Il taglio intensivo dei boschi, l’assalto alle falde acquifere e ai laghi che si stanno ritirando sotto i nostri occhi, l’inarrestabile cementificazione. E, a completare il quadro, il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba.
Sono questi i temi centrali della forte denuncia portata per le strade di Rocca di Papa ieri, sabato 10 ottobre da attivisti, comitati e movimenti. A dispetto del freddo e del cattivo tempo, circa 200 persone hanno sfilato per difendere il territorio, la propria casa e quella delle generazioni future, ribadendo il no all’ecomostro. Il corteo ha raggiunto la sede del Parco Regionale dei Castelli Romani, in via Cesare Battisti, chiamando direttamente in causa l’Ente, al quale i manifestanti contestano di avallare progetti ad alto impatto ambientale e di non essersi pronunciato sull’impianto previsto a Santa Palomba.
Difendere i Castelli Romani e il loro patrimonio naturale significa difendere il futuro: è questo il filo conduttore di una mobilitazione che segue quelle del 26 settembre ad Albano e del 3 ottobre a Roma, quando la protesta contro l’inceneritore è arrivata fin sotto la sede di chi sta promuovendo e sostenendo la realizzazione, disponendo anche di potenti mezzi di informazione, di un’opera giudicata anacronistica ed ecocida.
Raduno e corteo, le richieste
Alle 10, striscioni e cartelli hanno cominciato a riempire Piazza Di Vittorio ai Campi d’Annibale, punto di ritrovo della manifestazione ideata dal Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani, per protestare contro i nuovi tagli boschivi avviati dal Comune di Rocca di Papa e chiedere una tutela effettiva del patrimonio forestale dei Colli Albani. Al suo fianco, Italia Nostra, sezione Castelli Romani, la Rete Tutela Roma Sud, i residenti del Pratone in lotta contro la realizzazione di una nuova antenna di telefonia alta 24 metri. Presenti anche il consigliere comunale di minoranza di Albano, Salvatore Tedone, del Comitato No Inceneritore a Santa Palomba, e la consigliera regionale Alessandra Zeppieri. Dai Campi d’Annibale, il corteo ha attraversato le vie cittadine, è sceso a Piazza della Repubblica e ha raggiunto la sede del Parco Regionale dei Castelli Romani.
Precise e articolate le richieste: una moratoria sui tagli boschivi, l’istituzione di un Parco Nazionale per rafforzare vincoli e tutele, la definizione di limiti ambientali per salvaguardare il livello delle acque dei laghi Albano e di Nemi, lo stop ai prelievi idrici intensivi dalle falde da parte di Acea, al potenziamento dei pozzi e alla cementificazione. E ancora: il riconoscimento dei laghi come ecosistemi da proteggere, non semplici location turistiche da sfruttare, un pronunciamento esplicito dell’Ente Parco sull’inceneritore, risposte alle richieste di informazioni e dati avanzate dai cittadini, che, secondo i comitati, sarebbero rimaste finora inevase.
Boschi e laghi da tutelare
Al centro della protesta, la denuncia della devastazione dei boschi pubblici. Secondo gli attivisti, uno scempio ambientale a fronte di entrate modeste nelle casse comunali e del profitto di pochi. Ma la contestazione investe l’insieme delle trasformazioni che stanno interessando il territorio. “Basta con i tagli boschivi, con il nulla cosmico per la tutela dei laghi, con l’approvazione di progetti nefasti e con il silenzio sull’inceneritore”, hanno denunciato i manifestanti.
A scandire il corteo, slogan e striscioni: ‘Il bosco non si vende, si difende’, ‘Laghi, aria e boschi non sono in vendita. No inceneritore’, ‘Basta speculazioni, giù le mani dai nostri boschi’, ‘Il Parco e i suoi laghi vanno protetti e non devastati. L’Ente Parco dica no all’inceneritore’. E poi un cartello provocatorio: ‘Affittasi zone desertiche’.
Gli attivisti della Rete Tutela Roma Sud hanno portato lo striscione ‘No inceneritore. Riduci, Riusa, Ricicla’, richiamando la necessità di avviare una vera economia circolare. Presenti anche le Mamme No Inceneritore di Roma, preoccupate per la concomitanza tra nuovi abbattimenti boschivi, mancati interventi di salvaguardia ambientale e il progetto del grande inceneritore destinato a trattare i rifiuti della Capitale. Particolarmente dura la denuncia di Andrea Silvestri sulle modalità degli interventi forestali e sulla carenza dei controlli. “Sono passati con le ruspe addirittura sulle staccionate, facendo un danno incredibile. E allora, se non siete capaci di fare i controlli, non date il permesso. Nessuno controlla quello che sta avvenendo lungo i sentieri, ma forse stanno con le bici elettriche e noi stiamo pensando male”.
Secondo le previsioni allarmanti dei comitati, proseguendo a questo ritmo, la copertura boschiva comunale potrebbe ridursi del 50 per cento entro il 2029, in attesa di un successivo piano decennale che rischierebbe di compromettere ulteriormente il patrimonio rimasto, con il consenso degli enti competenti. Rinnovate anche le richieste di accesso alle informazioni già presentate al Parco lo scorso luglio e che, secondo gli attivisti, non avrebbero ricevuto risposta: la mappa delle piste forestali autorizzate e l’elenco dei tratti dei sentieri attualmente interdetti a causa dei cantieri forestali. Richieste che riportano al centro una questione di fondo: il diritto dei cittadini di conoscere ciò che accade nel proprio territorio e di partecipare alle scelte che ne determinano il futuro.
L’attivista Andrea Silvestri ha chiamato in causa gli interessi del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, della Città Metropolitana, di Acea, del consorzio Renew Rome, chiedendo che il Parco esprima una posizione contraria sul progetto dell’inceneritore. Silvestri ha richiamato le dimensioni dell’impianto, destinato a bruciare tra le 600 e le 800 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno, denunciando con effetti sull’inquinamento atmosferico, sulla salute e sul consumo di acqua per i prossimi 33 anni. Preoccupazioni rivolte soprattutto alle zone più vicine, da Santa Palomba a Cecchina e Pavona, fino alla fascia più bassa dei Castelli Romani, alla via Nettunense e all’area dell’ospedale.
“Da consigliera regionale, continuerò a impegnarmi affinché la tutela ambientale, la trasparenza e il rispetto del territorio siano priorità concrete”, ha scritto Alessandra Zeppieri, ribadendo il proprio impegno a sostegno delle istanze portate in piazza.
Un flash mob di forte impatto emotivo: il Requiem di Mozart per i boschi abbattuti
Giunti davanti alla sede del Parco Regionale dei Castelli Romani, i manifestanti hanno dato vita a un flash mob suggestivo e di forte impatto emotivo, alla presenza delle forze dell’ordine che avevano accompagnato il corteo, aprendolo e chiudendolo lungo il percorso. Otto persone hanno mostrato altrettanti cartelli con le immagini del prima e del dopo i tagli dei boschi locali. A fare da sottofondo, le note solenni del Requiem di Mozart, quasi a celebrare simbolicamente il funerale di un patrimonio naturale sacrificato in nome del profitto. Poi, a cambiare registro, la celebre canzone di Sergio Endrigo, Ci vuole un fiore, riadattata per l’occasione in ‘Per fare un Parco ci vuole un bosco’.
Marco Alteri, della Rete Tutela Roma Sud, ha richiamato l’attenzione sull’impatto che l’inceneritore di Santa Palomba potrebbe avere su tutte le questioni al centro della manifestazione. Proprio sulla questione idrica ha evidenziato una contraddizione: “La Regione Lazio in un primo momento ha detto che non potevano essere realizzati due pozzi nuovi, ma non ha detto nulla sul fatto che il nuovo termovalorizzatore utilizzerà quattro pozzi esistenti. Non capiamo cosa cambia: l’acqua che verrà prelevata è la stessa”. Un ulteriore prelievo di risorse idriche che, secondo Alteri, “potrebbe essere il colpo di grazia sui Castelli Romani, caratteristiche e identità comprese”.
La manifestazione si è conclusa con un gesto tanto semplice quanto significativo. Dopo il flash mob, gli organizzatori hanno distribuito ai presenti un foglio intitolato ‘Dillo all’Ente Parco’, invitando ciascuno a scrivere in poche righe pensieri, richieste e messaggi rivolti ai vertici dell’Ente. Il primo biglietto, estremamente sintetico, conteneva una richiesta precisa: ‘Fare atti contro l’inceneritore’. Un altro chiedeva: ‘Sulla riva dei laghi divieto di qualunque costruzione, anche se è un centro canoa comunale’. Un terzo, richiamava le origini stesse dell’area protetta: “Il Parco dei Castelli Romani è nato per volontà popolare, su iniziativa dei cittadini residenti. Vogliamo che le autorità dell’Ente siano aperte all’ascolto delle istanze dei cittadini residenti e non di caste limitate. Un Parco senza laghi, boschi, tutela degli ecosistemi, diventa un luna park. No inceneritore”. Infine, una lettera porgeva domande che vanno al cuore della protesta: “Cosa lasceremo ai nostri figli? Dovreste voi, Ente Parco, difendere la natura. Perché avete paura?”. I fogli raccolti sono stati infine depositati dagli attivisti, alla presenza della polizia, nella cassetta della posta della sede dell’Ente Parco. Un gesto simbolico che ha trasformato le parole pronunciate lungo il corteo in richieste scritte, indirizzate direttamente a chi è chiamato a tutelare il patrimonio naturale dei Castelli Romani.
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