Brescia. Brescia cambia il modo di governare le trasformazioni urbane. Il nuovo Pgt non si limita a stabilire dove e quanto si può costruire, ma prova a legare ogni intervento al quartiere nel quale si inserisce e, soprattutto, ai vantaggi che può produrre per la collettività.
La logica di fondo parte dalla città esistente e dalle sue differenze. Ci sono aree nelle quali prevalgono il valore storico, ambientale o paesaggistico e quindi la necessità di conservare. Altre nelle quali gli edifici e i tessuti urbani possono essere adattati alle nuove esigenze. E altre ancora, caratterizzate da degrado, abbandono o sottoutilizzo, dove il Piano consente trasformazioni più profonde.
La maggiore possibilità di trasformare, però, non coincide automaticamente con una maggiore capacità edificatoria. Il nuovo Pgt introduce infatti un sistema nel quale le opportunità aggiuntive vengono collegate alla produzione di valore pubblico.
Tra le principali novità ci sono cinque Schemi di Coordinamento Territoriale, quattro figure territoriali, un meccanismo premiale legato alla qualità degli interventi, due fondi comunali dedicati alla casa e alla sostenibilità e una nuova classificazione del territorio urbanizzato e del patrimonio storico.
Cinque grandi disegni per collegare i progetti
I cinque Schemi di Coordinamento Territoriale hanno l’obiettivo di superare la logica dei singoli interventi separati. Grandi trasformazioni pubbliche e private, infrastrutture, mobilità, spazi verdi e sistemi ambientali vengono letti all’interno di un disegno più ampio.
♦ Il primo è la Corona verde e blu lungo le mura venete, che interessa la fascia attorno al centro storico, dal Ring al Castello, dalla stazione a Campo Marte, dalle caserme Goito e Ottaviani all’ex Freccia Rossa e alle mura antiche. L’obiettivo è ricucire il rapporto tra centro e quartieri circostanti, ridurre le cesure create da Ring e ferrovia, migliorare i collegamenti pedonali e ciclabili, aumentare alberature e superfici permeabili e, dove possibile, recuperare anche la presenza dell’acqua attraverso la riapertura del Garza.
♦ Il secondo riguarda la città post-industriale, il grande quadrante occidentale interessato dalla trasformazione dell’asse di via Milano e dalla presenza di numerose aree produttive dismesse. Nel disegno entrano interventi già realizzati o avviati, come Case Mazzucchelli, Teatro Borsoni e biblioteca Uau, ma anche progetti come Comparto Milano, Musil, Brescia Innovation District, la rigenerazione delle aree industriali e la bonifica dell’ex Caffaro. La sfida è collegare meglio quartieri, servizi e nuovi poli, soprattutto attraverso connessioni nord-sud e il potenziamento della mobilità pubblica e ciclopedonale.
♦ Il terzo Schema è quello del Parco delle Cave, dove laghi, quartieri, spazi naturali e accessi vengono considerati come un unico sistema. Tra gli interventi indicati ci sono nuovi percorsi tra via Ponte e via Casotti, il collegamento tra il lago Canneto e via Serenissima e un nuovo ponte ciclopedonale sul Naviglio Cerca, destinato a migliorare il rapporto tra il lago Canneto e la stazione metro di Sanpolino.
♦ Il quarto disegna il Parco fluviale urbano del Mella, con la Greenway come asse per collegare le due sponde, i quartieri, i parchi, gli impianti sportivi e gli Ambiti di Trasformazione che si affacciano sul fiume. Nel progetto rientra anche la rete tranviaria, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra trasporto pubblico e mobilità attiva.
♦ Infine c’è la Dorsale verde, che interessa soprattutto la parte meridionale della città e punta a ricucire il rapporto tra aree urbane e territorio agricolo, oggi interrotto anche da infrastrutture come Tangenziale Sud e autostrada. Verde, percorsi ciclopedonali e sistemi naturalistici vengono messi in rete, con la Super Ciclabile Verde, già prevista dal Biciplan, come collegamento strategico tra Mella e Parco delle Cave.
Quattro priorità per le diverse parti della città
Gli Schemi di Coordinamento lavorano sulla dimensione territoriale. Le quattro figure territoriali, invece, individuano le priorità che possono cambiare a seconda della zona.
• La prima è «La città da abitare e connessa», che mette insieme casa accessibile, servizi abitativi, housing per studenti e ricercatori e città dei 15 minuti. Il Piano punta al recupero di immobili dismessi o sottoutilizzati, all’aumento dell’offerta di alloggi sociali e a forme di locazione accessibile. Ma l’abitare viene considerato insieme ai servizi: trasporto pubblico, mobilità ciclabile e pedonale, spazi condivisi, piazze, aree pedonali e funzioni di quartiere.
• La seconda è «La città sana, che previene e che cura», centrata su rete ecologica, forestazione urbana, mobilità attiva e adattamento climatico. Tra gli interventi previsti figurano nuovi boschi urbani, corridoi ecologici, passaggi per la fauna, percorsi ciclabili e pedonali, Zone 30, velostazioni e interventi per la sicurezza stradale. Grande attenzione anche alla gestione delle acque piovane, alla riduzione delle superfici impermeabili e delle isole di calore.
• La terza figura è «La città che affascina», che mette insieme patrimonio storico e culturale, turismo, cultura e capacità di attrarre nuove funzioni. Il Piano prevede la conservazione e il recupero degli edifici di valore, il riuso dell’archeologia industriale e dell’architettura moderna, ma anche nuovi spazi culturali, attività ricettive e servizi avanzati. L’obiettivo è far convivere tutela del patrimonio e nuove attività legate all’innovazione, alla formazione e alla cultura.
• La quarta è «La città operosa, che innova e costruisce futuro», dedicata al sistema economico. Laboratori di ricerca, prototipazione, infrastrutture tecnologiche, recupero dei capannoni dismessi, riconversione delle attività incompatibili con i quartieri e creazione di nuova occupazione sono alcuni degli obiettivi. La rigenerazione produttiva viene quindi collegata anche alla capacità di mantenere lavoro, attrarre nuove imprese e sviluppare economia circolare e comunità energetiche.
Più costruzioni solo se cresce il valore pubblico
Uno dei passaggi più innovativi riguarda la capacità edificatoria. Nei casi in cui il Pgt stabilisce una soglia minima e una massima, quella massima non costituisce un diritto automatico.
Il progetto parte dalla capacità minima e può ottenere quella superiore soltanto assumendo impegni aggiuntivi e producendo ulteriori benefici per la città. Restano obbligatori, e quindi non possono essere utilizzati come contropartita per costruire di più, tutti gli interventi già previsti dalle norme per rendere possibile la trasformazione.
Le premialità possono riguardare quattro grandi ambiti: casa e servizi sociali, lavoro e innovazione, spazio pubblico e infrastrutture urbane, sostenibilità ambientale.
Il passaggio dalla capacità minima a quella massima sarà graduale e gli impegni assunti entreranno negli atti che regolano l’intervento. Al momento dell’agibilità verrà verificato che quanto promesso sia stato effettivamente realizzato. Le modalità operative saranno definite con un successivo provvedimento della Giunta.
Due fondi per casa e ambiente
Il nuovo Pgt introduce anche due strumenti permanenti. Il Fondo comunale per l’abitare punta a rafforzare le politiche per la casa. Potrà offrire garanzie ai proprietari che affittano a famiglie con redditi ma con difficoltà di accesso al mercato, sostenere situazioni di difficoltà nel pagamento del canone e favorire il ricorso al canone concordato.
Le risorse potranno inoltre essere utilizzate per recuperare alloggi Erp non assegnabili perché necessitano di lavori, realizzare nuove abitazioni, favorire una migliore distribuzione delle famiglie negli alloggi disponibili e sostenere progetti sperimentali di edilizia sociale.
Il Fondo comunale per la sostenibilità raccoglierà invece risorse provenienti da diverse fonti e le destinerà a interventi ambientali. Forestazione, tutela degli habitat e dei corridoi ecologici, parchi urbani, tetti verdi, pavimentazioni drenanti, gestione dei corsi d’acqua, bonifiche, rinaturalizzazione delle sponde, efficienza energetica, rinnovabili, comunità energetiche e ciclabilità rientrano tra gli interventi finanziabili.
34 aree dove la trasformazione può essere più profonda
Anche il territorio urbanizzato viene classificato secondo tre livelli: bassa, media ed elevata trasformabilità.
Nelle aree a bassa trasformabilità prevale la conservazione dei caratteri del tessuto urbano, pur consentendo gli adeguamenti necessari. Nelle zone a media trasformabilità aumentano le possibilità di modificare edifici e funzioni senza arrivare necessariamente alla sostituzione dell’esistente.
L’elevata trasformabilità riguarda invece le aree dove degrado, abbandono o sottoutilizzo rendono possibile una revisione complessiva. Qui il progetto deve considerare contemporaneamente edifici, funzioni, mobilità, accessi, servizi, spazi aperti e rete ecologica.
Sono 34 le aree individuate dal Pgt come ad elevata trasformabilità. A queste si aggiungono 12 Ambiti di Trasformazione strategici, considerati rilevanti per il futuro assetto della città.
La scelta è concentrare la trasformazione soprattutto dove esistono già aree urbanizzate da recuperare, limitando il ricorso all’espansione come risposta ordinaria ai nuovi bisogni.
Nel centro storico conta il valore dell’edificio
Una novità riguarda anche il patrimonio storico. Essere all’interno di un nucleo antico non significa automaticamente ricevere lo stesso livello di tutela.
Il Pgt distingue gli edifici di elevato valore storico e artistico, quelli di apprezzabile valore identitario e quelli privi di connotati architettonici significativi e leggibili.
Per ciascun immobile la classificazione tiene conto di rappresentatività, riconoscibilità e stato di conservazione o degrado, attraverso una scheda asseverata che considera anche il contesto.
In questo modo la tutela viene calibrata sul valore effettivamente riconosciuto all’edificio: massima conservazione dove gli elementi storici e architettonici lo richiedono, maggiori possibilità di adeguamento e rifunzionalizzazione negli altri casi.
Il nuovo Pgt prova così a costruire una città nella quale non tutte le trasformazioni vengono trattate allo stesso modo. Le regole cambiano in base al luogo, al valore del patrimonio, ai bisogni del quartiere e ai risultati che un intervento può produrre per la collettività. Una logica che punta a concentrare le trasformazioni dove servono e a legare le maggiori opportunità edificatorie a benefici concreti per Brescia.
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