Eu promens Michela Vogrig
Non una semplice fotografia dei bisogni, ma una vera e propria “mappa” di servizi, progetti e azioni su cui investire. Un impegno concreto per intercettare il disagio giovanile prima che possa trasformarsi in una condizione di maggiore complessità. In sintesi, una sfida che coinvolge non soltanto i servizi sanitari, ma l’intera comunità e tutti i soggetti che possono contribuire alla prevenzione e alla promozione del benessere.
È questo uno degli esiti più significativi del percorso “Salute Mentale di Comunità per i Giovani”, promosso dal Consorzio Cosm in collaborazione con l’Asufc, Asfo e Asugi, nell’ambito del progetto europeo EU-Promens, finanziato dall’Unione Europea.
Il report conclusivo, presentato a fine luglio a Udine nel corso dell’evento finale di progetto, ora disponibile online, raccoglie il lavoro sviluppato nei territori e restituisce proposte operative e piste di sviluppo condivise, nate dal confronto diretto tra chi quotidianamente opera nei servizi e nelle comunità: operatori sanitari e sociali, educatori, insegnanti, studenti, amministratori locali, polizia locale, cooperative sociali e associazioni.
Un lavoro partecipato che ha avuto come obiettivo non soltanto quello di individuare i bisogni emergenti legati alla salute mentale dei giovani, ma soprattutto di interrogarsi su come rafforzare le reti territoriali, prevenire il disagio e costruire risposte integrate, capaci di coinvolgere tutti gli attori della comunità.
L’evento conclusivo, con la partecipazione dei Direttori dei Ddsm delle Aziende Sanitarie, Marco Bertoli, Cristina Meneguzzi e Massimo Semenzin, insieme ai rappresentanti del Terzo settore, ha confermato l’attenzione delle istituzioni e dei diversi soggetti coinvolti nel dare continuità a iniziative e progetti che vanno in questa direzione. Un impegno richiamato nelle conclusioni dall’Assessore regionale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Protezione civile, Riccardo Riccardi, che ha sottolineato come la gestione della salute mentale richiede un modello sociosanitario integrato capace di superare i vecchi confini istituzionali per rispondere a bisogni sempre più complessi, promuovendo una visione multidisciplinare che unisca le risposte cliniche a quelle sociali. L’esperienza del Friuli Venezia Giulia è un fulgido esempio di alleanza tra il settore pubblico e la componente sociale, indispensabile per affrontare sfide che colpiscono ogni fascia d’età.
Fvg unica tappa italiana del progetto
EU-Promens è un progetto attuato in 33 Paesi, tra Stati dell’Unione Europea e Paesi extra UE, finalizzato al rafforzamento delle competenze professionali nel campo della salute mentale attraverso un approccio comunitario, partecipativo e integrato.
Il Friuli Venezia Giulia è stata l’unica tappa italiana del progetto e ha scelto di concentrare il percorso sulla salute mentale dei giovani, sviluppando un articolato programma di formazione e confronto. Complessivamente sono state coinvolte oltre 500 persone attraverso incontri realizzati nei territori di San Daniele del Friuli, Udine, Gemona-Tolmezzo, Cividale-Tarcento, Palmanova, Codroipo, Pordenone, Gorizia e Trieste.
La scelta di porre al centro del progetto i giovani nasce dalla volontà di rafforzare un sistema regionale della salute mentale “avanzato” rispetto agli altri Paesi coinvolti, costruendo interventi e progetti che vadano oltre le risposta prestazionali alle situazioni di disagio per investire su prevenzione, partecipazione, prossimità e co-costruzione tra Pubblico e Terzo Settore.
“La conclusione del progetto con il suo articolato report, esito di un ampio confronto tra istituzioni, servizi, cooperative, Terzo Settore e comunità locale – sottolinea Michela Vogrig, presidente di Legacoop Fvg e del Consorzio Cosm e referente del progetto EU-Promens per l’Italia – accresce la nostra consapevolezza e la convinzione che la salute mentale dei giovani rappresenti una responsabilità condivisa che riguarda tutti e che richiede risposte integrate e innovative, da costruire insieme con tutti gli attori del territorio, ma anche con gli stessi giovani destinatari degli interventi. La grande partecipazione e l’interesse dimostrato sono uno stimolo a proseguire nel percorso avviato, per consolidare reti territoriali stabili e promuovere una salute mentale di comunità sempre più integrata e realmente accessibile ai più giovani”.
Una mappa costruita assieme
Il valore del report sta soprattutto nel metodo con cui è stato costruito. Più che una fotografia della condizione giovanile e delle fragilità emergenti, il documento restituisce infatti una mappa di servizi, progetti e azioni su cui investire, elaborata attraverso il contributo diretto dei diversi soggetti che compongono le comunità territoriali.
Il confronto ha permesso di far emergere esperienze, criticità e opportunità, mettendo in relazione competenze e punti di vista differenti e consegnando ai territori indicazioni operative e possibili piste di sviluppo condivise.
Tra le esperienze approfondite nel percorso figura anche Youngle, il primo network nazionale di peer education, ascolto e counseling online gestito da giovani per i giovani. Nato nel 2011 su iniziativa del Ministero della Salute, il progetto offre uno spazio di ascolto anonimo rivolto ai ragazzi tra i 14 e i 25 anni attraverso chat e strumenti digitali gestiti da peer educator selezionati e formati, sempre affiancati da psicologi, educatori e operatori dei servizi.
In Friuli Venezia Giulia l’esperienza, avviata nel territorio del Sandanielese, è attualmente in fase di ampliamento regionale ed è gestita da Asufc e Consorzio Cosm in collaborazione con gli istituti scolastici, con l’obiettivo di intercettare precocemente il disagio, ridurre lo stigma e facilitare l’accesso dei giovani ai servizi.
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