Acli: in Liguria quasi una famiglia su due non detrae spese per figli, a Genova il dato sale al 76% tra i nuclei fragili


di R.C. ·

Quasi una famiglia ligure con figli su due non porta in detrazione le spese per asili nido, istruzione, università, attività sportive e strumenti compensativi per i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). È quanto emerge dalla ricerca dell’IREF, l’Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Acli, basata sulle dichiarazioni dei redditi raccolte attraverso i CAF Acli e presentata martedì 13 ottobre da Acli Genova, in occasione della conclusione del progetto “Iniziamo dalla Famiglia”.

Secondo lo studio, in Liguria la quota di nuclei che non presenta nessuna delle detrazioni esaminate raggiunge il 48,2%, contro il 38,4% della media nazionale. Un divario di quasi dieci punti percentuali che mette in evidenza le difficoltà economiche di una parte delle famiglie, soprattutto quando il reddito è basso o il lavoro è discontinuo.

A Genova il dato complessivo si attesta al 41,8%. La situazione cambia sensibilmente osservando le famiglie con redditi più bassi: tra i 130 nuclei analizzati appartenenti a questa fascia, 99 non dichiarano alcuna delle detrazioni considerate, pari al 76,2%. La percentuale supera quindi sia quella regionale, pari al 71,2%, sia quella nazionale, che si ferma al 67,4%.

I dati relativi alla fascia di reddito più bassa riguardano uno specifico campione di 130 nuclei e non possono essere estesi alla generalità delle famiglie genovesi. Il dato complessivo della città si basa invece su 1.459 nuclei con figli a carico presenti nel panel CAF Acli.

La ricerca evidenzia anche il rapporto tra stabilità lavorativa e possibilità di usufruire delle detrazioni per le spese sostenute per i figli. In Liguria, il 43% dei nuclei con almeno un lavoratore stabile non presenta nessuna delle agevolazioni fiscali considerate. La quota sale al 58% tra le famiglie con più occupazioni lavorative e raggiunge l’81% tra quelle con lavoratori intermittenti o precari.

A livello nazionale le percentuali sono più contenute: rispettivamente il 34%, il 49% e il 73%. Il quadro suggerisce quindi una maggiore difficoltà per le famiglie liguri, in particolare per quelle che devono fare i conti con rapporti di lavoro discontinui e redditi meno prevedibili.

Anche il confronto sui redditi medi da lavoro dipendente restituisce differenze significative. In Liguria, nel 2025, il reddito medio rilevato è stato di 26.065 euro, contro i 29.346 euro della media italiana, con uno scarto di circa l’11%.

Nella provincia di Genova il reddito medio è passato dai 24.838 euro del 2020 ai 29.285 euro del 2025, con una crescita del 17,9%. Tra le altre province liguri, La Spezia registra un reddito medio di 30.493 euro, Savona di 27.460 euro e Imperia di 23.415 euro.

«Questi dati ci restituiscono un quadro che va letto senza semplificazioni, ma mostrano quanto reddito e qualità del lavoro incidano sulla vita quotidiana delle famiglie e sulle opportunità che riescono a costruire per i propri figli», ha dichiarato Davide Lottero, presidente di Acli Genova.

I risultati della ricerca sono stati presentati nella sede di Fondazione Carige durante un incontro dedicato alle condizioni economiche e lavorative delle famiglie e alla restituzione dei risultati del progetto “Iniziamo dalla Famiglia”, promosso da Acli Genova con il sostegno della Fondazione e avviato all’inizio del 2026.

All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, la vicepresidente della Regione Liguria Simona Ferro, l’assessora comunale al Welfare e ai Servizi sociali Cristina Lodi, il direttore dell’ARMO don Gian Piero Carzino, la vicepresidente nazionale delle Acli Raffaella Dispenza, la delegata nazionale Famiglia e Stili di Vita Lidia Borzì, il presidente di Acli Genova Davide Lottero e la referente del progetto Nadia Grosso.

Per Raffaella Dispenza, i dati regionali e cittadini confermano la necessità di rafforzare la collaborazione tra associazioni e istituzioni per individuare soluzioni concrete a sostegno dei lavoratori e dei nuclei familiari. L’esperienza genovese, ha sottolineato, può rappresentare un punto di partenza per sperimentare interventi capaci di rispondere ai bisogni quotidiani delle persone.

Il progetto presentato da Acli Genova punta proprio a sostenere la genitorialità, promuovere il benessere familiare e favorire una cultura della natalità attraverso servizi di ascolto, orientamento e accompagnamento distribuiti sul territorio.

Uno dei principali risultati dell’iniziativa è il Punto Acli Famiglia del Centro Storico, inaugurato il 6 marzo in vico Falamonica. Lo sportello è stato concepito come un presidio di prossimità per aiutare le famiglie a orientarsi tra agevolazioni, servizi e opportunità di sostegno.

Nei primi cinque mesi di attività, fino al 31 luglio, sono state prese in carico 224 persone. Tra le richieste più frequenti figurano informazioni sull’assegno unico universale e sull’assegno di inclusione, oltre a questioni legate all’occupazione, alla disoccupazione, alla disabilità, ai percorsi di integrazione e cittadinanza e all’accesso ai servizi.

Accanto allo sportello, il progetto ha sviluppato attività rivolte a genitori e bambini attraverso diversi circoli Acli cittadini, coinvolgendo realtà del Centro Storico e di altri quartieri genovesi. Dal report conclusivo è emersa soprattutto la necessità di poter contare su luoghi di ascolto e condivisione, capaci di accompagnare le famiglie nelle difficoltà legate alla genitorialità.

Tra le iniziative realizzate, 50 bambini sono stati inseriti con continuità nelle attività ludiche pomeridiane del Circolo Achille Grandi, mentre 47 coppie di genitori hanno partecipato a percorsi dedicati all’ascolto attivo.

Un’altra sperimentazione, orientata alla conciliazione e al benessere familiare, ha coinvolto contemporaneamente 22 coppie di genitori e 25 bambini, attraverso attività differenziate per adulti e minori svolte nello stesso spazio.

Particolare attenzione è stata riservata anche all’inclusione. Il centro estivo gratuito organizzato al Circolo Valori Alpini ha accolto 16 bambini, compresi minori con bisogni specifici e barriere linguistiche, raggiungendo la capienza disponibile.

Il progetto ha inoltre coinvolto nella propria rete 50 dirigenti e coordinatori, cinque Ambiti territoriali sociali (ATS) e referenti comunali, rafforzando i collegamenti con scuole, servizi e realtà associative.

La conclusione dell’iniziativa restituisce così due indicazioni complementari: da un lato, i dati IREF evidenziano le difficoltà economiche e lavorative che incidono sulle opportunità dei figli; dall’altro, l’esperienza di Acli Genova mostra il ruolo che servizi di prossimità e reti territoriali possono svolgere nell’accompagnamento delle famiglie.

Resta centrale la necessità di risposte strutturali sul fronte del reddito, della stabilità lavorativa e dell’accesso ai servizi, affinché il sostegno alla genitorialità non dipenda esclusivamente dalla capacità delle singole famiglie di affrontare costi e difficoltà.


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