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Germania, Cavo Dragone: “Grave negare esistenza di minacce, strumentalizzazioni politiche”

“Continuiamo ad assistere a gravi prese di  posizione nel negare la pericolosità o addirittura l’esistenza delle  minacce e, di conseguenza, nell’osteggiare la oramai inderogabile  necessità di investire nella nostra sicurezza. Lascio ai nostri  cittadini discernere quanto queste posizioni siano il frutto di  analisi onesta di fatti conclamati, o di strumentalizzazioni di varia  natura, spesso politiche”. Lo dice all’Adnkronos l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, commentando la vicenda del drone esplosivo a Lipsia e delle accuse della Germania  (e dell’Europa) alla Russia. La Germania ha comunicato che la Russia è responsabile dell’attacco  ibrido a Lipsia del 4 agosto. Guardando alla guerra ibrida russa viene in mente anche Colleferro, dove recentemente c’è stata un’esplosione  sulla quale inizialmente è stato ipotizzato un sabotaggio russo. Cavo  Dragone dice da tempo che “non siamo in guerra, ma non siamo più in  una condizione di pace piena”. Quell’equilibrio oggi è più fragile?  Per l’ammiraglio “la minaccia si sta evolvendo anche sul piano  qualitativo. Il caso di Lipsia, ad esempio, non appare come un’azione  estemporanea o improvvisata. Parliamo di materiale di livello militare portato a pochi metri da un aereo, all’interno di un aeroporto di un  Paese Alleato. È un salto di qualità evidente, e va letto in sequenza  con i droni sul fianco orientale, gli incendi in impianti che  producono per l’Ucraina, le interferenze Gps, gli attacchi cyber. Su  Colleferro le indagini sono in corso e il Ministro Crosetto è stato  chiaro”. Ma il fatto che “la domanda sorga ogni volta che salta un deposito in  Europa dice molto del clima in cui viviamo. La mia formula la  confermo, ma la zona grigia si è ristretta. La Russia sta testando  dove sta la soglia. Ma questo rende l’equilibrio più fragile: nelle  minacce ibride l’ambiguità è l’arma principale, ma quando gli episodi  si moltiplicano e diventano più evidenti, quella stessa ambiguità  diventa sempre meno credibile. Ma una questione fondamentale rimane:  continuiamo ad assistere a gravi prese di posizione nel negare la  pericolosità o addirittura l’esistenza delle minacce e, di  conseguenza, nell’osteggiare la oramai inderogabile necessità di  investire nella nostra sicurezza. Lascio ai nostri cittadini  discernere quanto queste posizioni siano il frutto di analisi onesta  di fatti conclamati, o di strumentalizzazioni di varia natura, spesso  politiche”, aggiunge.

Quali sono le difese Nato, europee e nazionali contro  questi episodi? Da un punto di vista strettamente militare, se quel  drone fosse esploso uccidendo civili o militari in territorio tedesco, il Comitato Militare avrebbe suggerito un passaggio immediato alla  risposta aperta? Si parla di nuova normalità, ma qual è il punto di  rottura? Secondo l’ammiraglio “la prima linea è in genere nazionale:  polizia, intelligence, protezione delle infrastrutture, come è  successo in Germania. La Nato lavora parallelamente a livello alleato: intelligence e attribuzione condivise, così che un episodio a Lipsia  venga letto insieme a uno in Bulgaria o nel Baltico; squadre di  supporto contro l’ibrido su richiesta; e la parte più visibile, come  Eastern Sentry, Baltic Sentry, difesa aerea e anti-drone integrata,  resilienza delle infrastrutture critiche”.        

“Non entro in scenari ipotetici – continua – soprattutto quando  riguardano possibili vittime, perché la decisione finale non spetta al Comitato Militare. Il nostro compito è garantire che, qualunque cosa  il Consiglio decida, le opzioni siano già pronte e graduate. Il  Consiglio decide sempre sulla base di opzioni e strumenti definiti. Da un punto di vista militare la sintesi è semplice: un attacco fallito  resta un attacco. Per questo non amo l’espressione ”nuova  normalità”: normalizzare questi episodi significherebbe accettarli  come parte del paesaggio e, quindi, perdere già una parte della nostra deterrenza”.        Berlino intanto ha risposto: la deterrenza puramente diplomatica ed  economica è ancora sufficiente contro la Russia? Von der Leyen e Rutte hanno detto che non tollereranno attacchi: in quale risposta si  tradurrà questa fermezza? “La risposta tedesca è stata rapida e  proporzionata”, per Cavo Dragone.

“Ma la deterrenza è credibile solo quando combina tutti  gli strumenti disponibili – politici, economici, informativi e  militari – in modo complessivo. Il punto è far capire alla Russia che  non può operare sotto soglia contando sull’impunità. Sul piano  militare, questo significa rafforzare la presenza alleata nei punti in cui Mosca cerca di esercitare pressione e mantenere la prontezza in  ogni dominio. Saranno poi i leader politici a definire in quali misure concrete si tradurrà questa fermezza. Ma la risposta più efficace, la  Russia la conosce già: se l’obiettivo di Lipsia era indebolire il  sostegno all’Ucraina e dividere gli Alleati, l’effetto è stato  esattamente l’opposto”, sottolinea.  

In questi giorni Cavo Dragone è in Canada per la Conferenza dei Capi  di Stato Maggiore della Difesa delle nazioni dell’Indo-Pacifico.  Giovedì, a Bruxelles, Elbridge Colby ha fatto il punto sulla revisione della presenza militare americana in Europa: gli equilibri con gli Usa stanno cambiando. “Il passaggio del sottosegretario Colby al Consiglio Atlantico è stato un passaggio importante perché ha chiarito il  metodo: consultazione con gli Alleati, calendario definito, nessuna  decisione presa a priori”, dice Cavo Dragone.        

“Gli equilibri cambiano, ma non nel senso di un’America che lascia  l’Europa. Stiamo invece andando verso un’Alleanza in cui Europa e Canada assumono la responsabilità primaria, mentre le capacità  americane restano essenziali per la deterrenza e la difesa collettiva. Si tratta di Nato 3.0, un’Europa con Canada più forti in un’Alleanza  più forte. E i numeri di Ankara dicono che non è uno slogan. E lo  confermo da qui (Victoria, ndr), dove il Canada lo dimostra da  un’altra angolazione, quella di un Alleato atlantico e una nazione del Pacifico. Questo ci ricorda che ciò accade nell’Indo-Pacifico pesa  direttamente sulla nostra sicurezza. Questi appuntamenti servono  proprio a garantire che gli Alleati leggano i due teatri insieme, e  che la Nato resti coesa, credibile e pronta”.


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