Risposta rapida
Sì, il mutuo con un part-time si può avere: nessuna legge fissa un numero minimo di ore o uno stipendio minimo, e per la banca un part-time a tempo indeterminato è un contratto stabile come un tempo pieno. Cambia il reddito, e con 700-1.000 € netti al mese la cifra resta piccola.
Con 800 € netti la rata sostenibile è di 264 € (il 33% del netto) e il mutuo a tasso fisso arriva a circa 50.863 € in 25 anni. Con stipendi così però conta anche un altro conto: quanto ti resta per vivere dopo la rata. Se la banca parte dalla soglia di povertà ISTAT più bassa d’Italia per chi vive solo e ha fra 30 e 59 anni, 664,89 €, con 800 € la rata scende a 135 € e il mutuo a circa 26.031 €.
Nel part-time verticale conta la media dell’anno. Se i contratti part-time sono due, vedi la guida al mutuo con due contratti part-time.
Con un part-time la banca ti dà il mutuo?
Sì, se la rata regge. «Chiunque può richiedere un mutuo, purché possa dimostrare di essere in grado di restituire nel tempo la somma avuta in prestito», scrive la Banca d’Italia nella guida Il mutuo ipotecario in parole semplici. Le ore di lavoro non compaiono in nessuna regola: la banca guarda quanto guadagni, quanto è stabile il contratto e quanto ti resta dopo la rata.
- Il contratto. Un part-time a tempo indeterminato, con il periodo di prova superato, per la banca è stabile come un tempo pieno. Nessuna legge fissa un’anzianità minima: secondo la banca si va da nessun minimo a 6 mesi, fino a 2 o 3 anni. Se il part-time è a termine valgono le regole del tempo determinato, più strette.
- Il reddito. Di solito la banca parte dal netto dell’anno scritto nell’ultima CU, diviso per 12, e chiede le ultime 2 o 3 buste paga consecutive; qualche banca prende il valore più basso fra la media della CU e quella delle buste paga.
- La rata. Il 30% del netto è la soglia prudenziale, il 33% quella di prassi, e il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto, per alcune di più con redditi alti. La guida della Banca d’Italia è più prudente: parla di un terzo del reddito disponibile, cioè al netto delle spese fisse. Negli esempi di questa pagina «regola del terzo» vuol dire il 33% del netto.
Quanto posso chiedere con 700, 800, 900 o 1.000 € netti?
Il mutuo massimo a tasso fisso per chi lo chiede da solo e senza altri finanziamenti. L’ultima colonna aggiunge alla regola del terzo il controllo su quanto resta, partendo dalla soglia di povertà ISTAT più bassa d’Italia per chi vive solo e ha fra 30 e 59 anni, 664,89 € al mese: chi fa questo controllo di solito la aumenta, quindi è il caso più favorevole.
| Stipendio netto | Rata al 33% | 25 anni | 30 anni | Resta dopo la rata | 25 anni, se devono restarti 664,89 € |
|---|---|---|---|---|---|
| 700 € | 231 € | 44.505 € | 49.818 € | 469 € | 6.764 € |
| 800 € | 264 € | 50.863 € | 56.935 € | 536 € | 26.031 € |
| 900 € | 297 € | 57.221 € | 64.052 € | 603 € | 45.297 € |
| 1.000 € | 330 € | 63.579 € | 71.169 € | 670 € | 63.579 € |
Tassi del 5 ottobre 2026: il TAN è l’IRS della stessa durata più uno spread stimato di 0,30%, cioè 3,84% a 25 anni e 3,76% a 30. Il metodo è spiegato in come facciamo i calcoli; da 1.000 € in su i conti continuano nella pagina con 1.000 euro quanto mutuo posso chiedere.
L’ultima colonna è quella che conta. A 1.000 € la soglia non cambia niente, perché dopo la rata restano 670 €. A 900 € il mutuo scende a 45.297 €. A 800 € la rata va tagliata a 135 € e il mutuo perde 24.832 €; a 700 € scende a 6.764 €, sotto l’importo minimo che le banche chiedono di solito per l’acquisto: la legge non ne fissa uno, ma si parte da 25.000-50.000 € secondo la banca (vedi il mutuo da 30.000 euro). E dove la soglia ISTAT è più alta, fino a 1.224,64 € a Milano, uno stipendio da part-time, da solo, non basta alle banche che partono da queste soglie.
Il calcolo, passo per passo
Il caso: 800 € netti al mese, part-time orizzontale a tempo indeterminato, nessun altro finanziamento, mutuo di 25 anni a tasso fisso chiesto da solo.
- Rata con la regola del terzo. 800 € × 33% = 264 € al mese.
- Tasso. L’IRS a 25 anni è al 3,544% (rilevazione del 5 ottobre 2026, fonte ICE Swap Rate); con lo spread stimato di 0,30% il TAN è del 3,84%.
- Capitale. 300 rate da 264 € al 3,84% ripagano circa 50.863 €. In Excel è la funzione VA: =VA(3,84%/12; 300; –264).
- Quanto resta. 800 − 264 = 536 €. Se la banca parte dalla soglia ISTAT più bassa, 664,89 €, la rata massima diventa 800 − 664,89 = 135,11 €, e 300 rate da 135,11 € ripagano circa 26.031 €.
Vale il più basso dei due conti. Finché il 33% del netto lascia più del minimo decide la regola del terzo; sotto, decide il minimo, e ogni euro di reddito in più va tutto sulla rata.
Quanto deve restarti per vivere dopo la rata?
Non c’è una cifra di legge, e non tutte le banche fanno questo controllo. Molte controllano che dopo la rata resti una somma minima per vivere, che dipende da quante persone ci sono in famiglia e da dove abiti; alcune partono dalle soglie di povertà assoluta dell’ISTAT e le aumentano di una percentuale.
Quelle soglie sono pubbliche. Nel report sulla povertà in Italia nel 2024 l’ISTAT fa un esempio: «per un adulto (di 30-59 anni) che vive solo» la soglia di povertà assoluta è di 716,36 € al mese in un piccolo comune della Puglia e, nel comune centro dell’area metropolitana, 760,22 € in Sicilia, 916,98 € in Piemonte e 1.224,64 € in Lombardia. La tua la trovi con il calcolatore dell’ISTAT: per una persona sola fra 30 e 59 anni va da 664,89 € in un piccolo comune della Basilicata a 1.224,64 € a Milano, per una coppia da 937,77 a 1.611,71 €. Per altre età le soglie cambiano.
A 800 € netti, dopo una rata di 264 €, restano 536 €: meno della soglia più bassa d’Italia. La soglia comprende anche la casa, che chi paga il mutuo ha già in parte nella rata, quindi è un riferimento prudente e non la regola della tua banca. Come ragionano le banche sul reddito in generale lo trovi nella guida sul reddito minimo per il mutuo.
Orizzontale, verticale o misto: cosa cambia per la banca?
Il D.Lgs. 81/2015, che oggi regola il part-time, non usa più queste tre parole. Le definiva il D.Lgs. 61/2000, abrogato nel 2015 dall’art. 55 del D.Lgs. 81/2015: nel testo di allora il part-time verticale era quello in cui «l’attività lavorativa sia svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno» (art. 1 D.Lgs. 61/2000, testo in vigore fino al 24 giugno 2015). Oggi l’art. 5 del D.Lgs. 81/2015 chiede che il contratto contenga la «puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno». Le etichette si usano ancora, e per la banca contano per una ragione sola: se lo stipendio arriva tutti i mesi o no.
- Orizzontale: lavori tutti i giorni con meno ore. Lo stipendio arriva uguale ogni mese: è il caso più semplice.
- Verticale sulla settimana o sul mese: lavori a tempo pieno solo alcuni giorni, per esempio tre a settimana. La busta paga arriva ogni mese, come nell’orizzontale.
- Verticale sull’anno: lavori a tempo pieno solo alcuni mesi, e negli altri lo stipendio non arriva. Qui la busta paga del mese lavorato inganna, perché la banca parte dal netto dell’anno diviso per 12.
- Misto: una combinazione dei due, per esempio 5 ore al giorno tranne d’estate. Conta se ci sono mesi senza stipendio.
Un esempio di verticale sull’anno: 1.200 € netti nei mesi lavorati, 8 mesi l’anno. In busta paga sembra uno stipendio che in 25 anni reggerebbe circa 76.294 €. Per la banca, però, il reddito è di 800 € al mese (1.200 × 8 ÷ 12), e il mutuo scende a 50.863 €, o a 26.031 € se devono restarti 664,89 €. Nei mesi di pausa la rata va pagata con quello che metti da parte negli altri: tienine conto quando scegli la rata. Se lavori solo in alcune stagioni, il caso è nella guida sul mutuo con lavoro stagionale.
Poi c’è il lavoro supplementare, cioè le ore oltre l’orario del contratto, che il datore può chiedere secondo l’art. 6 del D.Lgs. 81/2015. In busta paga alza il netto, ma la banca di solito lo tratta come gli straordinari: lo toglie o lo conta solo in parte. Se fai stabilmente più ore, per farle contare per intero serve un aumento d’orario scritto nel contratto.
Quanto deve valere la casa e quanto anticipo serve?
La banca presta di norma fino all’80% del valore della casa. Con 800 € netti e 50.863 € di mutuo in 25 anni, la casa può costare fino a circa 63.579 €, con 12.716 € di anticipo. Poi ci sono imposte, notaio, perizia e istruttoria: ipotizziamo il 5-6% del prezzo, cioè 3.179–3.815 €, e in tutto servono da parte 15.895–16.530 €. Su una casa di questo prezzo il 5-6% può stare stretto, perché alcune voci non scendono con il prezzo: l’imposta di registro prima casa, se compri da un privato, non è mai sotto i 1.000 €.
Come arrivare a una cifra utile?
Le leve, con il loro effetto sull’esempio da 800 € netti in 25 anni.
- Un cointestatario. I redditi si sommano e il minimo per vivere si misura sulla coppia. Con un partner da 1.300 € netti il reddito sale a 2.100 €, la rata a 693 € e il mutuo a circa 133.515 €; dopo la rata restano 1.407 €, sopra la soglia di povertà ISTAT di una coppia quasi ovunque, ma non nei comuni più cari (1.611,71 € a Milano). È la leva che sposta di più; i limiti di chi compra da solo sono nella guida al mutuo con un solo stipendio.
- Un garante. Firma una fideiussione e risponde del debito se tu non paghi, senza diventare proprietario della casa. La guida della Banca d’Italia avverte che la banca «potrebbe richiedere altre garanzie oltre all’ipoteca, per esempio quando il cliente ha un reddito basso rispetto alle rate». Quanto del reddito del garante conti per alzare la cifra lo decide la banca: a volte per intero, a volte in parte (per esempio la metà), a volte solo come garanzia.
- La durata. In 30 anni lo stesso stipendio regge 56.935 €, in 20 anni 43.870 €. La durata lunga costa più interessi e dipende dall’età, perché ogni banca fissa un limite all’età dell’ultima rata.
- Tredicesima e quattordicesima. Se la banca parte dalla CU sono già dentro: 13 mensilità da 800 € fanno circa 867 € al mese. Con chi è assunto da poco alcune banche partono invece dalla media delle ultime buste paga e aggiungono a parte la quota di tredicesima e quattordicesima. Con la sola regola del terzo il mutuo sale a 55.101 €; se devono restarti 664,89 €, passa da 26.031 € a 38.875 €.
- Altri finanziamenti. Una rata da 150 € al mese si toglie da quella del mutuo: con la regola del terzo il mutuo scende a 21.964 €; con la soglia di 664,89 € non resta spazio per la rata del mutuo. Con questi stipendi, chiudere i piccoli prestiti prima della domanda è la prima cosa da fare; le rate che finiscono entro pochi mesi spesso non si contano.
Resta il Fondo di garanzia per la prima casa, che il contratto part-time da solo non apre. Il testo in vigore della L. 147/2013, art. 1, comma 48, lettera c) concede la garanzia «esclusivamente» a giovani coppie, nuclei monogenitoriali con figli minori, conduttori di alloggi IACP e «giovani che non hanno compiuto trentasei anni di età», più le famiglie numerose e le persone con disabilità grave aggiunte da altre norme. Il riferimento ai giovani con un «rapporto di lavoro atipico», che qualche guida riporta ancora, l’ha tolto l’art. 64 del D.L. 73/2021. Se rientri in una categoria, per esempio perché non hai compiuto 36 anni, la garanzia non alza la cifra, ma la banca può finanziare fino al 100% del prezzo: restano di tasca tua solo le spese. Con importi così piccoli, però, chiedi prima il minimo della banca: alcune fanno i mutui con la garanzia del Fondo solo sopra un importo più alto.
Alcuni casi particolari
- Part-time a tempo determinato. Il part-time si può fare anche a termine, come dice l’art. 4 del D.Lgs. 81/2015, e allora valgono le regole del contratto a termine: di solito la banca vuole vedere gran parte degli ultimi 2 o 3 anni lavorati, spesso con un cointestatario o un garante, e alcune banche i contratti a termine non li accettano. Vedi la guida al mutuo con contratto a tempo determinato.
- Part-time al posto del congedo parentale. L’art. 8, comma 7, del D.Lgs. 81/2015 permette di chiederlo una sola volta, «purché con una riduzione d’orario non superiore al 50 per cento». La banca però vede le buste paga ridotte: se l’accordo scrive quando torni al tempo pieno portalo, ma come lo pesi lo decide ogni banca.
- Appena passato al part-time, o al tempo pieno. La CU dell’anno scorso racconta il contratto vecchio. Qualche banca prende il valore più basso fra la media della CU e quella delle ultime buste paga: chi è sceso al part-time fa i conti con le buste paga nuove, chi è salito al tempo pieno resta legato al part-time finché non arriva la CU nuova.
Con un part-time i conti si giocano su poche decine di euro di rata, e ogni banca ha minimi e soglie suoi. Per sapere quanto puoi chiedere tu, con il tuo netto, la tua età e i finanziamenti che hai già, c’è la simulazione gratuita di GoMutuo: in 6 minuti ti dice se il mutuo che hai in mente è fattibile e con che rata.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




