Dici di non fidarti degli influencer e provi i rimedi visti sui social


Scorriamo un video sul testosterone, sulla perdita di peso, sul sonno o sulla fertilità. Non conosciamo chi parla, magari non ci fidiamo neppure molto. Poi, però, cerchiamo quell’integratore, cambiamo dieta o cominciamo a interpretare un sintomo alla luce di ciò che abbiamo appena visto.

È qui che nasce il paradosso: non dobbiamo necessariamente credere a qualcuno perché quel contenuto riesca comunque a cambiare ciò che facciamo.

Un sondaggio diffuso dalla Cleveland Clinic ha coinvolto 1.135 uomini adulti negli Stati Uniti. Il 74% dice di fidarsi raramente o mai delle informazioni sanitarie diffuse dagli influencer. Eppure il 39% ammette di aver provato una nuova dieta o un percorso benessere dopo averlo visto online.

Non finisce qui. Il 40% dichiara di aver tentato una autodiagnosi partendo da informazioni trovate in rete e circa un uomo su tre utilizza integratori o prodotti per migliorare le prestazioni promossi sui social. Allo stesso tempo, il 73% afferma che quei contenuti lo motivano a migliorare la propria salute e il 44% si confronta con corpi, livelli di forma fisica o condizioni di salute mostrati sulle piattaforme.

Non serve fidarsi per essere influenzati

Il punto interessante non è stabilire se i social siano “buoni” o “cattivi”. È capire la distanza che può esistere tra ciò che pensiamo di credere e ciò che poi facciamo.

Petar Bajic, urologo e responsabile della Men’s Health Section della Cleveland Clinic, ha sottolineato come l’esposizione continua a contenuti sanitari possa modificare convinzioni e comportamenti anche senza che ce ne rendiamo pienamente conto. L’influenza, insomma, non passa sempre attraverso una decisione consapevole.

Un video di trenta secondi può suggerire, per esempio, che stanchezza, calo del desiderio o difficoltà a perdere peso dipendano da testosterone basso. Un altro può presentare un integratore come risposta a problemi di fertilità. Un terzo può attribuire insonnia, aumento di peso e affaticamento a squilibri ormonali descritti in modo molto semplificato.

Il problema è che sintomi simili possono avere cause molto diverse. La stanchezza può essere legata a disturbi del sonno, anemia, alterazioni della tiroide, depressione, farmaci o altre condizioni. Il calo della libido non equivale automaticamente a un deficit di testosterone. Russare può essere un semplice disturbo, ma in alcuni casi può accompagnare un’apnea ostruttiva del sonno. E l’aumento di peso raramente si lascia spiegare da una sola causa.

Dal video alla terapia il passo è breve

Il passaggio più delicato arriva quando il contenuto non rimane un’informazione ma diventa autoterapia.

Nel sondaggio, il 28% degli uomini ritiene che la terapia sostitutiva con testosterone possa migliorare le prestazioni sessuali e circa uno su quattro pensa che possa far sentire più giovani. Ma una terapia ormonale richiede una diagnosi appropriata, esami e una valutazione medica: non è un rimedio generico contro stanchezza, invecchiamento o insoddisfazione fisica.

Lo stesso discorso potrebbe valere per gli integratori. Prodotti proposti per energia, sonno, fertilità o dimagrimento possono essere acquistati in pochi minuti dopo essere comparsi più volte nel feed. Ma un prodotto visto online non diventa automaticamente adatto alla persona che lo compra e può anche interferire con farmaci già assunti o con condizioni di salute preesistenti.

Quando il problema si chiama “mi riconosco”

I social hanno una forza particolare: mostrano qualcuno che sembra vivere esattamente il nostro problema.

“Anch’io ero sempre stanco.”
“Anch’io non riuscivo a dimagrire.”
“Anch’io dormivo male.”
“Anch’io avevo problemi di erezione.”

È una forma di riconoscimento potentissima. Se poi il racconto prosegue con una soluzione semplice — un integratore, un regime alimentare, un test, una terapia — il passaggio dalla curiosità all’azione diventa molto più facile. Ed è proprio qui che serve distinguere tra esperienza personale e prova clinica: un trattamento può aver funzionato per qualcuno senza essere appropriato per tutti, una dieta può aver prodotto una perdita di peso senza essere necessariamente equilibrata o sostenibile, un farmaco può essere efficace in presenza di una diagnosi precisa e inutile, o persino dannoso, se quella diagnosi non esiste.

Indicazioni corrette, conclusioni sconsigliate

Il sondaggio mostra anche l’altro lato della questione: il 73% degli uomini dice di sentirsi motivato a migliorare la propria salute dopo aver visto contenuti online. Un video può convincere qualcuno a muoversi di più, controllare la pressione, perdere peso, fare uno screening o finalmente parlare con un medico di un disturbo che aveva ignorato.

Il problema nasce quando il social sostituisce il passaggio successivo. Leggere di ipertensione può essere utile, ma decidere da soli di modificare una terapia antipertensiva è un’altra cosa. Scoprire i sintomi dell’apnea del sonno può spingere a chiedere una valutazione; scegliere da soli la soluzione no. Informarsi sul testosterone può essere il primo passo; iniziare una terapia senza diagnosi è tutt’altro. La stessa distinzione vale per diabete, tiroide, fertilità, insonnia, disturbi dell’erezione e perdita di peso.

La domanda utile non è solo “ci credo?”

Davanti a un consiglio sanitario online siamo abituati a chiederci se la fonte sia affidabile. Ma forse serve anche domandarsi se quello che stiamo vedendo ci stia già facendo cambiare qualcosa: eliminare un alimento, comprare un integratore, rimandare una visita perché pensiamo di aver capito da soli che cosa abbiamo, cercare un rimedio perché più video consecutivi ci hanno descritto gli stessi sintomi.

È questo il passaggio che il sondaggio della Cleveland Clinic rende visibile. Possiamo essere scettici a parole e molto meno scettici nei comportamenti. Ed è proprio nello spazio tra uno scroll e una decisione reale che oggi può giocarsi una parte importante della nostra salute.

Bibliografia essenziale

Cleveland Clinic. Despite Men Not Trusting What They See Online, Some Are Letting Social Media Drive Their Behaviors. MENtion It Survey, settembre 2026.

Cleveland Clinic. Survey Reveals How Social Media Influences Men’s Health. Settembre 2026.

U.S. Food and Drug Administration. Information for Consumers on Using Dietary Supplements.


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