Il sistema EU ETS, European Union Emissions Trading System, è uno degli strumenti delle politiche climatiche europee, rafforzate dal pacchetto Fit for 55 per ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Si basa sul meccanismo cap and trade, attraverso cui l’Unione europea fissa un tetto complessivo alle emissioni, progressivamente ridotto nel tempo, e gli operatori acquistano o scambiano le quote necessarie a coprirle.
Con il sistema complementare ETS2, il prezzo del carbonio sarà esteso anche ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale. La piena operatività dell’ETS2, inizialmente prevista nel 2027, è stata rinviata al 2028. Gli obblighi ricadranno sui fornitori di combustibili, ma i costi potranno essere trasferiti lungo la filiera, incidendo sulle bollette del gas e sui carburanti.
Dall’EU ETS all’ETS2, come funziona il mercato del carbonio
Il sistema EU ETS, European Union Emissions Trading System, è stato istituito dalla direttiva 2003/87/CE, ed è operativo dal 2005. L’EU ETS interessa la produzione di energia, le industrie ad alta intensità energetica, come acciaio e cemento, l’aviazione e il trasporto marittimo.
L’Unione europea stabilisce un limite complessivo alle emissioni dei settori interessati (Cap), che diminuisce progressivamente nel tempo. Le emissioni autorizzate sono suddivise in quote, ciascuna corrispondente a una tonnellata di CO₂ equivalente.
Gli operatori devono monitorare le emissioni e restituire ogni anno un numero di quote sufficiente a coprirle. Chi riduce le proprie emissioni può vendere (Trade) le quote eccedenti o conservarle, mentre chi non dispone di quote sufficienti deve acquistarle sul mercato. La riduzione del tetto e il costo delle quote intendono incentivare minori consumi di combustibili fossili e investimenti in tecnologie a basse emissioni.
L’EU ETS si trova nella sua quarta fase, relativa al periodo 2021-2030, che prevede una riduzione delle emissioni nei settori coperti del 62% entro il 2030 rispetto al 2005.
A questo percorso si affianca il CBAM, Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Il suo obiettivo è contrastare il carbon leakage, cioè il trasferimento delle produzioni verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti. Il meccanismo riguarda le emissioni incorporate in determinate merci importate, tra cui cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, collegandone il costo del carbonio a quello delle quote EU ETS.
È proprio durante la quarta fase che è stato introdotto anche l’ETS2, istituito con la Direttiva Europea 2023/959.
ETS2 per edifici e trasporti, chi è obbligato e quando parte
L’ETS2 è dunque un sistema complementare e distinto dall’EU ETS originario. Come abbiamo detto in premessa, estende il prezzo del carbonio alle emissioni derivanti dai combustibili utilizzati negli edifici residenziali, commerciali e istituzionali, nel trasporto stradale e nelle piccole attività industriali non già coperte dal primo sistema.
L’estensione risponde alla necessità di intervenire anche nei settori nei quali la riduzione delle emissioni è stata meno evidente rispetto a quelli già inclusi nell’EU ETS. Le politiche climatiche devono infatti accompagnare anche la trasformazione dei consumi degli edifici e della mobilità.
Una caratteristica centrale dell’ETS2 è la responsabilità a monte della filiera. A monitorare le emissioni associate ai combustibili immessi in consumo e ad acquistare le quote saranno i fornitori, individuati tra i soggetti regolamentati, e non direttamente le famiglie o gli utilizzatori finali.
L’avvio del nuovo sistema era previsto nel 2027, tuttavia il quadro iniziale contemplava una clausola di salvaguardia che consentiva il rinvio al 2028 in presenza di prezzi eccezionalmente elevati di gas o petrolio nel 2026.
Successivamente, l’articolo 2 del Regolamento UE sul clima, pubblicato il 18 marzo 2026, ha disposto direttamente il rinvio dell’ETS2 al 2028. La nuova data non è quindi più una possibilità subordinata all’andamento dei prezzi energetici.
Gli effetti attesi dell’ETS2 su famiglie e piccole imprese
L’assenza di un obbligo diretto per i cittadini non esclude gli effetti economici sui consumatori. Nel caso di un’abitazione riscaldata da una caldaia a gas naturale, sarà il fornitore a contabilizzare le emissioni associate al combustibile e ad acquistare le quote. Il relativo costo potrà però essere trasferito, almeno in parte, nel prezzo pagato dalla famiglia.
Le possibili conseguenze in Italia sono analizzate nello studio “La normativa EU ETS 2 e le sue conseguenze attese in Italia”, commissionato da Legambiente e Kyoto Club nell’ambito della campagna #perunsaltodiclasse. Il report sugli effetti attesi, diffuso nel 2025, presenta scenari elaborati prima del rinvio dell’avvio al 2028. I risultati vanno quindi letti come stime legate alle ipotesi dello studio, non come rincari già determinati.
Nel complesso, il report stima un impatto fino a 230 euro annui per persona nello scenario più sfavorevole, considerando insieme costi energetici, effetti indiretti delle attività commerciali e trasporti pubblici e privati. Il valore non riguarda dunque soltanto la bolletta del gas e non va interpretato come un aumento identico per ogni nucleo familiare.
Anche il comparto commerciale e le piccole imprese artigiane e industriali potranno sostenere nuovi costi. Con un prezzo ipotetico della CO₂ di 50 euro per tonnellata, lo studio quantifica per questi settori un onere complessivo europeo compreso tra 7 e 8,75 miliardi di euro l’anno. Considerando la quota italiana delle emissioni interessate e i diversi scenari di prezzo del carbonio, il costo indiretto medio distribuito sulla popolazione è stimato tra 12 e 25 euro annui per abitante.
Per i carburanti, le stime distinguono gli aumenti annuali per le famiglie tra 60 e 100 euro per la benzina e tra 104 e 176 euro per il gasolio. Per le piccole imprese, l’aggravio stimato sul gasolio può raggiungere i 550 euro annui. Il report considera inoltre i possibili effetti sul trasporto pubblico locale alimentato a diesel o metano, con un costo aggiuntivo per passeggero più contenuto.
Per attenuare questi impatti, Legambiente propone la riqualificazione energetica delle abitazioni, con sgravi fiscali al 100% per i redditi molto bassi e prestiti agevolati di Cassa Depositi e Prestiti per le famiglie con redditi medio-bassi. Propone anche di estendere il Reddito Energetico agli affittuari attraverso l’autoconsumo a distanza previsto nelle configurazioni CACER, includendo accumuli e pompe di calore. Queste configurazioni rientrano nel quadro degli incentivi per l’autoconsumo diffuso.
Le richieste di cautela da parte di dieci Paesi UE
Il 15 luglio 2026, l’Italia e altri nove Paesi UE hanno chiesto una revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione che tuteli la competitività industriale e tenga conto degli impatti sociali. Come riportato nella notizia pubblicata da ANSA, i firmatari hanno sollecitato anche una riflessione sull’ETS2, esprimendo preoccupazione per i possibili costi a carico dei cittadini.
Due giorni dopo, il 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di riforma dell’EU ETS che prevede una riduzione più graduale delle quote disponibili e maggiori sostegni all’industria, anche attraverso assegnazioni gratuite legate agli investimenti nella decarbonizzazione.
Le misure contenute nella proposta della Commissione europea rispondono in parte alle preoccupazioni industriali, ma non modificano l’ETS2, il cui avvio resta previsto nel 2028. La proposta deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
Fondo e Piano sociale per il clima, le risorse per l’edilizia
Una parte dei proventi delle aste ETS2 è destinata al Fondo sociale per il clima, lo strumento finanziario europeo istituito per attenuare gli effetti del nuovo sistema sulle famiglie, sulle microimprese e sugli utenti dei trasporti vulnerabili. Il Fondo sostiene interventi di riqualificazione energetica degli edifici, riscaldamento e mobilità a basse emissioni, oltre a forme temporanee di sostegno diretto al reddito.
Per accedere alle risorse, ogni Stato deve presentare un Piano sociale per il clima, il documento nazionale che definisce interventi, beneficiari, finanziamenti, tempi e risultati attesi.
Il Piano italiano è stato trasmesso alla Commissione europea il 6 agosto 2026. Prevede circa 9,3 miliardi di euro complessivi, tra risorse del Fondo e cofinanziamento nazionale, per sostenere i consumatori vulnerabili nella transizione verso sistemi sostenibili di riscaldamento, raffrescamento e mobilità.
Alla componente edilizia sono destinati circa 3,3 miliardi. Come illustrato nell’approfondimento sul Piano sociale per il clima, le risorse comprendono interventi di riqualificazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e degli immobili delle microimprese vulnerabili, anche attraverso l’installazione di pompe di calore.
Tra gli interventi finanziabili non compare il cappotto termico, inizialmente contemplato nelle proposte sottoposte a consultazione. Secondo la motivazione riportata nel Piano, il suo costo elevato per unità immobiliare avrebbe ridotto la superficie complessivamente riqualificabile e il numero dei beneficiari raggiungibili con le risorse disponibili.
La scelta concentra quindi gli interventi su serramenti, efficienza degli impianti, elettrificazione dei consumi e fonti rinnovabili.
Il prezzo del carbonio e la sfida di una transizione equa
L’introduzione dell’ETS2 estende il prezzo del carbonio a consumi quotidiani come il riscaldamento e la mobilità. Gli effetti economici attesi sulle famiglie e sulle piccole imprese mostrano però la necessità di accompagnare il nuovo sistema con misure che consentano di ridurre i consumi e la dipendenza dai combustibili fossili.
Il rischio è che i maggiori costi pesino soprattutto su chi non dispone delle risorse per riqualificare la propria abitazione o scegliere alternative di trasporto. Il sostegno temporaneo al reddito deve quindi affiancarsi a interventi strutturali sugli edifici e sulla mobilità. Per il riscaldamento, questo significa considerare insieme involucro e impianti, collegando la scelta delle tecnologie al fabbisogno energetico dell’edificio. La decarbonizzazione del riscaldamento e la tutela dei consumatori sono anche al centro del Quadro strategico ARERA 2026-2029, che delinea gli indirizzi della regolazione per accompagnare l’evoluzione degli impianti e dei consumi energetici.
Il Piano sociale per il clima, con circa 9,3 miliardi di euro previsti tra risorse europee e cofinanziamento nazionale, rappresenta uno degli strumenti per accompagnare questo percorso. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di raggiungere i soggetti vulnerabili e finanziare interventi che producano risparmi duraturi. La sfida è rendere accessibile la riduzione delle emissioni anche a chi, senza un sostegno pubblico, non potrebbe affrontarne i costi.
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