La Cassazione fornisce dei chiarimenti in merito all’acquisizione al patrimonio comunale di un immobile abusivo e all’ordine di demolizione, in particolare è necessario verificare, per la validità del trasferimento, che l’ingiunzione di demolizione sia stata regolarmente notificata. Inoltre, in presenza di condono edilizio, il giudice dell’esecuzione deve verificarne concretamente la legittimità prima di revocare la demolizione.
L’articolo tratta un caso di richiesta di revoca di un ordine di demolizione relativo a un immobile abusivo. Il punto centrale riguarda la notifica dell’ingiunzione a demolire, in particolare la Cassazione chiarisce che, per acquisire al patrimonio comunale un immobile abusivo dopo l’inottemperanza all’ordine di demolizione, deve essere provata la regolare notifica dell’ingiunzione. E quando interviene il condono, il giudice dell’esecuzione deve verificarne prima la legittimità per poter procedere a revocare la demolizione.
Condono e ordine di demolizione
L’ordine di demolizione ha uno scopo ben definito, ossia quello rimuovere un’opera abusiva ripristinando la legalità urbanistica violata. Tuttavia qualora l’ingiunzione comunale restasse ineseguita dal privato, può scattare l’acquisizione gratuita dell’immobile al patrimonio del Comune.
Ma cosa accade se viene successivamente rilasciato un condono?
Il condono edilizio potrebbe incidere sull’ordine di demolizione, ma solo dopo un’attenta verifica della legittimità del titolo come emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 25515/2026.
Ordine di demolizione: la notifica deve essere certa
La Cassazione si è occupata della revoca di un ordine di demolizione del 1995, disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dopo il rilascio di provvedimenti di condono. La Procura ha impugnato l’ordinanza sostenendo che, per l’inottemperanza all’ingiunzione, l’immobile fosse già stato acquisito al patrimonio comunale e che il richiedente non potesse più ottenere il condono. Il Tribunale aveva però ritenuto non dimostrata con certezza la notifica dell’ingiunzione del 1993 e, quindi, non perfezionata l’acquisizione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la Procura non ha contestato specificamente le ragioni di questa conclusione né quelle sulla verifica del condono.
Notifica dell’ingiunzione e acquisizione al patrimonio comunale
La Corte non afferma, in astratto, che l’acquisizione sia invalida ma rileva piuttosto che il Tribunale “(…) ha ritenuto che la notifica dell’ordine di demolizione non fosse andata a buon fine e, conseguentemente, che non si fosse verificato l’effetto di acquisizione dell’immobile abusivo al patrimonio del Comune, (…). Invero, il Tribunale ha rilevato che: 1) l’ingiunzione a demolire emessa dal Comune di Casapesenna n. ** del ** maggio 1993 non reca (…) alcuna relazione di notificazione; 2) la relata di notifica che è stata prodotta dal pubblico ministero sarebbe contenuta sul retro di un foglio (in bianco) e non contiene alcuna indicazione dell’atto che si è proceduto a notificare.”
Il Tribunale ha ritenuto non provata la corretta notifica dell’ingiunzione di demolizione al proprietario a causa di difetti formali e di conseguenza non poteva dirsi perfezionata l’acquisizione automatica dell’immobile abusivo al patrimonio comunale. L’atto, infatti, non conteneva una relata di notifica e quella prodotta dalla Procura era scritta sul retro di un foglio bianco, senza indicare quale provvedimento fosse stato effettivamente consegnato.
Inoltre “(…) il ricorrente si limita ad affermare, in maniera assertiva, la regolarità della notifica dell’ordinanza di ingiunzione, senza misurarsi criticamente con gli snodi argomentativi e i dati fattuali dinanzi indicati, posti a fondamento della ritenuta mancanza di prova della notifica dell’ingiunzione a demolire nei confronti del responsabile dell’abuso, (…).”
La Procura si era limitata quindi a dire che la notifica fosse regolare, senza confrontarsi con le ragioni poste dal Tribunale. In particolare, la Procura avrebbe dovuto richiamare elementi concreti che collegavano l’ordinanza alla relata di notifica come ad esempio:
- data;
- annotazione comunale;
- nomi dei destinatari.
Condono edilizio: bisogna controllare la legittimità del titolo
Un altro punto molto interessante chiarito dai giudici riguarda proprio la legittimità del condono, in particolare quando il proprietario chiede di revocare un ordine di demolizione perché nel frattempo è stato rilasciato un condono, il giudice dell’esecuzione deve verificare la legittimità del titolo prima di disporre la revoca dell’ordine di demolizione.
Infatti viene precisato che “(…) il ricorrente nemmeno attacca la motivazione, laddove, come detto, il giudice dell’esecuzione si è limitato ad affermare la legittimità dei provvedimenti di condono esclusivamente sulla base delle dichiarazioni del tecnico comunale, dovendosi ribadire che, ai fini della revoca dell’ordine di demolizione di un immobile oggetto di condono edilizio, il giudice dell’esecuzione deve verificare la legittimità del sopravvenuto atto concessorio, sotto il profilo della sussistenza dei presupposti per la sua emanazione, dovendo in particolare verificare la disciplina normativa applicabile, la legittimazione di colui che abbia ottenuto il titolo in sanatoria, la tempestività della domanda, il rispetto dei requisiti strutturali e temporali per la sanabilità dell’opera e, ove l’immobile edificato ricada in zona vincolata, il tipo di vincolo esistente nonché la sussistenza dei requisiti volumetrici o di destinazione assentibili.”
Nel caso esaminato il ricorrente non ha contestato davvero la motivazione del giudice dell’esecuzione che aveva ritenuto legittimo il condono basandosi soltanto sulle dichiarazioni del tecnico comunale.
Infatti, affinché un ordine di demolizione venga revocato il giudice deve verificare concretamente se il condono sia valido, andando a controllare se ricorrano tutti i presupposti di legge:
- legittimità di chi ha ottenuto la sanatoria;
- eventuali contrasti con la disciplina urbanistica;
- i termini di presentazione della domanda;
- le caratteristiche dell’abuso;
- in area vincolata, la natura del vincolo e i limiti annessi.
Due sono i principi che emergono dalla pronuncia:
- la notifica dell’ingiunzione di demolizione deve essere documentata in modo tale da consentire di individuare con certezza l’atto notificato;
- quando viene invocato un condono per ottenere la revoca della demolizione, il giudice dell’esecuzione deve verificare che il titolo sia effettivamente conforme ai requisiti previsti dalla normativa.
Scarica la sentenza in allegato
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FAQ Tecniche: Ordine di demolizione: prova della notifica e acquisizione comunale | Ingenio
Che differenza c’è tra ingiunzione comunale e ordine giudiziario di demolizione?
L’ingiunzione comunale è il provvedimento amministrativo con cui il Comune ordina la rimozione dell’abuso edilizio. L’ordine giudiziario di demolizione deriva invece da una sentenza penale di condanna per reati edilizi. I due provvedimenti possono riguardare la stessa opera, ma hanno presupposti e procedimenti differenti.
Quando può intervenire l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale?
L’acquisizione è collegata all’inottemperanza all’ingiunzione comunale di demolizione entro il termine assegnato. Nel caso esaminato, il Tribunale non ha ritenuto provata con certezza la notifica dell’ingiunzione al responsabile dell’abuso. Occorre verificare il procedimento applicabile e gli ulteriori atti adottati dal Comune.
Perché la relata di notifica è decisiva?
La relata deve consentire di identificare con certezza l’atto notificato, il destinatario e gli elementi essenziali della consegna. Nella vicenda, la relata prodotta era sul retro di un foglio bianco e non indicava il provvedimento notificato. Ciò ha impedito di dimostrare il presupposto dell’acquisizione.
Il condono edilizio revoca automaticamente l’ordine di demolizione?
No. Il giudice dell’esecuzione deve verificare la legittimità del titolo in sanatoria prima di revocare l’ordine giudiziario di demolizione. Il controllo riguarda, tra l’altro, disciplina applicabile, presentazione nei termini, legittimazione, vincoli e requisiti dell’opera.
Quali verifiche deve svolgere il giudice sull’atto di condono?
Deve accertare la normativa applicabile al caso, la legittimazione del richiedente e la tempestività della domanda. Deve inoltre valutare requisiti strutturali, temporali, volumetrici e di destinazione dell’abuso. Se l’opera ricade in area vincolata, rilevano natura del vincolo e condizioni di sanabilità.
Quali documenti vanno controllati in una pratica di demolizione e condono?
Sono essenziali ingiunzione comunale, relata di notifica, attestazioni di deposito o ricezione, ordinanza di acquisizione, domanda di condono, ricevute e titoli rilasciati. È utile verificare anche la documentazione urbanistica e vincolistica dell’epoca.
Qual è l’errore procedurale da evitare nel ricorso per Cassazione?
Non basta affermare che la notifica sia regolare o che il condono sia valido. Il ricorso deve confrontarsi in modo puntuale con le ragioni della decisione impugnata e con i dati documentali valorizzati dal giudice. Nel caso esaminato, la genericità del ricorso ha portato alla declaratoria di inammissibilità.
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