«Tutelare il patrimonio collettivo è un dovere delle istituzioni»


SORIANO NEL CIMINO – «Con la lettera al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiediamo alle istituzioni di tutelare la Torre di Chia e la sua appartenenza collettiva. Rispondiamo così all’appello di Gabriele Gallinari, pubblicato su MOW e caldeggiato da Fulvio Abbate, riportando al centro del dibattito i diritti della comunità e le responsabilità delle amministrazioni».

Inizia così la nota del presidente dell’Università Agraria di Chia, Gianluca Inverni, che spiega: «Alla vicenda personale di Gallinari è stato dedicato ampio spazio. Le difficoltà umane ed economiche da lui rappresentate meritano rispetto. Quel rispetto non impone però alla comunità di Chia di accettare comportamenti o dichiarazioni denigratorie, né consente di presentare come una colpa l’esercizio di un suo diritto. Il piano umano e quello giuridico devono rimanere distinti: la comprensione per una persona non può tradursi nella negazione dei diritti di un’intera collettività. Come Università Agraria- prosegue la nota – abbiamo fatto valere quei diritti nelle sedi competenti. Era nostra responsabilità farlo, nell’interesse di chi vive oggi a Chia e delle generazioni future. Occorre inoltre ricordare che Gallinari ha iniziato e proseguito i lavori consapevole delle rivendicazioni demaniali avanzate dall’Università Agraria. Ha scelto di sostenere gli investimenti conoscendo la contestazione dell’appartenenza privata del compendio, assumendo il rischio delle conseguenze dell’accertamento della qualitas soli, ossia della natura giuridica dei beni, compreso l’obbligo di restituirli alla collettività. Le risorse impiegate e le aspettative personali non cancellano i diritti di Chia e non rendono ingiusta la loro tutela. Gallinari, se lo vorrà, potrà esercitare le azioni e far valere i propri diritti nei confronti di chi risulterà responsabile dei pregiudizi che lamenta. Le eventuali responsabilità devono essere accertate nelle sedi competenti. Non possono essere riversate sulla comunità per il solo fatto di avere difeso il proprio patrimonio».

«Anche la reintegrazione disposta dalla Regione Lazio – sottolinea Inverni – va rappresentata per ciò che è: la doverosa esecuzione dell’ordine impartito dal Commissario per la liquidazione degli usi civici per le Regioni Lazio, Umbria e Toscana con la sentenza n. 13/2025. La Corte di appello di Roma ha respinto la richiesta di sospensione, conformemente al parere della Procura Generale presso la Corte di appello di Roma. Il giudizio di impugnazione prosegue, ma l’ordine conserva la propria efficacia e deve essere eseguito. La Regione adempie dunque a un preciso obbligo istituzionale. La reintegrazione dell’intero compendio, fabbricati compresi, dà attuazione al riconoscimento di un’appartenenza preesistente. Presentarla come un’espropriazione oscura il significato della decisione e il dovere dell’amministrazione di rispettarla. Il patrimonio collettivo ha una dimensione pubblica che non può essere ignorata. La Corte costituzionale ha affermato l’«inderogabile valenza pubblicistica del bene collettivo» (Corte costituzionale, sentenza n. 71/2020, punto 3.2). La personalità giuridica privata dell’ente che lo amministra non modifica la natura e la destinazione dei beni. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio riconosce espressamente, all’articolo 142, la rilevanza delle aree assegnate alle università agrarie e di quelle gravate da usi civici; la legge n. 168 del 2017 affida alla Repubblica la tutela e la valorizzazione dei beni collettivi. L’accertamento della demanialità rafforza quindi le garanzie di conservazione del complesso. La Torre è già vincolata. Il mancato esercizio della prelazione statale nel 2021 riguardava la scelta dello Stato di acquistare il bene: non certificava la validità del titolo privato e non cancellava i diritti della popolazione. Chiediamo al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza, alla Regione Lazio e al Comune di Soriano nel Cimino di sostenere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, la tutela del patrimonio e della sua appartenenza collettiva. Questa appartenenza deve orientare l’azione delle amministrazioni, perché costituisce parte dell’interesse pubblico loro affidato”.

“Nella vicenda di Chia – prosegue la nota – il fine istituzionale del Ministero si realizza attraverso la protezione del patrimonio nel regime collettivo accertato. Le pretese di proprietà privata trovano invece la propria sede di tutela nel processo, attraverso il contraddittorio, le garanzie difensive e i mezzi di impugnazione. Il dovere ministeriale di proteggere anche i beni culturali privati non può trasformarsi nel sostegno a una pretesa proprietaria controversa o in un intervento volto a neutralizzare gli effetti di una decisione giudiziaria. Ai dirigenti e ai funzionari di tutte le amministrazioni coinvolte chiediamo di esercitare le proprie competenze con imparzialità, nel rispetto dei provvedimenti efficaci e dell’interesse pubblico. Questa responsabilità riguarda anche le manifestazioni pubbliche di adesione alle posizioni delle parti: quando provengono da chi esercita funzioni sulla medesima vicenda, possono ingenerare dubbi sull’imparzialità dell’amministrazione. La sensibilità personale richiede misura e consapevolezza del ruolo ricoperto, affinché non si confonda con la posizione dell’ufficio. Per il futuro della Torre chiediamo un lavoro comune fra Ministero, Soprintendenza, Regione Lazio, Comune di Soriano nel Cimino e Università Agraria di Chia: accompagnare la reintegrazione e definire un programma di conservazione, manutenzione e fruizione compatibile con la tutela del complesso. Le terre collettive hanno sostenuto per secoli la vita delle popolazioni. Oggi custodiscono risorse naturali, paesaggio e memoria, offrendo possibilità di conoscenza e di godimento comune. La nostra responsabilità è conservarle e trasmetterle alle generazioni future. Alle istituzioni chiediamo di concorrere a questo compito», conclude l’Università Agraria.

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