Il presidente Luis inàcio Da Silva Lula lo aveva promesso e lo ha fatto: dal 6 ottobre, due giorni dopo le elezioni presidenziali, le scommesse sportive e il gioco d’azzardo online saranno illegali in Brasile, Saranno anche vietate le sponsorizzazioni. il ministro delle Finanze, Dario Durigan ha spiegato che «il governo intensificherà la rimozione dei siti web e le indagini sulle transazioni finanziarie. Verrà istituita una task force composta da rappresentanti di diverse agenzie governative e verranno rafforzate le strutture del ministero della Giustizia. Per intensificare la supervisione, saranno vietati i bonifici bancari per il gioco d’azzardo, si procederà all’identificazione e alla rimozione dei siti web, al blocco dei conti bancari utilizzati per il gioco d’azzardo e all’assegnazione di risorse alla pubblica sicurezza».
Lula: “Il Brasile sarà libero”
Da diversi giorni in Brasile teneva banco la volontà di Lula. Il suo obiettivo è salvaguardare i ceti più deboli dai rischi economici e sociali rappresentati dalle app delle “bet”, soprattutto sui cellulari, e combattere la piaga del gioco d’azzardo e la ludopatia. «Il gioco online – ha motivato Lula, presentando il decreto – non sta solo impoverendo ampie fasce di popolazione, ma ha danneggiato la salute mentale di milioni di brasiliani. È una cosa giusta da fare e abbiamo fatto bene a farla». Si tratta di un settore in fortissima espansione e indicato da più parti come uno dei fattori che contribuiscono di più all’impoverimento delle famiglie, soprattutto quelle più fragili. «Abbiamo detto la parola fine alle scommesse online in Brasile – ha affondato –. Le scommesse online stanno distruggendo i redditi delle famiglie, danneggiando la salute mentale e portando sofferenza nelle case delle persone. Per questo abbiamo preso la ferma decisione di fare ciò che è necessario: porre fine alle scommesse online». Ora la misura passa al parlamento che ha 120 giorni per approvarlo e convertirlo in legge. Intanto 6 ottobre i siti e le app di giochi saranno bloccati. «E per chi è finito indebitato, metteremo lo Stato al servizio delle famiglie – ha aggiunto Lula –. Il nuovo programma governativo che ristrutturerà i debiti e garantirà un nuovo inizio. Il Brasile sarà un Paese libero dalle scommesse online, con maggiore tutela, redditi più alti e maggiori opportunità per il popolo brasiliano».
Calcio in rivolta
Contro quella che fino a ieri era solo un’ipotesi, è esplosa la protesta di tutti i settori del calcio brasiliano, in un Paese in cui da anni campionati, società, telecronisti sportivi e persino giornalisti specializzati sono finanziati dal denaro apparentemente infinito dei bookmaker. In prima linea nella rivolta i club: le migliori squadre del Paese hanno diffuso una dichiarazione congiunta di fuoco in cui, in sintesi, sostengono che questa misura sarebbe la morte del “futebol”. «Rendere l’attuale modello irrealizzabile» aprirebbe la strada a «piattaforme clandestine, che non pagano le tasse né rispettano i limiti». Darebbe un «colpo fatale al calcio brasiliano» e porterebbe «molti club all’insolvenza». «I tifosi – sostengono le società – non possono pagare questo conto». Se il mercato regolamentato «finisce, non finiscono le scommesse, quello che finisce è il calcio»: così si concludeva la nota, firmata da società come Corinthians. di cui Lula è un grande tifoso – Palmeiras, São Paulo, Santos, Flamengo, Fluminense, Botafogo, Vasco e Cruzeiro.
Secondo il mondo del calcio, Lula colpisce con il suo divieto la sostenibilità finanziaria della più grande passione dei brasiliani in un Paese dove il mercato delle scommesse muove oltre 30 miliardi di reais al mese, circa 5 miliardi di euro, secondo i dati ufficiali della Confederazione Nazionale del Commercio di Beni, Servizi e Turismo. Un settore in enorme crescita, più 500% rispetto a gennaio 2023, con un numero di scommettitori in perenne ascesa. Sono stati circa 9,25 milioni di brasiliani gli scommettitori al mese per tutto il 2025, con picchi di oltre 10,8 milioni nei periodi di maggiore intensità calcistica, come ottobre.
Consenso e rischi
Un sondaggio condotto di recente da AtlasIntel ha però mostrato che Lula potrebbe avere molto da guadagnare da questa offensiva contro i bookmaker online: l’86,7% dei brasiliani considera le scommesse dannose e il 63,2% sottolinea che portano solo perdite. Anche sui social non manca un vasto consenso. Lula non si è fatto impietosire dai club: «Il San Paolo è stato campione del mondo tre volte senza scommesse. Il Santos due. Anche Gremio, Flamengo e Internacional. E il mio Corinthians due volte – è stata la sua risposta durante un comizio elettorale –. Anche la nostra nazionale ha vinto 5 titoli mondiali quando non esistevano queste piattaforme: la storia secondo cui eliminare le scommesse sportive cancellerà il calcio brasiliano è una sciocchezza».
Secondo Cnn Brasile, il divieto delle scommesse sportive e dei casinò online potrebbe comportare la perdita di circa 15.500 posti di lavoro, con un impatto concentrato soprattutto nel settore IT. Le aziende del settore hanno già fatto sapere l’intenzione di ricorrere alla Corte Suprema Federale contro il divieto. Oltre alla questione del mercato del lavoro, desta preoccupazione anche l’impatto sulle finanze pubbliche. Da gennaio a luglio 2026, il fatturato del settore ha raggiunto 8,75 miliardi di R$, oltre un miliardo di euro. E alcuni analisti sottolineano come queste mancate entrate potrebbero avere conseguenze nella spesa sociale federale.
Va detto che anche Flávio Bolsonaro, lo sfidante di Lula al voto del 4 ottobre, si è mostrato prudente sul “ban” presidenziale, rimanendo in silenzio, forse sperando di evitare errori in un momento decisivo per la sua campagna. Da settimane il figlio dell’ex presidente, tuttora in galera, è riuscito infatti a risalire la china nei sondaggi raggiungendo un pareggio tecnico con Lula, verso una elezione il cui risultato appare assolutamente incerto.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

