di Roberto Campisi*
In un contesto internazionale segnato da conflitti, polarizzazioni e difficoltà del sistema multilaterale, la visita di Leone XIV alla sede dell’Unesco a Parigi richiama uno dei principi fondativi dell’Organizzazione: «poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace».
Nata dall’invito del direttore generale dell’Organizzazione, Khaled El-Enany, la visita offrirà l’occasione per richiamare il contributo che l’educazione, la scienza e la cultura possono offrire alla costruzione della pace e al dialogo tra i popoli. Al centro di tale prospettiva si collocano la dignità della persona umana, il diritto a un’educazione integrale, la responsabilità nell’impiego delle nuove tecnologie e la tutela del patrimonio culturale.
Si tratta della seconda visita di un Pontefice all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, dopo quella compiuta da san Giovanni Paolo II nel 1980.
In quell’occasione, il Papa affermava che «i problemi della cultura, della scienza e dell’educazione non si presentano, nella vita delle nazioni e nelle relazioni internazionali, in maniera indipendente dagli altri problemi dell’esistenza umana, come quelli della pace e della fame. I problemi della cultura sono condizionati dalle altre dimensioni dell’esistenza umana come, a loro volta, questi li condizionano».
Quell’intuizione conserva la sua attualità. In un mondo nel quale le divisioni politiche e sociali si accompagnano a una crescente frammentazione culturale, l’Unesco rappresenta uno degli spazi nei quali gli Stati sono chiamati a confrontarsi su temi che riguardano direttamente la vita delle persone e il futuro delle società.
Educazione, scienza, cultura e comunicazione possono così contribuire a creare occasioni di incontro e comprensione reciproca.
La presenza della Santa Sede nell’Unesco risale al 1952: monsignor Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro san Giovanni XXIII, allora nunzio apostolico in Francia, ne fu il primo rappresentante. Nel suo intervento del 18 novembre di quell’anno, egli definì l’Unesco «un grande laboratorio dove si lavora per dare alla convivenza umana una fisionomia più degna».
Fin dalle sue origini, dunque, il rapporto tra la Santa Sede e l’Unesco si è sviluppato attorno a un terreno di dialogo costituito dall’educazione, dalla cultura e dalla promozione della dignità umana. È una prospettiva che conserva particolare rilevanza anche di fronte alle trasformazioni del nostro tempo e che trova nell’insegnamento di Leone XIV alcuni accenti particolarmente significativi.
Tra questi, un posto centrale è occupato dall’educazione. Nella sua Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, il Santo Padre ha richiamato la necessità di guardare all’educazione non come a un ambito separato dalle grandi trasformazioni della società, ma come a uno dei luoghi nei quali si costruisce il futuro dell’umanità. Il patrimonio educativo, ha osservato, è una realtà capace di attraversare il tempo e di confrontarsi con le sfide contemporanee, come una «bussola che continua a indicare la direzione». In questa prospettiva, l’educazione contribuisce a tessere legami e a costruire quella «costellazione educativa mondiale» nella quale persone e istituzioni sono chiamate a cooperare.
La Dottrina sociale della Chiesa considera infatti l’educazione come un processo volto alla formazione integrale della persona, in tutte le sue dimensioni: fisica, intellettuale, morale e spirituale.
«La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene dei vari gruppi di cui l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere» (Gravissimum educationis, 1). Si tratta di quell’alleanza educativa di cui parla il Santo Padre: essa significa accompagnare la crescita integrale della persona nei suoi aspetti di intelligenza, libertà, coscienza, capacità di relazione e apertura alla verità.
È questa attenzione alla persona che assume particolare rilievo anche nell’attuale transizione digitale. Il rapido sviluppo delle tecnologie, e in particolare dell’intelligenza artificiale, pone infatti una questione più ampia di quella relativa alla loro efficacia o alle loro applicazioni: quale idea di persona e di sviluppo umano intendiamo promuovere attraverso il progresso scientifico e tecnologico? È una domanda che attraversa anche Magnifica humanitas, nella quale Leone XIV richiama la necessità di orientare il progresso tecnologico al servizio dell’uomo e del bene comune, salvaguardando ciò che costituisce la dignità e la libertà della persona. Non è quindi casuale che, in occasione della visita papale, l’Unesco abbia promosso un forum dedicato ai giovani e all’era digitale, ispirato alla prima enciclica di Papa Prevost.
Un ulteriore significativo ambito di collaborazione è rappresentato dalla tutela del patrimonio culturale, soprattutto nei contesti di conflitto. La Santa Sede è parte della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e riconosce nella salvaguardia del patrimonio un elemento importante della protezione delle comunità e della loro memoria. La distruzione di un luogo di culto, di un museo o di un sito archeologico, non comporta solo la perdita materiale di un bene, ma colpisce la memoria di un popolo, la sua identità, contribuendo sovente a minare le condizioni stesse di una futura riconciliazione.
La diplomazia della Santa Sede introduce in tale ambito una sensibilità peculiare: quella del patrimonio religioso come realtà viva. Un luogo di culto non è soltanto una testimonianza del passato da conservare, ma una realtà viva in cui una comunità continua a radunarsi, a celebrare e a trarre la speranza necessaria per il presente.
La visita del Papa all’Unesco si inserisce così nella lunga storia dei rapporti tra la Santa Sede e l’Organizzazione e offre l’opportunità di rinnovare il dialogo su alcune delle questioni che maggiormente interrogano la comunità internazionale: la pace, l’educazione, la cultura, le trasformazioni tecnologiche e la tutela del patrimonio.
In tutti questi ambiti, il contributo della Santa Sede intende porre al centro la persona e la sua dignità, nella sua capacità di costruire relazioni, cercare la verità e contribuire al bene comune. Una dignità che, in ultima istanza, trova il suo fondamento in Dio e che non consente di ridurre la persona alle sole dimensioni del sapere, della produzione o della tecnologia.
In questa prospettiva, l’educazione e la cultura non sono soltanto strumenti di trasmissione del sapere, ma anche luoghi nei quali la persona può maturare nella libertà, aprirsi alla verità e riconoscere la propria vocazione a vivere con gli altri e per gli altri.
*Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco
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