Cardiologia, le novità della European Society of Cardiology


Si è concluso ieri, a Monaco, il congresso della European Society of Cardiology. Ecco le principali novità emerse.

Infarto, cambia la definizione

A otto anni dall’ultima revisione, viene aggiornata la definizione dell’infarto miocardico. Società europea di cardiologia, American College of Cardiology, American Heart Association e World Heart Federation abbandonano la precedente classificazione per tipi, per introdurre tre categorie cliniche definite in base alla causa dell’evento e al contesto in cui si verifica: infarto primario, che si verifica spontaneamente a causa di una patologia coronarica acuta; secondario, conseguente a uno squilibrio tra domanda e apporto di ossigeno provocato da un’altra condizione acuta; e correlato a procedura, che si verifica come complicanza di interventi percutanei o chirurgici al cuore.

L’obiettivo è migliorare la diagnosi e l’assistenza in tutte le strutture sanitarie e ridurre il rischio di sottodiagnosi, soprattutto nelle donne. La nuova definizione introduce infatti soglie della troponina specifiche per sesso: la troponina è un insieme di proteine presente principalmente nel tessuto muscolare e nel muscolo cardiaco fondamentale per la contrazione muscolare. Normalmente, i livelli della troponina nel sangue sono molto bassi ma fisiologicamente diversi tra uomini e donne: un loro incremento può indicare un danno del tessuto muscolare cardiaco.

Aterosclerosi, malattia a lungo silente

Altra novità riguarda il fronte della prevenzione. In tutto il mondo, circa 20 milioni di persone muoiono ogni anno di malattie cardiovascolari e la maggior parte di questi decessi è dovuta all’aterosclerosi, che può rimanere clinicamente silente per decenni prima di manifestarsi principalmente come infarto, ictus o morte cardiaca improvvisa. Lo studio REACT, presentato a Monaco e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine, ha analizzato 16.808 persone tra 18 e 70 anni senza malattia cardiovascolare nota.

L’aterosclerosi silente è stata rilevata nel 57,1% dei partecipanti. Era già presente nel 6,7% delle donne e nell’8,7% degli uomini tra 18 e 29 anni, mentre arrivava a circa nove persone su dieci tra i 60 e i 70 anni. I risultati dello studio indicano che la malattia aterosclerotica può iniziare molto prima della comparsa dei sintomi e suggeriscono un possibile ruolo dell’imaging a partire dalla prima età adulta per la prevenzione. Identificare e trattare l’aterosclerosi silente il prima possibile – hanno sottolineato gli autori – potrebbe aiutare a ridurre il carico globale delle malattie cardiovascolari.

Intelligenza artificiale, per individuare tempestivamente le malattie cardiache

Al congresso sono stati presentati diversi lavori sull’intelligenza artificiale. Uno in particolare, finanziato dalla British Heart Foundation, riguarda l’uso dell’IA per analizzare elettrocardiogrammi di routine e identificare in pochi secondi, in un batter d’occhio, segnali compatibili con scompenso cardiaco e malattie delle valvole cardiache. Il sistema sviluppato da un team dell’Imperial College London è stato utilizzato per analizzare l’ECG di oltre 67mila persone e individuare segnali compatibili con queste malattie cardiache. Dettagli difficili da cogliere per un occhio umano.

Il sistema ha identificato fino all’81% dei casi di insufficienza cardiaca e il 90% delle malattie valvolari. L’idea è utilizzare un esame semplice e già ampiamente utilizzato in medicina come strumento di screening per individuare più rapidamente i pazienti ad alto rischio da sottoporre ad ulteriori accertamenti. Obiettivo: accelerare la diagnosi. Tradurre ora questa ricerca nella pratica clinica è la missione dello spin-off Cardiovolt.ai, che ha raccolto 1,4 milioni di sterline.

Aficamten, risultati positivi per la cardiomiopatia ipertrofica

Sul fronte farmacologico, notizie positive per i pazienti che vivono con cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva, per la quale attualmente non ci sono trattamenti approvati. Lo studio ACACIA-HCM ha valutato aficamten, un inibitore della miosina cardiaca, in 258 persone con questa malattia genetica che determina un ispessimento anomalo del muscolo cardiaco. Dopo 36 settimane il trattamento ha prodotto un miglioramento maggiore rispetto al placebo della capacità di esercizio e dello stato di salute riferito dai pazienti, riducendo – come si legge sul British Medical Journal – significativamente il carico dei sintomi.

Cuore e rene, una nuova gestione integrata e altre linee guida

Ulteriore novità riguarda la gestione integrata delle malattie cardiovascolari e delle malattie renali croniche. La Società europea di cardiologia ha pubblicato le prime linee guida dedicate a cuore e rene, elaborate in collaborazione con la European Renal Association. Il documento invita a identificare precocemente il rischio renale e a integrare maggiormente i percorsi di cura al fine di migliorare la gestione della salute cardiovascolare. Perché la malattia renale cronica aumenta il rischio cardiovascolare e può richiedere modifiche nella gestione dei pazienti cardiovascolari. Auspicabile, quindi, una maggiore collaborazione tra cardiologi e nefrologi.

A Monaco sono state presentate, inoltre, le nuove linee guida per la gestione dello scompenso cardiaco (che introducono una classificazione per stadi dando maggiore importanza a prevenzione, diagnosi precoce e intervento tempestivo) e le prime linee guida dedicate alla riabilitazione cardiaca. Riguardano adulti con malattie cardiache e anche pazienti oncologici sottoposti a terapie potenzialmente cardiotossiche. Si raccomandano programmi personalizzati che combinano esercizio fisico, supporto psicologico, educazione e gestione dei fattori di rischio. L’ESC sottolinea che la riabilitazione riduce le ospedalizzazioni e migliora il benessere fisico e mentale e la qualità di vita.


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