Nel giorno del ritorno in classe, il report di Legambiente fotografa gli investimenti del Pnrr: alla Spezia, fra gli altri, la nuova scuola Fontana e il polo dell’infanzia di Bragarina, in provincia interventi su sicurezza, palestre e nuovi nidi. Un po’ di numeri spezzini, liguri, confrontati con la media nazionale.
La scuola ligure è entrata nella grande stagione degli investimenti del Pnrr, ma il salto in avanti non è uguale per tutti i capitoli e soprattutto non ha ancora cancellato le criticità di un patrimonio edilizio che continua a presentare ritardi e carenze. È questa la fotografia che emerge dal rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, che mette in fila gli interventi realizzati e finanziati attraverso le cinque principali linee del Pnrr dedicate al mondo della scuola: nuove costruzioni, messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici, mense e tempo pieno, infrastrutture sportive e servizi per la prima infanzia. In Liguria si concentra un volume importante di risorse, ma è soprattutto guardando alla dimensione dei singoli interventi che emergono le differenze rispetto alla media nazionale: in alcuni settori la regione investe più dell’Italia, in altri resta al di sotto. Un quadro che, scendendo sul territorio, racconta anche come il Pnrr stia cambiando – e in alcuni casi semplicemente cercando di rimettere in ordine – scuole, palestre e servizi per bambini e famiglie.
Per la costruzione di nuove scuole attraverso la sostituzione degli edifici esistenti, in Liguria sono stati finanziati treprogetti per complessivi 14,94 milioni di euro, dei quali 11,49 milioni provenienti dal Pnrr: alla Spezia proprio questa mattina ha avuto inizio la nuova era della rinnovata scuola “Fontana”, a metà fra i quartieri di Migliarina e Canaletto. La spesa media è di circa 4,98 milioni di euro per intervento, al di sotto della media nazionale di 6,80 milioni. Più consistente è il capitolo della messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica: 91 progetti liguri per un finanziamento complessivo di 138,5 milioni di euro, 108,5 dei quali riconducibili al Pnrr. Anche in questo caso l’investimento medio, circa 1,52 milioni di euro per intervento, rimane inferiore al dato nazionale, che si attesta attorno ai 2 milioni. La Liguria riesce invece a superare la media italiana quando si parla di sport. Sono cinque i progetti finanziati per le infrastrutture sportive scolastiche, per 4,47 milioni di euro complessivi e un investimento medio di circa 894 mila euro: nel comune capoluogo dell’estremo levante l’esempio è ancora il Fontana, con la sua nuova palestra. La media nazionale è di circa 869 mila euro. Ancora più evidente è il dato relativo a nidi, scuole dell’infanzia e servizi per la prima infanzia, uno dei capitoli sui quali il Pnrr ha concentrato una parte rilevante delle proprie risorse. In Liguria sono 71 i progetti finanziati, per 111,1 milioni di euro complessivi, 84,6 dei quali a valere sul Pnrr: alla Spezia è ormai alle viste l’inaugurazione del nuovo polo dell’infanzia di Via Sardegna, nel quartiere di Bragarina. L’investimento medio raggiunge 1,56 milioni di euro per progetto, contro gli 1,32 milioni della media italiana. E’ dunque proprio sulla prima infanzia che la Liguria presenta uno dei differenziali più favorevoli rispetto al dato nazionale. Diverso il quadro per le mense e l’estensione del tempo pieno: 18 progetti per 5,55 milioni di euro complessivi, con una media di circa 309 mila euro per intervento, sensibilmente inferiore ai circa 548 mila euro della media nazionale.
Il rapporto annuale curato da Legambiente consente poi di guardare ai singoli capoluoghi liguri là dove vengono riportati dati specifici. Imperia compare tra le città che hanno realizzato interventi di adeguamento sismico e tra quelle che si sono mosse sul fronte dell’efficientamento energetico. Un tema, quest’ultimo, che resta comunque nazionale: se l’85,4% delle amministrazioni dichiara di avere realizzato interventi di efficientamento negli ultimi cinque anni, questi hanno interessato appena il 19,4% degli edifici scolastici. Particolarmente significativo è invece il dato di Savona sulla manutenzione ordinaria: quel territorio ha registrato una spesa di 27.924 euro per edificio, collocandosi al terzo posto nella graduatoria nazionale. La media italiana è di 9.088 euro per edificio: nel caso savonese la spesa risulta quindi superiore di oltre tre volte. E lo Spezzino? Parlando di capolugo, del “Fontana”, l’opera più importante finanziata per 4,15 milioni, si è detto, così come del Polo dell’infanzia di Bragarina (costo complessivo dell’opera è di circa 4 milioni di euro, con una quota Pnrr di 2,89 milioni). Sul fronte dello sport, il Pnrr ha finanziato con 400mila euro anche la predisposizione di spazi per le attività sportive dell’istituto Fossati-Da Passano, mentre non vanno dimenticati i co-finanziamenti ricevuti sia per la piscina tutt’ora in costruzione che per la nuova palestra della ginnastica, adiacenti al PalaMariotti. Ma il discorso si può benissimo allargare al resto della provincia. A Sarzana, per l’adeguamento sismico della scuola “Poggi-Carducci”, la quota Pnrr supera i 4,1 milioni di euro. A Santo Stefano Magra sono stati finanziati interventi di adeguamento sismico sulla scuola media “Schiaffini” per circa 373mila euro, mentre altri 400mila euro sono stati destinati alla realizzazione del polo d’infanzia “G. Rodari”. Anche Arcola, Levanto e altri comuni del territorio sono entrati nella distribuzione delle risorse destinate alla prima infanzia: ad Arcola il progetto per la riconversione del plesso “Bertella” di Romito in asilo nido vale 720mila euro di finanziamento Pnrr. A Levanto il nuovo intervento per la scuola dell’infanzia ha ottenuto circa 1,65 milioni di euro, mentre altri 480mila euro sono stati destinati al nuovo asilo nido comunale.
Detto questo, la grande partita resta quindi quella di trasformare le risorse stanziate in un miglioramento concreto della qualità degli edifici e dei servizi. Lo stesso Legambiente invita a leggere con cautela i risultati del Pnrr: molti interventi sono ancora in corso e una parte degli effetti potrà essere misurata soltanto nei prossimi mesi. La fotografia del 2026 rappresenta dunque un punto di passaggio, nel quale gli investimenti messi in campo cominciano a tradursi in opere, ma non consentono ancora di considerare chiusi i problemi storici dell’edilizia scolastica italiana e, al suo interno, di quella ligure.
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