Nella giornata di ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’elaborato del Dott. Perfetto che cerca di analizzare le reali ragioni per le quali l’Opzione Donna, a lungo richiesta dalle lavoratrici, non é stata riconfermata dall’attuale Governo, che ha eliminato la misura, lasciando le donne prive di qualsiasi alternativa di scelta, non essendoci, allo stato attuale, altre misure previdenziali ad hoc per le donne. Per il Dott. Perfetto la mancata riconferma non é da attribuirsi a ragioni di contabilità nazionale, ma ad ad latre ragioni, vediamole nella seconda parte del suo elaborato.
Opzione Donna: sono davvero i conti pubblici il problema? (parte 2)
Così Perfetto: “La mancata riconferma di Opzione Donna è da attribuirsi non già a ragioni di contabilità nazionale, bensì ad altre ragioni.
Prima di esporre tali ragioni, vale la pena confrontare Opzione Donna con Ape Sociale, giusto per rendere noto alle lavoratrici che esiste una possibilità alternativa ad Opzione Donna da valutare eventualmente assieme ad un Patronato.
Opzione Donna contemplava quattro categorie di lavoratrici: 1) Caregiver (chi assiste un familiare disabile grave); 2) Invalide civili al 74% o più; 3) Lavoratrici licenziate; 4) Lavoratrici dipendenti di imprese in crisi.
APE Sociale contempla le stesse categorie di Opzione Donna: 1) Caregiver (chi assiste un familiare disabile grave); 2) Invalidi civili al 74% o più; 3) Disoccupati. A queste tre categorie se ne aggiunge una quarta: Addetti a mansioni gravose.
APE Sociale è più vantaggioso di Opzione Donna riguardo al calcolo dell’importo pensionistico: retributivo, oppure misto, oppure contributivo puro, in base all’intera storia previdenziale del lavoratore/lavoratrice.
APE Sociale è, invece, meno vantaggioso di Opzione Donna riguardo all’accesso al trattamento pensionistico: minimo 63 anni e 5 mesi, contro i 61 anni di Opzione Donna (se lavoratrice senza figli, oppure 60 anni se lavoratrice con un figlio, oppure 59 anni se lavoratrice con due figli).
Veniamo ora alle ragioni per le quali Opzione Donna non è stata riconfermata“
Opzione donna, perché non é stata riconfermata? Ne parliamo con Perfetto
“La Corte dei Conti (che è la Magistratura Contabile dello Stato, la cui funzione è di assicurare che il denaro dei contribuenti venga speso in modo legale, corretto ed efficiente) si è così espressa:
“Su Opzione donna la valutazione della Corte è articolata. Pur se è da considerare, in generale, positivamente, trattandosi di istituto che presenta, per definizione, un suo intrinseco equilibrio attuariale (importo dell’assegno in funzione del montante contributivo e delle aspettative di vita), va considerato che man mano che nuove coorti vengono ammesse al beneficio in questione, tende a restringersi la “penalizzazione” a cui si va incontro esercitando l’opzione.
[omissis]
Sotto tale aspetto, pur tenuto conto che nell’attuale grave stato di difficoltà del mercato del lavoro forme di allentamento delle condizioni standard possono trovare maggiore considerazione, l’istituto appare col tempo meno giustificabile, rispetto alla complessiva platea degli assicurati in regime integralmente contributivo, platea alla quale la legislazione vigente offre la possibilità di accedere al pensionamento solo a partire dal 64esimo anno di età. Si tratta, da questo punto di vista, di considerare in che misura il trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori trovi giustificazione in ragioni diverse da quelle finanziarie ed attuariali.” (FONTE: Corte dei Conti, “Memoria sul Bilancio di previsione dello Stato, per l’anno finanziario 2021 e Bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 (A.C. 2790), Novembre 2020”, pag. 21).
Orbene, le obiezioni mosse nel 2020 verso Opzione Donna dalla Corte dei Conti spiegherebbero il perché dal 2021 in poi i requisiti di accesso ad Opzione Donna siano divenuti via via più restrittivi, riducendo di conseguenza la platea delle potenziali aderenti. Platea divenuta talmente esigua al punto da giustificare la mancata riconferma di Opzione Donna; mancata riconferma che rappresenta un passo in avanti – a giudizio della Corte dei Conti – “verso un sistema con meno eccezioni e dunque maggiore peso delle regole generali” (FONTE: Corte dei Conti, “Audizione sul Disegno di Legge recante ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e Bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028’ (A.S. 1689)”, pag. 49).
CONSIDERAZIONI FINALI
La mancata riconferma di Opzione Donna non è dipesa dai suoi costi, da ragioni finanziarie e attuariali, essendo – anzi – Opzione Donna un istituto con “un suo intrinseco equilibrio attuariale” (come la Corte dei Conti stessa riconosce).
La mancata riconferma di Opzione Donna è dipesa invece dalla mancanza di una ratio, di una ragione che giustifichi“il trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori” (parole della Corte).
La richiesta della Corte è alquanto insidiosa: giustificare Opzione Donna evitando la disparità di genere tra lavoratrici e lavoratori.
E allora eccola una possibile giustificazione.
Nelle nostre famiglie si evidenzia ancora una distribuzione fortemente asimmetrica dei carichi familiari. Le donne si fanno carico della maggior parte del lavoro di cura non retribuito (assistenza a figli, genitori anziani o familiari con disabilità). Quest’impegno si delinea come “doppio lavoro”. A causa di questo carico, le donne fanno più fatica degli uomini a mantenere un lavoro stabile nel tempo. In quest’ottica, l’anticipo pensionistico Opzione Donna non è un “trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori” come la Corte osserva, bensì va inteso come un indennizzo o una forma di compensazione sociale per il welfare sussidiario prestato all’interno delle famiglie al posto dello Stato.
Su tale giustificazione, però, la Corte non sarebbe d’accordo, perché sarebbe fondata sulla “disparità di genere”, su un trattamento specifico per lavoratrici, un trattamento che non va “verso un sistema con meno eccezioni e dunque maggiore peso delle regole generali” come auspica la Corte. La Corte auspica trattamenti pensionistici ispirati a “regole generali” e neutralità rispetto al genere, in conformità con i principi costituzionali di uguaglianza. Nulla da eccepire riguardo a regole uguali per tutti, sia per uomini che per donne.
La Corte, però, sarà d’accordo almeno su questo: per evitare di creare pensioni speciali basate solo sul genere, come nel caso di Opzione Donna, bisogna rafforzare i servizi pubblici.
Questo significa costruire asili nido vicino ai posti di lavoro e garantire una vera assistenza domiciliare, a casa. Lo Stato deve farsi carico di compiti che oggi pesano quasi solo sulle donne lavoratrici che svolgono un lavoro per conto dello Stato, platealmente emerso e non retribuito.
Su questo, la Corte dei Conti non potrà che essere d’accordo”
Opzione donna: nostre considerazioni
Non possiamo che ringraziare il Dott. Perfetto per l’ottima analisi fatta e per aver probabilmente centrato il punto sulla mancata riconferma di Opzione donna, resta però inteso che dal momento che come dice il nostro esperto previdenziale la Corte tanto si cura di non fare differenze di genere, allo stesso tempo dovrebbe, come ha fatto intendere lo stesso Perfetto, curarsi di evitare che le stesse differenze di genere pesino invece relativamente ai carichi famigliari, perché altrimenti qualcosa davvero sta sfuggendo a chi legifera.
Come può una donna raggiungere gli anni contributivi richiesti attualmente se il carico della ‘cura’ resta prettamente sulle sue spalle? Se davvero il Governo dovesse intervenire in tal senso, allegerendo e sgravando le donne dalle tante mansioni extra lavorative, allora forse la conciliazione lavoro- famiglia sarebbe più fattibile e con essa anche la possibilità di avere un lavoro stabile che permetta di raggiungere il monte contributivo ed anagrafico attualmente richiesto.
Quel che é certo é che il Governo non può più ‘girarsi’ dall’altra parte, qualcosa in un senso (pensione anticipata e rinnovo Opzione donna) o nell’altro (intensificare i servizi di welfare) deve pur cambiare.
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