Dalla sostenibilità della filiera alla digitalizzazione del prodotto, il pneumatico sta vivendo una profonda trasformazione. Matteo Battaini, Chief Sustainability and Future Mobility Officer di Pirelli, spiega quali saranno le principali sfide per l’industria nei prossimi anni.
Quello degli pneumatici è un settore nel quale le grandi trasformazioni dell’industria automobilistica si incontrano con alcune delle sfide più complesse per la manifattura: la transizione energetica, la disponibilità delle materie prime, la pressione normativa e la necessità di ripensare le filiere. A cambiare, però, non è soltanto il modo in cui gli pneumatici vengono prodotti. Sta evolvendo anche il loro ruolo all’interno dell’automobile, mentre elettrificazione, connettività e sistemi di assistenza alla guida introducono nuove esigenze e nuove possibilità.
Per un gruppo come Pirelli, questo significa misurarsi contemporaneamente con orizzonti industriali, ambientali e tecnologici molto diversi tra loro. Da una parte c’è la necessità di rendere più robusta e responsabile una catena del valore esposta agli effetti del cambiamento climatico; dall’altra, quella di continuare a innovare un prodotto che deve rispondere a vetture sempre più sofisticate. Nel mezzo c’è una trasformazione che coinvolge materiali, processi produttivi, ricerca e rapporto con i fornitori.
Abbiamo affrontato questi temi con Matteo Battaini, Chief Sustainability and Future Mobility Officer di Pirelli, partendo da uno sguardo ai prossimi anni per capire come potrebbe cambiare lo pneumatico e, più in generale, quale contributo potrà dare alla mobilità del futuro.
Immaginiamo il gruppo Pirelli tra cinque anni. Come saranno concepiti e prodotti i nuovi pneumatici e quali caratteristiche avranno?
Fra cinque anni i pneumatici saranno sempre più il risultato dell’integrazione tra materiali innovativi, ovvero di origine naturale e riciclati, digitalizzazione e intelligenza artificiale. La progettazione avverrà in misura crescente attraverso strumenti di virtualizzazione e digital twin, che consentono di simulare migliaia di soluzioni prima ancora di realizzare un prototipo fisico, riducendo tempi di sviluppo, consumi di risorse e testing.
Sul fronte produttivo assisteremo a un’ulteriore evoluzione delle fabbriche verso livelli più elevati di automazione, connessione dei macchinari, utilizzo dell’intelligenza artificiale e processi sempre più efficienti dal punto di vista energetico.
Quanto al prodotto, vedremo una quota crescente di pneumatici progettati per ridurre la resistenza al rotolamento, aumentare la durata e contribuire all’efficienza dei veicoli. Parallelamente, la componente digitale acquisirà sempre maggiore importanza: attraverso Cyber Tyre il pneumatico sarà sempre più non solo un componente meccanico, ma anche una fonte di dati in tempo reale per il veicolo e per le infrastrutture.
Molti degli elementi che determineranno il futuro del gruppo sono legati alla sostenibilità. Quali sono, a suo avviso, i tre temi su cui concentrare l’attenzione?
Sono diversi i temi su cui bisognerà concentrarsi per ridurre sempre più gli impatti, ma se dovessi evidenziarne tre sarebbero la decarbonizzazione della catena del valore, la resilienza delle catene di approvvigionamento, e la trasformazione tecnologica della mobilità. Per un produttore di pneumatici la maggior parte delle emissioni non deriva dagli stabilimenti ma dalle materie prime utilizzate e dalla fase d’uso del prodotto. Per questo è fondamentale intervenire sia sui materiali sia sull’efficienza degli pneumatici. È importante quindi, in secondo luogo, agire sulla catena del valore, in particolare sulle materie prime strategiche come la gomma naturale. Cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e nuove normative rendono sempre più importante garantire tracciabilità e approvvigionamenti responsabili. Infine, veicoli elettrici, connessi e progressivamente autonomi richiedono pneumatici sempre più evoluti, in grado di migliorare efficienza, sicurezza e gestione dei dati. Per questo il lavoro che stiamo facendo con Cyber Tyre risulta fondamentale per rimanere competitivi in ambito mobilità.
Pirelli è impegnata da tempo in un ambizioso percorso di decarbonizzazione. A che punto siete?
Pirelli ha definito un percorso di decarbonizzazione che prevede il raggiungimento del Net Zero entro il 2040, un obiettivo validato dalla Science Based Targets initiative e tra i più sfidanti del settore. Siamo già a un punto avanzato di questo percorso, avendo ridotto del 63% le emissioni assolute Scope 1 e Scope 2 rispetto al 2015. I progressi stanno riguardando sia le attività industriali sia l’intera catena del valore. Un elemento significativo è il ricorso crescente all’energia elettrica rinnovabile: già nel 2025 il 100% dell’elettricità acquistata a livello globale proveniva da fonti rinnovabili certificate. Parallelamente prosegue il lavoro sull’efficienza energetica, sui materiali a minore impronta carbonica e sul miglioramento delle prestazioni di prodotto. La sfida più complessa resta lo Scope 3, cioè le emissioni legate a fornitori, materie prime e utilizzo del pneumatico, motivo per cui l’innovazione sui materiali e la collaborazione con la catena di fornitura rappresentano una leva decisiva.
Quali sono le iniziative più significative realizzate nell’ultimo anno? Penso per esempio ai progressi in ambito circolarità, come il progetto tyre to tyre.
Tra i risultati più rilevanti citerei proprio il progetto tyre-to-tyre, sviluppato insieme a partner industriali Pyrum, BASF e Synthos. L’obiettivo è recuperare materiali provenienti da pneumatici a fine vita e scarti di produzione e reintrodurli nella realizzazione di nuovi pneumatici ad alte prestazioni attraverso processi certificati e pienamente tracciabili. In particolare, gli pneumatici vengono trasformati tramite pirolisi in materie prime secondarie come carbon black recuperato e olio di pirolisi. Il carbon black recuperato viene nuovamente impiegato nella produzione di pneumatici, mentre l’olio di pirolisi viene utilizzato per generare nuova gomma sintetica certificata attraverso un approccio di mass balance. Si tratta di un esempio concreto di come sia possibile passare da una logica lineare a una logica circolare, valorizzando materiali che tradizionalmente sarebbero stati considerati rifiuti e mantenendoli invece all’interno della catena del valore del pneumatico.
Più in generale, importanti progressi sono stati compiuti anche sul fronte dell’incremento dei materiali riciclati e bio-based, dell’utilizzo del mass balance per alcune materie prime e dello sviluppo di modelli industriali che consentano di ridurre progressivamente la dipendenza da risorse vergini garantendo alti standard di sicurezza e prestazioni.
Gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più dirompenti. Quali sono i maggiori rischi per il gruppo Pirelli?
Gli effetti del cambiamento climatico possono generare per Pirelli sia rischi fisici sia rischi di transizione. Tra i principali rischi fisici vi sono l’aumento della frequenza e dell’intensità di eventi meteorologici estremi che possono incidere sugli impianti produttivi e sulla catena di fornitura. Un altro tema rilevante riguarda la disponibilità della gomma naturale: nelle aree produttrici del Sud-Est asiatico, stagioni più aride, variazioni delle temperature, precipitazioni estreme e la diffusione di parassiti o malattie potrebbero influenzare la produttività delle piantagioni nel lungo periodo. A questi si aggiungono rischi di transizione legati all’evoluzione delle politiche climatiche, come possibili meccanismi di carbon pricing, e possibili variazioni del fabbisogno energetico degli impianti dovute all’aumento delle temperature.
Per gestire questi rischi, Pirelli aggiorna periodicamente il proprio Climate Change and related Water Risk Assessment, attraverso il quale valuta l’esposizione di stabilimenti e fornitori ai diversi scenari climatici fino al 2050, analizzando sia i potenziali danni agli asset sia il rischio di interruzione delle attività. Parallelamente, il gruppo monitora l’evoluzione delle normative climatiche e rafforza la resilienza della supply chain attraverso strategie di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, interventi di mitigazione e adattamento sugli impianti produttivi e iniziative volte a ridurre il rischio di business interruption.
Dalle vostre analisi emerge però che il cambiamento climatico e le strategie di adattamento possono rappresentare anche un’opportunità. Ci può fare qualche esempio?
Sì, accanto ai rischi, il cambiamento climatico e la transizione verso un’economia a basse emissioni generano anche opportunità di innovazione. Per un’azienda come Pirelli, una delle principali riguarda lo sviluppo di pneumatici sempre più efficienti, in grado di contribuire alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni associate alla mobilità. Questo è particolarmente rilevante in un contesto in cui legislatori, car maker e consumatori attribuiscono crescente importanza alle prestazioni ambientali dei prodotti.
Un secondo ambito riguarda l’innovazione industriale. Le attività di ricerca e sviluppo sui materiali, l’aumento dell’utilizzo di materie prime bio-based e riciclate, la virtualizzazione dei processi di progettazione e l’efficientamento energetico degli impianti consentono di coniugare competitività industriale e riduzione dell’impatto ambientale.
A livello di catena di fornitura, come si possono implementare politiche di adattamento? Avete analizzato gli effetti del climate change sulle piantagioni di gomma?
L’adattamento parte dalla conoscenza del rischio. È necessario comprendere come fenomeni quali variazioni delle precipitazioni, incremento delle temperature o eventi estremi possano incidere sulla disponibilità e sulla qualità delle materie prime.
Nel caso della gomma naturale, ciò significa rafforzare la tracciabilità, diversificare le fonti di approvvigionamento, lavorare con i fornitori su pratiche agricole responsabili e sviluppare sistemi di monitoraggio dei rischi ambientali e sociali. Questo approccio è coerente con l’attenzione che Pirelli dedica da anni alla gestione sostenibile della propria supply chain.
Quali tra le nuove normative sulla sostenibilità avranno il maggiore impatto sull’attività di Pirelli?
Diverse sono le normative che hanno già un impatto o impatteranno sul business. Tra le più rilevanti vi sono l’European Union Deforestation Regulation (EUDR), che riguarda la tracciabilità e la conformità della filiera della gomma naturale, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che ha rafforzato in modo significativo i requisiti di rendicontazione e controllo delle informazioni di sostenibilità, e l’evoluzione delle politiche climatiche legate al carbon pricing e ai sistemi di scambio delle emissioni, che nel tempo potrebbero influire sui costi industriali. A queste si aggiunge il progressivo rafforzamento delle normative ambientali nei diversi Paesi in cui operiamo, in ambiti quali emissioni, utilizzo delle risorse naturali, acqua, rifiuti e tutela degli ecosistemi.
Pirelli sta trasformando il pneumatico da semplice componente a elemento tecnologico del veicolo. Quali opportunità si aprono?
Cyber Tyre nasce da un’idea semplice: il pneumatico è l’unico punto di contatto tra veicolo e strada. Trasformarlo in una fonte di dati significa poter generare informazioni preziose per migliorare sicurezza, prestazioni ed efficienza.
Nel breve periodo le applicazioni riguardano il supporto ai sistemi di bordo, con dati in tempo reale su parametri come pressione, temperatura, accelerazione e condizioni del fondo stradale. Le informazioni possono essere utilizzate da sistemi come ABS, ESP e controllo della trazione.
Ma stiamo già lavorando attivamente a opportunità ancora più ampie: monitoraggio delle infrastrutture, manutenzione predittiva dei veicoli, gestione delle flotte, integrazione con le smart road e, in prospettiva, supporto ai sistemi di guida sempre più automatizzati. In questo scenario il pneumatico evolve da componente passivo a nodo della mobilità connessa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link







