All’Adria Shipping Summit emerge la necessità per i porti dell’alto Adriatico di fare squadra per contare in Europa e nello scenario globale. Fedriga: “Un punto strategico a livello nazionale e internazionale”. L’importanza del corridoio Imec
Trieste – “Nell’arco di cinque, dieci anni, in un futuro ormai prossimo, i porti dell’Alto Adriatico, non solo Trieste e Monfalcone, ma anche Venezia, Ravenna e poi Koper (Slovenia) e Rijeka (Croazia), dovranno in qualche maniera unirsi”. Lo ha detto il presidente dell’Adsp del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo. Intervenendo all’Adria Shipping Summit alla Stazione marittima, ha spiegato che già oggi, benché in concorrenza tra loro, questi scali hanno “interessi comuni e un mercato di destinazione comune: Europa, Europa centrale, Europa dell’Est, i Balcani, e un obiettivo comune che è far aumentare i volumi”. E’ lo scenario delineato dal presidente dei porti di Trieste e Monfalcone, Marco Consalvo, a margine del Adria Shipping Summit in Stazione marittima. Già oggi questi scali sono riuniti in una associazione, la North Adriatic Ports Association (Napa), ma Consalvo immagina una collaborazione ancora più stretta. Potranno esserci “difficoltà tra i porti, uno cresce a fronte di uno che scende, ma la realtà è che bisogna attrarre il più possibile”, ha aggiunto. Per Consalvo l’unione è indispensabile anche per un altro fattore: “Per realizzare le infrastrutture portuali, considerando i piani di sviluppo dei vari porti, i costi sono esorbitanti, decine di miliardi. In assenza di finanza pubblica per questi investimenti, avere un progetto comune e portarlo al Parlamento europeo, in Commissione europea, ci dà qualche chance di avere finanza, diciamo così, europea”. Risorse che dovranno essere affiancate da finanza privata e cui dovrà poi corrispondere un aumento della competitività dei porti dell’Alto Adriatico.
Su questo tema ha insistito anche il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga. “Il porto di Trieste, insieme con quello di Monfalcone, possono rappresentare un punto strategico a livello nazionale ed europeo. Siamo il primo porto come traffico merci, specie per merci su ferro, ma soprattutto siamo in un punto strategico per il sistema logistico con il Far East ha detto – Penso in particolar modo all’India, quindi al corridoio Imec che può rappresentare un’opportunità per tutti i porti del Nord Adriatico: Trieste, Ravenna, Venezia e i relativi collegamenti, anche su terra, che dobbiamo potenziare. Questo può essere un punto di sviluppo importantissimo”.
Obiettivo del summit giuliano era di mettere a fuoco il ruolo dello scalo e dell’intero territorio nell’evoluzione delle rotte commerciali, delle infrastrutture, dell’energia e delle catene logistiche europee. Il confronto ha riunito i principali rappresentanti delle istituzioni e del sistema portuale del territorio, a partire da Serena Tonel, vicesindaco della Città di Trieste. Sono quindi intervenuti Luciano Del Prete, direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia e comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, Marco Consalvo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, e Fabrizio Zerbini, presidente di The International Propeller Clubs – Port of Trieste e presidente vicario di Uniport.
Gli interventi di apertura hanno posto al centro il ruolo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia nel quadro delle trasformazioni che stanno interessando il sistema marittimo e logistico europeo, in un contesto nel quale infrastrutture, connessioni ferroviarie, energia e nuove direttrici commerciali assumono un peso sempre maggiore. Nel corso della giornata il summit ha affrontato i principali nodi strategici per il futuro dell’Alto Adriatico, attraverso il confronto tra istituzioni, porti, imprese, operatori logistici e stakeholder della blue economy.
Secondo l’analisi di Enrico Verga, advisor in Geopolitica Strategica per Investitori Infrastrutturali, la Pax Americana è finita: gli Stati Uniti puntano ora a controllare direttamente i sistemi produttivi ed energetici chiave, più che a difendere il dollaro come valuta di riferimento per le materie prime. In questo scenario la Via della Seta cinese e il corridoio Imec, che collega Mumbai a Trieste, convergono nell’Oceano Indiano, area di crescente tensione tra le grandi potenze, dove anche un singolo attacco a una nave può far salire noli e costi assicurativi e deviare i flussi commerciali. Per Trieste, terminale europeo dell’Imec, la sfida è saper navigare in questa instabilità.
Intervenendo da remoto da Venezia, Francesco Zampieri, docente dell’Istituto di Studi Militari Marittimi, si è soffermato sul concetto geostrategico dei “mediterranei globali”, snodi decisivi per i traffici, ma troppo vulnerabili in un contesto di crescente competizione tra grandi potenze. Per l’Europa il Mediterraneo va quindi inteso come piattaforma di opportunità e ridondanza, con investimenti in resilienza fisica e cibernetica dei porti; lo stesso vale per l’Imec, che secondo Zampieri è una linea di ridondanza, non un’alternativa ai traffici marittimi.
Nel suo intervento, Francesco Parisi, presidente dell’Associazione Trieste Summit, ha a sua volta ribadito che l’Imec non sostituirà Suez, ma ne sarà un complemento, aumentando la resilienza delle rotte tra Asia ed Europa dopo le crisi recenti. Senza un ritorno alla piena operatività del canale, ha avvertito, il traffico rischia di spostarsi verso i porti del Nord Europa, relegando il Mediterraneo a un “lago” commerciale. Per Trieste, l’Imec rappresenta un’occasione di rafforzamento come gateway per l’Europa centrale, anche grazie ai nuovi possibili sbocchi nei porti turchi, con cui lo scalo ha già collegamenti consolidati.
Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy Department di Srm, ha delineato la posizione dei porti italiani e dell’Alto Adriatico in un Mediterraneo ridisegnato dalle crisi di Suez e Hormuz. Nel 2025 i porti italiani hanno movimentato 510,8 milioni di tonnellate di merci (+3,5% sul 2024), con l’Alto Adriatico che pesa per il 30,1% sulle rinfuse liquide e per il 44,2% sulle rinfuse solide nazionali, confermandosi strategico per gli approvvigionamenti energetici e di materie prime del Paese.
Un ruolo esposto agli choc geopolitici: i transiti delle portacontainer a Suez sono diminuiti del 73% tra giugno 2023 e giugno 2026, mentre a Hormuz le petroliere in transito sono calate dell’80% tra giugno 2025 e giugno 2026. In questo scenario, Panaro ha evidenziato la necessità di rafforzare la resilienza e la competitività dell’Alto Adriatico attraverso una maggiore connettività, l’integrazione tra porti, ferrovia e sistema produttivo e il consolidamento dello short sea shipping. Trieste rafforza il proprio ruolo: è quarto porto Ue per short sea shipping con 44,1 milioni di tonnellate, mentre il sistema dell’Alto Adriatico ha superato l’Arco Ligure e Livorno per numero di treni merci con origine o destinazione nei porti, con 21.083 convogli contro 19.906 (51,4% del totale).
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