29/09/2026 – Una nuova metodologia sviluppata da ENEA integra banche dati non interoperabili per individuare le caratteristiche più rappresentative del patrimonio edilizio italiano nelle sei zone climatiche nazionali e definire i cosiddetti “Edifici di Riferimento” (Reference Buildings).
Questi modelli possono essere utilizzati per diverse tipologie di analisi, comprese le simulazioni energetiche a varie scale territoriali e quelle basate sulla variazione dei principali parametri caratteristici degli edifici.
La metodologia è illustrata in uno studio pubblicato sulla rivista Energy and Buildings, realizzato dai ricercatori Domenico Palladino e Francesca Pagliaro del Dipartimento ENEA di Efficienza energetica. Lo studio ha analizzato circa 12 milioni di edifici residenziali, pari all’85% del totale nazionale, e oltre 31 milioni di unità abitative.
Edifici di riferimento, le tipologie più diffuse nelle zone climatiche
L’integrazione dei dataset, spiega ENEA, ha permesso di ricostruire le configurazioni edilizie più ricorrenti del patrimonio edilizio italiano. Tra queste, gli edifici a due piani con un’unica unità immobiliare risultano la tipologia più diffusa in tutte le zone climatiche.
Emergono tuttavia differenze territoriali significative. Nelle zone più calde, dalla A alla C, gli edifici a un piano con una sola unità abitativa risultano la seconda configurazione più comune. Nelle zone più fredde, dalla D alla F, sono invece più frequenti gli edifici su più livelli e con più unità abitative, probabilmente a causa della maggiore densità abitativa.
Efficienza energetica, servono strategie differenziate per territorio
Il ricercatore ENEA e coautore dello studio Domenico Palladino spiega:
“Queste differenze rendono difficile definire una strategia energetica nazionale unica, evidenziando la necessità di interventi mirati per ciascuna area, soprattutto in un contesto come quello degli edifici italiani dove circa il 65% degli immobili è antecedente all’introduzione delle prime normative energetiche ed è caratterizzato da consumi elevati”.
Pompe di calore e teleriscaldamento negli edifici più recenti
L’analisi ha inoltre evidenziato la transizione in corso dai sistemi di riscaldamento tradizionali, come le caldaie standard e a condensazione, verso soluzioni più moderne ed efficienti, come le pompe di calore.
Gli edifici costruiti prima del 1980, spiega ENEA, dipendono prevalentemente dalle caldaie tradizionali. Nelle costruzioni più recenti, soprattutto in quelle realizzate dopo il 2005, si osserva invece un chiaro passaggio verso tecnologie più efficienti.
Le pompe di calore stanno diventando sempre più diffuse nelle zone climatiche più calde, A e B, a conferma di una tendenza più ampia verso la sostenibilità nel settore residenziale. Anche l’adozione dei sistemi di teleriscaldamento cresce negli edifici più recenti, soprattutto nella zona climatica F.
La ricercatrice ENEA e coautrice dello studio Francesca Pagliaro evidenzia:
“Questa differenziazione è fondamentale per calibrare in modo mirato gli interventi di efficienza energetica, perché la configurazione edilizia e le dotazioni impiantistiche incidono direttamente sulla domanda di energia per riscaldamento e raffrescamento. L’integrazione con i dati del SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, potrebbe inoltre consentire di collegare le caratteristiche tipologiche degli edifici alle informazioni sulle prestazioni energetiche, offrendo un quadro informativo ancora più completo e utile per orientare le strategie di riqualificazione”.
Come ENEA ha integrato le banche dati sul patrimonio edilizio
Domenico Palladino sottolinea:
“Il valore aggiunto dello studio non risiede nella disponibilità delle singole informazioni, già presenti nei diversi archivi nazionali, ma nella loro correlazione strutturata che consente di definire in modo coerente le caratteristiche più rappresentative dello stock edilizio residenziale italiano”.
L’analisi si basa in larga parte sui dati del Censimento della popolazione e delle abitazioni dell’ISTAT, rielaborati dai due ricercatori per ottenere una descrizione geometrica esaustiva dello stock residenziale.
A queste informazioni lo studio affianca i dati del Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE)¹, che comprende oltre 5 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024. I dati sono stati utilizzati per caratterizzare i sistemi impiantistici ed energetici prevalenti.
Lo studio ha completato il profilo del patrimonio edilizio con indicazioni sulla qualità termica dei fabbricati, rappresentata, ad esempio, dalla trasmittanza termica dell’involucro. Per questo ulteriore passaggio è stato utilizzato un report nazionale ENEA, sviluppato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico (RdS), insieme a riferimenti tecnici e normativi (Figura 1).
Figura 1 – Processo metodologico per la definizione degli Edifici di Riferimento (B = edificio, BUs = unità abitativa, CP = periodo di costruzione, CZ = zona climatica, EnS = impianto di climatizzazione, EnU = servizio energetico, NFA = superficie utile, St = piano/livello, TPE = caratteristiche termiche dell’involucro edilizio)
Edifici di riferimento e Direttiva Case Green
Il lavoro, sottolinea ENEA, si inserisce nel quadro delle nuove politiche europee su energia e clima, che richiedono basi informative sempre più solide sul patrimonio edilizio. Il settore civile è infatti responsabile del 36% della domanda energetica globale e del 37% delle emissioni di CO₂ legate all’energia².
La nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD, Direttiva UE 2024/1275), nota anche come Direttiva Case Green, rafforza il ruolo delle banche dati nazionali e del monitoraggio delle caratteristiche e delle prestazioni energetiche degli edifici attraverso l’Osservatorio europeo sul patrimonio edilizio (EU Building Stock Observatory – EU BSO).
Strumenti come l’EU BSO sono fondamentali per mettere a disposizione dati comparabili, ma la loro efficacia dipende dalla disponibilità, dalla qualità e dall’omogeneità delle informazioni trasmesse dai singoli Stati membri. Questi dati derivano spesso da fonti nazionali frammentate e non pienamente allineate.
Il problema è particolarmente evidente in Italia, dove il quadro informativo sul patrimonio edilizio è ampio ma frammentato tra numerose fonti, come censimenti, archivi amministrativi, registri energetici, studi tecnici e progetti, nati con obiettivi diversi e caratterizzati da livelli di dettaglio territoriale e criteri non sempre omogenei.
In questo contesto, gli “Edifici di Riferimento” definiti attraverso l’approccio proposto da ENEA possono rappresentare un valido supporto. L’integrazione di banche dati nazionali eterogenee consente infatti di ottenere informazioni coerenti e rappresentative dello stock edilizio e di orientare in modo più mirato le strategie di riqualificazione energetica.
Note
¹ Il SIAPE è stato istituito con il Decreto Ministeriale 26 giugno 2015, implementato nel 2016 ed è gestito da ENEA. Fornisce informazioni disaggregate e aggiornate sui consumi energetici e sugli impianti di riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione meccanica, illuminazione artificiale e trasporto, permettendo una caratterizzazione più precisa delle unità immobiliari.
² United Nations Environment Programme, 2021 Global Status Report for Buildings and Construction: Towards a Zero-emission, Efficient and Resilient Buildings and Construction Sector.
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