Dopo alcuni anni caratterizzati da una certa austerità di bilancio, quest’estate i top club di Serie A – Inter, Juventus, Milan, Napoli, Roma, Lazio, Atalanta, Fiorentina, Como e Bologna – hanno allargato i cordoni della borsa spendendo qualcosa come quasi 870 milioni in cartellini. Nei fatti il campionato italiano si è confermato, almeno per il numero di squadre che ambiscono alle posizioni di vertice, il secondo torneo europeo più combattuto dopo quello inglese (che però nel frattempo ha raggiunto la cifra astronomica di oltre 3,7 miliardi in termini di investimenti nel calciomercato).
Alla ritrovata tendenza a spendere della Serie A hanno contribuito non poco almeno tre questioni:
- che almeno tre società storiche del nostro calcio, Juventus, Milan e Fiorentina, erano chiamate a grandi acquisti dopo il fallimento della stagione scorsa,
- che nel contempo l’Inter aveva necessità di svecchiare la rosa cercando di rimanere competitiva ai massimi livelli
- e che la Roma dell’ormai condottiero Gasperini, una volta raggiunta la Champions dopo sette anni, non abbia alcuna voglia di mollare l’Europa dei ricchi se non addirittura avere obiettivi ancora più ambiziosi.
Nello stesso tempo però le nostre big hanno dimostrato di sapere fare di conto. Perché se è vero che hanno speso molto in cartellini, è altrettanto vero che se si calcola l’impatto di questo mercato sul bilancio 2026/2027 di ogni squadra (tenendo presente non solo le spese ma anche le cessioni, gli ammortamenti, gli ingaggi erogati ai nuovi giocatori e quelli risparmiati per quelli andati via) emerge come il pensiero di un certo rigore di bilancio non sia mancato neanche quest’anno. Neppure in quei casi, come per esempio quello del Milan, in cui i nuovi acquisti hanno preso l’occhio con i colpi Goncalo Ramos per 74 milioni, Gila per 28 milioni e Diego Moreira per 50 milioni non si è trascurato il rendiconto economico.
E’ questo in estrema sintesi il risultato delle analisi pubblicate questa settimana da Calcio e Finanza (sia in forma di normali articoli sia in forma di report dedicati a ogni singola squadra e scaricabili gratuitamente).
Nello specifico questi sono i numeri delle big, club per club:
| CLUB | SALDO CARTELLINI | IMPATTO A BILANCIO |
|---|---|---|
| Bologna | 74,00 | 77,95 |
| Atalanta | -9,00 | 36,48 |
| Lazio | 34,50 | 16,96 |
| Napoli | -42,56 | 12,15 |
| Inter | -64,50 | 9,13 |
| Roma | -105,50 | 3,75 |
| Juventus | -145,99 | -5,29 |
| Milan | -117,00 | -6,38 |
| Fiorentina | -112,00 | -7,36 |
| Como | -124,16 | -31,85 |
Dati in milioni di euro
DALLA JUVENTUS MILAN, INVESTIMENTI SENZA SCORDARE IL BILANCIO
Dai numeri in tabella emerge in modo evidente quello che si accennava: nonostante almeno tre squadre storiche avessero la necessità di correre ai ripari (Fiorentina, Juventus e Milan) nessun club si è permesso di non dare un occhio al bilancio. Anche a costo di lasciare partire giocatori tra quelli di maggior talento come:
- Kean (35 milioni dal Como oltre ai 5,9 milioni lordi risparmiati sull’ingaggio),
- Leao (38 milioni dal Galatasaray oltre ai 6,5 milioni lordi risparmiati sull’ingaggio)
- e Vlahovic che sebbene fosse a scadenza ha consentito alla Juventus di non spendere gli oltre 22 milioni lordi del salario. Nel caso dei bianconeri per altro va notato come il saldo del mercato sia leggermente negativo sulle operazioni effettuate, ma se si considera la rivendita elevata su Muharemovic (17,4 milioni di euro) allora il netto diventa addirittura positivo.
Discorso simile per Inter e Roma, che nella maggior parte dei quotidiani sportivi hanno meritato i voti più alti nella campagna rafforzamento. L’esercizio economico di nerazzurri e giallorossi, che pure hanno speso in cartellini rispettivamente oltre 94 milioni (Stones era a parametro zero) e 115 milioni, non solo non partirà ad handicap a causa del mercato, ma al contrario ne trarrà un impatto positivo.
D’altro canto però non si può nascondere una cosa per chi ha speso molto in cartellini: ovvero che gli investimenti peseranno sugli ammortamenti sia nel corso di questa stagione sia nelle prossime aumentando il costo della rosa rispetto alla passata stagione nella gran parte dei club. E’ il caso per esempio dell’Inter dove negli ultimi anni gli ammortamenti sono sempre stati molto bassi anche perché il club non allargava i cordoni della borsa dall’estate 2020, quella della seconda stagione di Antonio Conte in nerazzurri culminata con lo scudetto. Questo detto, non si può non plaudire a una campagna acquisti che svecchiando il parco giocatori ha inserito in rosa due nazionali inglesi come Stones e Spence e un terzo ottimo connazionale come Curtis Jones, tutti e tre provenienti dalla Premier League.
LE DIVERSE ECCEZIONI TRA LE BIG: DAL NAPOLI AL COMO
In questo contesto generale le eccezioni (per motivi diversi) sono essenzialmente tre: Napoli, Como e Atalanta.
Il club di De Laurentiis è l’unica delle big per cui il costo della rosa cala, un dato figlio del sistema di ammortamenti a quote decrescenti che il Napoli adotta da anni e di investimenti pressoché nulli sul mercato. D’altronde dopo due anni di gestione Conte, un po’ di dieta era inevitabile visto che nelle ultime due stagioni i partenopei avevano concluso il marcato estivo con un saldo negativo complessivo di 31 milioni di euro (-52,7 milioni nel 2024/25 e +21,7 milioni nel 25/26), caricando di costi il bilancio e attenuando solo in parte gli effetti negativi con la cessione di Kvicha Kvaratskhelia al PSG nel gennaio 2025.
All’estremo opposto c’è il caso del Como. I lariani avranno dal mercato un impatto a bilancio negativo per 31,8 milioni legato a una spesa per cartellini giunta sino a quasi 138 milioni (non si dimentichi che il club fattura non più di 55 milioni). Però c’è un motivo. Il club degli Hartono, quest’anno all’esordio in Champions, sapeva benissimo di poter vivere l’ultima estate libera da vincoli economici prima di innescare l’inevitabile settlement agreement con l’UEFA che ne limiterà la manovra nelle prossime sessioni. E per una società ambiziosa come quella presieduta da Mirwan Suwarso il gioco può valere la candela.
Infine, come al solito, c’è l’Atalanta che fa storia a sé, data la solita maestria sulle plusvalenze. I 57 milioni incassati su Palestra e la cessione di Djimsiti hanno portato a player trading un totale di quasi 58 milioni quest’anno e di oltre 650 milioni negli ultimi dieci. Plusvalenze alle quali si aggiungerà anche quella per la cessione di Ahanor al Chelsea, che scatterà tuttavia nel 2027 quanto sarà formalizzato il trasferimento ai Blues. Quindi i bergamaschi anche in questa sessione hanno potuto fare un mercato importante pur chiudendo con un impatto positivi di bilancio notevole (oltre 36 milioni).
IL PESO SEMPRE PIU’ EVIDENTE DELLA CHAMPIONS
Se questo è quadro economico ai nastri di partenza, le società avranno un anno intero di gare (quindi con le rispettive entrate da botteghino e premi UEFA) per giungere all’utile o al pareggio di bilancio oltre che le variabili legate al mercato invernale e a eventuali nuove intese commerciali (posto che poi non sempre l’utile di bilancio è tra gli obiettivi primari di questa o quella dirigenza).
Ed è evidente soprattutto per quanto concerne i premi UEFA le squadre che hanno maggiore margine di manovra saranno Inter, Napoli, Como e Roma date le cifre che circolano in Champions. Per averne un’idea basti pensare che l’Inter nella stagione 24/25 mise insieme qualcosa come 136 milioni in soli premi dalla confederazione europea giungendo sino alla finale di Monaco di Baviera. Denari che sommati agli incassi da gare spinsero i ricavi nerazzurri sino alla cifra record di 567 milioni.
Invece come spiegato nell’appuntamento precedente di questo spazio editoriale, in Europa League, e soprattutto in Conference League, i premi assicurati dalla UEFA sono nettamente inferiori. Pertanto Juventus, Milan e Atalanta avranno meno leve da utilizzare e soprattutto meno incassi da preventivare.
IL FATTORE DEI DIRITTI TELEVISIVI POST 2029
Detto tutto questo, però, sullo sfondo rimane sempre il grande convitato di pietra delle strategie economiche dei nostri club: ovvero la nuova intesa sui diritti televisivi interni per il ciclo successivo quello 2024-2029. L’asta tra le emittenti, come già spiegato in questa sede, inizierà tra non molto e si notano già i protagonisti muoversi sottotraccia. La prospettiva sul nuovo possibile incasso, per quanto sia ancora molto presto, non pare al momento incoraggiante dato che non sarà semplice pareggiare i 900 milioni a stagione garantiti da DAZN e Sky per il quinquennio 2024-2029.
Ed è in questo quadro che si può anche spiegare il motivo per cui i club abbiano investito parecchio nei cartellini quest’anno. Anche a costo di aumentare il costo rosa nelle prossime stagioni in modo significativo.
Perché la corsa al paradiso economico (e sportivo) della Champions League sta diventando ancora più essenziale per le nostre società di punta di quanto già non lo fosse e soprattutto se davvero le entrate dai diritti tv dovessero calare nei prossimi anni, allora diventa più accettabile il rischio di un importante investimento in cartellini e con esso di quote ammortamenti più elevate che nelle prossime stagioni innalzeranno il costo rosa in maniera notevole.
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