Il Governo valuta un contributo una tantum di 100 euro per le famiglie con redditi più bassi, da spendere per benzina, gasolio e altri carburanti nel periodo compreso tra ottobre e dicembre 2026. La misura, però, avrebbe un importo e una platea più contenuti rispetto alle prime ipotesi circolate: si parlava di un massimo di 200 euro per i lavoratori dipendenti, attraverso il welfare aziendale.
Il provvedimento non è ancora operativo. Mancano il testo ufficiale e, con esso, i requisiti definitivi, l’elenco dei beneficiari, la procedura per ottenere il sostegno e le date dei pagamenti. Per ora il dato più concreto resta quello dell’assegno ipotizzato: 100 euro per ogni beneficiario. Non sarebbe quindi un accredito automatico destinato a chiunque possieda un’automobile.
L’intervento dovrebbe concentrarsi sui nuclei maggiormente esposti al caro carburante e potrebbe utilizzare un canale pubblico già impiegato per altri aiuti alle famiglie.
Bonus carburante da 100 euro: l’ipotesi allo studio
La proposta si inserisce tra le misure pensate per attenuare l’aumento dei costi energetici e dei carburanti. Nelle prime versioni erano emerse due possibilità: un buono fino a 200 euro per i dipendenti, lasciato alla decisione delle imprese, oppure un fondo pubblico rivolto alle famiglie con un ISEE basso.
L’impostazione più recente sembra spostarsi verso il secondo modello. Il contributo avrebbe quindi carattere selettivo e non universale. Non verrebbe applicato direttamente al prezzo alla pompa per tutti gli automobilisti, come accadrebbe con una riduzione delle accise, e non coinciderebbe con il buono benzina eventualmente riconosciuto dal datore di lavoro.
Si tratterebbe di una prestazione pubblica, riservata ai nuclei che rispettano determinate condizioni economiche e gli altri requisiti che saranno fissati dalle norme attuative. La somma potrebbe arrivare da un fondo pubblico da un miliardo di euro. Tra le ipotesi figura anche una soglia ISEE non superiore a 20.000 euro.
Questi elementi fanno ancora parte del quadro progettuale. Non possono essere trattati come regole già in vigore finché la norma non sarà approvata e resa applicabile.
Importo e carburanti ammessi
La cifra indicata per il nuovo aiuto è di 100 euro una tantum nel 2026. Nella configurazione principale non sarebbe, dunque, un pagamento mensile: la somma verrebbe resa disponibile per un periodo limitato, individuato nelle ipotesi tra ottobre e dicembre 2026.
È stata presa in considerazione anche una formula mensile, con un importo più basso e sempre destinata alle fasce di reddito fragili. Non è ancora chiaro se questa alternativa sostituirà il pagamento unico oppure resterà soltanto una delle opzioni valutate.
Il buono dovrebbe essere utilizzabile per acquistare benzina, gasolio e altri carburanti. Le informazioni disponibili non prevedono importi diversi per benzina, diesel, GPL, metano o altri prodotti. L’ipotesi è quella di un credito dello stesso valore per ogni beneficiario, a prescindere dal carburante scelto.
Restano aperte altre questioni pratiche: i distributori convenzionati, la durata del saldo e la possibilità di suddividere i 100 euro in più rifornimenti. Su questi punti dovrà intervenire il provvedimento definitivo.
La natura del sostegno lo distingue da un eventuale taglio delle accise. Quando la riduzione delle imposte è prevista per un periodo determinato, il prezzo unitario alla pompa scende per tutti e non serve presentare una domanda. Il bonus, invece, richiede l’individuazione dei beneficiari e potrebbe essere caricato su una carta, oppure riconosciuto attraverso un altro strumento di pagamento.
ISEE, automobile e composizione del nucleo
Il parametro economico indicato per selezionare i destinatari è l’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare. La soglia presa in considerazione è pari o inferiore a 20.000 euro per il 2026. Per dimostrare il valore sarebbe necessaria una DSU valida, cioè la dichiarazione sostitutiva indispensabile per ottenere l’attestazione ISEE.
Le ricostruzioni disponibili collegano l’accesso anche alla presenza di un veicolo a motore regolarmente immatricolato. L’auto dovrebbe essere intestata al richiedente oppure a un componente della famiglia. Il collegamento risponde alla finalità dichiarata della misura: aiutare a sostenere le spese di rifornimento, non trasferire denaro senza una relazione con la mobilità.
Il decreto dovrà chiarire che cosa si intenda esattamente per disponibilità del mezzo, quali documenti saranno accettati e se alcune categorie di veicoli resteranno escluse. Per questo il semplice possesso di un’automobile non dovrebbe essere sufficiente.
La selezione economica è il criterio che restringe la platea. Un nucleo con ISEE superiore al limite potrebbe quindi rimanere fuori anche nel caso in cui sostenga costi elevati per usare l’auto ogni giorno, ad esempio per raggiungere il luogo di lavoro.
Il contributo non sarebbe riservato ai soli dipendenti. Se la misura verrà costruita sul reddito familiare, potranno rientrare, in base alle regole finali, lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati e altre persone appartenenti ai nuclei ammessi. Il contratto di lavoro non sarebbe il criterio principale.
È una differenza netta rispetto al modello aziendale da 200 euro, legato invece al rapporto tra un’impresa privata e il proprio dipendente.
Il confronto con il possibile buono aziendale da 200 euro
I precedenti buoni carburante riguardano le agevolazioni che le imprese possono concedere ai propri dipendenti. La disciplina dei fringe benefit, richiamata dall’articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica numero 917 del 1986, permette al datore di lavoro di riconoscere beni o servizi entro i limiti fiscali stabiliti:
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Caratteristica
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Contributo pubblico
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Welfare aziendale
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Importo ipotizzato
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100 euro una tantum nel 2026
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Fino a 200 euro nel 2026
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Beneficiari
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Famiglie entro la soglia ISEE prevista
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Lavoratori dipendenti scelti dall’impresa
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Gestione
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Stato, enti pubblici o strumento dedicato
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Datore di lavoro privato
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Automaticità
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Da definire
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Nessun diritto automatico
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Periodo indicato
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Ottobre-dicembre 2026
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Secondo il piano aziendale
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La decisione resta aziendale. Il lavoratore, quindi, non può considerare il voucher un pagamento statale dovuto a tutti. Anche se il buono viene utilizzato per il rifornimento, la sua origine e le sue regole sono diverse da quelle del contributo pubblico in discussione.
Il possibile bonus statale avrebbe un importo pari alla metà del tetto aziendale inizialmente ipotizzato. La differenza più rilevante, però, riguarda il criterio di accesso: non dipenderebbe dalla scelta del datore di lavoro, bensì dalla situazione economica della famiglia e dai requisiti fissati dal Governo.
Perché la platea sarebbe più ristretta
La riduzione del numero dei beneficiari deriva dalla scelta di concentrare le risorse sulle famiglie considerate più vulnerabili. Un taglio del prezzo del carburante produrrebbe un vantaggio diffuso, così come un beneficio aziendale potenzialmente accessibile a una platea ampia. La soglia ISEE, invece, lascia fuori i nuclei che superano il limite previsto.
Il numero definitivo dei destinatari non compare nei testi disponibili. Non è quindi possibile quantificare il divario rispetto alla prima impostazione senza introdurre una stima che non è stata fornita.
La differenza di criterio è comunque chiara. Il modello da 200 euro avrebbe potuto riguardare lavoratori dipendenti privati scelti dalle aziende; quello da 100 euro sarebbe rivolto ai nuclei con ISEE entro la soglia normativa, oltre all’eventuale requisito legato al veicolo.
Le esclusioni potrebbero funzionare in entrambe le direzioni. Autonomi, professionisti, artigiani e commercianti non avrebbero accesso al buono aziendale, ma potrebbero ottenere il contributo pubblico se il nucleo familiare rispettasse le condizioni richieste. Un dipendente con un ISEE oltre il limite, invece, resterebbe escluso anche se utilizza quotidianamente l’auto per lavoro.
Domanda, carta e assegnazione del contributo
Una delle modalità valutate prevede l’assegnazione d’ufficio. L’operazione potrebbe avvenire incrociando i dati economici presenti presso l’INPS, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, e quelli delle amministrazioni competenti.
In quel caso la famiglia non dovrebbe inviare una domanda separata, sempre che disponga di una DSU valida e rientri negli elenchi individuati. È un’ipotesi, non una procedura già disponibile.
Resta possibile anche l’istanza telematica. La procedura prospettata comprenderebbe:
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accesso alla piattaforma mediante SPID o CIE; -
verifica dell’ISEE e della validità della DSU; -
inserimento dei dati del veicolo intestato al richiedente o a un componente del nucleo; -
invio della richiesta e controllo dell’esito.
Quanto alla modalità di pagamento, il beneficio potrebbe essere accreditato su un conto corrente oppure caricato su una carta. È stata considerata anche l’ipotesi di un buono digitale utilizzabile presso distributori convenzionati.
Tra le possibilità figura l’integrazione con la Carta Dedicata a te, la prepagata destinata a nuclei selezionati per l’acquisto di alcuni beni di prima necessità. Non è stabilito, però, che sarà questo lo strumento scelto per il bonus carburante.
Fino alla pubblicazione delle istruzioni operative non esiste una domanda ufficiale da compilare. Moduli, documenti richiesti, eventuale graduatoria e canale di pagamento dipenderanno dal testo approvato.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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