Brindisi, la Multiservizi contro l’ex amministratrice Palladino: «Veicoli svenduti ai dipendenti»


Aveva il compito di ripianare oltre cinque milioni di euro a carico della collettività ma dismetteva con trattativa diretta le auto aziendali svendendole a dipendenti e parenti di dipendenti, senza previa procedura comparativa di evidenza pubblica. Finanche a Sandro Trane, responsabile di settore rinviato a giudizio con l’accusa di aver usato per fini personali la Citroën C1 (auto aziendale) che poi ha acquistato dalla società per sua figlia, pagandola 250 euro. Qualche settimana dopo la compravendita dell’auto, la Bms non si è costituita parte civile nel processo a Trane. Queste pesanti accuse rappresentano parte delle sette cause – richiamate nella costituzione di comparsa redatta dall’avvocato della Brindisi Multiservizi Michele Calabrese – alla base della revoca dell’incarico dell’allora amministratrice Rossana Palladino, in carica fino al marzo scorso.

Palladino ha citato in giudizio Bms e Comune, chiedendo l’accertamento dell’assenza di giusta causa nella revoca da amministratrice e la condanna della società al risarcimento di 75.833 euro, oltre alla condanna del Comune al risarcimento della perdita di chance non inferiore a 70 mila euro, più il danno non patrimoniale reputazionale non inferiore a 50 mila euro. A questo, la Bms risponde con una domanda riconvenzionale di condanna.

Nella comparsa di costituzione si legge che nel trimestre gennaio-marzo 2026 si concentrano la gran parte dei fatti posti a fondamento della revoca. «L’11 febbraio Palladino risolve unilateralmente il rapporto con il direttore tecnico Salvatore Pisano – scrive il legale della Bms – senza previa autorizzazione del socio. Fra il gennaio 2026 e i mesi precedenti dispone e porta a compimento la dismissione di otto automezzi aziendali, ceduti a trattativa diretta, a prezzi simbolici e in più casi a dipendenti o a loro familiari. Fra questi la Citroën C1, ossia l’auto di servizio oggetto del procedimento penale per peculato a carico del dipendente Sandro Trane, ceduta proprio alla figlia di costui il 28 gennaio 2026, mentre la società, all’udienza del 24 febbraio 2026, ometteva di costituirsi parte civile in quel processo». E ancora: «Nel medesimo periodo si verifica il trasferimento dei tavoli sindacali presso il socio (il Comune, ndr), per effetto di una gestione estremamente conflittuale e non costruttiva delle relazioni sindacali». Inoltre si registrò «una intensa attività di esternazione pubblica in danno del socio unico nonché la partecipazione di Palladino, l’11 e il 19 febbraio 2026 e quale difensore del Comune, al tavolo sui contenziosi Ecotecnica, in contrasto con quanto dalla stessa riferito nella nota al segretario generale del 6 dicembre 2024 circa l’avvenuta cessazione di ogni mandato di difesa in favore del Comune».

Come detto, il caso mediaticamente più eclatante richiamato nella difesa in giudizio della Bms è quello della dismissione dei veicoli aziendali. «Con determina del 27 gennaio 2026 Palladino ha disposto la dismissione di quattro automezzi (due Piaggio Porter e due Citroën C1), poi ceduti, al pari di altri mezzi già alienati nel 2025, senza procedura comparativa e senza previa valutazione del loro valore di mercato». In particolare, la difesa della Bms ricostruisce che una Citroën è stata ceduta per 250 euro alla coniuge di un dipendente e i due Porter sono stati venduti a 100 euro ciascuno. Viene citato inoltre il caso di un Fiat Scudo venduto per 100 euro a un altro dipendente. Su questi mezzi «erano state eseguite, nei mesi immediatamente precedenti, manutenzioni per complessivi 2.066,82 euro a fronte di un introito complessivo di 900 euro». «Nessuna manutenzione può dirsi funzionale a un maggior realizzo se costa più del doppio di quanto poi si incassa», rincara la difesa della società partecipata, che sottolinea come in passato «si procedette mediante procedura competitiva persino per cedere gli sfalci di verde». Tra l’altro dalla partecipata evidenziano come, al contrario di quanto sostenuto nell’atto di citazione dell’ex amministratrice, nei casi che hanno coinvolto dipendenti o parenti di dipendenti, i veicoli non sono stati ceduti a operatori professionali né a fronte di permute. «Dal prospetto assicurativo – ricostruisce la Bms – relativo alla regolazione del premio per inclusioni ed esclusioni di automezzi, che riepiloga per il 2025 e per il 2026 tutte le uscite dal parco mezzi, risulta che, quando l’acquirente era un operatore professionale, il realizzo fu di ordini di grandezza decisamente superiori». Un esempio: l’Opel Vivaro che il 10 gennaio 2026 fu venduta a Rent Apulia s.r.l. per 1.500 euro. «A parità di condizioni dichiarate, e a distanza di pochi giorni, la cessione a una società di noleggio ha reso 15 volte il prezzo ottenuto dalle cessioni ai familiari dei dipendenti», si legge. Per la parte resistente in giudizio «non è fondata, infine, l’invocata prassi ventennale di cessione a trattativa diretta» richiamata da Palladino. «Proprio perché la società era in crisi e aveva il target di ripianare oltre 5 milioni di euro a carico della collettività, e proprio perché l’amministratore era stato nominato per assicurare discontinuità rispetto al passato e risanamento, se anche fosse stata esistente e dimostrata la prassi in questione, l’essersi Palladino consapevolmente uniformata a pregressi moduli operativi, opachi e antieconomici, anziché interromperli, non giustificherebbe la condotta ma integrerebbe (e integra) prova ulteriore della giusta causa». Nel caso di Trane, «meno di un mese dopo, all’udienza del 24 febbraio 2026, per scelta di Palladino e senza alcuna interlocuzione con il socio unico la società ometteva di costituirsi parte civile nel processo penale che quel medesimo veicolo riguardava, nonostante l’avviso di udienza notificato».

Gli altri casi richiamati nell’atto di costituzione sono quelli che riguardano l’ex responsabile tecnico Fernando Dell’Anna e l’attuale direttore tecnico Salvatore Pisano. «A fronte di un debito di 87.403,13 euro, riconosciuto dal precedente amministratore con transazione del 14 ottobre 2024, il difensore dell’ingegnere Dell’Anna – si legge – formulava il 7 gennaio 2026, con termine per l’accettazione fissato al 9 gennaio 2026, una proposta transattiva complessiva di 56.940 euro. Palladino ne informava il socio soltanto il 2 febbraio 2026, a termine ampiamente spirato. Il professionista depositava ricorso monitorio e l’11 marzo 2026 otteneva dal Tribunale di Brindisi il decreto ingiuntivo per l’intero importo di 87.403,13 euro oltre interessi e spese». Rispetto alla risoluzione con Pisano (poi richiamato in Bms dopo l’allontanamento dell’amministratrice), viene contestato a Palladino di non aver coinvolto adeguatamente il socio unico nella decisione. La rottura con Pisano comportò «un contenzioso, poi definito in via transattiva con esborso di 4.992 euro lordi per indennità, pari a due mensilità oltre cassa, e 2.872,50 euro per spese legali rifuse, per complessivi 7.864,50 euro, oltre alle spese sostenute in proprio dalla società».

Per tutto questo, la Bms chiede la condanna di Palladino al pagamento di 37.036,22 euro, di cui 7.066,82 euro per la dismissione degli automezzi, 9.969,40 per l’esborso già sostenuto nella vicenda del direttore tecnico e 20 mila euro per il danno non patrimoniale all’immagine della società. Inoltre, chiede l’accertamento della sua responsabilità e la condanna generica al risarcimento degli ulteriori danni derivanti dalla vicenda del direttore tecnico, dalla vicenda Dell’Anna e dalla mancata costituzione di parte civile nel procedimento penale di Trane, con riserva di quantificazione in separato giudizio.


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