Difesa, l’Italia raddoppia gli investimenti: come la clausola UE “salva” i conti e spinge la crescita


Il Governo attiva la clausola di salvaguardia nazionale: 0,3% del PIL all’anno per il 2027 e il 2028, con le risorse dirottate soprattutto su investimenti. Il debito resta sopra il 138%, ma Bruxelles non potrà contestare lo sfondamento della spesa netta. Ecco tutti i numeri.

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2026 mette nero su bianco la svolta che il comparto Difesa attendeva da mesi. Per la prima volta l’Italia utilizza in modo strutturato la National Escape Clause (NEC), lo strumento previsto dall’articolo 26 del Regolamento (UE) 2024/1263 che consente di aumentare la spesa militare senza incorrere nelle penalizzazioni del nuovo Patto di stabilità. Il risultato è un sentiero di spesa che porta gli investimenti in difesa dallo 0,4% del PIL del 2026 allo 0,7% del 2028, con una spesa complessiva del comparto che sale all’1,6% del PIL già dal prossimo anno.

Cos’è la clausola NEC e quanto può valere per l’Italia

Il meccanismo europeo consente agli Stati membri di incrementare la spesa militare, classificata COFOG 02, fino a un massimo dell’1,5% del PIL annuo nel periodo 2025-2028. Gli aumenti coperti dalla clausola non pesano sul giudizio di conformità al sentiero di spesa netta concordato con il Consiglio UE.

L’Italia, però, ha scelto di non chiedere il massimo. Con la Risoluzione approvata dal Parlamento il 5 agosto 2026, il Governo è stato autorizzato a richiedere la flessibilità per un limite cumulato dello 0,9% del PIL per la difesa, a cui si aggiunge lo 0,6% per le misure di sicurezza energetica. La richiesta formale è stata trasmessa alla Commissione europea il 10 settembre 2026.

Un passaggio tecnico non secondario riguarda l’anno base: la flessibilità si calcola sugli incrementi rispetto al 2021, anno precedente l’invasione dell’Ucraina, oppure rispetto al 2024 nei casi di spesa storicamente stabile o in calo. Per l’Italia il riferimento scelto è il 2024.

C’è poi una clausola nella clausola che interessa direttamente l’industria e gli stati maggiori: per i contratti di investimento pluriennali sottoscritti tra il 2025 e il 2028, la Commissione ha chiarito che la flessibilità può estendersi anche oltre il 2028, a condizione che gli esborsi effettivi avvengano al momento della consegna dei sistemi. Un’apertura che rende compatibili con la NEC i grandi programmi di ammodernamento, i cui pagamenti si distribuiscono fisiologicamente su più esercizi.

I numeri del piano: spesa, investimenti e flessibilità anno per anno

Nel quadro programmatico il Governo intende utilizzare la flessibilità per la difesa nella misura dello 0,3% del PIL sia nel 2027 sia nel 2028. Rispetto allo scenario a legislazione vigente, la spesa aggiuntiva per la difesa è stimata in circa 0,2% del PIL nel 2027, con un ulteriore incremento nel 2028.

La traiettoria disegnata dal DPFP è la seguente:

  • Spesa totale per la difesa: 1,3% del PIL nel 2026, 1,6% nel 2027, 1,6% nel 2028
  • Investimenti in difesa: 0,4% del PIL nel 2026, 0,6% nel 2027, 0,7% nel 2028
  • Flessibilità NEC utilizzata: 0,3% del PIL nel 2027 e 0,3% nel 2028

Il dato politicamente più rilevante è la destinazione delle risorse. A partire dal 2027 le maggiori disponibilità sono indirizzate prevalentemente alla spesa in conto capitale, cioè a investimenti pubblici e non a spesa corrente. Una scelta che risponde sia alle indicazioni europee sia alla necessità di colmare il gap capacitivo delle Forze Armate.

Deficit al 3,4% e debito al 138,5%: l’effetto sui conti pubblici

L’operazione non è a costo zero per i saldi. L’indebitamento netto programmatico sale al 3,4% del PIL nel 2027 e nel 2028, contro il 2,9% e il 2,7% dello scenario tendenziale, per poi rientrare al 2,3% nel 2029. Il rapporto debito/PIL si attesta al 138,5% nel 2027 e al 137,9% nel 2028, riprendendo la discesa nel 2029 al 136,6%.

Sull’indicatore che conta davvero per Bruxelles, la spesa netta, l’impatto è vistoso: la crescita programmata arriva al 3,3% nel 2027, ben oltre l’1,9% raccomandato dal Consiglio UE. Ma proprio qui interviene la clausola. Scorporando gli incrementi coperti dalla NEC per difesa ed energia, il tasso di crescita della spesa netta corretta si colloca all’1,9% nel 2027, all’1,7% nel 2028 e all’1,5% nel 2029: perfettamente in linea con i valori raccomandati.

Per rendere tracciabile questa distinzione, la Commissione affiancherà al conto di controllo ordinario un control account augmented, un registro separato in cui confluiranno gli scostamenti attribuibili alla flessibilità. Nel 2027 lo scomputo per la difesa sarà esattamente pari allo 0,3% del PIL.

Il documento sottolinea anche che, una volta corretto l’indicatore, non emerge la necessità di correzioni aggiuntive per il 2027 e si liberano spazi per interventi moderatamente espansivi nel 2028 e nel 2029.

L’Italia in procedura per deficit eccessivo: come cambia la valutazione

Un nodo riguardava il trattamento dei Paesi in Procedura per Disavanzi Eccessivi, come l’Italia. Il DPFP chiarisce che la Commissione valuterà ex-ante il rispetto delle regole fiscali al netto degli spazi di flessibilità utilizzati, evitando che gli Stati nel braccio correttivo siano penalizzati rispetto a quelli nel braccio preventivo.

L’iter ora prevede che la Commissione effettui una Debt Sustainability Analysis e verifichi la sussistenza delle circostanze eccezionali. Completata la valutazione, formulerà una proposta di Raccomandazione che dovrà essere discussa e approvata dal Consiglio ECOFIN.

L’Italia si aggiunge così ai 18 Paesi membri che hanno già richiesto e ottenuto la clausola, tra cui Germania, Spagna, Polonia, Grecia e Belgio.

L’impatto sulla crescita: +0,2 punti di PIL nel 2027

Il Governo attribuisce alla maggiore spesa in difesa ed energia un effetto espansivo misurabile. La crescita del PIL reale sale allo 0,8% nel 2027, +0,2 punti rispetto allo 0,6% tendenziale, e allo 0,9% nel 2028, +0,1 punti rispetto allo 0,8% tendenziale.

La logica è quella del volano: essendo le risorse concentrate su spesa in conto capitale, il documento prevede che attivino investimenti privati e nuova occupazione, sostenendo reddito disponibile e consumi. Il DPFP segnala inoltre potenziali benefici strutturali sulla crescita potenziale e sulla capacità produttiva derivanti dalla riduzione delle vulnerabilità strategiche nazionali, effetti che prudenzialmente non sono stati incorporati nelle stime di breve periodo.

Alloggi, caserme e acquisti centralizzati: le misure operative

Accanto ai grandi aggregati, il documento elenca alcuni interventi concreti sul comparto:

  • Piano Casa e alloggi di servizio: a integrazione delle risorse della legge di bilancio 2026, è stato disposto uno stanziamento di 15 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028 per il rafforzamento del patrimonio immobiliare e degli alloggi di servizio della Difesa.
  • Efficientamento energetico: il Ministero della Difesa sta intervenendo su caserme, basi, alloggi e strutture logistiche con l’integrazione delle banche dati in un sistema centralizzato e l’installazione di sistemi di monitoraggio dei consumi in tempo reale.
  • Centralizzazione degli acquisti: nell’ambito dei Piani di analisi e valutazione della spesa (PAVS 2026), l’accentramento degli acquisti di beni e servizi presso il Dicastero ha mostrato un miglioramento dell’efficienza nei processi organizzativi.

Un dettaglio che tutela il comparto dai tagli lineari: nella metodologia dei PAVS dei Ministeri centrali, le spese militari connesse al raggiungimento degli obiettivi NATO sono esplicitamente escluse dagli aggregati soggetti a razionalizzazione.

Fondi di coesione e piattaforma STEP: oltre 7 miliardi riallocati

Il rafforzamento della difesa passa anche dai fondi europei. Nel riesame intermedio della politica di coesione 2021-2027, l’Italia ha riallocato oltre 7 miliardi di euro verso nuove priorità strategiche, destinando risorse specifiche a difesa, preparazione civile e tecnologie strategiche della Piattaforma STEP.

Cosa chiede Bruxelles: la Raccomandazione specifica per l’Italia

Il piano si inserisce nel solco delle Raccomandazioni Specifiche per Paese 2026. La CSR 1 indirizzata all’Italia dal Consiglio dell’Unione Europea chiede testualmente di “rafforzare la spesa e la prontezza complessive in materia di difesa e sicurezza assicurando nel contempo la sostenibilità del debito e l’efficienza della spesa e adeguando gradualmente allo stesso tempo il bilancio affinché possa sostenere una spesa strutturalmente più elevata in quest’ambito”.

Un indirizzo che va oltre l’emergenza: Bruxelles non chiede uno sforzo una tantum, ma una ristrutturazione progressiva del bilancio statale capace di reggere nel medio termine un livello di spesa militare strutturalmente più alto. La partita per l’Italia, con un debito ancora sopra il 136% nel 2029, si giocherà proprio sulla capacità di tenere insieme queste due esigenze.

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