MODENA. Il 31 dicembre 2027 scadranno contemporaneamente gli attuali affidamenti del servizio idrico integrato a HeraAcquaModena, Aimag e Sorgeacqua, i tre gestori oggi operativi nel territorio modenese. La scadenza è nota da tempo, ma novità emersa nel Consiglio locale di Atersir è un’altra: è iniziata concretamente la costruzione del sistema che dovrà prendere il loro posto. Un sistema dove, con ogni probabilità, ci sarà un soggetto unico.
La comunicazione di Atersir
La presentazione illustrata alle amministrazioni locali si intitola “Definizione dei bacini idrici di Modena e Bologna” e mette sul tavolo il primo passaggio: individuare nei prossimi mesi il perimetro del futuro bacino. Il punto di partenza è la normativa, che impone il superamento delle frammentazioni gestionali e una dimensione del bacino, salvo limitate eccezioni, non inferiore a quella provinciale. È un passaggio che chiude, almeno sul piano regolatorio, la discussione sul possibile sub-ambito Aimag. Nel marzo scorso i sindaci soci del comprensorio modenese avevano chiesto a Regione e Atersir se fosse possibile mantenere un bacino autonomo corrispondente all’attuale territorio servito dalla multiutility. La risposta è stata negativa. La Regione ha richiamato l’articolo 147 del decreto legislativo 152/2006, concludendo che «non è possibile prevedere l’articolazione di un sub-ambito funzionale di dimensione sub-provinciale». Ancora più netta la risposta di Atersir: la normativa vigente non consente il sub-ambito Aimag e la dimensione minima dell’affidamento è quella della provincia di Modena.
Quale futuro per Aimag e Sorgea?
La questione, quindi, cambia prospettiva. Non si tratta più di capire se conservare l’attuale bacino Aimag, ma come la multiutility della Bassa potrà collocarsi nel futuro sistema provinciale insieme a Hera. Prima dell’affidamento c’è però una questione geografica da risolvere. Sorgeacqua serve infatti Finale, Nonantola e Ravarino nel Modenese, ma anche territori della provincia di Bologna. Atersir ha sottoposto alle amministrazioni tre possibili configurazioni.
- La prima prevede due bacini coincidenti con i confini provinciali. Avrebbe però una controindicazione tecnica: sarebbe necessario ridisegnare una parte delle reti di Sorgea, oggi costruite in modo unitario e alimentate anche da pozzi collocati nel Modenese.
- La seconda ipotesi prevede un bacino modenese sovraprovinciale, con l’ingresso di Crevalcore e Sant’Agata Bolognese.
- La terza fa il contrario: Finale, Nonantola e Ravarino entrerebbero nel bacino bolognese. Sono dunque tre scenari: coincidenza con i confini provinciali, ampliamento nel bacino modenese o ampliamento di quello bolognese. Nessun sub-ambito.
Negli ultimi due casi, trattandosi di bacini sovraprovinciali, Atersir dovrà acquisire anche il parere della Regione Emilia-Romagna e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Le amministrazioni dovranno ora definire la propria posizione. Una scelta apparentemente tecnica, ma destinata ad avere conseguenze anche sugli equilibri industriali del futuro affidamento.
Come sarà definito il gestore
Una volta definito il bacino, infatti, bisognerà stabilire chi gestirà il servizio. Le possibilità previste dalla normativa sono tre: gara pubblica per scegliere l’operatore; società mista con selezione tramite gara del socio privato; oppure gestione in house attraverso una società interamente pubblica sottoposta al controllo degli enti locali. Sono le stesse opzioni indicate da Atersir nella risposta ai sindaci Aimag. Il nodo, per Modena, è la situazione di partenza: tre gestori, strutture societarie differenti e assetti proprietari non omogenei. Una configurazione che, secondo quanto emerso dal confronto tra gli amministratori, rende particolarmente complessa la costruzione di un affidamento in house unitario e restringe lo spazio delle alternative. Non c’è ancora una decisione formale sulla modalità di affidamento. Nel confronto di queste ore, tuttavia, la prospettiva di una procedura competitiva europea è emersa come uno degli scenari da approfondire concretamente.
Hera e Aimag
Ed è qui che la partita dell’acqua si intreccia con quella, più ampia, del futuro di Aimag. Il servizio idrico è infatti uno degli asset strategici della multiutility della Bassa e uno dei motivi per cui negli ultimi anni i Comuni soci hanno cercato di costruire un assetto industriale in grado di accompagnare l’azienda alla scadenza delle concessioni. L’accordo industriale con Hera puntava anche a preparare Aimag a questo passaggio, ma il percorso si è fermato dopo i pronunciamenti negativi della Corte dei Conti sull’operazione societaria. Da allora i soci pubblici hanno riaperto la ricerca di alternative, indicando come obiettivi la tutela del valore patrimoniale dell’azienda, dei servizi, degli investimenti e dell’occupazione. La discussione di Atersir aggiunge ora un elemento decisivo: il futuro dell’idrico non potrà essere costruito semplicemente difendendo l’attuale perimetro di Aimag. La partita sarà almeno provinciale. Sarà quindi centrale il rapporto tra le amministrazioni di Modena e Carpi, che partono da posizioni patrimoniali differenti: Modena è dentro il sistema Hera, Carpi è il principale Comune socio pubblico di Aimag. Il loro confronto sarà uno dei passaggi da osservare nei prossimi mesi. L’obiettivo dichiarato è evitare che la trasformazione del servizio idrico venga ridotta a uno scontro tra Modena e la Bassa e affrontare invece il nuovo assetto su una scala provinciale, tenendo insieme gli interessi dei diversi territori. Dopo la riunione di Atersir, la domanda non è più se l’attuale assetto cambierà. Il quadro normativo rende ormai inevitabile il superamento dell’attuale frammentazione. La partita è capire come cambierà, chi potrà competere per gestire il servizio e quale ruolo potranno avere Aimag e Sorgea nel nuovo sistema. Il 31 dicembre 2027 sembra lontano. Per la politica modenese, da oggi, molto meno.
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