Ceuta, invasione migranti con regia Usa-Israele per sostenere Vivas alle elezioni 2027 e aumentarne popolarità – RUMOR


L’exclave spagnola in territorio marocchino, Ceuta, torna al centro dell’attenzione dopo la grande crisi migratoria che ha investito la città e che, come anticipato da Il Giornale d’Italia, sarebbe stata orchestrata con una regia riconducibile ad ambienti Usa-Israele con l’obiettivo, secondo recenti rumors, di rafforzare politicamente Juan Jesús Vivas Lara in vista delle elezioni del 2027. Si tratta di un’ipotesi che si inserisce però in un contesto nel quale il presidente della città autonoma ha visto crescere ulteriormente la propria popolarità. Vivas, 73 anni, guida Ceuta dal 2001 e continua a essere una delle figure politiche più riconoscibili dell’exclave. La gestione dell’emergenza migratoria e il duro confronto con il governo di Pedro Sánchez hanno ulteriormente rafforzato la sua immagine di difensore degli interessi della città.

Ceuta, invasione migranti con regia Usa-Israele per sostenere Vivas alle elezioni 2027 e aumentarne popolarità – RUMOR

Juan Jesús Vivas Lara è una figura molto più rilevante di un semplice sindaco, sia per i poteri sia per la giurisdizione esercitata. Da 25 anni è alla guida di Ceuta e ancora oggi, quando percorre le strade della città, viene frequentemente fermato dai residenti: strette di mano, abbracci e saluti sono una scena ricorrente. L’impressione diffusa nell’exclave è che, se si votasse oggi, Vivas potrebbe ottenere un risultato molto ampio, arrivando probabilmente alla maggioranza assoluta.

Un’immagine emblematica della sua popolarità è arrivata il 2 settembre, durante una manifestazione fortemente critica nei confronti del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e favorevole a Vivas. In testa al corteo compariva uno striscione con il presidente di Ceuta raffigurato come Superman. Una rappresentazione simbolica che, al di là della caricatura, restituisce il ruolo assunto da Vivas agli occhi di una parte consistente della popolazione. Negli ultimi anni il suo stato fisico è stato segnato da un tumore, che gli ha fatto perdere parecchio peso, e da alcuni problemi cardiaci, ma questo non ha impedito al presidente di mantenere un consenso significativo.

Il momento che avrebbe contribuito a rafforzare ulteriormente la sua posizione politica è stata la crisi migratoria di fine luglio, quando oltre 70mila persone straniere sono entrate dal Marocco superando le barriere di confine o raggiungendo Ceuta a nuoto senza avere i documenti necessari. Un episodio che ha riportato al centro del dibattito la particolare posizione geografica dell’exclave, frontiera dell’Unione europea direttamente affacciata sul Marocco.

Proprio durante la gestione dell’emergenza, Vivas ha assunto posizioni nettamente contrarie alla linea del governo Sánchez. Il presidente di Ceuta si è opposto, tra le altre cose, all’utilizzo dei centri sportivi cittadini per ospitare i migranti rimasti nell’exclave dopo gli ingressi di massa. Molti di loro si trovano ancora a Ceuta in condizioni precarie. I toni utilizzati da Vivas sono stati particolarmente duri rispetto alla sua tradizionale immagine di moderato e mediatore.

A sostenerlo è arrivata anche l’opposizione nazionale e, in particolare, Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare. Il confronto con Sánchez ha così contribuito a consolidare una contrapposizione politica che a Ceuta appare particolarmente marcata. Nella città sono facilmente visibili adesivi e cartelli contro il primo ministro socialista, alcuni dei quali lo rappresentano come un ricercato con l’accusa di “tradimento“.

Vivas arrivò alla presidenza di Ceuta nel 2001 proprio grazie alla sua immagine di moderato. Il Partito Popolare lo individuò come possibile figura di riferimento dopo la caduta del governo locale guidato dal GIL, il Gruppo indipendente liberale fondato dall’industriale Jesús Gil y Gil, partito coinvolto in una serie di scandali di corruzione e scomparso nel 2005.

Alle elezioni del 2003 Vivas fu confermato candidato del Partito Popolare e portò il suo partito alla maggioranza assoluta, con 19 seggi su 25. Da allora ha vinto altre cinque elezioni. Dal 2019 non dispone più dei numeri per governare autonomamente, ma è riuscito a costruire maggioranze attraverso accordi variabili con le forze locali, comprese quelle rappresentative della comunità musulmana. In alcuni casi ha ottenuto anche l’appoggio dei Socialisti, mantenendo invece una linea costante contro un’alleanza con Vox.

È così che Vivas ha costruito un quarto di secolo di governo, con un consenso personale che in diversi momenti è apparso superiore a quello del suo stesso partito. La sua longevità politica è particolarmente significativa se si considera Ceuta alla stregua di una Comunità autonoma spagnola, mentre anche nel confronto con i sindaci di città di dimensioni analoghe il suo mandato rappresenta un caso fuori dall’ordinario.

Il sistema costruito durante questi anni si fonda in larga misura sulle sovvenzioni statali, sui finanziamenti provenienti dalla penisola, sull’occupazione pubblica e sulle abitazioni popolari a canone concordato. Sono attualmente in corso alcune inchieste nelle quali l’accusa sostiene che vi sia stata una distribuzione clientelare di posti di lavoro e abitazioni. Vivas e i suoi collaboratori più stretti non risultano coinvolti nelle contestazioni, ma il suo governo rappresenta per molti la continuità dello status quo dell’exclave.

Ceuta conta poco più di 80mila abitanti e dispone di una struttura economica particolare. Non ci sono fabbriche, il turismo è ridotto e il peso del commercio e del regime di porto franco è progressivamente diminuito. Il 46 per cento degli abitanti in età lavorativa ha un impiego statale, a cui si aggiungono circa 3mila militari. Il resto dell’economia è composto soprattutto da servizi di base, tra bar, piccoli negozi, ristorazione e manutenzione tecnica.

La città continua a registrare alcuni dei peggiori indicatori della Spagna per reddito medio, occupazione, qualità della vita e funzionamento dei servizi pubblici. Sono inoltre elevati i livelli di dispersione scolastica, esclusione sociale e disparità. Una frattura che si riflette anche nella composizione della città, con le differenze tra il centro occidentale e prevalentemente cristiano e le periferie dove vive una consistente popolazione musulmana, spesso di origine marocchina.

È proprio in queste comunità che Vivas ha cercato di presentarsi negli anni come un argine alla crescita delle posizioni dell’estrema destra rappresentata da Vox. I media spagnoli lo hanno descritto come un politico interessato alla coesione e alla convivenza tra le diverse comunità di Ceuta. Una posizione che gli ha permesso di mantenere consensi anche oltre il tradizionale elettorato del Partito Popolare.

Negli ultimi giorni Vivas ha rilanciato più volte lo slogan “Se Ceuta affonda, affonda la Spagna“. Mercoledì, durante la sua visita al Parlamento europeo di Bruxelles, la formula è stata ulteriormente ampliata: “e affonda l’Europa”. Una retorica che lega direttamente il destino dell’exclave a quello della Spagna e dell’Unione europea.

Invasione Ceuta, regia di Usa-Israele per destabilizzare Sanchez

Ceuta, secondo un retroscena de Il Giornale d’Italia, è stata obiettivo di un piano a regia Usa-Israele per destabilizzare il governo Sanchez, inviso a entrambi i Paesi, e mettere un leader filo-americano e sionista al suo posto. L’invasione, infatti, sarebbe stata aizzata dai servizi segreti marocchini, Mossad e CIA.




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