Stop al teleriscaldamento? A Rozzano è scontro su 8 milioni di euro che mancano all’appello


Nella foto, la Torre Tim che sorge a Rozzano che domina i quartieri Aler della città

Otto milioni di euro. Sono quelli che dividono Atmos e Aler e sono ancora lì, al centro di una vicenda nella quale, almeno per ora, una cosa appare certa: i conti non tornano e nessuno sembra intenzionato a fare un passo indietro. Dopo gli avvisi affissi negli androni delle case popolari di Rozzano, con cui Atmos ha prospettato il rischio di non riaccendere il teleriscaldamento nella stagione 2026/2027 in assenza di una soluzione alla situazione debitoria (leggi qui), e di lasciare gli inquilini al freddo, arrivano nuovi elementi sul contenzioso. Ma anche una conferma pesante: Aler interpellata da pocketnews.it per ricostruire la propria posizione, non ha fornito risposte.

A spiegare il punto di vista del gestore è l’amministratore delegato di Atmos, Giovanni Pontrelli. Secondo quanto riferito dal manager, già nel mese di luglio l’azienda avrebbe comunicato al Comune l’intenzione di non procedere, a ottobre, all’accensione degli impianti delle case popolari senza l’apertura di un tavolo di confronto con Aler. Il motivo sarebbe un’esposizione che, negli ultimi quattro anni, avrebbe raggiunto circa 8 milioni di euro. Una cifra che Atmos contesta ad Aler nell’ambito di un contenzioso già avviato dall’ente proprietario, che punta alla verifica dei conteggi. Secondo Pontrelli, però, Aler avrebbe anche fatto sapere di non essere disposta a pagare quelle somme nemmeno qualora, al termine delle verifiche, dovessero risultare effettivamente dovute. È questo uno dei nodi centrali della vicenda. Perché gli 8 milioni non possono essere letti semplicemente come la somma di migliaia di bollette non pagate dagli inquilini.

Un quartiere da 5mila appartamenti e una gestione particolare

Il quartiere delle case popolari di Rozzano comprende circa 5mila appartamenti e ha una struttura condominiale tutt’altro che semplice. Le palazzine sono suddivise in diverse scale e ciascuna può costituire un condominio autonomo. Alcune realtà sono amministrate direttamente, altre sono in autogestione. In questo quadro entra in gioco Ama Rozzano, la società municipalizzata del Comune, che amministra 21 condomini. Al loro interno ci sono anche alcuni appartamenti acquistati negli anni da privati. La posizione di Ama è netta: nei condomini amministrati dalla municipalizzata, proprietari e inquilini risultano in regola con i pagamenti del teleriscaldamento. Un dato che, se confermato e rapportato alla complessità dell’intero quartiere, rende ancora più difficile attribuire genericamente il problema alla morosità degli inquilini. Anche perché il sistema di pagamento non funziona come una normale bolletta domestica legata ai consumi. Il costo del teleriscaldamento viene infatti calcolato sulla superficie dell’appartamento: Ama indica una tariffa di 16,29 euro al metro quadrato. La spesa viene ripartita durante tutto l’anno e inserita nelle quote condominiali. Questo significa anche che un appartamento Aler vuoto continua a incidere sulla ripartizione delle spese in base ai propri metri quadrati. Secondo Ama, la quota relativa agli alloggi vuoti resta a carico del proprietario.

Il nodo della clausola di solidarietà

È qui che torna in primo piano la contestazione di Atmos ad ALER. Secondo il gestore, nella convenzione ereditata dalla precedente gestione sarebbe prevista una clausola di solidarietà in base alla quale ALER dovrebbe garantire al fornitore anche le somme non versate dagli inquilini, salvo poi rivalersi sui morosi. Pontrelli sostiene che in passato questa clausola sarebbe stata rispettata da ALER e che oggi, invece, l’ente non intenderebbe più farsene carico. Ma su questo punto manca, al momento, l’altra metà della storia. Aler è stata contattata per chiarire quali somme riconosca, quali contesti, come siano state contabilizzate la morosità degli inquilini, le quote relative agli appartamenti vuoti e i contributi ricevuti durante la crisi energetica. Non è arrivata una risposta. E proprio il silenzio dell’ente proprietario lascia aperte alcune delle domande più importanti: gli 8 milioni sono effettivamente dovuti? Quali voci compongono quella cifra? Quanto è riconducibile alla morosità degli inquilini e quanto, invece, ad altre partite contabili? E soprattutto: chi deve pagare quelle somme?

Anche i contributi regionali finiscono nel contenzioso

A rendere ancora più complessa la ricostruzione c’è poi la questione dei contributi regionali erogati durante la crisi energetica per contenere l’aumento dei costi del riscaldamento. Secondo Atmos, l’azienda avrebbe anticipato agli utenti di Rozzano il beneficio derivante da quei contributi, mentre Aler non avrebbe successivamente trasferito ad Atmos le somme ricevute in qualità di proprietaria. Anche questo è un punto contestato e che, senza la posizione di ALER, non può essere ricostruito in modo completo. Il problema, dunque, non riguarda soltanto quanto calore sia stato consumato o quante famiglie abbiano pagato le proprie quote. Il teleriscaldamento delle case Aler è un sistema centralizzato nel quale entrano costi di gestione delle centrali, manutenzione delle reti e degli scambiatori, oltre al costo dell’energia. E a Rozzano c’è un ulteriore elemento: parte del calore utilizzato dalla rete viene recuperato dai server del data center di TIM. Il sistema, quindi, non può essere ricondotto semplicemente al prezzo del gas utilizzato per alimentare una caldaia.

«Perché dobbiamo pagare noi per chi non paga?»

È la domanda che serpeggia tra gli inquilini e che ha dato origine alla protesta dopo gli avvisi di Atmos. Il rischio è che, in assenza di un accordo tra gestore e proprietario degli immobili, a pagare il prezzo dello scontro siano anche coloro che hanno sempre versato regolarmente quanto richiesto. Atmos, dal canto suo, sostiene di non poter continuare a garantire il servizio in presenza di un’esposizione di queste dimensioni. Aler contesta i conteggi e, secondo quanto riferito da Pontrelli, non sarebbe intenzionata a riconoscere il debito neppure qualora dovesse essere confermato. In mezzo ci sono migliaia di famiglie che hanno una sola certezza: il prossimo inverno il riscaldamento serve.

Il centrosinistra: «Serve un Consiglio comunale aperto»

Ed è proprio sull’incertezza che il centrosinistra di Rozzano, oggi all’opposizione, ha deciso di intervenire. Dopo le numerose segnalazioni ricevute dai cittadini e la diffusione degli avvisi nei condomini Aler, i consiglieri di opposizione hanno incontrato il sindaco per chiedere chiarimenti sulla situazione e, in particolare, sui rapporti tra Atmos e Aler. Il confronto, però, non è stato ritenuto sufficiente. «Una questione così importante, che riguarda un servizio essenziale per centinaia di famiglie del nostro territorio, non può essere affrontata soltanto attraverso comunicazioni informali o indiscrezioni», sostiene il centrosinistra, che ha quindi chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio comunale.

L’obiettivo dichiarato è evitare allarmismi, ma ottenere un confronto pubblico nel quale sindaco e amministrazione possano spiegare la situazione e gli sviluppi della vicenda. Una richiesta che arriva mentre il conto alla rovescia verso la prossima stagione termica è già iniziato. Per ora, sul tavolo restano gli 8 milioni di euro contestati, la minaccia di non accendere gli impianti a ottobre e una serie di domande alle quali manca ancora una risposta fondamentale: quella di Aler. Ed è difficile capire come si possa arrivare a una soluzione senza che anche l’ente proprietario degli appartamenti scopra le proprie carte.


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