Più infermieri, meno rischi e costi: lo studio che può cambiare le assicurazioni sanitarie


Assistenza infermieristica, Cureus: “Può incidere sui premi delle polizze”.

Un cambio di prospettiva nel modo in cui viene attribuito valore all’assistenza infermieristica: non considerarla soltanto una voce di costo, ma un fattore capace di incidere sugli esiti clinici, sull’efficienza delle organizzazioni sanitarie e, potenzialmente, persino sulla determinazione dei premi delle assicurazioni sanitarie private.

È la proposta avanzata nell’editoriale scientifico “Insuring Value, Not Loss: Nursing Care, Accreditation, and Care-Pathway Performance in the Pricing of Private Health Insurance in Europe”, pubblicato il su Cureus. Gli autori sono Angela Greco, Giuseppe Fumai, Verdiana La Grotta, Gianluca Laricchia e Giuseppe Colonna. Il lavoro è stato sottoposto a revisione dal 5 al 22 agosto 2026 ed è pubblicato in open access.

Il concetto centrale è semplice: le assicurazioni valutano tradizionalmente il rischio soprattutto attraverso caratteristiche dell’assicurato e sinistri già verificatisi, mentre la qualità dell’assistenza che il paziente riceverà viene considerata molto meno direttamente. Gli autori propongono quindi di spostare almeno parte dell’attenzione dal costo del danno al valore dell’assistenza capace di prevenirlo. È lo stesso principio sintetizzato nel documento divulgativo allegato: alcuni elementi dell’assistenza sono già misurabili e potrebbero essere valutati prima che si verifichi un evento costoso.

Non è un nuovo tariffario: è un modello ancora da sperimentare

Un punto è fondamentale per interpretare correttamente la notizia: non si tratta di una nuova regola europea, né di un sistema tariffario già utilizzabile dalle assicurazioni. Il lavoro è un editoriale scientifico, non uno studio sperimentale che abbia testato un nuovo algoritmo assicurativo. Gli stessi autori definiscono la proposta un heuristic model, cioè un modello concettuale da cui partire.

Prima di qualsiasi applicazione sarebbero necessari modellizzazione attuariale, progetti pilota e validazione sui dati reali delle compagnie assicurative. Il sistema dovrebbe inoltre evitare due rischi: manipolare gli indicatori per apparire migliori, senza migliorare realmente le cure e penalizzare le strutture che assistono popolazioni più complesse disponendo di risorse inferiori. 

I cinque criteri che potrebbero entrare nella valutazione delle polizze

Il modello proposto individua cinque ambiti. Il primo riguarda lo staffing infermieristico e la formazione: numero di pazienti assistiti per infermiere e quota di professionisti con formazione universitaria. Il secondo considera la performance dei percorsi clinico-assistenziali, valutando complicanze, durata della degenza, riammissioni e aderenza alle pratiche raccomandate.

Il terzo è rappresentato dall’accreditamento e dai requisiti di qualità delle strutture. Il quarto riguarda la possibilità di tradurre gli esiti sensibili all’assistenza infermieristica in valore economico, attraverso risparmi, risultati clinici e strumenti dell’economia sanitaria come i QALY. Il quinto introduce trasparenza e revisione periodica dei criteri utilizzati, con garanzie contro comportamenti opportunistici e discriminazioni nei confronti delle strutture meno dotate. 

Staffing infermieristico: cosa dice realmente lo studio europeo sui 422.730 pazienti

Uno dei pilastri scientifici richiamati dall’editoriale è il noto studio RN4CAST, pubblicato su The Lancet nel 2014. La ricerca ha analizzato 422.730 pazienti di almeno 50 anni, sottoposti a comuni procedure chirurgiche in 300 ospedali di nove Paesi europei, utilizzando anche i dati di 26.516 infermieri. 

Ogni paziente aggiuntivo nel carico di lavoro di un infermiere risultava associato a un aumento del 7% delle odds di morte entro 30 giorni dal ricovero: OR 1,068, intervallo di confidenza 95% 1,031-1,106. Parallelamente, ogni incremento del 10% della quota di infermieri con bachelor’s degree era associato a una riduzione di circa il 7% delle odds di mortalità, con OR 0,929. 

È importante non trasformare questi numeri in un rapporto di causa-effetto automatico: si trattava di uno studio osservazionale. Lo riconosce esplicitamente anche l’editoriale di Cureus. Inoltre, il “7%” riguarda le odds statistiche e non equivale a sette punti percentuali di mortalità assoluta. Il dato resta tuttavia centrale nella discussione internazionale sul rapporto tra dotazioni infermieristiche, competenze professionali e sicurezza delle cure.

Percorsi clinici: meno complicanze e degenze più brevi

Un secondo elemento è rappresentato dai clinical pathways, ossia percorsi strutturati che definiscono interventi, responsabilità e sequenza dell’assistenza. La revisione Cochrane aggiornata nel 2025 comprende 58 studi, 24.841 pazienti e 2.027 professionisti sanitari. Per i percorsi utilizzati come intervento autonomo, le complicanze ospedaliere passerebbero indicativamente dal 17% al 10%, con OR 0,57 e certezza dell’evidenza moderata.

La durata della degenza si ridurrebbe inoltre di circa 1,1 giorni. Le evidenze relative alla riduzione dei costi sono invece considerate molto meno certe. Ed è proprio questo collegamento tra organizzazione dell’assistenza e conseguenze economiche a interessare gli autori: complicanze, ricoveri prolungati e riammissioni rappresentano infatti anche costi che un assicuratore è chiamato a sostenere.

Accreditamento sanitario: utile, ma non può diventare l’unico indicatore

Il terzo elemento è l’accreditamento delle strutture sanitarie. Una revisione sistematica pubblicata su BMC Health Services Research ha esaminato inizialmente 17.830 pubblicazioni, includendo poi 76 studi empirici. L’accreditamento risultava associato in modo abbastanza costante a miglioramenti della cultura della sicurezza, degli indicatori di processo, dell’efficienza e della durata della degenza.

I risultati non mostravano però un rapporto analogo con soddisfazione dei dipendenti, esperienza dei pazienti o riammissioni a 30 giorni; per mortalità e infezioni correlate all’assistenza le evidenze erano contrastanti.  Per questo il modello di Cureus propone di utilizzare l’accreditamento insieme ad altri parametri, e non come unico criterio per giudicare la qualità di una struttura. 

Il valore economico dell’assistenza infermieristica

È probabilmente il passaggio più interessante per la professione. Nella contabilità ospedaliera il personale infermieristico compare normalmente come costo operativo. Una linea di ricerca più recente cerca invece di misurarne il valore come investimento in capitale umano.

Il Nursing Human Capital Value Model, pubblicato da Yakusheva, Lee e Weiss, definisce il valore economico dell’infermieristica come il ritorno sull’investimento nel capitale umano infermieristico, espresso attraverso miglioramenti per pazienti, organizzazioni e personale. 

La prudenza resta però necessaria. Una revisione sistematica del 2025 su 59 studi ha concluso che le prove relative al ritorno economico organizzativo degli investimenti infermieristici rimangono ancora limitate e in parte contraddittorie. Soltanto 12 studi avevano condotto valutazioni complete di ROI. 

Il caso italiano dello scompenso cardiaco e dei 247 QALY

Un dato particolarmente interessante arriva dall’Italia. Uno studio del 2024 di Iovino, D’Angelo, Vellone e Ruggeri ha valutato l’educazione al self-care guidata da infermieri di comunità per persone con scompenso cardiaco. Il modello economico, costruito su una coorte simulata di 1.000 pazienti e un orizzonte temporale di 20 anni, ha stimato un costo aggiuntivo di circa 1,3 milioni di euro, accompagnato da 247 QALY aggiuntivi rispetto all’assistenza standard.

L’ICER calcolato era di circa 5.490 euro per QALY, rispetto a una soglia di disponibilità a pagare assunta dagli autori di 40.000 euro per QALY. Si tratta, è bene precisarlo, di una valutazione di costo-efficacia basata su modellizzazione, non della dimostrazione che siano stati realmente incassati risparmi per quella cifra o prodotti materialmente 247 anni di vita aggiustati per qualità in un programma già realizzato.

Una precisazione sulla bibliografia dell’editoriale Cureus

La verifica delle fonti effettuata per questo articolo ha evidenziato un elemento che merita trasparenza. Nel Pdf pubblicato da Cureus, diversi passaggi relativi al valore economico dell’assistenza infermieristica e agli esempi economici vengono richiamati attraverso il riferimento. Tuttavia, nella bibliografia dell’articolo il riferimento numero 5 corrisponde a uno studio di Chou e colleghi sulla validità della versione cinese del Watson Caritas Patient Score, apparentemente non pertinente ai dati economici citati. 

Alcuni dei concetti possono comunque essere verificati attraverso pubblicazioni differenti: la definizione del valore economico dell’infermieristica trova riscontro nel Nursing Human Capital Value Model, mentre il dato italiano dei 247 QALY è documentato direttamente nello studio di Iovino e colleghi. La discrepanza bibliografica non annulla quindi la proposta concettuale dell’editoriale, ma rende necessaria particolare cautela nell’attribuzione delle singole evidenze economiche.

Cosa cambia per infermieri e professionisti sanitari

Al momento non cambia nulla sul piano contrattuale, normativo o assicurativo. Non esiste, sulla base del lavoro pubblicato, un nuovo premio assicurativo europeo collegato al numero di infermieri presenti in reparto, né uno standard introdotto dall’Unione europea. La novità è soprattutto culturale ed economico-organizzativa: indicatori tradizionalmente considerati interni alla gestione sanitaria potrebbero diventare, secondo gli autori, elementi utili anche per chi finanzia le prestazioni.

Per gli infermieri questo significherebbe rendere maggiormente visibili e misurabili aspetti quali staffing, competenze, complicanze prevenute, riammissioni, continuità assistenziale ed esiti nursing-sensitive. È un cambio di paradigma rilevante: il personale non sarebbe valutato soltanto per quanto costa a bilancio, ma anche per il valore clinico ed economico che contribuisce a generare.

Il quadro europeo: cosa c’entra il nuovo regolamento HTA

Il ragionamento degli autori parte anche dal nuovo scenario europeo dell’Health Technology Assessment. Il Regolamento (UE) 2021/2282 è applicabile dal 12 gennaio 2025 e introduce un quadro comune per le valutazioni cliniche congiunte delle tecnologie sanitarie. 

Nella prima fase rientrano, tra l’altro, nuovi farmaci oncologici e medicinali per terapie avanzate. Le valutazioni cliniche comuni alimentano poi i processi decisionali dei singoli Stati, mentre gli aspetti economici, compresi prezzo e rimborso, restano di competenza nazionale. 

L’editoriale utilizza questa evoluzione come analogia: se l’Europa sta costruendo strumenti condivisi per valutare il valore delle tecnologie, secondo gli autori sarebbe possibile iniziare a costruirne anche per valutare la qualità dell’assistenza che circonda quelle tecnologie.

Dalla ricerca alla pratica: quali sono i prossimi passi

La proposta apre quindi una discussione che va oltre il mercato assicurativo privato. Staffing, percorsi assistenziali, accreditamento ed esiti infermieristici stanno diventando sempre più misurabili. Il punto ancora irrisolto è capire quanto peso economico attribuire a ciascun elemento, come correggere i dati in base alla complessità dei pazienti e come evitare che gli indicatori producano effetti distorsivi.

Per trasformare “Insuring Value, Not Loss” in un sistema applicabile servirebbero dati omogenei, sperimentazioni locali, modelli attuariali e validazione indipendente. Il messaggio scientifico più interessante resta però quello che riguarda direttamente la professione: l’assistenza infermieristica non è necessariamente soltanto una spesa da contenere. Può rappresentare un investimento il cui valore emerge attraverso sicurezza, esiti, organizzazione e sostenibilità delle cure.

La sfida, adesso, è riuscire a misurarlo senza trasformare una proposta promettente in una semplificazione economica della complessità assistenziale.

Link all’editoriale pubblicato su Cureus

Redazione Nurse Times

Fonti ufficiali consultate

  • Greco A, Fumai G, La Grotta V, Laricchia G, Colonna G., Insuring Value, Not Loss, Cureus 18(8):e115126, 24 agosto 2026. Articolo originale su Cureus⁠
  • Commissione europea, applicazione del Regolamento UE 2021/2282 sull’HTA. European Commission – Health Technology Assessment⁠
  • Aiken LH et al., The Lancet, studio su staffing, formazione infermieristica e mortalità. Studio RN4CAST su PubMed⁠
  • Cochrane, revisione 2025 sui clinical pathways. Cochrane – Clinical pathways⁠
  • Hussein M et al., revisione sistematica sull’accreditamento ospedaliero. Studio su PubMed⁠
  • Iovino P et al., 2024, analisi di costo-efficacia dell’educazione infermieristica nello scompenso cardiaco. 
  • Yakusheva O, Lee KA, Weiss M., The Nursing Human Capital Value Model. Articolo su PubMed⁠

Articoli correlati


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.