L’acqua che verrà: neve dimezzata entro il 2070


Roma, 30 settembre 2026. Da qui al 2070 la risorsa idrica legata alla neve potrebbe ridursi in tutto il territorio nazionale, con diminuzioni che potrebbero raggiungere e superare il 50% alle quote inferiori ai 2000 metri. Una contrazione particolarmente significativa, perché proprio tra i 1500 e i 2000 metri si concentra gran parte dell’acqua proveniente dalla fusione della neve durante la primavera, nel periodo in cui prende avvio la stagione irrigua. Le riduzioni più consistenti sono attese nelle aree appenniniche, più vulnerabili per le quote mediamente inferiori rispetto alle Alpi.

Sono alcuni dei primi risultati, presentati in anteprima nazionale al Festival dell’Acqua di Utilitalia, di IT-WATER – Calcolo ad alte prestazioni degli scenari futuri di siccità e risorse idriche in Italia. Il progetto è coordinato da Fondazione CIMA con Agenzia ItaliaMeteo e Fadeout Software ed è finanziato nell’ambito del PNRR, all’interno dello Spoke 4 del National Centre for HPC, Big Data and Quantum Computing.

Anche sul fronte dei ghiacciai il quadro che emerge è quello di una netta riduzione, in entrambi gli scenari climatici analizzati. In Valle d’Aosta, per esempio, le proiezioni al 2070 indicano un dimezzamento della risorsa idrica glaciale anche nello scenario compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Risultati analoghi, e in alcuni casi ancora più marcati, riguardano le altre regioni glacializzate del Nord Italia. Dati che possono contribuire a orientare le strategie di mitigazione e adattamento, soprattutto alla luce di quanto osservato nelle estati più recenti, come quelle del 2022 e del 2026, quando la fusione dei ghiacciai ha raggiunto valori anche tre o quattro volte superiori a quelli di un anno medio.

Le condizioni di scarsità idrica registrate soprattutto nel Nord Italia nel 2022, nel 2023 e nel 2026, con conseguenze come la risalita del cuneo salino, la riduzione dell’acqua disponibile per l’irrigazione, le ordinanze per limitare i consumi e le crescenti tensioni sulla distribuzione della risorsa tra usi ecosistemici, civili, agricoli e industriali, potrebbero diventare più frequenti e intense. A incidere sarà anche la progressiva riduzione delle riserve nivali e glaciali, una componente fondamentale e non rinnovabile del patrimonio idrico disponibile.

Il principale elemento di innovazione di IT-WATER è la capacità di mettere insieme scenari climatici ad alta risoluzione, modelli fisici del ciclo dell’acqua e sistemi di calcolo ad alte prestazioni. L’obiettivo è costruire una rappresentazione coerente di come potrebbero evolvere le risorse idriche sull’intero territorio italiano.

Attraverso i modelli di Fondazione CIMA S3M, dedicato alla neve e ai ghiacciai, e Continuum, dedicato alle diverse componenti idrologiche, gli scenari climatici vengono trasformati in informazioni concrete su ciò che accade all’acqua una volta che raggiunge il territorio.

Non si tratta quindi soltanto di capire come cambieranno temperature e precipitazioni, ma di quantificare quanta acqua verrà accumulata sotto forma di neve, come cambierà la sua fusione, quale sarà l’evoluzione dei ghiacciai, come varieranno l’evapotraspirazione e l’umidità dei suoli e quanta acqua potrà essere disponibile nei principali corsi d’acqua italiani.

Le informazioni potranno essere analizzate a diverse scale, fino a quella regionale e dei principali bacini idrografici. Questo permetterà di affrontare domande molto concrete sul futuro della disponibilità idrica e sulla quantità d’acqua effettivamente utilizzabile nei diversi territori.

IT-WATER produrrà inoltre mappe dell’evapotraspirazione, cioè della quantità d’acqua che torna in atmosfera attraverso l’evaporazione e l’attività della vegetazione, dell’umidità dei suoli e delle portate alle principali sezioni di chiusura dei fiumi italiani. Nel complesso, il progetto punta quindi a restituire una fotografia completa del ciclo dell’acqua sull’intero territorio nazionale, con una risoluzione compresa tra 200 e 500 metri.

È proprio su questo terreno che IT-WATER incontra le esigenze di chi ogni giorno deve gestire la risorsa idrica. Gli indicatori utilizzati non sono stati individuati esclusivamente dalla comunità scientifica: durante il progetto sono stati coinvolti oltre trenta rappresentanti di istituzioni, enti di ricerca, gestori e operatori pubblici e privati. Dal confronto sono emerse tre esigenze principali: disporre di dati e sistemi di monitoraggio più solidi, avere strumenti efficaci per supportare le decisioni e adottare un approccio sempre più integrato alla gestione dell’acqua.

“La sfida non è soltanto sapere come cambierà il clima, ma capire che cosa quel cambiamento significherà per l’acqua che avremo realmente a disposizione”, sottolinea Luca Ferraris, Presidente di Fondazione CIMA. “Con IT-WATER portiamo gli scenari climatici futuri dentro il ciclo dell’acqua, provando ad unire i puntini e permettere a chi la gestisce di pianificare, adattarsi e prendere decisioni”.

Per arrivare a questi risultati è stata necessaria anche una notevole capacità di calcolo. Le simulazioni dei modelli nivologici e idrologici sono state trasferite su infrastrutture HPC, High Performance Computing, permettendo di ricostruire in modo continuo e coerente le diverse componenti del ciclo idrologico italiano e di studiarne l’evoluzione nel tempo.

Tra i risultati attesi dal progetto c’è anche la pubblicazione di un dataset sulle risorse idriche italiane relativo al periodo 1980-2070, accompagnato da un portfolio di indicatori di impatto elaborato insieme agli stakeholder. La pubblicazione del dataset è prevista per l’inizio del 2027.

“Per chi gestisce l’acqua”, spiega Francesco Avanzi, project manager IT-WATER, “occorre sapere dove e quando avvengono i cambiamenti, e che cosa succede contemporaneamente alle diverse componenti del ciclo idrologico. Il valore di IT-WATER sta proprio nel costruire un quadro coerente che possa essere interrogato alla scala alla quale si prendono le decisioni”.

“In un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici impattano in maniera sempre più importante sulla disponibilità della risorsa – spiega il direttore generale di Utilitalia, Annamaria Barrile – per i gestori del servizio idrico è fondamentale poter contare su una base di dati ampia, approfondita e affidabile. In quest’ottica, le previsioni a lungo termine costituiscono un elemento centrale per la pianificazione degli interventi e quindi per gli investimenti”.

 

FONDAZIONE CIMA – Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale è un ente di ricerca che si occupa dello studio, la previsione e la prevenzione dei rischi legati ai cambiamenti climatici come alluvioni, incendi boschivi, siccità, perdita di biodiversità terrestre e marina www.cimafoundation.org 

UTILITALIA -Utilitalia è la Federazione che riunisce le imprese dei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas in Italia, rappresentandole presso le Istituzioni nazionali ed europee. Mette il suo patrimonio di competenze a disposizione delle associate, delle amministrazioni e dello sviluppo del Paese con l’obiettivo di promuovere le migliori pratiche, gli  investimenti, la formazione e l’innovazione nelle imprese dei servizi pubblici. Le circa 400 imprese associate a Utilitalia forniscono oggi servizi idrici all’86% della popolazione, servizi ambientali al 54%, di distribuzione gas al 35% e i servizi di energia elettrica al 17%, con un valore della  produzione pari a 68 miliardi di euro e oltre 100.000 occupati.

(Foto di Torsten Dederichs su Unsplash)




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