Corriere della Sera e Primocanale insieme a Genova per raccontare la forza dell’economia del mare e il suo ruolo strategico per la crescita dell’Italia. Terrazza Colombo, casa della blue economy ligure, ha ospitato “Il mare motore di crescita”, importante convegno dedicato a un settore che va ben oltre porti, cantieri e grande industria e produce effetti sull’intera filiera economica nazionale, dalla manifattura alla piccola impresa, dal commercio al turismo. L’evento, realizzato in coproduzione da Corriere della Sera e Primocanale, ha riunito istituzioni e protagonisti dell’industria marittima italiana per un confronto su portualità, nautica, shipping, crociere, infrastrutture e competitività. A condurlo Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera, e Giovanni Stringa, giornalista del Corriere della Sera.
Rixi e il mare
A delineare la prospettiva nazionale è stato il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi. “La nostra blue economy è un’eccellenza del Paese. Noi non siamo un Paese geograficamente molto esteso. Siamo un Paese con un’economia abbastanza matura, ma la blue economy è una delle eccezioni: siamo un’eccellenza mondiale in un mercato relativamente piccolo, dove l’Italia ha al momento una capacità di progettazione e di penetrazione dei mercati assolutamente straordinaria”.
Per Rixi il tema supera i confini delle singole attività legate al mare. “Noi siamo un Paese manifatturiero ed esportiamo buona parte della nostra produzione con il trasporto marittimo. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea siamo diventati il Paese più forte sul mare all’interno dell’Unione, ma non siamo ancora un vero Paese marittimo”. L’Italia, secondo il viceministro, non ha ancora maturato una piena consapevolezza della centralità del settore e conserva una forte vocazione continentale.
C’è poi il rapporto tra porto e città. “Non tutti si accorgono dell’importanza del mare se non quando varcano l’ingresso dell’Autorità portuale”. Rixi sottolinea anche la complessità del sistema italiano: “Noi abbiamo un sistema portuale che ha circa 53 porti di interesse nazionale. Altre nazioni molto più grandi di noi ne hanno uno o due, per esempio la Germania. Quindi la facilità di investimento è totale, mentre da noi è molto più complicata”.
L’Italia deve quindi trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio competitivo. “Dobbiamo sfruttare la nostra particolarità geografica e fare sistema. Abbiamo tutte le nostre coste sul Mediterraneo, in cui passa il 23% del traffico mondiale”. Una posizione strategica che comporta anche rischi, perché l’Italia rappresenta “la frontiera sud dell’Europa” ed è direttamente esposta alle tensioni geopolitiche.
Da qui la necessità “di creare un ecosistema unico tra tre continenti diversi e con regole diverse”. Rixi cita il caso dell’Ets: “Non è così problematico per il Nord Europa. Per noi invece è un problema, visto che abbiamo la concorrenza di porti nordafricani e mediorientali che non pagano questa tassa”.
Bucci e infrastrutture
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci allarga ulteriormente il perimetro dell’economia del mare. “È vero, parliamo del 16-17% del Pil italiano fatto dall’economia del mare, ma è riduttivo. Io vorrei fare una sfida: proviamo a chiudere i porti di tutta Italia e nel giro di 15 giorni tutta l’Italia si ferma”. Per Bucci, dunque, “l’importanza della blue economy non è solo una questione di prodotto interno lordo”.
La sfida è anche culturale. Per molti anni, sottolinea Bucci, l’economia del mare è stata sottovalutata in Italia. “Oggi per fortuna abbiamo al governo persone competenti come Edoardo Rixi che ci aiutano a far sì che la blue economy ottenga i giusti investimenti e la giusta importanza”.
Al centro ci sono le infrastrutture. “Sono indispensabili per la blue economy. Lo sapevano i romani, lo hanno capito gli americani con il New Deal e lo sappiamo noi”. Bucci cita il Terzo Valico, la nuova diga foranea di Genova per accogliere le grandi navi e gli interventi su Vado e La Spezia.
La Spezia, ricorda il presidente, è ben collegata attraverso la ferrovia ed è attiva anche nei comparti militare e subacqueo, con il nuovo Polo nazionale della dimensione subacquea al quale Regione Liguria ha contribuito con un investimento da 10 milioni di euro. “Quello che stiamo facendo nella subacquea mi sento di paragonarlo a una rivoluzione industriale”.
Autostrade e cantieri
Le infrastrutture sono decisive anche per il turismo, altro settore strategico per la Liguria. Bucci ricorda il confronto continuo con Autostrade per cercare di ridurre l’impatto dei cantieri. Le chiusure sono indispensabili per garantire la sicurezza, ma devono essere concertate per limitare i disagi. “Questa estate le cose sono andate meglio”, sottolinea, ricordando però che gli incidenti possono modificare improvvisamente la situazione e rivolgendo agli automobilisti un appello alla massima prudenza.
Il presidente della Regione indica anche le scadenze. A inizio 2027 la A26 dovrebbe essere libera dai cantieri, così come la A12. Sulla A7 i lavori proseguiranno fino al 2028, mentre per liberare la A10 bisognerà attendere almeno il 2029. Per il completamento del Terzo Valico la previsione indicata da Bucci è tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.
Porto e città
Il rapporto tra porto e tessuto urbano è stato al centro del confronto tra il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Matteo Paroli e il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile. “Qualcuno diceva che a Genova ci sono due sindaci, il sindaco della città e il presidente dell’Autorità portuale”, ricorda Terrile. “Io penso che la cosa importante sia che debbano lavorare assieme e avere una visione condivisa, ovviamente ciascuno per le proprie competenze. È molto importante non confondere le competenze, ma avere una visione condivisa soprattutto sulle scelte a medio termine”.
Il nuovo Piano regolatore portuale sarà uno dei principali banchi di prova. “Condividiamo molto il metodo che sta mettendo in atto l’Autorità portuale e il presidente Paroli con il segretario Vespasiani: iniziare la vera e propria redazione del piano con una serie di consultazioni”. Per Terrile questo percorso deve consentire di costruire quella condivisione necessaria alle grandi scelte sul futuro del porto e della città.
Paroli parte invece dall’impatto economico e occupazionale. Il porto “dà lavoro a 120 mila persone ed è un elemento di grandissimo pregio per il territorio”. Ma Genova e Savona hanno una funzione che supera i confini regionali: “Il nostro sistema portuale non è solo il porto di Genova e di Savona, ma il porto d’Italia”.
Paroli sottolinea il peso economico delle merci che transitano attraverso il sistema portuale, quantificandolo nell’1,5% del prodotto interno lordo nazionale in termini di gettito Iva. Una forza che deve però convivere con le esigenze del territorio. “Noi possiamo e dobbiamo ascoltare la città, perché non possiamo crescere in danno alla città”.
Waterfront di Genova
Il nuovo waterfront rappresenta uno dei punti più evidenti di incontro tra sviluppo portuale e trasformazione urbana. “Un grande risultato è stato fare pace tra la rigenerazione urbana di quell’area e le riparazioni navali”, afferma Terrile. “È stato importante trovare un punto di equilibrio”.
Con l’inaugurazione del Salone Nautico sarà aperta la prima parte del parco urbano di piazzale Kennedy. Le altre opere, secondo il vicesindaco, dovrebbero essere definitivamente completate nell’arco di un paio d’anni. Resta da affrontare il nodo dei collegamenti con il resto della città e in particolare l’impatto dell’uscita mediana del tunnel subportuale. “Il commissario Bucci ci ha dato rassicurazioni che ci si sta lavorando”.
Paroli conferma la volontà di ricucire ulteriormente porto e città. “Sul waterfront abbiamo lavorato al collegamento con il Porto Antico salvaguardando le riparazioni navali e lo presenteremo con il Piano regolatore portuale”.
Traffici da riconquistare
La competitività dei porti liguri dipende in larga misura dal collegamento con il sistema produttivo del Nord Ovest. “Per noi è importante il collegamento con il sistema produttivo del Nord Ovest del Paese”, sottolinea Paroli. “Con il Terzo Valico lo serviremo meglio e a prezzi migliori”.
Oggi una parte dei prodotti destinati alla Lombardia non sbarca nei porti italiani, ma utilizza gli scali del Nord Europa. “Dobbiamo lavorare per riconquistare traffico”. Per Paroli la sfida non riguarda soltanto la realizzazione delle infrastrutture, ma anche la velocità e l’efficienza dell’intera catena logistica.
Shipping italiano
Mario Zanetti, presidente di Confitarma, mette al centro la trasversalità della blue economy. “L’economia del mare è un comparto verticale importantissimo, ma ha in realtà una trasversalità nella nostra economia che è stata per decenni sottovalutata come impatto e, se vogliamo, anche come narrativa”. La sfida è raccontare “l’Italia come un Paese di mare e non soltanto un Paese che si affaccia sul mare”.
I numeri illustrati da Zanetti mostrano la dimensione del fenomeno. Il valore complessivo generato dall’economia del mare raggiunge i 225 miliardi di euro, con oltre 1,1 milioni di occupati diretti e 250 mila imprese. Ma il dato centrale riguarda l’effetto sull’intero sistema economico. “Dei 225 miliardi di valore complessivo attivato, un terzo riguarda quello diretto, ma due terzi in realtà sono il valore attivato sul resto dell’economia”.
Il moltiplicatore della blue economy è dunque uno degli elementi fondamentali: l’effetto prodotto sul resto dell’economia è doppio rispetto al valore generato direttamente all’interno del comparto marittimo.
Navi e ambiente
“Al mondo il 90% delle merci viaggia via mare”, ricorda Zanetti. Al trasporto marittimo sono imputabili poco più del 2% delle emissioni inquinanti globali. “Di per sé il mondo del mare è un metodo di trasporto di persone e merci decisamente fra i più ecocompatibili”.
Un risultato legato alle caratteristiche stesse del trasporto marittimo ma anche agli investimenti realizzati dal settore. L’armamento italiano ha oggi 60 navi in ordine e, secondo i dati illustrati da Zanetti, l’80% è già progettato pensando all’utilizzo di carburanti alternativi, per circa 2,5 miliardi di euro di investimenti.
Anche l’età della flotta fotografa il processo di rinnovamento. Circa un terzo delle navi italiane ha meno di dieci anni e il 40% ha un’età compresa tra dieci e vent’anni. Quasi il 70% della flotta è quindi relativamente giovane.
Primato nautico
Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, porta al centro del confronto il primato internazionale della nautica italiana. “Il moltiplicatore della nautica italiana non ha rivali nel nostro Paese. La nostra è un’industria leader nel mondo”.
Il dato sui superyacht rende immediatamente visibile la dimensione della leadership: “Su 1.093 superyacht prodotti in un anno nel mondo, 568 sono italiani”. Nel 2025 il settore ha inoltre raggiunto il massimo storico di fatturato, con 8,6 miliardi di euro, oltre 13 miliardi di valore aggiunto e circa 170 mila addetti diretti.
“Il 90% della produzione è destinata all’estero, quindi siamo esportatori di professione e diamo molto al sistema Paese”.
Nautica nel 2026
Il 2026 presenta però uno scenario più complesso. “Sarà un anno più complesso”, avverte Formenti. Nella fascia alta del mercato l’Italia continua a essere leader mondiale. La nautica media comincia invece a registrare un rallentamento, pur rimanendo in crescita, mentre la piccola nautica sotto i 13 metri attraversa maggiori difficoltà.
A pesare è “un clima di grande incertezza dovuto alle situazioni internazionali”, che determina anche aumenti dei prezzi e dei costi delle materie prime, in particolare quelle generate dal petrolio. Nella piccola nautica esiste comunque un segmento che continua a crescere: il charter.
Salone Nautico
Genova resta la grande vetrina internazionale del comparto. “Il Salone Nautico è il più grande del Mediterraneo”, sottolinea Formenti. L’esposizione conta oltre mille imbarcazioni e registra un incremento della presenza delle barche di grandi dimensioni.
Nell’ultima edizione sono stati superati i 120 mila visitatori, con un indotto sul territorio stimato tra 70 e 80 milioni di euro. Quest’anno arriverà anche un’ulteriore apertura verso Genova: “Apriamo gratuitamente alla città il Palasport denominato Blue Arena, per abbracciare la città con diverse aree tematiche”.
Rotte e geopolitica
Stefano Messina, presidente di Assarmatori, richiama la centralità strategica del trasporto marittimo emersa durante le grandi crisi internazionali. Il Covid, le guerre e persino il caso simbolico della nave rimasta di traverso nel Canale di Suez hanno dimostrato “quanto sia indispensabile l’architettura del trasporto marittimo”.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno avuto un pesante impatto sull’approvvigionamento delle materie prime, ma il sistema marittimo possiede una particolare capacità di adattamento. “La modalità marittima è capace di cambiare geografia”. La pluralità dei servizi permette di modificare le fonti di approvvigionamento e continuare a garantire i flussi, anche quando questo comporta inevitabili aumenti dei prezzi.
Le conseguenze geopolitiche arrivano così fino al consumatore finale. Non pesa soltanto il costo della materia prima, ma anche l’intera architettura logistica necessaria per trasportarla. Messina non indica tuttavia preoccupazioni sulla garanzia degli approvvigionamenti. Le guerre e l’allargamento delle aree coinvolte nelle tensioni internazionali possono invece produrre ulteriori aumenti dei prezzi, già visibili sul mercato, in un contesto economico che deve fare i conti anche con il rialzo dei tassi di interesse.
Crociere e territori
Roberto Alberti, chief financial officer di Costa Crociere, evidenzia un settore che “cresce a una media del 5% all’anno con effetti immediati sui territori”. Le crociere non rappresentano soltanto turismo. L’Italia è la prima nazione europea a beneficiarne, ma l’impatto si estende anche all’industria e alla cantieristica.
Mentre circa il 90% delle navi commerciali viene ormai costruito in Asia, il comparto crocieristico conserva un forte primato europeo e italiano. “Oltre una nave da crociera su due è costruita in Italia”, sottolinea Alberti, con un importante effetto moltiplicatore sul Paese e sui territori.
“Il dialogo con i territori è fondamentale perché il settore crocieristico può diventare davvero un’opportunità nuova per alcuni porti”. Alberti cita Savona, dove il declino dell’industria pesante si è accompagnato a una forte collaborazione tra istituzioni locali e settore privato per sostenere la trasformazione della città verso una nuova vocazione turistica. Un percorso che ha portato Savona a diventare una delle principali città portuali italiane nel settore delle crociere.
Superyacht e innovazione
Marco Valle, amministratore delegato di Azimut Benetti, guarda alla capacità dell’industria italiana di conservare il proprio primato attraverso gli investimenti. “Dobbiamo continuare a investire. Noi siamo conosciuti in tutto il mondo, siamo primi nei superyacht ed è una posizione che abbiamo da 26 anni”.
Un primato che, secondo Valle, nasce dalla capacità di anticipare il mercato. “Dobbiamo cercare di capire quali siano i trend di questo mercato e anche cercare di deviare il mercato seguendo le nostre innovazioni”. L’industria italiana ha saputo proporre imbarcazioni che inizialmente hanno “spiazzato il mondo della nautica mondiale” e che successivamente sono state imitate su larga scala.
Ora la sfida è anticipare nuovamente il cambiamento. “Stiamo sviluppando quello che sarà il nostro prossimo futuro”. I megayacht continuano a crescere nonostante le incertezze geopolitiche ed economiche. La nautica da diporto che ha sostenuto l’espansione del settore italiano negli ultimi anni registra invece un rallentamento. Per Azimut Benetti questo significa ripensare anche il modo di entrare e competere in quel segmento.
Genova capitale del mare
Il confronto promosso da Corriere della Sera e Primocanale a Terrazza Colombo ha restituito così l’immagine di un’economia del mare che attraversa l’intero sistema produttivo italiano. Porti e shipping sostengono le catene di approvvigionamento. La nautica mantiene una leadership mondiale. Le crociere alimentano turismo, industria e cantieristica. Terzo Valico, nuova diga foranea e collegamenti con il Nord Ovest diventano infrastrutture decisive per la competitività nazionale.
E Genova, con il suo porto, l’industria marittima, il Salone Nautico e una Terrazza Colombo sempre più casa della blue economy ligure, diventa il luogo naturale nel quale mettere a confronto istituzioni e imprese sul futuro di un settore che non riguarda soltanto chi lavora sul mare. Riguarda la capacità dell’Italia di produrre, esportare, attrarre investimenti e competere sui mercati internazionali.
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