allo stesso modo, l’immissione sul mercato di 250 milioni di quote di inquinamento in più per l’acquisto di rimozioni permanenti di CO₂ porterà al rilascio di ulteriori emissioni nell’atmosfera, nonostante oggi non vi sia alcuna carenza di quote. Inoltre, vi è una significativa incertezza sul fatto che le rimozioni promesse si concretizzeranno, in particolare perché le attuali metodologie non garantiscono rimozioni permanenti scientificamente valide.

Richieste Wwf ai ministri dell’Ambiente Ue: Cop31 e Cop17

Wwf esorta i ministri europei dell’Ambiente a sostenere l’adozione formale alla Cop31 dell’Unfccc sul clima ad Antalya (Turchia) di un obiettivo globale di elettrificazione come percorso verso una transizione sicura ed equa dall’uso dei combustibili fossili. Avendo ripetutamente sostenuto che accelerare la transizione verso l’energia pulita è essenziale per la sicurezza energetica dell’Europa, l’Unione deve anche sostenere questa ambizione con azioni più incisive a livello interno, trasformando la retorica in risultati concreti e rafforzando la propria credibilità sulla scena internazionale.

In vista della Cop17 della Cbd sulla biodiversità a Yerevan (Armenia), Wwf chiede di utilizzare la propria influenza globale per contribuire a colmare il divario di attuazione del Global Biodiversity Framework (Gbf) di Kunming-Montreal e garantire che i propri impegni siano accompagnati da ambizioni a livello interno, anche attraverso l’attuazione e il finanziamento della legislazione esistente in materia di natura.

Ciò implica che il Gbf favorisca le condizioni necessarie per punti di svolta positivi per le persone e la natura e che la normativa europea in materia di biodiversità venga applicata, anziché indebolita. Inoltre, l’Ue dovrebbe contribuire a garantire che la Cop17 produca progressi credibili verso l’obiettivo del 2030 di arrestare e invertire la perdita di biodiversità attraverso sinergie più forti tra clima e biodiversità, l’integrazione della biodiversità nei settori chiave, percorsi credibili per raggiungere gli obiettivi di finanziamento della biodiversità e una governance basata sui diritti.

Richieste Wwf ai ministri dell’Ambiente Ue: natura e competitività

A livello interno, Wwf chiede ai leader dell’Ue di abbandonare la falsa dicotomia tra competitività e sostenibilità e cessare i tentativi di indebolire la legislazione ambientale, concentrandosi invece sulla piena attuazione, applicazione e finanziamento delle direttive Habitat e Uccelli, del regolamento sul Ripristino della Natura e della direttiva quadro sulle acque.

Le catastrofi naturali di quest’estate, che hanno spazzato via l’1% del Pil dell’Unione e causato migliaia di decessi prematuri, hanno dimostrato che la protezione e il ripristino della natura devono essere pienamente riconosciuti come un investimento nella resilienza economica dell’Europa, nella sicurezza delle risorse e nella salute e nel benessere dei suoi cittadini.


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