Manovra, sui miliardi è già battaglia: energia avanti, Difesa frenata


Il governo cerca soldi per famiglie e imprese mentre salgono interessi e debito. La Lega sfida i vincoli Ue, le opposizioni attaccano sulla Difesa

La Manovra parte con un problema molto semplice: i soldi non bastano per fare tutto. Il governo vuole alleggerire l’Irpef, varare una flat tax per i giovani, sostenere famiglie e imprese e spingere sulla transizione energetica. Ma deve fare i conti anche con debito, interessi e regole europee. Ed è proprio attorno a questi vincoli che la battaglia politica comincia a scaldarsi.

Ventinove miliardi e una coperta già troppo corta

La cifra attorno alla quale gira buona parte della partita è 29 miliardi. È lo spazio aggiuntivo legato alle clausole europee su energia e Difesa. Stylo24 ha già ricostruito il peso di energia e Difesa sui conti pubblici: 14 miliardi vengono destinati alla sicurezza energetica e una cifra analoga al comparto militare.

Proprio sulla Difesa, però, le attese sono state ridimensionate. Guido Crosetto ha spiegato che «l’importante è che lo 0,3% per il 2027, che era già stato preventivato in tale misura, non venga toccato e sia utilizzato per le priorità individuate dalla Difesa». E guardando all’anno successivo ha aggiunto: «Ne ho preso atto e mi auguro che le condizioni del 2027 consentano un successivo intervento in aumento».

Borghi spinge Meloni a spendere di più

Se il governo prova a tenere insieme i conti, la Lega chiede invece di allentare il freno. Claudio Borghi sostiene che una finanziaria più espansiva non significhi affatto perdere il controllo: «Quando diciamo che ci vuole una finanziaria coraggiosa non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni».

Secondo il senatore leghista, la corsa al deficit sotto il 3% rischia di diventare una gabbia. Meloni, osserva, è stata «ligia» alle regole europee, ma ora «dovrebbe fregarsene». Il ragionamento prosegue senza mezzi termini: «Dobbiamo uscire dalla sindrome di Calimero, abbiamo un’economia messa largamente meglio di tre quarti d’Europa. Comprendo il Mef ma all’approssimarsi del temporale» bisogna «mettere più denaro in circolo per attutire i possibili colpi».

Sul tavolo tornano così i cavalli di battaglia del Carroccio: pensione a 64 anni e flat tax. Borghi contesta anche le regole comunitarie, che definisce «sbagliate», e individua nella Francia il vero «malato d’Europa».

Ma il debito presenta un conto sempre più salato

Le richieste dei partiti devono però misurarsi con una spesa per interessi che continua a salire. Le stime indicano quasi 10 miliardi in più per rifinanziare il debito, circa 2 miliardi oltre quanto previsto.

Gli interessi passivi, poco sopra gli 87 miliardi nel precedente esercizio, si avvicinano ai 97 miliardi e puntano verso quota 117 miliardi nel giro di pochi anni. Una corsa che rischia di pesare anche sulla crescita.

Il Documento di finanza pubblica depositato in Parlamento fissa così il recinto nel quale il governo dovrà muoversi. L’obiettivo resta riportare il deficit sotto il 3% e rallentare un debito che continua a viaggiare ben oltre il 130% del Pil.

Sul fisco il governo punta ancora al ceto medio

Con margini tanto stretti, la priorità fiscale resta l’Irpef. L’idea è estendere l’aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro.

Nello stesso pacchetto entrano la detassazione delle tredicesime e quella dei rinnovi contrattuali. Insieme valgono quasi 7 miliardi. Accanto a queste misure prende quota la “Start tax”, una tassa piatta al 5% pensata per aumentare il reddito netto dei lavoratori under 35.

La Lega rilancia anche l’estensione fino a 100mila euro del regime forfettario per gli autonomi. Più difficile, invece, muoversi sulle pensioni, dove l’indicizzazione legata all’inflazione restringe ulteriormente i margini.

Sull’energia arrivano 14 miliardi per cambiare passo

È qui che la Manovra assume un profilo diverso. La rimodulazione delle risorse a favore dell’energia sposta 14 miliardi verso investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

La clausola europea per la sicurezza energetica permette di finanziare interventi strutturali, non semplici sconti alla pompa. Il governo guarda quindi a rinnovabili, efficienza, reti e trasporti.

Per le famiglie si studiano incentivi alle pompe di calore, alla sostituzione delle caldaie fossili, agli accumuli domestici e alle infrastrutture di ricarica elettrica. Resta in campo anche l’ipotesi di portare al 65% alcune detrazioni per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici.

Ferrovie, metro e tram entrano nella partita dell’energia

Una parte dei fondi può essere assorbita dal trasporto pubblico, con un obiettivo concreto: ridurre l’uso dell’auto privata e, di conseguenza, dei carburanti fossili.

Il piano comprende reti elettriche, accumuli, idrogeno, solare, geotermico e altre fonti rinnovabili. Tra le tecnologie a basse emissioni da sostenere compare anche il nucleare.

Per le imprese è previsto un programma dedicato alla decarbonizzazione del sistema produttivo, accompagnato dal rafforzamento della sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento.

Conte e Schlein scelgono il bersaglio: i 14 miliardi alla Difesa

È proprio la spesa militare, però, ad accendere lo scontro con le opposizioni. Giuseppe Conte attacca: «Ma vi sembra normale che, con i salari reali che in Italia sono crollati negli ultimi anni di 8-9 punti, con la crescita che abbiamo, con tutte le difficoltà che stiamo registrando, la spesa alimentare addirittura che ha superato il 25%, veleggia verso il 30%, l’inflazione che abbiamo, un governo possa deliberare una spesa militare aggiuntiva all’incirca di 14 miliardi?».

Crosetto risponde direttamente: «Sono utili anche le spese per la Difesa, presidente Conte. E ridurle tutte alla parola “armi” significa ignorare, o fingere di ignorare, ciò di cui si parla».

Il ministro respinge anche la lettura di una frattura con Palazzo Chigi: «C’è stata una riunione. E non avevo bisogno che qualcuno mi spiegasse cosa sta accadendo all’energia, ai carburanti, all’inflazione o ai debiti sovrani. Lo capisco benissimo».

Schlein rilancia, ma il fronte delle opposizioni non è compatto

Anche la segretaria del Pd alza il tiro: «Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del paese. Non si era mai visto un aumento così».

Poi lega quelle risorse alle difficoltà economiche del Paese: «Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall’inflazione al 4%, pare che per Giorgia Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare. Noi non ci stiamo, e ci opporremo».

L’unità, però, finisce presto. Alessandro Di Battista avverte che «c’è una parte di cittadini che sostiene il Movimento 5 Stelle che Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura». E aggiunge un punto destinato a pesare: «La linea sull’Ucraina è dirimente».

Riserva e Strade Sicure dipendono dagli stessi conti

Il taglio dello spazio aggiuntivo per la Difesa può ricadere anche sui programmi del ministero. Uno riguarda il possibile rafforzamento della Riserva fino a 40mila unità. Crosetto aveva già avvertito che «questa misura ha dei problemi di copertura pluriennale da affrontare con la legge di Bilancio».

Poi c’è Strade Sicure. Il governo punta a portare i militari impiegati sul territorio da 6.800 a 10mila, con 3.200 uomini in più e presidi estesi a 61 capoluoghi finora esclusi.

Restano invece confermati gli 8,9 miliardi richiesti attraverso il programma europeo Safe. A questi capitoli si aggiunge il rinnovo contrattuale del comparto sicurezza e Difesa: circa 430mila uomini e donne in divisa, con 188 euro lordi mensili di aumento e 2.448 euro una tantum di arretrati.

La partita, insomma, è già aperta. Ogni miliardo spostato verso un capitolo manca da qualche altra parte. Fisco, energia, pensioni, Difesa e debito tirano la stessa coperta, mentre governo e partiti discutono su quale lato lasciare scoperto.




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