“Il Governo ha definito una strategia, ora Regione e Comune la attuino sul territorio”


L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle situazioni di non autosufficienza rappresentano una delle principali sfide per il sistema di welfare umbro. A riportare il tema al centro del dibattito è Elena Fruganti, consigliera comunale di Perugia e responsabile provinciale del Dipartimento Politiche sociali di Fratelli d’Italia, che interviene dopo l’intesa raggiunta in Conferenza Unificata sul nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana.

L’esponente di Fdi richiama in particolare la condizione demografica dell’Umbria, indicata come la quinta regione più anziana d’Italia, e sottolinea la necessità di tradurre gli indirizzi e le risorse messi in campo a livello nazionale in servizi concreti per gli anziani, le famiglie e le persone che quotidianamente si occupano della loro assistenza.

Il messaggio rivolto a Regione Umbria e Comune di Perugia è chiaro: il nuovo Piano, secondo Fruganti, non deve rimanere una strategia sulla carta, ma diventare uno strumento operativo capace di rafforzare la presa in carico delle persone fragili, migliorare l’accesso ai servizi e sostenere il lavoro spesso silenzioso dei caregiver.

La non autosufficienza al centro della sfida sociale

“In Umbria, quinta regione più anziana d’Italia, la non autosufficienza rappresenta una delle principali emergenze sociali. Per questo il nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana assume per il nostro territorio un valore ancora più rilevante. Il Governo Meloni ha compiuto una scelta politica precisa, affrontando l’invecchiamento della popolazione con una strategia organica che mette insieme assistenza, domiciliarità, integrazione tra sociale e sanitario e sostegno alle famiglie. Ora Regione e Comune devono dimostrare di saperla attuare”. Lo ha dichiarato Elena Fruganti, consigliere comunale e responsabile provinciale del Dipartimento Politiche sociali di Fratelli d’Italia, commentando l’intesa raggiunta in Conferenza Unificata sul nuovo Piano nazionale.

Nelle parole della consigliera, la non autosufficienza viene presentata non come una questione limitata all’ambito sanitario, ma come una vera e propria emergenza sociale. La condizione di fragilità di una persona anziana, infatti, coinvolge direttamente la famiglia, i servizi territoriali, i Comuni e il sistema sanitario, richiedendo una risposta coordinata e continuativa.

Il tema assume un peso particolare in Umbria, dove l’età della popolazione rende necessario un sistema di assistenza capace di rispondere a bisogni destinati a diventare sempre più frequenti. La sfida riguarda quindi non soltanto la disponibilità delle risorse, ma anche la capacità amministrativa di organizzarle e trasformarle in interventi realmente accessibili.

Il nuovo Piano nazionale e le risorse previste

Il Piano nazionale si inserisce in un quadro di circa 3 miliardi di euro di risorse destinate alla non autosufficienza nel triennio 2025-2027. Tra gli ambiti di intervento richiamati figurano il rafforzamento della domiciliarità e dei Punti Unici di Accesso, con l’obiettivo di rendere più semplice per anziani e famiglie individuare i servizi e ottenere una presa in carico adeguata.

La questione dell’accesso rappresenta uno degli aspetti più delicati. Per una persona non autosufficiente e per i suoi familiari, infatti, il bisogno di assistenza spesso si accompagna alla difficoltà di orientarsi tra prestazioni, competenze e procedure differenti. La presenza di punti di riferimento chiari e di una rete integrata può quindi contribuire a ridurre il rischio che le famiglie restino sole di fronte alla complessità del sistema.

La domiciliarità costituisce un altro elemento centrale della strategia. L’assistenza a casa, quando le condizioni della persona lo consentono, permette di mantenere il più possibile le abitudini quotidiane, i legami familiari e il rapporto con il proprio ambiente di vita. Perché questo avvenga, però, è necessario che il sostegno non ricada esclusivamente sui parenti e che siano disponibili servizi adeguati, continuativi e facilmente raggiungibili.

Fruganti: “L’anziano non deve essere considerato esclusivamente come qualcuno da assistere”

“Il Governo – sottolinea Fruganti – dimostra un’attenzione concreta nei confronti delle persone anziane e delle loro famiglie, mettendo in campo non soltanto risorse, ma una visione complessiva fondata sulle specifiche esigenze della persona. L’anziano non deve essere considerato esclusivamente come qualcuno da assistere, ma come una risorsa per la famiglia e per l’intera comunità. Quando subentra la non autosufficienza, la priorità deve essere, laddove possibile, garantire assistenza e cure a domicilio, sostenendo allo stesso tempo le famiglie e i caregiver, troppo spesso lasciati soli a sopportare tutto il peso dell’assistenza”.

Il passaggio richiama una visione della terza età che non si limita alla dimensione del bisogno. Anche quando l’autonomia si riduce e diventa necessario un supporto quotidiano, la persona anziana continua a essere parte attiva della famiglia e della comunità, con una storia, relazioni e un ruolo che non possono essere ridotti alla sola necessità di cure.

In questo quadro, il sostegno ai caregiver familiari assume un’importanza decisiva. Sono spesso loro a garantire la continuità dell’assistenza, occupandosi dell’organizzazione delle giornate, degli accompagnamenti, delle visite, delle terapie e delle attività essenziali. Un carico che può diventare pesante quando manca una rete pubblica capace di intervenire in modo tempestivo.

La non autosufficienza, dunque, non riguarda soltanto l’anziano, ma coinvolge l’intero nucleo familiare. Per questo, una politica efficace deve prevedere misure rivolte sia alla persona fragile sia a chi la assiste, evitando che il sostegno venga affidato quasi interamente alla disponibilità economica, organizzativa e personale della famiglia.

La richiesta alla Regione: servizi più vicini alle persone

“Per una regione come l’Umbria – prosegue Fruganti – non si tratta di un intervento marginale, ma di una risposta decisiva a un fenomeno che riguarda un numero sempre più ampio di famiglie. La nuova strategia nazionale deve tradursi anche nel nostro territorio in servizi realmente accessibili e in una presa in carico più vicina alle persone. Non basta riconoscere l’esistenza del problema: occorre dimostrare di avere la capacità amministrativa e politica di dare risposte concrete”.

La richiesta rivolta agli enti territoriali riguarda quindi il passaggio dalla programmazione alla realizzazione degli interventi. L’intesa nazionale può fornire risorse e una cornice generale, ma saranno le amministrazioni regionali e comunali a dover costruire percorsi capaci di funzionare nella vita quotidiana delle persone. Per l’Umbria, la sfida riguarda anche la possibilità di garantire risposte equilibrate nei diversi territori. Le esigenze di un anziano che vive in un centro urbano non sono necessariamente identiche a quelle di una persona che risiede in un’area più periferica o distante dai principali servizi. La presa in carico dovrà quindi tenere conto delle caratteristiche dei territori e delle diverse condizioni familiari e sociali.

Il rafforzamento dei Punti Unici di Accesso può rappresentare un passaggio importante, soprattutto se accompagnato da una reale integrazione tra servizi sociali, distretti sanitari, Comuni e realtà assistenziali. L’obiettivo è evitare che la persona fragile e i suoi familiari siano costretti a ricostruire ogni volta il proprio percorso tra uffici e competenze differenti.

Il ruolo del Comune di Perugia

Nel suo intervento, Fruganti chiama direttamente in causa anche il Comune di Perugia, insieme alla Regione. Il livello comunale rappresenta infatti uno snodo essenziale nell’organizzazione dei servizi sociali e nella relazione quotidiana con le famiglie.

È nei territori che emergono con maggiore chiarezza le difficoltà legate alla gestione della non autosufficienza: la necessità di assistenza domiciliare, il bisogno di accompagnamento, la ricerca di informazioni, il rapporto con i servizi sanitari e la sostenibilità del carico familiare.

Per questo, secondo la consigliera, l’attuazione del Piano dovrà essere verificata anche sul piano locale, valutando la capacità dei servizi di raggiungere concretamente gli anziani e di offrire sostegno a chi se ne prende cura.

La questione non è soltanto aumentare il numero degli interventi, ma renderli riconoscibili, coordinati e accessibili. Una misura, per essere efficace, deve infatti arrivare alla persona che ne ha bisogno, nei tempi adeguati e senza produrre ulteriori difficoltà burocratiche.

“Gli enti territoriali non hanno alibi”

“Fratelli d’Italia lancia quindi una sfida chiara alla Regione Umbria e al Comune di Perugia – conclude Fruganti -. Il Governo Meloni ha definito una strategia e messo a disposizione risorse importanti; adesso gli enti territoriali non hanno alibi e devono trasformare queste opportunità in servizi efficaci per gli anziani, le famiglie e i caregiver. Vigileremo sull’attuazione del Piano affinché gli interventi raggiungano concretamente chi ne ha bisogno, in ogni parte del territorio umbro”.

La posizione di Fratelli d’Italia si traduce quindi in un impegno di vigilanza sull’attuazione delle misure previste dal nuovo Piano nazionale. Il punto centrale, per Fruganti, è che le risorse non restino una previsione finanziaria e che la strategia non si esaurisca negli atti amministrativi, ma produca effetti verificabili per i cittadini.


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