Castelli, ville, paesaggi, luoghi della memoria e una rete diffusa di volontari e cittadini. La presenza del FAI Piemonte e Valle d’Aosta racconta un modello di tutela che negli anni ha affiancato al recupero dei beni storici la valorizzazione del territorio e il coinvolgimento delle comunità.
Dal Castello della Manta al Castello e Parco di Masino, da Villa Flecchia al Convento di San Bernardino-Casa Olivetti, ogni luogo rappresenta un tassello diverso della storia piemontese.
Una presenza cresciuta progressivamente e diventata un punto di riferimento per la conoscenza e la conservazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico.
FAI Piemonte e Valle d’Aosta: i numeri
Visitatori nei Beni FAI piemontesi dal 1986: quasi 3 milioni
Presìdi territoriali: 49 in Piemonte e 3 in Valle d’Aosta
Volontari: oltre 800
Iscritti: oltre 30.000
Luoghi sostenuti con I Luoghi del Cuore: 22 tra Piemonte e Valle d’Aosta
Dal 1975 il FAI protegge il patrimonio italiano
Il FAI nasce il 28 aprile 1975 per volontà di Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, insieme ad Alberto Predieri e Franco Russoli.
La Fondazione opera con il sostegno di cittadini, aziende e istituzioni per tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio italiano di storia, arte e natura.
La sua attività non riguarda soltanto la conservazione degli edifici.
L’obiettivo è mantenerli vivi, renderli accessibili e creare attorno a essi una maggiore consapevolezza del valore del patrimonio.
A questa missione si affiancano iniziative nazionali come le Giornate FAI di Primavera e d’Autunno e il programma I Luoghi del Cuore, attraverso i quali migliaia di luoghi sono stati riportati all’attenzione del pubblico.
Il Castello della Manta, il primo Bene FAI in Piemonte
La storia dei Beni FAI piemontesi comincia nel 1985, quando Elisabetta De Rege Provana dona alla Fondazione il Castello della Manta, sulle colline tra Saluzzo e Cuneo.
È il primo Bene FAI acquisito in Piemonte.
Aperto al pubblico nel 1986, il castello custodisce un importante ciclo di affreschi profani tardogotici.
Al loro recupero lavorò anche Pinin Brambilla Barcilon, restauratrice impegnata anche nel recupero del Cenacolo di Leonardo in Santa Maria delle Grazie a Milano.
La Manta diventa così uno dei primi esempi piemontesi del modello seguito dal FAI: conservare il bene senza separarlo dal paesaggio e dalla storia del territorio che lo circonda.
Masino, una svolta nella presenza del FAI in Piemonte
Nel 1988 arriva il Castello e Parco di Masino, a Caravino, nel Canavese.
La dimora apparteneva da secoli alla famiglia Valperga di Masino.
L’acquisto da Luigi Valperga di Masino fu reso possibile dalla donazione di Giulia Maria Crespi e dal contributo di FIAT, Cassa di Risparmio di Torino e Maglificio-calzificio torinese.
Il recupero del complesso rappresentò una sfida di grande portata.
Castello, collezioni e parco richiedevano infatti competenze differenti e un approccio capace di integrare conservazione, gestione e apertura al pubblico.
Masino divenne così uno dei luoghi simbolo del FAI in Piemonte.

Da Villa Flecchia a Casa Olivetti
La presenza della Fondazione sul territorio si amplia negli anni successivi.
Nel 2011 Piero e Franca Enrico donano al FAI Villa Flecchia, a Magnano, nel Biellese.
La villa conserva una raccolta di oltre sessanta dipinti realizzati tra Ottocento e Novecento, inseriti in un contesto nel quale arte e paesaggio montano dialogano direttamente.
Nel 2023 il FAI riceve invece il Convento di San Bernardino-Casa Olivetti a Ivrea.
TIM dona il convento che fu casa della famiglia Olivetti, mentre gli eredi Olivetti donano la chiesa con gli affreschi di Giovanni Martino Spanzotti.
Il recupero dell’intero complesso punta a valorizzare un luogo profondamente legato alla storia di Ivrea e della famiglia Olivetti.
Quasi 3 milioni di visitatori nei Beni piemontesi
Dall’apertura del Castello della Manta nel 1986, i Beni FAI piemontesi hanno accolto quasi 3 milioni di visitatori.
Il dato racconta un modello nel quale il restauro rappresenta soltanto il primo passaggio.
Un bene recuperato deve infatti tornare a essere frequentato, conosciuto e vissuto.
Mostre, visite, attività culturali e appuntamenti dedicati al territorio permettono così di creare un rapporto continuo tra i luoghi e il pubblico.
La Tre Giorni per il Giardino di Masino
Uno degli esempi più conosciuti è la Tre Giorni per il Giardino, nata al Castello di Masino nel 1992.
L’idea venne suggerita al FAI da Marella Agnelli, appassionata di giardini storici e collezionista d’arte, e dall’architetto paesaggista torinese Paolo Pejrone.
La prima edizione registrò già 15 mila presenze.
Negli anni la manifestazione è diventata uno degli appuntamenti più conosciuti dedicati a piante, giardini e cultura del verde, richiamando vivaisti e produttori piemontesi, italiani e stranieri.
Tutelare significa anche vigilare sul territorio
Il FAI non interviene soltanto sui beni direttamente affidati alla Fondazione.
Una parte dell’attività riguarda anche la tutela ambientale e paesaggistica.
Tra le vicende più significative in Piemonte viene ricordato il caso Mediapolis, ad Albiano d’Ivrea.
Il progetto prevedeva un grande parco a tema, un albergo e tre centri commerciali su circa 60 ettari di terreno agricolo nell’area di Guadolungo, interessata anche dalle esondazioni della Dora Baltea.
Per quasi vent’anni il FAI portò avanti, insieme a Italia Nostra, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Pro Natura Torino e WWF Piemonte, attività di sensibilizzazione e azioni legali.
Nel 2018, dopo il fallimento della società promotrice, i terreni furono acquistati all’asta dall’imprenditore agricolo Roberto Bagnod, mantenendo la destinazione agricola dell’area.
I Luoghi del Cuore e il ruolo dei cittadini
Un altro pilastro della presenza territoriale è rappresentato da I Luoghi del Cuore, il programma realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
Il progetto permette ai cittadini di indicare luoghi storici, artistici, naturalistici o paesaggistici ai quali attribuiscono un particolare valore.
Il Piemonte ha mostrato negli anni una partecipazione significativa.
Sei luoghi piemontesi hanno raggiunto il podio nelle edizioni considerate dal materiale.
La Cittadella di Alessandria e la Ferrovia delle Meraviglie Cuneo-Ventimiglia-Nizza hanno conquistato il primo posto della classifica nazionale.
L’Ospedale e Chiesa di Ignazio Gardella ad Alessandria ha inoltre ottenuto il primo posto nella classifica speciale dedicata ai Luoghi storici della salute.
I contributi assegnati per interventi di restauro e valorizzazione culturale hanno raggiunto complessivamente 518 mila euro.
Sono 22 i luoghi sostenuti tra Piemonte e Valle d’Aosta.
Una rete diffusa tra Piemonte e Valle d’Aosta
Alla base delle attività sul territorio c’è una rete capillare di persone.
In Piemonte i presìdi FAI sono 49, mentre in Valle d’Aosta sono 3.
La presidente indicata nel materiale è Smeralda Saffirio.
Tra le due regioni sono attivi oltre 800 volontari.
Sono loro a contribuire all’organizzazione di visite, aperture straordinarie, escursioni, incontri culturali, iniziative dedicate al paesaggio e attività di sensibilizzazione.
Gli iscritti al FAI in Piemonte e Valle d’Aosta sono invece oltre 30 mila.
Le Giornate FAI e l’apertura di luoghi normalmente inaccessibili
Uno degli strumenti più conosciuti attraverso i quali questa rete opera sono le Giornate FAI di Primavera e d’Autunno.
Durante queste manifestazioni vengono aperti al pubblico palazzi, ville, edifici religiosi, giardini, luoghi produttivi e spazi che spesso non sono normalmente visitabili.
La formula permette di conoscere il patrimonio attraverso il racconto dei volontari e degli Apprendisti Ciceroni.
È uno degli esempi più evidenti del principio che guida l’attività della Fondazione: la tutela passa anche attraverso la conoscenza e la frequentazione dei luoghi.
Dal singolo edificio alla tutela del paesaggio
La storia del FAI Piemonte e Valle d’Aosta mostra come il concetto di patrimonio si sia progressivamente ampliato.
Non si tratta soltanto di restaurare castelli o ville.
Un edificio storico fa parte di un paesaggio, di una comunità e di una rete di relazioni costruite nel tempo.
Per questo la tutela riguarda anche giardini, aree agricole, infrastrutture storiche, architetture moderne e luoghi della memoria.
Il Castello della Manta, Masino, Villa Flecchia e Casa Olivetti rappresentano realtà molto diverse tra loro, ma condividono proprio questo principio.
Un patrimonio che rimane vivo grazie alle persone
Il valore di un luogo non dipende soltanto dalla sua antichità o dalla qualità delle opere che conserva.
Dipende anche dalla capacità di continuare a essere conosciuto e frequentato.
È in questo rapporto tra patrimonio e comunità che si inserisce il lavoro del FAI.
Restauri, aperture, campagne nazionali, volontariato e coinvolgimento dei cittadini diventano parti dello stesso progetto.
La tutela non coincide quindi soltanto con la conservazione del passato.
Significa creare le condizioni perché quel patrimonio possa essere trasmesso e continuare ad avere un ruolo nella vita del territorio.
FAQ – FAI Piemonte e Valle d’Aosta: le domande più frequenti
Il primo è stato il Castello della Manta, donato alla Fondazione nel 1985 e aperto al pubblico nel 1986.
Tra quelli indicati nel materiale figurano il Castello della Manta, il Castello e Parco di Masino, Villa Flecchia e il Convento di San Bernardino-Casa Olivetti.
Dall’apertura della Manta nel 1986 sono stati quasi 3 milioni.
È il programma attraverso il quale i cittadini possono segnalare luoghi italiani particolarmente importanti per la propria storia, cultura o paesaggio, contribuendo alla loro tutela e valorizzazione.
Sono oltre 800, distribuiti tra i presìdi territoriali delle due regioni.
Gli iscritti indicati nel materiale sono oltre 30 mila.
Sono manifestazioni durante le quali vengono aperti al pubblico numerosi luoghi culturali, storici e paesaggistici, compresi spazi normalmente non accessibili.
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