A Shanghai è operativa la prima fase del Lingang Undersea Data Center, progetto che integra capacità di calcolo, eolico offshore e infrastrutture subacquee.
Una convergenza tra digitale, energia e ingegneria marina che apre un nuovo terreno industriale per l’Underwater Economy.
I data center sottomarini stanno aprendo un nuovo fronte nella corsa mondiale alla capacità di calcolo. La Cina sta investendo su questa prospettiva con un modello che porta l’infrastruttura digitale nell’ambiente marino e la mette in relazione diretta con la produzione energetica offshore.
Il caso più recente è quello di Lingang, a Shanghai. Il Governo municipale di Shanghai scrive che il progetto è entrato in funzione nel maggio 2026, entratando in funzione la fase dimostrativa dello Shanghai Lingang Undersea Data Center, nelle acque al largo della costa orientale della metropoli, a circa dieci chilometri dalla costa. La prima fase ha una capacità di 2,3 MW, mentre il progetto prevede uno sviluppo complessivo fino a 24 MW, con un investimento annunciato di 1,6 miliardi di yuan. Le fonti ufficiali cinesi descrivono l’impianto come il primo underwater data center direttamente alimentato da eolico offshore.
La distinzione tra la capacità della prima fase e quella prevista a regime è essenziale: i 24 MW indicano la dimensione complessiva programmata del progetto, non la potenza della sola fase dimostrativa.
La novità industriale, del resto, non consiste semplicemente nel trasferire dei server dalla terraferma al fondale. Il punto è l’integrazione tra infrastruttura digitale, produzione energetica offshore e tecnologie necessarie per installare e gestire sistemi complessi nell’ambiente marino.
Il progetto è stato concepito per utilizzare oltre il 95% di elettricità da fonti verdi, mentre l’eolico offshore viene collegato direttamente all’infrastruttura attraverso cavi sottomarini. Il mare svolge contemporaneamente una seconda funzione: l’acqua marina viene utilizzata come sorgente naturale per il raffreddamento, uno degli aspetti più energivori nella gestione dei data center tradizionali.
Per la prima fase viene inoltre indicato un Power Usage Effectiveness (PUE) progettuale non superiore a 1,15. Il PUE misura il rapporto tra l’energia complessivamente assorbita da un data center e quella effettivamente destinata alle apparecchiature informatiche: quanto più il valore si avvicina a 1, tanto minore è il peso energetico dei sistemi ausiliari. Si tratta, è bene precisarlo, di un obiettivo di progetto, non di una misurazione indipendente delle prestazioni dell’intera infrastruttura da 24 MW.
Da Hainan a Shanghai, il calcolo scende sotto il mare
Lingang non nasce da una sperimentazione isolata. La Cina lavora da alcuni anni alla possibilità di utilizzare l’ambiente subacqueo per ospitare infrastrutture di calcolo.
Una precedente esperienza commerciale è stata sviluppata nelle acque di Lingshui, nell’isola di Hainan, dove l’underwater data center ha avviato ufficialmente le attività commerciali alla fine di marzo 2023. Nel febbraio 2025 un nuovo modulo è stato posato sul fondale e collegato all’infrastruttura esistente, formando un cluster di calcolo intelligente. Il modulo può ospitare oltre 400 server ad alte prestazioni e la capacità viene utilizzata anche per applicazioni di intelligenza artificiale, simulazione industriale, gaming e ricerca marina.
Il passaggio da Hainan a Shanghai consente quindi di leggere il fenomeno oltre la singola sperimentazione tecnologica. A Lingang l’elemento distintivo diventa la convergenza fra capacità computazionale, energia eolica offshore e infrastruttura subacquea.
Ed è proprio qui che il tema assume una rilevanza specifica per l’Underwater Economy.
Un data center installato in mare richiede infatti competenze che vanno ben oltre l’industria informatica. Entrano in gioco ingegneria marina, sistemi di alimentazione, cavi e collegamenti sottomarini, strutture resistenti all’ambiente marino, sensoristica, monitoraggio, installazione, ispezione e manutenzione.
La catena del valore può quindi coinvolgere operatori provenienti da filiere differenti: digitale e computing, energia offshore, cantieristica specializzata, produzione di componentistica, cavi, servizi subsea e tecnologie per la gestione degli asset sommersi.
La crescita dell’intelligenza artificiale sta aumentando la domanda mondiale di capacità computazionale e, insieme ad essa, il fabbisogno energetico delle infrastrutture digitali. Il progetto di Shanghai prova a intervenire contemporaneamente su due variabili decisive: disponibilità di energia e gestione termica.
Portare una parte della capacità di calcolo in mare potrebbe consentire, in determinate condizioni, di avvicinare il consumo alle fonti energetiche offshore e di utilizzare l’ambiente marino per il raffreddamento. Ma il vantaggio teorico deve ancora confrontarsi con la realtà economica e operativa.
Un’infrastruttura installata sul fondale presenta infatti problemi diversi rispetto a un data center terrestre. Affidabilità e tenuta delle strutture, corrosione, sicurezza dei collegamenti energetici e digitali, accessibilità delle apparecchiature e costi delle operazioni di manutenzione diventano elementi centrali nella valutazione industriale.
C’è poi la dimensione ambientale. Se queste infrastrutture dovessero svilupparsi su scala più ampia, sarà necessario accompagnarne la crescita con sistemi di monitoraggio capaci di valutare nel tempo l’interazione con l’ambiente marino, dalla dissipazione del calore all’occupazione del fondale.
Per questo sarebbe prematuro considerare oggi i data center sottomarini un’alternativa consolidata alle grandi infrastrutture terrestri. Hainan e Shanghai indicano però che la tecnologia sta passando dalla sola sperimentazione a progetti commerciali e dimostrativi inseriti in una strategia industriale più ampia. A Hainan il cluster è già utilizzato per carichi di calcolo legati anche all’AI; a Shanghai la connessione diretta con l’eolico offshore porta nel progetto un’ulteriore componente energetica.
Per l’Underwater Economy significa la possibile nascita di un segmento nel quale convergono filiere finora considerate prevalentemente separate: digitale, intelligenza artificiale, energia offshore, ingegneria marina e tecnologie subacquee.
La vera prova arriverà con la scala. Non basta dimostrare che un data center può funzionare sott’acqua: occorrerà verificare se il modello sarà competitivo rispetto alle infrastrutture terrestri, affidabile lungo l’intero ciclo di vita e sostenibile dal punto di vista ambientale.
È questa la ragione per cui Shanghai merita attenzione. Non dimostra che il futuro dei data center sarà necessariamente sotto il mare. Mostra però che la crescente domanda di capacità di calcolo sta cominciando a modificare anche la geografia fisica delle infrastrutture digitali, portando una parte dell’economia dei dati dentro la Dimensione Subacquea.
Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness – istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto “Space&Blue Made in Italy” con il suo Forum Space&Blue e del Progetto “Blue Forum Italia network”.
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