Ippica europea contro la nuova tassa UE sul gioco online


European and Mediterranean Horseracing Federation e UET prendono posizione sull’ipotesi di utilizzare la tassazione del gioco online come nuova risorsa propria dell’Unione Europea. L’allarme: ulteriori prelievi sulle scommesse ippiche potrebbero ridurre le entrate per Stati e comparto, spingere i giocatori verso operatori illegali e indebolire la tutela dei consumatori

L’ippica europea dice no all’inclusione delle scommesse ippiche in un’eventuale nuova imposizione europea sul gioco online. In un documento congiunto, la European and Mediterranean Horseracing Federation (EMHF) e la European Trotting Union (UET) intervengono nel dibattito legato al prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea 2028-2034, nel quale è stata avanzata l’ipotesi di utilizzare la tassazione del gioco online come nuova fonte di finanziamento del bilancio comunitario.

La posizione delle due organizzazioni è netta: un ulteriore prelievo sulle scommesse ippiche rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato, aumentando la convenienza dell’offerta illegale e riducendo contemporaneamente le entrate fiscali degli Stati, le risorse destinate all’ippica e il livello di protezione dei consumatori.

Il punto centrale riguarda la specificità economica delle scommesse sulle corse dei cavalli. A differenza di altri prodotti di gioco online, come casinò e slot, il betting ippico finanzia direttamente un’intera filiera che comprende allevamento, sport, ippodromi e occupazione nelle economie rurali europee.

In molti Paesi ippici questo legame è riconosciuto anche dagli ordinamenti nazionali attraverso prelievi obbligatori, restituzioni previste dalla legge e altri meccanismi con i quali una parte delle entrate generate dalle scommesse viene destinata al finanziamento del settore.

Un nuovo carico fiscale, sottolineano EMHF e UET, potrebbe quindi ridurre ulteriormente le risorse disponibili per allevatori, allenatori, personale delle scuderie, proprietari, fantini e driver, montepremi e ippodromi, incidendo anche sugli investimenti e sull’occupazione nelle comunità rurali.

Le risorse generate dal betting legale sostengono inoltre attività essenziali per il benessere equino e l’integrità delle corse, comprese le misure antidoping, il controllo delle scommesse sospette e le indagini sui possibili fenomeni di manipolazione delle competizioni.

Il rischio di spingere il gioco verso gli operatori illegali

Uno dei principali motivi di preoccupazione riguarda la cosiddetta channelisation, cioè la quota dell’attività di gioco che rimane all’interno del mercato autorizzato.

Gli operatori illegali online non sono soggetti alle stesse licenze, imposizioni fiscali e contribuzioni destinate all’ippica previste per quelli regolamentati. Questo consente loro, in alcuni casi, di proporre quote o ritorni economici più competitivi, creando uno squilibrio rispetto al mercato legale.

Il documento richiama il lavoro dell’IFHA Council on Anti-Illegal Betting and Related Crime, secondo cui una pressione fiscale eccessiva può ridurre la competitività degli operatori autorizzati e favorire lo spostamento dei giocatori verso piattaforme illegali.

Le organizzazioni precisano tuttavia che il fenomeno non può essere ricondotto esclusivamente alla tassazione: incidono anche la struttura dell’imposta, il peso fiscale complessivo, le caratteristiche dei prodotti, i comportamenti dei consumatori e l’efficacia delle attività di contrasto.

Proprio per questo viene chiesta particolare prudenza nell’interpretazione dei dati. Le stime basate sul Gross Gaming Revenue (GGR), sul numero dei giocatori o sul traffico dei siti web misurano fenomeni differenti e non possono essere sovrapposte.

I casi di Paesi Bassi e Svezia

Il documento cita alcuni esempi europei.

Nei Paesi Bassi, l’aumento dell’imposta sul gioco entrato in vigore nel gennaio 2025 è stato di 3,7 punti percentuali. Secondo il rapporto di monitoraggio pubblicato nell’aprile 2026 dalla Kansspelautoriteit, nella seconda metà del 2025 la channelisation misurata in termini monetari era stimata al 53%, mentre circa il 91% dei giocatori utilizzava esclusivamente operatori legali.

La forte differenza tra i due indicatori dimostra, secondo il documento, come il solo numero dei giocatori non sia sufficiente a misurare la dimensione del mercato illegale. Lo stesso regolatore olandese individua inoltre diversi fattori, comprese modifiche alle regole di protezione dei giocatori, senza isolare l’effetto specifico della tassazione né riferirsi esclusivamente alle scommesse ippiche.

In Svezia, l’imposta sul gioco è passata dal 18 al 22% del GGR nel luglio 2024. Un’analisi richiamata dal Council riferisce che H2 Gambling Capital ha successivamente rivisto la stima della channelisation dal 91 al 72% nel 2026.

Anche in questo caso, però, EMHF e UET invitano alla cautela: si tratta di stime attribuite e non della dimostrazione che l’incremento fiscale abbia da solo provocato una diminuzione di 19 punti percentuali. Altri studi hanno inoltre segnalato un aumento del traffico verso siti illegali, ma metodologie, periodi di riferimento e categorie di gioco considerate devono essere valutati prima di estendere queste conclusioni all’ippica.

Il documento richiama anche un recente rapporto dell’International Federation of Horseracing Authorities, che ha collegato il crescente numero di chiusure di ippodromi nel mondo, compreso Markopoulo Park, l’ippodromo nazionale greco di Atene, alla crescita dei mercati illegali delle scommesse.

Un rischio su tre fronti

Secondo le organizzazioni ippiche europee, un’ulteriore pressione fiscale sugli operatori legali potrebbe produrre tre conseguenze principali: diminuire le risorse generate dal betting per montepremi, infrastrutture e attività delle scuderie; ridurre la base imponibile nazionale, compensando in parte o completamente le maggiori entrate previste; spostare una quota maggiore di consumatori fuori dal mercato regolamentato, riducendo le tutele e la visibilità delle transazioni utili alle attività di controllo.

La crescita del gioco illegale avrebbe inoltre conseguenze che vanno oltre il semplice gettito fiscale.

L’attività fuori dal perimetro regolamentato può alimentare circuiti collegati alla criminalità organizzata, al riciclaggio e alle frodi, oltre a sottrarre informazioni preziose alle autorità ippiche e alle forze dell’ordine impegnate nell’individuazione di scommesse sospette e possibili casi di corruzione.

Prima della tassa, una valutazione specifica sull’ippica

EMHF e UET chiedono quindi che, prima di introdurre qualsiasi nuovo prelievo, venga effettuata una valutazione specifica per prodotto sull’impatto della misura.

L’analisi dovrebbe considerare gli effetti sulla channelisation, sulle entrate fiscali nazionali, sul finanziamento dell’ippica e sulla protezione dei consumatori, tenendo conto delle tasse e dei contributi già esistenti e delle possibili reazioni di operatori e giocatori.

Parallelamente, il settore chiede un rafforzamento dell’azione contro gli operatori illegali, intervenendo sui sistemi di pagamento, sulla pubblicità e sui servizi digitali che ne consentono l’attività, insieme a campagne di informazione e a una maggiore cooperazione tra regolatori, autorità investigative e organismi preposti all’integrità delle corse.

La questione decisiva della base imponibile

Un altro punto riguarda il modo in cui un’eventuale nuova risorsa europea verrebbe concretamente strutturata.

Una tassa sulle somme giocate, un’imposta sul Gross Gaming Revenue, cioè la differenza tra giocate raccolte e vincite corrisposte, oppure un contributo nazionale calcolato sul GGR rappresentano meccanismi profondamente diversi.

Il documento cita il paper pubblicato da ECIPE nel settembre 2026, che propone un contributo nazionale basato sul GGR. In questo schema non si tratterebbe direttamente di una tassa europea applicata agli operatori, anche se gli Stati potrebbero decidere di finanziare il contributo attraverso un aumento delle imposte nazionali sul gioco.

Gli effetti sull’ippica dipenderebbero quindi dal meccanismo concretamente adottato.

Le previsioni di gettito, secondo EMHF e UET, non possono inoltre presupporre che il comportamento dei consumatori rimanga invariato dopo l’introduzione di una nuova imposta. A titolo puramente aritmetico, il documento osserva che un prelievo dell’1% sulle somme giocate equivarrebbe al 10% del GGR qualora un operatore trattenesse il 10% delle giocate, prima ancora di considerare altre imposte e costi.

Per questo qualsiasi nuovo onere dovrebbe essere valutato insieme alla fiscalità già esistente e ai contributi destinati alle corse, tenendo conto delle profonde differenze economiche tra scommesse ippiche, altre scommesse sportive e prodotti da casinò online.

La posizione del settore: «Le scommesse ippiche restino fuori»

La conclusione delle organizzazioni europee è inequivocabile: le scommesse sulle corse dei cavalli non dovrebbero essere incluse in alcun nuovo prelievo europeo sul gioco online.

Prima di procedere con una nuova risorsa propria basata sul gambling, il settore chiede che l’Unione Europea valuti con precisione gli effetti sulla migrazione verso il mercato illegale, sulle entrate fiscali degli Stati membri, sul finanziamento delle corse, sulla tutela dei consumatori e sul rischio di criminalità finanziaria.

Per EMHF e UET, la sostenibilità del modello passa da un equilibrio preciso: contrastare con maggiore efficacia gli operatori illegali senza indebolire il mercato regolamentato che finanzia l’ippica europea e ne sostiene l’intera filiera economica, sportiva e allevatoriale.


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