Roma ha un nuovo bando per le case popolari. Ecco chi può fare domanda e come cambierà la graduatoria


Roma è pronta a lanciare il nuovo bando per l’assegnazione delle case popolari. L’ultimo è datato 2012, quando il Campidoglio era guidato da una giunta di Centrodestra con al vertice Gianni Alemanno. Ci sono voluti 14 anni e una graduatoria che oggi supera i 16.500 nuclei in attesa e a fine 2026 potrebbe toccare i 18mila. La delibera è prossima a essere portata in giunta, dopo il positivo confronto dell’assessore capitolino Tobia Zevi e degli uffici dipartimentali prima con le sigle sindacali (Sunia, Unione Inquilini, Sicet, Uniat) e poi con la maggioranza, che potrà fare i suoi interventi in fase di discussione. L’obiettivo è pubblicare il bando entro fine anno, anche se sarebbe più verosimile, a quanto emerge, gennaio 2027.

Il nuovo bando Erp di Roma Capitale

Il nuovo bando, al momento una bozza definitiva e ratificata da tutti i chiamati in causa, porta l’edilizia residenziale pubblica di Roma nel XXI secolo, nelle nuove necessità dei nuclei familiari e la adegua a standard tecnologici di tutt’altro genere. Il procedimento di richiesta sarà, infatti, esclusivamente online, tramite Spid, anche con il supporto di Caf e sindacati. In questo modo i documenti arriveranno immediatamente agli uffici e si ridurranno non solo i tempi di lavorazione, ma anche i margini di errore da parte dei richiedenti.

Tutte le novità rispetto al 2012

Ma la grande novità è nell’integrazione delle categorie presenti nel bando e meritevoli di punteggio. Infatti raddoppiano, passando da 13 a 26, con l’introduzione di situazioni che ai tempi della giunta Alemanno non erano minimamente prese in considerazione. Per esempio le donne vittime di violenza e gli orfani di femminicidio, categoria P: chi è inserito nei percorsi di sostegno dei centri antiviolenza o in carico ai servizi sociali riceve fino a 16 punti. Il bando poi assegna il punteggio massimo (16 punti) anche alle persone maggiorenni rese orfane da un femminicidio. “È il riconoscimento che le conseguenze della violenza non si esauriscono con la vittima diretta, ma si trasmettono ai figli che perdono la madre” spiegano dal Campidoglio.

L’indicatore di reddito, l’ISEE, passa da essere un dato da inserire per fare domanda a un requisito meritevole di punteggio, con 4 punti per chi ha da 0 a 10.140 euro e 3 punti per chi invece arriva a 16.000. La disabilità non viene più considerata come una unica voce, ma divisa in tre livelli: quella media ottiene 10 punti, la grave 14, mentre la non autosufficienza arriva a 16 punti con l’aggiunto di 1 punto per ogni ulteriore componente disabile nel nucleo che fa richiesta.

Punteggi alti per i morosi incolpevoli

Ma uno dei temi più caldi e discussi nei tavoli di trattativa tra amministrazione e sigle sindacali è quello della morosità incolpevole. Tenuta fuori dal bando per l’assegnazione di 25 case ex Enasarco, in quello cittadino rientra pienamente. Chi ha smesso di pagare l’affitto per la perdita del lavoro, la cassa integrazione o il mancato rinnovo del contratto vedrà riconosciuta la sua fragilità ottenendo fino a 16 punti per sfratti già eseguiti, 12 per quelli da eseguire, 10 se in corso. In questo modo Roma Capitale cerca anche di anticipare l’emergenza, aumentando le possibilità di ottenere una casa popolare a chi non ha ancora ricevuto la visita dell’ufficiale giudiziario. Otto punti a coloro che vivono come ospiti, senza contratto, da amici o parenti. Si tratta, in larga parte, di coloro che hanno una residenza fittizia (la via Modesta Valenti) ma non un proprio tetto sulla testa.

5.286 provvedimenti di sfratto nel 2024 a Roma, di cui
l’80% per morosità. Su questi incidono
perdita del lavoro, cassa integrazione,
mancato rinnovo del contratto di affitto. Il
bando riconosce la morosità incolpevole
come titolo ad alto punteggio
distinguendola per la prima volta dallo
sfratto per finita locazione e da
quello ancora in corso

Buone notizie poi per i separati e divorziati (categoria N4), che ottengono 8 punti se sono tenuti a pagare il mantenimento al coniuge o ai figli. Il bando 2026, inoltre, cerca di riequilibrare anagraficamente la distribuzione dei punteggi: gli over 65 scendono da 14 a 7, mentre le giovani coppie under 35 arrivano a 10, mentre le famiglie con due figli a 8. Questo perché i più recenti studi dicono che la povertà incide per il 6% tra gli anziani, mentre raddoppia tra i giovani. 

Nel bando 2012 essere over 65 valeva 14 punti, lo stesso peso attribuito a uno sfratto o a una donna vittima di violenza. Eppure l’incidenza della povertà tra gli anziani è relativamente bassa: 6%, contro l’11% delle famiglie e il 13,3% delle madri sole. Il bando 2026 riallinea questa distorsione: gli anziani restano tutelati, ma in base al bisogno reale

Altra novità è quella dell’incidenza dell’affitto sul reddito: chi si trova a vivere in una casa con un canone che copre almeno la metà dello stipendio, ottiene 14 punti nella richiesta di casa popolare. Particolare attenzione alle madri sole con figli minori. Nel vecchio bando si teneva conto solo di chi aveva almeno tre figli a carico, adesso è sufficiente averne uno per ottenere 10 punti: d’altronde rappresentano una categoria a grosso rischio povertà assoluta con un’incidenza del 13.3%, significativamente più alta della media romana.

Zevi: “Aggiornato strumento decisivo”

Particolarmente soddisfatto Tobia Zevi, assessore alla Casa. In un’intervista di giugno a RomaToday l’esponente della giunta Gualtieri aveva promesso un nuovo bando entro fine 2026. “La bozza è il risultato di mesi di ascolto e di un lavoro immenso di condivisione – conferma al nostro giornale -. Ringrazio le organizzazioni sindacali, gli uffici, la capa di segreteria del Sindaco Giulia Tempesta e i consiglieri di maggioranza con i quali ci siamo visti pochi giorni fa. Da loro sono arrivati spunti utilissimi. Ora, dopo aver raccolto le proposte migliorative, si porterà la delibera in giunta”. L’assessore poi aggiunge: “Questo nuovo bando aggiorna uno strumento decisivo per riconoscere i bisogni di una città profondamente cambiata e dare priorità alle situazioni di maggiore fragilità. Rinnovare il bando, dopo tutti questi anni, significa assumersi una responsabilità precisa: fare in modo che le regole dell’accesso alla casa popolari sappiano riconoscere i bisogni di oggi. È su questa capacità che si misura la credibilità di un’amministrazione e il senso del lavoro che stiamo facendo”. Sulla stessa linea il presidente della commissione competente, il dem Yuri Trombetti: “Le esigenze della città cambiano e così dopo 14 anni si fa un bando che ne tiene conto, includendo le vittime di violenza, i genitori separati e chi è sotto sfratto e non è ancora uscito di casa, favorendo così il passaggio ad altra soluzione abitativa. Inserendo anche l’Isee tra le categorie di punteggio, facciamo sì che tutti potranno avere una posizione in graduatoria più coerente con la situazione che vivono”. 

Il parere dei sindacati degli inquilini

Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini sottolinea l’importanza dell’inserimento di chi è sotto sfratto per morosità: “Ci siamo battuti ferocemente, perché parliamo di quasi l’80% dei casi, restati invece fuori dal bando Enasarco. Bene anche che si considerino i nuclei più piccoli delle madri single e gli ospiti senza contratto. Il bando 2026 è un tentativo di intervenire sui tantissimi sfratti che vengono eseguiti in questa città. Purtroppo ci dicono sempre che di case ce ne sono poche. Succede anche che si dia più peso all’housing sociale e questo andrebbe rivisto”. Per Micol Pietrini di Uniat (il sindacato della casa affiliato a Uil) “le richieste avanzate sono state largamente accolte, penso al riconoscimento delle nuove fragilità, alla tutela alle morosità incolpevoli, a chi è disoccupato o con contratti atipici”. Poi sottolinea l’importanza di riconoscere l’anzianità a chi è nella graduatoria attuale: “Sembra poco, ma considerare i tre anni non va sottovalutato perché si premia chi ha scelto la legalità e ha aspettato i tempi tecnici di assegnazione”. Per Pietrini restano i dubbi sulle risorse: “Andrebbe ridisciplinata la decadenza degli assegnatari e recuperare velocemente le case, in questo il ruolo decisivo è della Regione, perché ci dicono che ci sono pochi alloggi e allora capita che una donna con quattro figli, di cui tre disabili, resti a vivere in una chiesa e non ottenga casa nemmeno in deroga”. 

Secondo il Rapporto Caritas Roma, il 46%
dei nuovi utenti dei servizi di accoglienza
sono persone separate che pagano gli
alimenti: doppia spesa abitativa e assegno
di mantenimento li spingono verso
l’emergenza. Il bando 2026 riconosce per
la prima volta questa condizione con una
categoria dedicata per i separati e
divorziati con obbligo di mantenimento

Emiliano Guarneri di Sunia Roma sottolinea l’importanza di un bando che indaga le nuove fragilità e dà una lettura più moderna della città “dove la massa dei poveri è più ampia e comprende nuove casistiche che determinano le condizioni socioeconomiche di un nucleo”. Importante anche che il bando sia sempre aperto “così da permettere di fare domanda sempre, a differenza del precedente”. Per il sindacato degli inquilini di Cgil il monitoraggio costante sarà decisivo: “Bene che l’amministrazione abbia aperto a un check up periodico, così da permettere aggiustamenti se necessari”. “La criticità – conclude Guarneri – è nella transizione tra vecchio e nuovo bando. Si è ipotizzato un meccanismo di passaggio, con un periodo iniziale in cui conviveranno due graduatorie per dare risposta a chi ancora non ha ricevuto l’alloggio e poi andare avanti con l’identificazione dei nuovi bisogni”. Infine Paolo Rigucci di Sicet, il sindacato Cisl per gli inquilini: “Il bando 2012 aveva buchi enormi, era di un’altra epoca quando Alemanno puntava a svuotare i campi rom, senza neanche riuscirci. Questo bando dà giustizia a tutti, anche a chi ha un solo figlio e disabilità particolarmente gravi. Adesso bisognerà essere bravi a non perdere per strada i quasi 18mila richiedenti attuali, anche se intravedo possibili problemi per molti di coloro che dovranno rifare la domanda. La digitalizzazione? Un bene, noi potremo aiutare chi ha bisogno, anche il Comune dovrà fare una grande comunicazione”. 


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