Rixi annuncia correttivi alla riforma portuale e spiega lo squilibrio contabile delle Adsp italiane


Genova – La riforma portuale in gestazione avrà alcune sostanziali modifiche rispetto alla versione originaria scritta nella prima bozza sottoposta nei mesi scorsi alle associazioni di categoria e agli stakeholder e inserita nel disegno di legge che ha avviato il suo iter parlamentare. A spiegare cosa e quanto potrà cambiare è stato il suo ‘autore’, ovvero il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi a margine del convengo intitolato “La riforma portuale: strumento per la competitività del Mediterraneo da Oriente a Occidente” organizzato dall’Adsp del Mar Ligure occidentale.

Rixi ha paragonato la nuova Porti d’Italia Spa a “una società che faccia quello che ha fatto Eni sul petrolio. Fidelizzare i mercati, avere un’influenza economica e sociale per consolidare i rapporti fra le nazioni”. Sottolineando che “la centralità geografica dell’Italia non può essere solo nel Mediterraneo”, ha poi aggiunto che “la nostra grande scommessa è essere pescatori non con la canna da pesca ma con le reti. Se oggi il mondo ha cambiato le dinamiche portuali, il modello portuale italiano deve diventare un punto di riferimento”.

Nel merito di quello che potrà cambiare nella nuova stesura del testo di riforma dopo l’esame delle competenti commissioni di Camera e Senato (con relativa pioggia di emendamenti), Rixi ha premesso che “la riforma portuale nasce non per togliere potere alle Adsp ma perché la squadra è più forte di un singolo campione. Servono partecipazioni all’estero, nei paesi di approvvigionamento delle merci. Servono sinergie fra pubblico e privato” altrimenti “rischiano le opere anche già in essere” ha avvertito. “Pensiamo agli extra-costi, abbiamo visto un 45% di aumento solo delle materie prime negli ultimi anni. Stiamo infrastrutturando il Paese ai costi più cari degli ultimi 30 anni ma se non lo facciamo non diamo risposte al mercato”. La riforma serve dunque, secondo il suo promotore. anche e soprattutto a garantire una riforma del sistema per garantire l’avvio e il completamento dei cantieri nei porti.

I lavori della Commissione Trasporti alla Camera sta portando avanti il lavoro, da 622 emendamenti ne sono rimasti poco più di 350: “Una parte di questi emendamenti sono stati accantonati per essere riformulati, un’altra parte è stata bocciata, anche perché ovviamente c’erano molti emendamenti, soprattutto da parte dell’opposizione, che erano sostanzialmente pretestuosi”. Il viceministro, a proposito delle tempistiche, ha ricordato che “il Governo si è posto come obiettivo quello di approvarla alla Camera entro dicembre, per poi andare all’approvazione del Senato nei primi mesi dell’anno prossimo. Il timing al momento è completamente mantenuto, ovviamente vedremo nelle prossime settimane l’evoluzione, ma noi crediamo che nelle prossime due o tre settimane finirà l’esame in commissione, quindi si potrà votare a novembre. L’obiettivo è di chiuderla sostanzialmente prima della pausa natalizia”.

Cosa cambierà rispetto alla versione originale prima degli emendamenti? “Il piano nazionale della logistica e, di fatto, dei porti viene fatto e passa in Conferenza unificata” sono state le parole di Rixi. “Le Adsp faranno delle proposte che poi a livello nazionale porteranno a un accordo di programma tra il Mit e la Spa per avere le risorse per realizzare infrastrutture che poi verranno ridate ai territori. Questo per efficientare il sistema della spesa e anche del controllo pubblico sull’indebitamento, cosa che oggi invece è difficile fare sulle Autorità di sistema portuale creando anche grossi scompensi nell’attuale situazione tra un’Adsp e un’altra”.

Altra novità inserita tramite gli emendamenti presentati è “il tema della carta di servizi, cioè tendere ad avere servizi omogeni sul territorio nazionale garantendo un valore aggiunto a chi ha un percorso virtuoso nell’andare a condividere dei processi che possono essere processi virtuosi. Oggi le singole Autorità portuali tendono a non condividere le best practices, cioè li vedono come un vantaggio competitivo del proprio scalo rispetto allo scalo vicino. Noi crediamo che debbano invece accrescere tutto il sistema Paese”.

Altro work in progress è il tema delle manutenzioni straordinarie nei porti. “Noi credevamo di fare un piacere alle Autorità portuali togliendogliele perché hanno anche aspetti di carattere giudiziario ma le Adsp preferiscono mantenerle a livello territoriale. Era inteso più in funzione di supporto, di programmazione, di realizzazione di grandi opere, soprattutto per evitare i commissariamenti, cosa che succede in tutte le opere più importanti del Paese perché le autorità portuali come stazioni appaltanti non sono in grado di gestire opere sopra una certa cifra. Quello che noi ci aspettiamo nei prossimi anni – ha proseguito – è che invece, crescendo gli investimenti sui porti, sia per il tema del cambiamento del traffico a livello mondiale ma anche per il cambiamento di carattere climatico, vedremo sempre più la necessità di sistemare, di rimettere a posto le dighe foranee piuttosto che le opere fredde. Abbiamo bisogno di una capacità importante a livello nazionale che poi può essere anche ribaltata all’estero per realizzare porti fuori dai confini nazionali”.

Nessun rischio secondo il viceministro di esautorare presidenti o Adsp. “La scommessa è di fare una riforma che non vada a bloccare l’esistente ma che crei nuovi strumenti per il futuro; motivo per cui si è deciso non di accorpare le Autorità portuali come proponeva qualcuno soprattutto a sinistra ma di fare una società che diventi uno strumento per realizzare cose che la singola Autorità portuale non è in grado di fare. Una società che cerca in qualche modo di avere una posizione super partes rispetto alle Adsp per fare in modo che i processi virtuosi contaminino tutto il sistema portuale nazionale”.

A proposito infine del ridimensionamento della capacità finanziaria o comunque del trasferimento di risorse dalle port authority alla Porti d’Italia Spa, l’esponente di Governo ha espresso una posizione più conciliante. “Quello che volevamo fare era cercare di rinnovare in parte l’organico delle Autorità portuali, creando la possibilità anche per i dipendenti che volessero andare nella Porti d’Italia Spa di poter fare questo passaggio. Lì subito c’è stata una forte resistenza, infatti credo che toglieremo il trasferimento in questo momento, anche se, adesso che lo stiamo togliendo, tutti ci chiedono di fare marcia indietro perché si accorgono che forse potrebbe essere un’opportunità sia per i lavoratori sia per le Adsp con età media particolarmente elevata del personale”.

Anche l’annunciato trasferimento di fondi dalle Adsp alla Porti d’Italia “sarà diverso per ogni Autorità portuale in funzione della capacità di contribuzione. Il problema che abbiamo è che se leggiamo i bilanci delle Autorità portuali come enti pubblici abbiamo che le partite correnti, gli incassi correnti derivati da tasse e altre cose destinate alle spese correnti dovrebbero avere un avanzo positivo enorme, che invece oggi non c’è perché parte di quelle entrate sono finite nell’indebitamento. Bisogna trovare il giusto equilibrio, non togliere troppe risorse alle Autorità di sistema portuali, in modo che possano continuare ad avere la loro giusta autonomia e dare alla Porti d’Italia spa la forza per poter avviare il cammino”.

A questo proposito Rixi si è poi dilungato a spiegare nei termini seguenti lo ‘squilibrio’ contabile di molte Adsp italiane. “Noi abbiamo messo nella legge che le Autorità portuali dovranno avere, come tutte le altre organizzazioni dello Stato, un bilancio che sia intellegibile e che sia diviso tra conto patrimoniale e conto economico. E’ evidente che oggi invece i bilanci delle autorità portuali non sono intelligibili fra loro e le partite di carattere corrente spesso si confondono con le partite di conto capitale, creando un problema finanziario all’Autorità portuale nel periodo e complessivamente al sistema a livello finanziario. Anche lo stesso Ministro delle Finanze è portato a investire poco sul sistema portuale perché non ne riesce a controllare il livello di indebitamento; perciò chiediamo maggiore trasparenza e linearità, al fine di aiutare le Autorità portuali maggiormente indebitate a uscire dalle spirali del debito che si sono innestate con opere particolarmente importanti che gravitano su bilanci non così capienti”. Quindi gli obiettivi della riforma sono “non di andare a togliere i soldi a qualcuno ma di risolvere i problemi a qualcuno. Nasce dall’esigenza che hanno dimostrato in questi anni le Autorità portuali e dell’incapacità – ha concluso – di realizzare tutti i progetti per mancanza di finanziamenti e per l’aumento dell’indebitamento delle Autorità portuali che nel tempo hanno supplito la mancanza di finanziamenti utilizzando le partite correnti per accendersi dai mutui. Questa è una spirale che oggi rischia di bloccare in prospettiva qualsiasi investimento a livello portuale e quindi dobbiamo darci degli strumenti diversi”.


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