La prima settimana di ottobre si chiude con l’attenzione concentrata su energia e prezzi delle case in Europa, mentre dall’altra parte dell’Atlantico, negli Stati Uniti, emergono vincoli economici e finanziari sempre più evidenti, accompagnati da tassi sui mutui oltre il 7%. Sullo sfondo, rendimenti obbligazionari elevati e investimenti nell’AI continuano a influenzare politica monetaria, credito e mercati.
Negli Stati Uniti, il Treasury decennale ha raggiunto il 5,304%, massimo dal 2002, sostenuto da deficit elevati, maggiore offerta di debito, petrolio caro e crescente domanda di capitali per l’AI. Il mercato del lavoro ha però mostrato un netto rallentamento, con appena 29.000 nuovi occupati a settembre e disoccupazione al 4,2%, riducendo le aspettative di un nuovo rialzo Fed già a ottobre. Anche Williams, Jefferson e Bowman hanno indicato maggiore prudenza, mentre i mutui trentennali sono saliti al 7,28%, frenando ulteriormente domanda e compravendite immobiliari. Intanto, il boom dell’AI richiede investimenti sempre maggiori: per giustificarli, il settore dovrebbe generare entro il 2032 ricavi pari a circa 3.500 miliardi di dollari annui.
In Europa, il problema principale resta l’energia. Il diesel ha raggiunto il record di 2,226 euro al litro, mentre il continente ha sostenuto oltre 100 miliardi di euro di maggiori costi energetici dall’inizio della guerra con l’Iran. Parallelamente, i prezzi delle abitazioni nell’UE sono cresciuti del 4,7% annuo, con aumenti particolarmente forti in Portogallo, Bulgaria e Spagna. L’inflazione continua inoltre ad accelerare, raggiungendo il 4,1% in Italia, mentre il mercato del lavoro dell’Eurozona rimane resiliente. In Francia, debito al 119% del PIL e rendimenti vicini al 5% complicano il risanamento dei conti pubblici.
Nel resto del mondo, la Cina mostra segnali di ripresa, con PMI manifatturieri nuovamente in espansione. Pechino resta però al centro delle tensioni commerciali: con Washington valuta riduzioni tariffarie su circa 30 miliardi di dollari di scambi per parte, mentre Bruxelles chiede quote sulle esportazioni cinesi per proteggere alcuni settori europei.
INDICATORI MACROECONOMICI
Inflazione:
Italia: +4,1%, dal precedente +3,2% ⬆
Eurozona: +3,8%, dal precedente +3,2% ⬆
Inghilterra: +3,1%, dal precedente +2,9% ⬆
Stati Uniti: +3,4%, invariata
Disoccupazione:
Italia: 6,2%, dal precedente 6,0% ⬆
Eurozona: 6,4%, invariata
Inghilterra: 4,9%, invariata
Stati Uniti: 4,2%, dal precedente 4,1% ⬆
Tassi d’interesse:
Eurozona: 2,50%
Stati Uniti: 3,75%-4,00%
Inghilterra: 3,75%
PIL:
Italia, Q2 2026: +0,2%
Eurozona, Q2 2026: +0,6%
Inghilterra, Q2 2026: +0,5%
Stati Uniti, Q2 2026: +2,2%
MERCATI FINANZIARI
EUR/USD: 1,12581, –1,15% questa settimana, –4,15% da inizio anno
DXY: 101,93, +0,95% questa settimana, +3,67% da inizio anno
S&P500: 7.724,15, –0,24% questa settimana, +12,31% da inizio anno
NASDAQ: 27.201,57, +0,45% questa settimana, +15,80% da inizio anno
FTSE MIB: 50.237,86, –3,14% questa settimana, +11,64% da inizio anno
STOXX 600: 631,35, –1,14% questa settimana, +6,62% da inizio anno
DAX: 25.231,20, –0,70% questa settimana, +3,03% da inizio anno
CAC 40: 7.897,19, –2,24% questa settimana, –3,10% da inizio anno
IBEX 35: 19.085,30, –3,12% questa settimana, +10,27% da inizio anno
US10Y: 5,29%, +12,1 bps questa settimana, +110 bps da inizio anno
US02Y: 4,825%, –3,9 bps questa settimana, +135,5 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,45%, +13,5 bps questa settimana, –25,8 bps da inizio anno
IT10Y: 4,609%, +6,1 bps questa settimana, +105,9 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 115,06 bps, +25,42 bps questa settimana, +54,55 bps da inizio anno
VIX: 15,41, +3,70% questa settimana, +3,70% da inizio anno
BTC/USD: $84.187,00, –0,32% questa settimana, –3,85% da inizio anno
STATI UNITI
Tassi e deficit mettono sotto pressione la strategia economica
La strategia dell’amministrazione Trump di ridurre i rendimenti attraverso maggiore disciplina fiscale non ha finora prodotto i risultati attesi: il Treasury decennale ha raggiunto i massimi dal 2007, mentre la Fed ha ripreso ad aumentare i tassi. Pesano energia cara, dazi, deficit vicino al 6% del PIL e crescente domanda di capitali legata all’AI. Testo incollato I mutui sono tornati sopra il 7% e gli interessi sul debito federale hanno superato 1.000 miliardi di dollari annui, riducendo lo spazio fiscale disponibile.
Ricchezza finanziaria ai vertici mentre cala la fiducia dei consumatori
Negli Stati Uniti cresce il divario tra ricchezza finanziaria e percezione delle famiglie. Lo 0,1% più ricco controlla ormai circa 28.000 miliardi di dollari, il 15% della ricchezza nazionale, beneficiando fortemente del boom azionario. Parallelamente, la fiducia dei consumatori è scesa a 81,9, minimo dal 2014, a causa di prezzi e tassi elevati.
Treasury ai massimi dal 2002 tra debito e timori sul mercato
Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,304%, massimo dal 2002, dopo un aumento di 27,5 punti base in quattro giorni. Il rialzo continua nonostante il rallentamento del core PCE al 3,0%, segnalando pressioni che vanno oltre l’inflazione. A pesare sono deficit elevati, forte offerta di debito, petrolio sopra 103 dollari e finanziamenti legati all’AI. Crescono così i timori che vendite autoalimentate possano aumentare ulteriormente i rendimenti.
Occupazione debole ma disoccupazione ancora contenuta
Gli Stati Uniti hanno creato appena 29.000 posti di lavoro a settembre, molto meno degli 84.000 attesi, mentre il tasso di disoccupazione è salito leggermente al 4,2%. Anche luglio e agosto sono stati rivisti al ribasso di complessivi 60.000 posti. Il mercato resta però caratterizzato da basse assunzioni e pochi licenziamenti. La moderazione dell’occupazione riduce le pressioni per nuovi rialzi Fed a ottobre, mentre i salari sono cresciuti del 3% annuo, il ritmo più debole degli ultimi anni.
AI, servirebbero ricavi pari al 9% del PIL USA per giustificare il boom
Per rendere sostenibili gli enormi investimenti nell’AI, entro il 2032 il settore dovrebbe generare circa 3.500 miliardi di dollari di ricavi annui, pari all’8,8% del PIL statunitense. Il rischio è che l’aumento della capacità faccia crollare i prezzi, comprimendo i rendimenti. L’AI sta già migliorando produttività e sviluppo software, ma i benefici non si traducono automaticamente in profitti sufficienti a giustificare le valutazioni e gli investimenti attuali.
Fed, aumenta la prudenza su nuovi rialzi dei tassi
Alla Federal Reserve cresce l’orientamento verso una pausa a ottobre. John Williams, Philip Jefferson e Michelle Bowman hanno sottolineato la necessità di attendere nuovi dati, anche perché i rendimenti elevati dei Treasury stanno già irrigidendo le condizioni finanziarie. Le probabilità di un rialzo sono così scese da oltre due terzi a circa un quarto. Resta però una componente più restrittiva, con Lorie Logan favorevole ad almeno altri 50 punti base di aumenti. Sullo sfondo, la Fed affronta anche una recente falla nella sicurezza interna.
Mutui al 7,28% frenano ancora il mercato immobiliare
I mutui trentennali USA sono saliti al 7,28% dal 7,03%, il maggiore aumento settimanale dal 2022, seguendo il rialzo dei Treasury. Inflazione, debito pubblico e forte emissione corporate legata all’AI stanno spingendo verso l’alto i costi di finanziamento. Le richieste di mutuo sono scese del 6% e il mercato immobiliare si sta nuovamente raffreddando. A soffrire soprattutto gli acquirenti con budget più bassi, mentre tassi oltre il 7% rischiano di frenare anche l’offerta di case.
Pennsylvania, 10.000 dollari a famiglia per accettare un data center
A Hazle Township, in Pennsylvania, NorthPoint Development ha offerto 10.000 dollari a ciascuna delle 4.500 famiglie se il comune autorizzerà un grande progetto di data center, per un esborso complessivo di 45 milioni. Molti residenti restano però contrari, temendo rumore, consumo di risorse e perdita di valore delle abitazioni. Il progetto è stato respinto per motivi urbanistici e il contenzioso è ancora aperto, mentre cresce il dibattito sull’impatto locale dell’espansione dell’AI.
EUROPA
Europa, diesel record e inverno energetico sotto pressione
L’Europa affronta un inverno difficile dopo oltre 100 miliardi di euro di maggiori costi energetici dall’inizio della guerra con l’Iran. Il diesel ha raggiunto il record di 2,226 euro al litro, circa il 40% in più rispetto a fine febbraio, riflettendo tensioni sullo Stretto di Hormuz e margini di raffinazione elevati. L’IEA ha già liberato 400 milioni di barili e potrebbe intervenire ancora. Un eventuale stop alle esportazioni USA aggraverebbe ulteriormente i prezzi europei.
Europa, prezzi delle case ancora in forte crescita
Nel secondo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni nell’UE sono aumentati del 4,7% annuo, superando l’inflazione del 3,2%. Gli aumenti maggiori si registrano in Portogallo (+16,5%), Bulgaria (+15,5%) e Spagna (+12,1%), mentre Francia, Finlandia e Lussemburgo segnano cali. In termini reali, la crescita resta particolarmente forte in Portogallo e Spagna. A sostenere i prezzi sono soprattutto scarsa offerta, crescita dei redditi e domanda elevata, mentre tassi ipotecari più alti potrebbero rallentare il mercato nei prossimi mesi.
UE, l’integrazione dei mercati dei capitali incontra nuove resistenze
L’UE sta negoziando una riforma per integrare maggiormente i mercati dei capitali e rafforzare la supervisione dell’ESMA. La Germania ha però ottenuto che alcune piattaforme di Deutsche Börse concentrate sul mercato domestico restino sotto controllo nazionale. L’esenzione rischia di complicare l’accordo europeo e incoraggiare richieste simili da altri Paesi. La riforma è cruciale perché ogni anno circa 300 miliardi di euro di risparmi europei finanziano investimenti all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
Europa, tassi elevati mettono sotto pressione le aziende più indebitate
Il ritorno dei tassi elevati sta aumentando i rischi per le imprese europee con rating più bassi. Molte avevano accumulato debito quando il costo del denaro era vicino a zero e ora devono rifinanziarsi a condizioni molto più onerose. Tra i casi più esposti figurano Altice, Aston Martin, Emeria, Lipton e Merlin, con rendimenti obbligazionari che in alcuni casi superano il 30%. Tuttavia, non si tratta di una crisi generalizzata: i titoli CCC rappresentano solo il 4,3% del mercato high-yield europeo.
Robot industriali oltre quota 5 milioni, l’Europa rallenta
Nel mondo sono ormai operativi oltre 5,08 milioni di robot industriali, il 9% in più in un anno, mentre le nuove installazioni hanno superato 603.000 unità. La crescita è trainata soprattutto dalla Cina, che rappresenta il 59% delle nuove installazioni, mentre l’UE rallenta con un calo dell’11%. I robot umanoidi restano invece marginali, con circa 7.000 unità vendute: il valore economico continua quindi a concentrarsi su robot specializzati per fabbriche e magazzini.
Eurozona, inflazione accelera ma l’economia resta resiliente
L’inflazione accelera nelle principali economie dell’Eurozona, raggiungendo il 3,3% in Germania, 3,4% in Francia e 4,1% in Italia, soprattutto per energia e alimentari. Parallelamente, il PMI composito è salito a 53,1, segnalando una maggiore espansione dell’attività privata, mentre la fiducia dei consumatori resta debole. Il mercato del lavoro continua a sostenere l’economia, con disoccupazione stabile al 6,4%, anche se l’occupazione cresce lentamente. Per la BCE il nodo resta evitare che lo shock energetico si trasmetta a salari e prezzi, valutando con cautela ulteriori rialzi dei tassi.
Italia, SOCAR introduce un tetto ai prezzi dei carburanti
SOCAR Energy introdurrà gradualmente un price cap su benzina e diesel nella rete IP, acquisita a maggio, con possibile estensione anche agli impianti Esso e ad altri operatori riforniti da IP. Anche ENI ha annunciato un meccanismo analogo. La misura arriva mentre i carburanti restano molto cari: il 27 settembre il diesel self-service era a 2,377 euro al litro, salendo a 2,459 euro in autostrada. Il tetto sarà definito tenendo conto della sostenibilità della filiera.
Regno Unito, crescita resiliente ma BoE orientata verso una maggiore stretta
L’economia britannica è cresciuta dello 0,5% nel secondo trimestre, sostenuta soprattutto dai servizi (+0,6%) e dalle costruzioni (+0,8%), mentre la produzione è leggermente diminuita. Allo stesso tempo, l’inflazione è salita al 3,1%, ancora sopra il target del 2%. La Bank of England mantiene il tasso al 3,75%, ma diversi membri, tra cui Dave Ramsden e Catherine Mann, ritengono possibile un ulteriore rialzo. I mercati continuano quindi a considerare plausibile un aumento al 4% a novembre, nonostante rendimenti obbligazionari già elevati stiano irrigidendo le condizioni finanziarie.
Francia, debito record e bilancio 2027 sotto pressione
La Francia affronta crescenti tensioni fiscali, con il debito pubblico al 119% del PIL e il rendimento del decennale vicino al 4,94%, massimo dal 2002. Il governo punta a ridurre il deficit dal 5,4% al 5,0% nel 2027 attraverso circa 54 miliardi di euro di correzioni. Il Consiglio superiore delle finanze pubbliche considera però ottimistica la crescita prevista dell’1%. Tassi elevati, maggiori interessi e incertezza parlamentare potrebbero complicare il percorso di consolidamento.
Spagna, inflazione al 5% mentre si aggrava la crisi abitativa
La Spagna combina forte crescita dei prezzi al consumo e crescente difficoltà di accesso alla casa. L’inflazione ha raggiunto il 5,0% a settembre, massimo da febbraio 2023, spinta soprattutto da carburanti, turismo e domanda interna. Parallelamente, i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 12,2% annuo nel secondo trimestre e gli affitti del 5,8%. La scarsità di offerta nelle principali città pesa soprattutto sui giovani: il 44,3% dei 26-34enni vive ancora con i genitori.
Svizzera, inflazione all’1% ma pressioni di fondo contenute
L’inflazione svizzera è salita all’1,0% a settembre, massimo da oltre due anni, soprattutto per l’aumento dei prezzi energetici. L’inflazione core resta però bassa, allo 0,5%, segnalando effetti limitati sul resto dell’economia. La SNB, che ha mantenuto i tassi allo 0%, dovrebbe quindi restare prudente: l’inflazione è ancora al centro del target 0-2%.
RESTO DEL MONDO
Asia, mercati in rialzo con minori attese di stretta Fed
Le borse asiatiche hanno chiuso prevalentemente in rialzo dopo che John Williams ha ridimensionato l’urgenza di nuovi rialzi Fed, facendo scendere le probabilità di una stretta a ottobre al 49% dal 71%. Il Treasury decennale è arretrato al 5,23%, favorendo la propensione al rischio. Restano però pressioni elevate sui rendimenti e sul dollaro. Il petrolio continua a mantenersi alto, con il Brent sopra 103 dollari, sostenuto dai rischi geopolitici legati a Iran e Stretto di Hormuz.
Cina, ripresa economica e nuove tensioni commerciali con USA e UE
L’economia cinese mostra segnali di miglioramento, con il PMI manifatturiero ufficiale a 50,1 e quello privato a 52,1, sostenuti da domanda estera, stimoli fiscali e maggiore attività nei servizi e nelle costruzioni. Sul fronte commerciale, Pechino e Washington stanno valutando riduzioni tariffarie su circa 30 miliardi di dollari di scambi per parte, che potrebbero aumentare la concorrenza per alcuni esportatori europei, soprattutto nell’agroalimentare. Parallelamente, restano tese le relazioni con Bruxelles: l’UE chiede alla Cina quote volontarie su alcune esportazioni, in particolare nei settori più esposti alla concorrenza cinese. I negoziati entrano quindi in una fase decisiva, con commercio e accesso ai mercati sempre più centrali nei rapporti economici internazionali.
PROSPETTIVE
Bond globali, il debito amplifica lo shock petrolifero
Il petrolio elevato ha innescato il recente sell-off obbligazionario, ma l’elevato debito pubblico sembra averne amplificato l’impatto. Nel terzo trimestre i rendimenti decennali sono saliti di 0,83 punti negli USA e di circa 1,3 punti in Francia e Italia, economie più esposte sul fronte fiscale. L’aumento del term premium segnala timori che vanno oltre la sola inflazione: anche con un eventuale calo del petrolio, i rendimenti potrebbero quindi restare più alti più a lungo, soprattutto nei Paesi caratterizzati da deficit e debito elevati.
Negli Stati Uniti, l’attenzione sarà concentrata sui verbali della Federal Reserve relativi alla riunione di settembre. Dopo la creazione di appena 29.000 posti di lavoro, le probabilità di un nuovo rialzo già a ottobre sono scese al 18%, rispetto a circa il 70% di pochi giorni prima. I mercati guardano quindi maggiormente a dicembre, mentre i Treasury restano sotto osservazione dopo il forte aumento dei rendimenti.
In Europa, il quadro è dominato da inflazione, energia e sostenibilità fiscale. I rendimenti francesi hanno raggiunto i massimi dal 2002 e lo spread con il Bund si è ampliato. I verbali della BCE saranno centrali per valutare i prossimi passi: il mercato attribuisce circa il 26% di probabilità a un rialzo di 25 punti base a ottobre.
In Asia, la Reserve Bank of India potrebbe intervenire contro l’accelerazione dell’inflazione, mentre in Giappone si attendono indicazioni dalla BoJ. In Cina, la riapertura dopo la Golden Week riporterà l’attenzione su consumi e domanda interna, mentre Taiwan continua a beneficiare della domanda tecnologica legata all’AI.
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