La tettoia bruciata e danneggiata del nuovo mercato coperto di Ballarò, dopo l’incendio dello scorso 18 agosto, resta ancora abbandonata e circondata da cumulo di rifiuti accatastati per terra. È la fotografia della struttura di 500 metri quadri di piazza del Carmine, nel cuore pulsante del mercato rionale di Palermo, che dovrebbe accoglie 31 attività per la vendita di prodotti ittici e zootecnici.
Il bando sospeso
Eppure, lo scorso 10 agosto, il direttore generale del comune palermitano ha sospeso per 90 giorni il bando, pubblicato solo il 20 luglio scorso e che sarebbe dovuto scadere il 20 settembre, per chiedere un parere legale all’avvocatura comunale. Il motivo? È in corso una querelle tra l’amministrazione targata Roberto Lagalla e l’opposizione sulla stesura del bando e sull’applicazione di regolamenti comunali, leggi regionali e nazionali da usare per l’assegnazione degli stalli. Bisogna premettere che il nuovo mercato coperto di Ballarò è stato ideato con l’intento di regolarizzare le attività ambulanti dei commercianti, che da sempre stanziano in piazza del Carmine. “Il mercato coperto nasce come progetto di sanatoria iniziato con la giunta Orlando, sia per salvaguardare i mercati storici della città, sia per la rigenerazione economica, visto che i commercianti regolarizzavano la loro posizione aprendo la partita iva. Purtroppo però, è venuto a mancato un percorso di accompagnamento per i mercatari che avrebbe dovuto fare l’amministrazione”, spiega Natale Ferla, dell’associazione Mercato Storico di Ballarò.
Gli stalli e l’applicazione della legge
Il progetto ereditato dalla giunta Lagalla, resta però fermo alcuni anni facendo avanti e indietro dagli uffici comunali, tra delibere e modifiche, fino alla recente accelerazione. Nell’ultimo testo è stato recepito il decreto ministeriale (14 luglio 2026) in cui sono presenti le nuove linee guida nazionali per il rilascio delle concessioni del commercio su aree pubbliche. Questo nuovo elemento porta allo scontro, perché le postazioni non andrebbero più a sanare i commercianti ambulanti, che andrebbero regolarizzati, ma aprirebbe le porte a chiunque possieda i requisiti per partecipare al bando. Si deve disporre una partita iva, avere una stabilità occupazionale e anzianità di impresa, proporre un’offerta di prodotto tipici di qualità, la consegna a domicilio, la presentazione di progetti innovativi e l’uso di mezzi a basso impatto ambientale. Il dirigente comunale chiede un parere all’avvocatura per sciogliere il dubbio su quale norma si debba applicare tra quella regionale (L.R. 18/1995, art. 8-bis) e quella statale/europea (art. 11 L. 214/2023). Nel caso in cui prevalga la prima, si legge nella nota del dirigente generale, “e di regolamenti comunali che privilegiano la regolarizzazione degli operatori storici può risultare illegittima se in contrasto” con la legge statale e le Linee Guida ministeriali, “che impongono procedure selettive, trasparenti e uniformi su tutto il territorio nazionale”. “L’assegnazione dei posteggi senza gara pubblica o con criteri non trasparenti – aggiunge il dirigente nella nota – può essere considerata lesiva della concorrenza, in violazione della Costituzione e della Direttiva Servizi UE”. Dall’ufficio legale la risposta arriva il 31 agosto, e si legge che “le norme statali prevalgono sulle disposizioni regionali quando disciplinano aspetti legati alla concorrenza”, per questo seppur la legge regionale per la “regolarizzazione degli operatori storici è considerata norma speciale rispetto alla disciplina generale nazionale”, le “Linee Guida ministeriali sono vincolanti e devono essere applicate uniformemente su tutto il territorio nazionale, Sicilia compresa”. A questo punto, il testo torna agli uffici delle attività produttive che potrebbero riaprire il bando seguendo i precedenti criteri.
Le critiche dell’opposizione
“La sospensione del bando non è sufficiente. L’amministrazione Lagalla deve ritirarlo e predisporne uno nuovo, che attui il percorso deciso dal Consiglio comunale per regolarizzare e tutelare gli operatori storici. Cancellare le persone che hanno costruito ogni giorno l’identità di quel mercato significherebbe cancellare Ballarò per come lo conosciamo. Ed è così che avanza la turistificazione: prima si espelle l’economia popolare, poi la si sostituisce con una sua versione da cartolina. Il mercato coperto doveva servire a mettere in sicurezza la comunità e l’economia esistenti, non a crearne di nuove rispondenti alle logiche del turismo. Questo è e resta comunque un fallimento politico”, tuona la consigliera comunale dem Mariangela Di Gangi. “Quando c’è da fare annunci trionfalistici o da liquidare le critiche come ‘polemiche strumentali’, l’Amministrazione Lagalla è velocissima. Quando invece gli uffici firmano la sospensione di un bando pieno di crepe, cala il silenzio di Ferragosto. Ma questo ulteriore rinvio non è un semplice approfondimento tecnico: è la pietra tombale sul Mercato Coperto di Ballarò. La sentenza è scritta: la Giunta Lagalla chiuderà i suoi 5 anni di governo senza essere riuscita ad assegnare neanche un singolo stallo”, commentano i consiglieri della I circoscrizione, Massimo Castiglia e Fabrizio Brancato, che avevano chiesto più volte il ritiro del bando. Inoltre i due consiglieri aggiungono che l’amministrazione avrebbe azzerato il dialogo con il territorio negli ultimi quatto anni”, tendando la “trasformazione in mercato all’ingrosso” e presentando un “bando illegittimo del SUAP privo persino dei requisiti igienico-sanitari e dell’idoneità della struttura attestata dall’ASP”. Secondo l’opposizione erano anche previsti 450mila euro per “accompagnare” i commercianti nel percorso di apertura della partita iva, che però non sarebbero stati usati. La linea del sindaco Lagalla e dell’assessore alle attività produttive, Giuliano Forzinetti,però resta la stessa: bollano come “strumentali e prive di fondamento giuridico” le critiche, spiegando di “non compiere una scelta discrezionale, ma applicando quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di concorrenza e dalle nuove linee guida ministeriali”, convinti che il bando rilancerà Ballarò con “nuovi investimenti”, garantendo “regole certe, trasparenza e pari opportunità” a chiunque desideri partecipare.
Commercianti sul piede di guerra
Quando però facciamo un giro a Ballarò ad incontrare i commercianti, l’aria è tesa. “Da 60 anni sono qui, e lei pensa che dopo tutto questo tempo mi sposterò? Solo dentro u’ tabbutu (bara, ndr), non mi muoverò mai da qui”, dice il venditore ortofrutticolo Rosario. Pochi metri più avanti c’è il bancone del pesce di Agostino: “Mio padre da 50 anni è in questo spazio, ed io da quando ne ho 14 anni. Non lascio il mio posto per mettermi in quella gabbia. Ci sarà la rivolta, facciamo la guerra”. La “gabbia” a cui fa riferimento è la struttura del nuovo mercato. Facendo un giro, molti commercianti non conoscono quasi nulla del bando e di come funzioni. “L’ho letto sul giornale, ma non ho capito niente. Parlano di prodotto zootecnici, ma qui a Ballarò, unni su sti prodotto (dove sono questi prodotti, ndr)?”, dice Graziano che vende ortofrutta. “Non si è fatto vedere nessuno per spiegarci cosa fare, i politici vengono solo per fare propaganda, si fanno le foto, promesse e poi spariscono”, aggiunge Anna che insieme al marito da 30 anni gestisce una pescheria.
Da diversi anni il mercato coperto è rimasto inutilizzato e abbandonato, circondato da rifiuti. “Che lo hanno costruito a fare questo capannone? Hanno fatto questa struttura e creato un casino, piena di munnizza (spazzatura, ndr.), abbandonata, con la gente che viene qui per drogarsi. Dovevano fare un parcheggio, da quando c’è la ztl hanno ucciso il mercato di Ballarò. Prima c’era tanta gente che veniva a fare la spesa qui, adesso non sanno dove parcheggiare e preferiscono i supermercati”, ci racconta Paolo mentre scarica una cassetta di pesce.
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